IL NEW DEAL DI OBAMA....
L’Obama’s Global New Deal
Trento (Italia), Città del Concilio, Domenica 12 ottobre del 2008
Seconda lettera a Barack Obama.
L’OBAMA’S GLOBAL NEW DEAL
Gentile senatore Obama,
manca meno di un mese perché gli Stati Uniti abbiano un nuovo Presidente.
Ben che i suoi sostenitori siano principalmente democratici, dobbiamo sperare che molti repubblicani votino pure per Lei, attratti dal Suo programma innovativo e che si riassume nella parola, “cambio”.
A volte le circostanze creano situazioni tali che si verificano una volta soltanto nell’intera storia dell’umanità. E non vi è dubbio che una di quelle situazioni è la presente.
Ancora una volta una parte della comunità umana si trova di fronte ad un metaforico bivio, e per quale strada decida proseguire, dipenderà il nostro futuro collettivo.
D’altra parte, e benché noi non possiamo votare, nel mondo intero siamo migliaia di milioni di individui che aspettiamo con ansia che sia Lei il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America.
Di fronte ad una grave crisi ed emergenza nazionale, il grande Presidente Franklin Delano Roosevelt seppe infondere fiducia, ottimismo e speranza a tutto il popolo nordamericano col suo New Deal o Nuovo Patto. Il suo discorso e richiamo non fu di partito ma era diretto a tutti i suoi concittadini, fossero democratici o repubblicani.
Col Suo programma per il cambio, Lei stà proponendo al Suo popolo lo stesso, Senatore Obama, per il semplice fatto che la Sua proposta di cambio corrisponde al Suo proprio New Deal.
Tuttavia, il mondo in cui viviamo oggi non è più lo stesso di quello di Franklin Delano Roosevelt.
La globalizzazione del mondo presente necessita di un potenziale futuro Presidente degli Stati Uniti, che possa e voglia proporre un New Deal diretto a tutta la comunità internazionale che, essendo Lei il proponente, verrebbe ad essere l’Obama’s Global New Deal.
Pertanto, reiteriamo, che siamo migliaia di milioni di persone sparse per tutta la Terra, interessati al Suo eventuale “Obama’s Global New Deal”. Si decida a proporlo, signor Barack Obama!
Un maggior interesse da parte Sua e della Sua nazione ai problemi ed emergenze mondiali, riunirebbe di riflesso ad un immane esercito di volontari che contribuirebbero a superare la disperazione ed il terrorismo, neutralizzati da una maggiore speranza per tutti di un possibile mondo migliore.
Tutti assieme, con Lei come leader, dobbiamo dire NO!, alla politica della paura. Così la pensa anche Zygmunt Bauman che ci ricorda che; “la nostra paura, individuale e collettiva, è il vero capitale del presente sistema”, che la utilizza abilmente per i suoi giochi di Potere.
Tutti noi desideriamo seguire sognando in un possibile mondo migliore. E, come ce lo ricorda Mark Twain, non ci lasceremo dominare dai sogni, ma allo stesso tempo siamo consapevoli che se smettiamo di sognare, incominciamo a morire.
Anche Nelson Mandela ci ricorda che; “vincitore è l’uomo che non ha rinunciato ai propri sogni”.
Per questo che, parafrasando a Martin Luther King, noi tutti dichiariamo; “abbiamo sognato e continuiamo a sognare in un possibile mondo migliore per tutti”.
Troppe persone nel mondo d’oggi si trovano di fronte al dilemma così bene espresso dalla canzone “Ol’ Man River”, “sono stanco di vivere, ma ho paura di morire”.
Siamo tutti d’accordo che i problemi sono molti, ma nemmeno ci dobbiamo dimenticare che i problemi sono anche fatti per cercare di risolverli, con la buona volontà e la buona fede.
Il Mahatma Gandhi ci ricorda che; “La Terra possiede sufficiente risorse per provvedere ai bisogni di tutti, ma non all’avidità di alcuni”.
E di questa stessa opinione (e lo dimostra coi suoi calcoli) è l’economista e Premio Nobel Joseph Stiglitz.
Il mondo intero ha bisogno di maggiore dialogo e non di Diktat o arroganza imperiale. Si faccia coraggio, Senatore Obama e non abbia paura di sbagliare. Nel dubbio si lasci guidare dall’umiltà.
Noi, le migliaia di milioni di persone della strada del nostro amato “Villaggio Terra”, non pretendiamo che Lei faccia miracoli o promesse irrealizzabili.
Semplicemente confidiamo nel Suo sano ottimismo, nella Sua buona fede ed entusiasmo, il tutto sostenuto dalla Sua grande energia giovanile.
Con Lei come Presidente, tutti speriamo fiduciosi che gli Stati Uniti d’America, più che inevitabili, diventino indispensabili nella costruzione di un mondo migliore e più giusto per tutti.
Saluta cordialmente.
Valerio Tonolli
Trento (Italia), Città del Concilio, Domenica 12 ottobre del 2008
Seconda lettera a Barack Obama.
L’OBAMA’S GLOBAL NEW DEAL
Gentile senatore Obama,
manca meno di un mese perché gli Stati Uniti abbiano un nuovo Presidente.
Ben che i suoi sostenitori siano principalmente democratici, dobbiamo sperare che molti repubblicani votino pure per Lei, attratti dal Suo programma innovativo e che si riassume nella parola, “cambio”.
A volte le circostanze creano situazioni tali che si verificano una volta soltanto nell’intera storia dell’umanità. E non vi è dubbio che una di quelle situazioni è la presente.
Ancora una volta una parte della comunità umana si trova di fronte ad un metaforico bivio, e per quale strada decida proseguire, dipenderà il nostro futuro collettivo.
D’altra parte, e benché noi non possiamo votare, nel mondo intero siamo migliaia di milioni di individui che aspettiamo con ansia che sia Lei il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America.
Di fronte ad una grave crisi ed emergenza nazionale, il grande Presidente Franklin Delano Roosevelt seppe infondere fiducia, ottimismo e speranza a tutto il popolo nordamericano col suo New Deal o Nuovo Patto. Il suo discorso e richiamo non fu di partito ma era diretto a tutti i suoi concittadini, fossero democratici o repubblicani.
Col Suo programma per il cambio, Lei stà proponendo al Suo popolo lo stesso, Senatore Obama, per il semplice fatto che la Sua proposta di cambio corrisponde al Suo proprio New Deal.
Tuttavia, il mondo in cui viviamo oggi non è più lo stesso di quello di Franklin Delano Roosevelt.
La globalizzazione del mondo presente necessita di un potenziale futuro Presidente degli Stati Uniti, che possa e voglia proporre un New Deal diretto a tutta la comunità internazionale che, essendo Lei il proponente, verrebbe ad essere l’Obama’s Global New Deal.
Pertanto, reiteriamo, che siamo migliaia di milioni di persone sparse per tutta la Terra, interessati al Suo eventuale “Obama’s Global New Deal”. Si decida a proporlo, signor Barack Obama!
Un maggior interesse da parte Sua e della Sua nazione ai problemi ed emergenze mondiali, riunirebbe di riflesso ad un immane esercito di volontari che contribuirebbero a superare la disperazione ed il terrorismo, neutralizzati da una maggiore speranza per tutti di un possibile mondo migliore.
Tutti assieme, con Lei come leader, dobbiamo dire NO!, alla politica della paura. Così la pensa anche Zygmunt Bauman che ci ricorda che; “la nostra paura, individuale e collettiva, è il vero capitale del presente sistema”, che la utilizza abilmente per i suoi giochi di Potere.
Tutti noi desideriamo seguire sognando in un possibile mondo migliore. E, come ce lo ricorda Mark Twain, non ci lasceremo dominare dai sogni, ma allo stesso tempo siamo consapevoli che se smettiamo di sognare, incominciamo a morire.
Anche Nelson Mandela ci ricorda che; “vincitore è l’uomo che non ha rinunciato ai propri sogni”.
Per questo che, parafrasando a Martin Luther King, noi tutti dichiariamo; “abbiamo sognato e continuiamo a sognare in un possibile mondo migliore per tutti”.
Troppe persone nel mondo d’oggi si trovano di fronte al dilemma così bene espresso dalla canzone “Ol’ Man River”, “sono stanco di vivere, ma ho paura di morire”.
Siamo tutti d’accordo che i problemi sono molti, ma nemmeno ci dobbiamo dimenticare che i problemi sono anche fatti per cercare di risolverli, con la buona volontà e la buona fede.
Il Mahatma Gandhi ci ricorda che; “La Terra possiede sufficiente risorse per provvedere ai bisogni di tutti, ma non all’avidità di alcuni”.
E di questa stessa opinione (e lo dimostra coi suoi calcoli) è l’economista e Premio Nobel Joseph Stiglitz.
Il mondo intero ha bisogno di maggiore dialogo e non di Diktat o arroganza imperiale. Si faccia coraggio, Senatore Obama e non abbia paura di sbagliare. Nel dubbio si lasci guidare dall’umiltà.
Noi, le migliaia di milioni di persone della strada del nostro amato “Villaggio Terra”, non pretendiamo che Lei faccia miracoli o promesse irrealizzabili.
Semplicemente confidiamo nel Suo sano ottimismo, nella Sua buona fede ed entusiasmo, il tutto sostenuto dalla Sua grande energia giovanile.
Con Lei come Presidente, tutti speriamo fiduciosi che gli Stati Uniti d’America, più che inevitabili, diventino indispensabili nella costruzione di un mondo migliore e più giusto per tutti.
Saluta cordialmente.
Valerio Tonolli





