Seconda lettera al Presidente Ciampi
Azeglio Ciampi Carlo...
Venerdí, 23 settembre del 2005
Seconda lettera a Carlo Azeglio Ciampi, Presidente della Repubblica Italiana.
Gentile Signor Presidente,
1. La informo che Sua Eccellenza l’Ambasciatore d’Italia in Costa Rica e da Lei nominato, Dr. Gioacchino Trizzino é finalmente riuscito ad applicare sia a me che alla mia famiglia un metaforico “capretto siciliano” che come Lei sa consiste nel legare la vittima in modo tale, che facendo passare la corda intorno alla sua gola, muovendosi per cercare di liberarsi, rimane strangolata. Propio cosí. Questa faccenda si trascina ormai da dieci anni e in svariate occasioni, miracolosamente, sono riuscito ad evitare che si mi applicasse detto metodo letale.
2. Infatti, giá otto anni fa, ossia nel marzo del 1997, se era per l’Ambasciata d’Italia di Santo Domingo in Repubblica Dominicana, io ero bene spacciato e in galera per chissá quanto tempo, dovuto a delle calunnie da parte delle autoritá municipali della cittá di Puerto Plata (sindaco Troche) che volevano rubarmi una mia propietá. In quella occasione i funzionari dell’Ambasciata d’Italia neanche mi ricevettero e dovetti consegnare una mia lettera nella strada (e senza ricevuta o essere protocollata) al carabiniere di turno e questo benché esistesse un ordine di arresto nei miei confronti valido su tutto il territorio nazionale dominicano. Miracolosamente o per fortuna, che mi aiutó il Capo Redazione del giornale “El Caribe”, ( Dr. Felipe N. Ciprián) che pubblicó la veritá e tutto si sistemó in pochi giorni. Vedere detto articolo alla pagina Web, www.tristecaribe.8k.com
3. IL LUPO PERDE IL PELO MA NON IL VIZIO. Nel 2002 l’amministrazione municipale che seguí a quella del sindaco Troche, ossia quella del sindaco Ramón Ortíz, mi rubó il terreno che non era riuscito a rubarmi il sindaco Troche. Il sindaco Ortíz mi rubó il terreno in questione, il giorno dopo che si offriva in vendita in una grande inserzione pubblicata sul giornale “Listín Díario” in data lunedí 11 febbraio del 2002. Tale inserzione, con piantina ecc., si puó vedere sempre nella pagina Web www.tristecaribe.8k.com Siccome é la mia prima pagina é piutosto mal fatta, lenta e bisogna avere un po’ di pazienza. L’inserzione si trova a circa metá libro (di quattrocento pagine) dove in alto si legge, “Las Regiones” – Se vende en Puerto Plata,- e subito prima del capitolo dedicato ad Haití. Siccome il sindaco Ortíz non é in possesso di nessun documento che dimostri alcun diritto su detto terreno, si inventó “di affittarlo” al beneficiato Freddy Vásquez a cambio di duemila (2.000) dollari US.
4. Il lotto di terreno rubatomi da Ortíz é di cento settanta (170) metri quadrati, e come si puó leggere nell’inserzione era in vendita per 340.000 pesos dominicani, ossia ventimila (20.000) dollari US al cambio di allora. Quei soldi mi urgevano molto, avendo deciso di andarmene dalla Repubblica Dominicana, essendo diventato l’ambiente, sia per me que per la mia famiglia, molto ma molto pericoloso.
5. Ed é quí che ribadisco que alla Farnesina o Ministero degli Esteri Italiano, si addice perfettamente il detto, “ il lupo perde il pelo ma non il vizio”. Perché? Perché, solo dopo molte insistenze, riuscí a farmi ricevere dall’Ambasciatore italiano, che mi liquidó in un paio di minuti, molto disinvoltamente e praticamente ridendomi in faccia, dicendomi che lui rappresentava lo Stato Italiano presso la Repubblica Dominicana e che per le mie faccende personali mi cercassi io stesso un avvocato. Faccio notare che nessun avvocato accetta di mettersi contro le autoritá dello Stato Dominicano. Io l’avvocato l’avevo cercato, le relative denuncie presso i competenti Tribunali le avevo fatte, ma mai si arrivó a niente di fatto, perché la soluzione é politica, ossia che se non interviene l’Ambasciata d’Italia, uno é completamente perduto.
6. Questo me lo confirmó anche il mio ex vicino e amico, il Senatore per Puerto Plata Dr. Tomy Durand, pure ex Deputato ed ex Governatore della stessa provincia di Puerto Plata. Per abitare nella stessa strada del quartiere La Atlántica e propio uno di fronte all’altro, ci si vedeva tutti i giorni e non si stancava di insistere moltissimo su questo punto, ossia che senza l’intervento dell’Ambasciatore Italiano io non avevo la piú ben minima possibilitá di uscirne.
7. L’Ambasciatore italiano in questo caso era il Dr. Stefano Alberto Canavesio. Personaggio alquanto squallido e facilone, se si pensa che per esempio in certe conferenze stampa locali informava che erano in arrivo investitori italiani con due mila milioni di dollari US, ecc. Ora, se si pensa che dai dati e statistiche del Banco Central Dominicano, (che si corrisponde alla nostra Banca d’Italia) gli investimenti italiani, tedeschi, francesi ecc., sono dell’ordine di venti, trenta o quaranta milioni di dollari US per questo paese, propio non si capisce, come mai, e da dove, tutto d’un tratto saltassero fuori migliaia di milioni di dollari. Infatti nei mesi successivi non si ritornava a parlare di quei millantati quattrini.
8. Ma dove meglio si rivela per quello che é, é nell’affermare il Dr. Canavesio che il suo principale interesse e scopo nella vita sono...le donne. Questa dichiarazione la fece ad una giornalista del principale giornale dominicano, fotografato abbronzato ed in costume da bagno su uno yacht o panfilo nell’azzurro Mar dei Caraibi. E fino quí non c’é poi niente di male o quasi. Tuttavia, due professoresse di italiano della Dante Alighieri mi assicurarono che a Sua Eccellenza l’Ambasciatore d’Italia Dr. Stefano Alberto Canavesio interessavano soltanto le minorenni dominicane. Non vorrei essere frainteso e che si pensi che intendo calunniare ingiustamente al Dr. Canavesio. Infatti, le prove di quanto mi hanno riferito non le ho. Peró, indirettamente, tali accuse hanno un precedente o base se si pensa che prima di venire assegnato a Santo Domingo il Dr. Canavesio era Ambasciatore d’Italia niente di meno che in Brasile, ossia in un’Ambasciata che penso sia di prima classe. Allora, l’essere retrocesso alla Repubblica Dominicana non é certo stata una promozione. Sempre secondo le mie due informatrici della Dante Alighieri ció accadde perché il Dr. Canavesio quando si trovava in Brasile andó a letto con qualcuno molto piú in alto di lui, e che, Ambasciatore d’Italia o no non gliela perdonarono e lo fecero richiamare.
9. Se tutto ció fosse vero, non v’é il minimo dubbio che molti di quelli che rappresentano l’Italia nel mondo, propio non sono all’altezza della situazione, e, per tornare al mio caso, simili squallidi personaggi non perderanno certo il loro prezioso tempo nel difendere un cittadino italiano con la sua famiglia, visto che il tempo li manca per dedicarsi a faccende senz’altro piú divertenti ed eccitanti, almeno per loro. Che glie ne pare Presidente Ciampi?
10. Nel frattempo, e per complicare maggiormente la mia situazione a Puerto Plata, il sindaco Ramón Ortíz, il genelale della Polizia Betances, il colonnello della Polizia Municipale Vásquez, i beneficiati del mio terreno Freddy Vásquez con la sua concubina, la tedesca Claudia Kroll ( Presidente della zona franca-industriale di Puerto Plata), assieme al vice-console italiano ing. Paolo Costa si inventarono un’altra ridicolissima calunnia (che volevo bruciare la mia casa) e cercarono di farmi imprigionare (per darmi una lezione e farmi paura) senza nessun ordine del giudice competente e da agenti in civile, che eventualmente ammazzano uno senza che si sappia chi sia stato...e chi ha dado ha dato e chi ha avuto ha avuto...Per fortuna che non ero in casa ed avendo avuto l’intuito di acquistare propio la sera prima un telefono cellulare (facendo riaprire il negozio che era gia chiuso), mia moglie mi allertó. Non tornai a casa e di notte andai, per strade poco controllate, a Santo Domingo capitale di tre milioni di abitanti dove rimasi nascosto o almeno lontano da Puerto Plata per ben sette mesi. Da notare che siccome la tresca era puramente locale, ossia tra i “compari” gia descritti, non si emanó un ordine d’arresto nei miei confronti valido per tutto il territorio dominicano, di modo che quando me ne andai dalla Repubblica Dominicana non c’era nessun impedimento d’uscita dal paese nei miei confronti.
11. Intanto, essendo assente da Puerto Plata, (assenza provocata di proposito dai personaggi menzionati), ebbe luogo la seconda citazione in Tribunale. Era successo che per avermi minacciato di morte con una pistola in piena via pubblica, a Freddy Vásquez, beneficiato del mio terreno, lo avevo denunciato e finí in prigione per due giorni e due notti. Poi pagó la cauzione e uscí. Alla prima udienza in Tribunale, si rinvió ad una prossima per il fatto che l’unico testimone (a favore di Vásquez) si presentó senza la Carta d’Identitá. Alla seconda udienza, essendo io assente e non avendo fatto niente per rappresentarmi il vice-console italiano di Puerto Plata ing. Paolo Costa, benché fosse al corrente di tutto, fui dichiarato io “colpevole” per il solo fatto di non essermi presentato. Voglio comunque chiarire che il vice-console Costa informó telefonicamente al Reggente Dr. Giuseppe Di Filippo circa la seconda udienza e che il Dr. Filippo gli disse di occuparsi del caso mandando un avvocato a rappresentarmi. Probabilmente il vice-console italiano Paolo Costa non fece niente e perció ne approffittarono per dichiarare me “colpevole”, che per la veritá non so di che cosa.
12. Pertanto, il Giudice, assolse di ogni colpa e riconsegnó la pistola a Freddy Vásquez, e questi, essendo ora io “il colpevole” mi denunció, per averlo fatto incarcerare per avermi minacciato di morte e mi chiese duecento ottanta cinque mila (285.000) dollari US per danni morali, oltre, naturalmente a tenersi gratis il mio terreno che gli aveva “affittato” il sindaco Ortíz. Fu in questa occasione che riuscí a capire che il vice-console d’Italia di Puerto Plata, ing. Paolo Costa si era schierato decisamente dalla parte del beneficiato del mio terreno Freddy Vásquez e del sindaco Ramón Ortíz. Come arrivai a questa conclusione? Avvenne, che su incarico di Freddy Vásquez e del sindaco Ortíz, il vice console Paolo Costa (essendo io assente e nascosto a Santo Domingo) andó a spaventare mia moglie (che mi telefonó molto preoccupata) quale portavoce dei due ladri del mio terreno, insistendo con mia moglie che scappasse via da Puerto Plata, abbandonandolo tutto e rifugiandosi altrove presso parenti o conoscenti e che per il lotto accettassimo la settima parte del suo valore, ossia 2.850 dollari US invece dei ventimila richiesti nell’inserzione. Feci fatica a convincere mia moglie che in nessun modo potevamo accettare tale ricatto e meno se proposto da un’autoritá consolare italiana. Le raccomandai di stare molto attenta e al primo segno di pericolo di attacco alla famiglia, che abbandonasse il nostro domicilio per rifugiarsi momentaneamente da amici per poi prendere l’autobus e venire a Santo Domingo, a quattro ore d’autobus.
13. Devo anche chiarire che c’erano due bandi o schieramenti nei miei confronti e della mia famiglia. A Puerto Plata, come si vedrá meglio anche piú avanti, avevo totalmente contro di me al vice-console ing. Paolo Costa, che prendeva decisamente le parti di chi mi aveva rubato il terreno. All’Ambasciata a Santo Domingo avevo come nemico giurato e implacabile all’Ambasciatore Canavesio. L’Ambasciatore Canavesio, tramite l’incaricata consolare, signora Luciana Sartori si manteneva in contatto col vice-console Costa, ossia che erano tutti e tre in contra mia. L’unico che si decise ad aiutarmi fu il gentile Reggente Dr. Giuseppe Di Filippo, che sostituiva l’Ambasciatore Canavesio in viaggio a Roma per la riunione annuale degli Ambasciatori, (2002). Siccome, intervenendo a mio favore il Dr. (Reggente) Di Filippo venne a trovarsi “tra due fuochi”, volle premunirsi e registró una telefonata dell’Ambasciatore Canavesio da Roma ( e che mi fece ascoltare), nella quale si udiva chiaramente (e con voce adirata) che gli proibiva di darmi qualsiasi aiuto. Questi ordini gli accettó invece l’incaricata consolare signora Luciana Sartori che da quel momento mi negó qualsiasi ulteriore assistenza, mentre che il Dr Di Filippo, forte della telefonata registrata, continuó ad aiutarmi, anzi piú di prima, ignorando cosí gli ordini impartitigli da Roma dall’Ambasciatore Canavesio.
14. Piú avanti, in un’altra occasione la responsabile del Consolato italiano di Santo Domingo, signora Luciana Sartori mi disse divertita; “perché non se ne andó via da Dominicana fino che era in tempo. Ora lei é in trappola essendo che esiste, da mesi ormai, un ordine d’impedimento d’uscita dal paese nei suoi confronti”. Rimasi di stucco. Da mesi? Le chiesi io. E perché non me lo ha detto prima. Da chi l’ha saputo? Non voleva dirmelo, ma insistendo mi disse che era il vice-console di Puerto Plata ing. Paolo Costa, che glie l’aveva detto, da tempo ormai. E lui non mi avvisó? Dissi io, e questo benché abbia il numero di telefono di casa mia, quello del mio cellulare e il mio E-mail. Vile traditore venduto, pensai io. Poi la signora Sartori mi mostró un fax ricevuto quel giorno dal vice-console italiano di Puerto Plata, ing. Paolo Costa. Era zeppo di menzogne e calunnie e insisteva all’inverosimile che mi convincesse di ritornare a Puerto Plata, per farmi incarcerare, processare, chiedere scusa o perdono al sindaco Ortíz per averlo chiamato ladro, e in questo modo, “pagare il mio debito con la giustizia”. Cercó la signora Sartori di convincere anche mia moglie, che era venuta per vedere un medico specialista. Mia moglie, sulle prime, era un pó dubbiosa sul da fare, ma dopo aver letto il fax menzionato disse che neanche se ne parlava, tante erano le menzogne in esso contenute. Con ragione che la signora Sartori non mi volle dare una fotocopia del fax. Seppi anche che di regola tutti i fax che entrano all’Ambasciata dovrebbero passare per primo dall’ufficio dell’Ambasciatore. Il Reggente Dr. Giuseppe Di Filippo, che, come gia precisato sostituiva l’Ambasciatore Canavesio in viaggio a Roma per la riunione annuale degli Ambasciatori, (2002) mi disse, sorpreso e perplesso, che lui non ne sapeva niente. Insomma, invece di aiutarmi o al limite non far niente, si faceva di tutto per farmi danno assieme alla mia famiglia. In questo senso il vice-console italiano di Puerto Plata, ing. Paolo Costa é un criminale e lo denuncio per questo mezzo. A suo tempo chiesi che gli fosse tolto l’incarico, ma neanche mi risposero dall’Ambasciata di Santo Domingo.
15. L’ing. Paolo Costa ha “ereditato” il vice-consolato dal suo defunto papá, Aldo Costa che arrivó da Schio (Veneto) una trentina d’anni fa, povero in canna, con le valigie di cartone e come raccontano i pettegoli e invidiosi, “con una mano davanti e una dietro”. Attualmente la fortuna della famiglia Costa é valutata in alcuni milioni di dollari e pretendere dimostrare la loro origine con l’appoggio dei libri contabili é come voler ottenere la quadratura del cerchio. Senza voler stabilire nessun legame o rapporto con ció, faccio notare che per il piccolo mondo diplomatico dominicano, il vice-console Aldo Costa (uomo molto sagace e intelligente) era trattato come un vero diplomatico che andava e veniva settimanalmente in aereo da Miami (USA) senza che la sua valigetta 24 ore subisse nessun controllo. A quei tempi, intorno al 1990, il Console Generale d’Italia di Miami (USA) venne arrestato per narcotrafico. Ripeto che non pretendo stabilire rapporto alcuno tra questo fatto e il vice console Aldo Costa, ma soltanto illustrare meglio una situazione generale ben degradata e che riflette la situazione reale della Farnesina e di molti che la rappresentano.
16. Quando morí il vice-console italiano signor Antonio Oliva, calabrese vecchio stampo e che veramente sapeva mantenere in alto l’onore dell’Italia, il nuovo Ambasciatore d’Italia a Santo Domingo nominó vice-console al signor Aldo Costa. Questi, aspettava da anni ormai tale occasione perché era molto avversato, per non dire odiato, dal vice-console italiano di Puerto Plata, signor Antonio Oliva, in quanto in un’occasione, il signor Aldo Costa, sapendo il signor Oliva gravemente ammalato, si era lasciato sfuggire la frase; “ ma quello (Oliva) non muore mai?” Frase che fu riferita al signor Oliva che fece trasferire il vice-consolato dalla cittá di Puerto Plata a quella di Santiago. Come gia detto, morto il signor Oliva e cambiato l’Ambasciatore d’Italia suo amico, il nuovo Ambasciatore si mise d’accordo con col signor Aldo Costa, nominandolo vice-console italiano di Puerto Plata. Tra l’altro, e questo me l’ha confermato la vedova del signor Oliva, signora Ilse Anne Schott, appena nominato vice-console a Puerto Plata, il signor Aldo Costa in combutta col nuovo Ambasciatore italiano, incominciarono a importare dall’Italia prodotti alimentari e altre merci senza pagare le dovute tasse allo Stato dominicano.
17. E questa sembra una pratica consolidata da certi Ambasciatori d’Italia a Santo Domingo se si pensa che anche l’Ambasciatore che precedette l’Ambasciatore Canavesio fu fatto richiamare dall’Italia, su richiesta del Governo dominicano in quanto, usufruendo della sua prerrogativa di diplomatico, si dedicava, forse per arrotondare, ad importare automobili Mercedes-Benz di lusso, senza pagare le rispettive tasse. Quando decisi di andarmene dalla Repubblica Dominicana, andai io di persona all’ufficio competente a vedere circa l’impedimento d’uscita e, contrariamente da quanto affermato dalla signora Sartori, non c’era niente ne c’era mai stato niente.
18. DALLA PADELLA ALLE BRACIE. Arrivato nel Costa Rica il 24 settembre del 2002, mi attendevano parecchi guai. Cosí per esempio, l’Ambasciatore Gioacchino Trizzino non mi volle mai ricevere, sicuramente su istruzioni della Farnesina e di Santo Domingo. Dopo nove mesi di parecchi ed inutili tentativi riuscí a sbloccare la situazione approffittando della “gaffe” del Cavaliere a Strasburgo, nel suo esordio semestrale di Presidente paneuropeo. Feci un grande cartello con scritto, “Berlusconi, indiziato per corruzione non puó liderare l’Unione Europea,”e me lo appesi al collo di fronte all’Ambasciata d’Italia di San José (Costa Rica). Quello che non avevo ottenuto in nove mesi lo ottenni in pochi minuti e l’Ambasciatore Trizzino mi ricevette.
19. Al principio mi sembró intenzionato (o costretto) ad aiutarmi, ma un pó piú avanti fece tutto il contrario. In un’occasione andai da lui per un secondo prestito di centottanta dollari US (180), per fare la spesa, (che poi ci tenni a restituire quando mi arrivarono i trentamila dollari US, frutto della vendita di un negozietto di nostra propietá a Puerto Plata.) Al corrente che il mio visto turistico di 90 giorni era scaduto, invece di prestarmi quei 180 dollari, chiamó la Polizia emigratoria, che mi arrestó, incarceró e compiló un ordine di deportazione nei miei confronti. (Prima esperienza carceraria nei miei 67 anni di vita). Ha letto bene, signor Presidente Ciampi. Un Ambasciatore d’Italia che peggiora ulteriormente una situazione gia di per se molto precaria e al limite della totale rovina psicologica ed economica di un cittadino italiano con la sua famiglia. E per soli 180 dollari! Questo é quanto vale per l’Ambasciatore d’Italia Gioacchino Trizzino una famiglia italiana in grave disagio. Io mi chiedo se il Dr. Trizzino sia un uomo e di che tipo. Da notare anche, che il biglietto dell’autobus, di andata e ritorno alla frontiera col Nicaragua, per ottenere un altro permesso turistico di 90 giorni, costa undici (11) dollari, che non avevo. Inoltre, all’Ambasciata ci ero andato a piedi, per non avere neanche i soldi dell’autobus. Facendomi arrestare, l’Ambasciatore Trizzino metteva ancora in maggiore disagio sia me personalmente che la mia famiglia. Se le autoritá del Costa Rica non mi avessero permesso di appellare all’ordine di deportazione, la mia famiglia sarebbe rimasta completamente abbandonata a se stessa e questo per opera delle autoritá consolari italiane che si suppone stanno (anche) per difendere i loro cittadini. Propio cosí, Presidente Ciampi. In tali frangenti, ora, la prima cosa della quale avevo bisogno, erano i soldi per pagare l’avvocato che redasse l’appello alla deportazione. Siccome non avevo un centesimo, tornai all’Ambasciata per chiedere che fosse il loro avvocato permanente a scrivere l’appello. Neanche mi fecero entrare e venne al cancello d’entrata a mandarmi via un malo modo un signore veneto o friulano sui quarantanni che fungeva da Addetto Culturale e del quale non ricordo il nome. Allora tornai all’ufficio dell’Emigración per ulteriori chiarimenti e, per puro caso mi imbattei nel poliziotto che mi aveva arrestato (e che si era scusato per essere tenuto a farlo). Messo al tanto della situazione, mi disse che la legge non richiedeva che fosse un’avvocato che redasse l’appello e che potevo farlo io, anche a mano. Mi sedetti nella sala d’aspetto, scrissi l’appello e lo consegnai. Piú avanti, il mio appello venne respinto e si confermó l’ordine di deportazione nei miei confronti.
20. La nuova incaricata consolare, Cancelliere Maria Paola Salvini, penso cercó di fare del suo meglio, almeno all’inizio, ma poi anche lei cambió. Infatti in un’occasione insistette moltissimo perché le restituissi il mio passaporto nuovo ottico e valido per dieci anni che lei stessa mi aveva gentilmente offerto e rilasciato, gratis. In cambio mi avrebbe dato una ricevuta. Chissá che stava tramando ancora contro di me e la mia famiglia l’Ambasciatore Trizzino!
21. Non sapendo quele fosse la mia situazione giuridica in Costa Rica, un giorno mi arrischiai e andai all’ufficio Migración. Dissi all’incaricata che c’era un’ordine di deportazione nei miei confronti. Verificó nel computer e cosí era. Allora le chiesi come mai non mi deportavano visto che avevano il mio domicilio e telefono. Rimase evasiva.
22. In svariate occasioni chiesi chiarimenti in merito alla Cancelliere signora Maria Paola Salvini. Sempre rimase molto ambigua e mai mi disse ne si ne no o come stavano realmente le cose, situazione che certamente lei conosceva. Le chiedevo anche di dire all’Ambasciatore Trizzino di vedere di sistemare tale faccenda, magari facendo annullare l’ordine di deportazione, essendo lui il responsabile del danno causato a me e alla mia famiglia. E la signora Cancelliere Maria Paola a rimanere sempre evasiva. Come sia, malgrado tutto ció, ebbi l’impressione che la Cancelliere Salvini fece del suo meglio per assistere sia me che la mia famiglia. Cosí, per esempio, mi disse che, verificando circa la mia richiesta di cittadinanza italiana per mia moglie dominicana e che avevo inoltrata piú di tre anni fa (agosto 2002), aveva scoperto che tale richiesta era rimasta nei cassetti del Consolato Italiano di Santo Domingo per ben due anni. Probabilmente sarebbe ancora lí se la Cancelliere Salvini non se ne fosse interessata. Siccome, per gli accertamenti ecc., al Ministero degli Interni Italiano hanno bisogno di un minimo di due anni di tempo per completare la relativa pratica, mi chiedo ancora una volta se questa non é una deliberata e premeditata tattica, veramente criminale, per mantenere divise ed eventualmente distruggere le famiglie. Le mie due figlie hanno passaporto italiano. In un’occasione, nella quale volevamo trasferirci a Panama, avendo trovato un lavoro, non c’era nessun problema per me e le nostre figlie, per via dei nostri passaporti paneuropei, mentre che per mia moglie, con passaporto dominicano, non concedevano il visto e saremmo rimasti divisi.
23. Per illustrare ancora meglio il torbido e intrallazzato ambiente diplomatico italiano in Costa Rica, bastino altri due piccoli esempi. Il primo riguarda un’esposizione dei pittori italiani “Macchiaioli” patrocinata dall’Ambasciata d’Italia, ossia dall’Ambasciatore d’Italia Dr. Gioacchino Trizzino, in Costa Rica. Il giornale “La Prensa Libre”, (giornale decano della stampa in Costa Rica e molto serio), nella sua edizione del 10 marzo del 2003, titolava; “Impresario coinvolge e accusa l’Ambasciata d’Italia e a membri del corpo diplomatico italiano.” “Denunciano irregolaritá circa una mostra d’arte.” Tra le tante cose si leggeva che il Museo Nazionale di San José del Costa Rica, aveva sospeso e chiuso per un periodo indefinito la mostra dei “Macchiaioli Italiani”, per il fatto, tra l’altro, che sul manifesto d’entrata al Costa Rica delle opere d’arte, erano segnate 145 quadri e non 147 come in realtá erano arrivati in Costa Rica. Infatti, proseguiva l’articolo, sia il “Ritratto di Signora” che “La mucca alla mangiatoia”, non erano annotati nel manifesto d’entrata. C’era poi il fatto della polizza assicurativa italiana, della Toro Assicurazioni, che risultó essere falsa. Basti pensare, continuava informando il giornale, che le 147 o 145 opere d’arte erano assicurate per soli mille seicento cinquantotto (1658) Euros, quando, si fa notare, che soltanto una di esse individualmente costa sui sedicimila (16.000) Euros. Allora, si spiega, l’Ambasciatore Trizzino superó questo scoglio facendo arrivare i quadri con la valigia diplomatica. Detto questo, sia chiaro che personalmente non dispongo di nessun elemento di valutazione per poter dire se l’operato di Sua Eccellenza l’Ambasciatore d’Italia, Gioacchino Trizzino in questa faccenda sia stato corretto o no. Chissá, che forse é per dover muoversi o “navigare” in mezzo a questo mare procelloso, pieno di inghippi e intrallazzi che, umanamente, propio non gli rimane tempo di ricevere ai cittadini italiani di terza, quarta o n.... categoria, in difficoltá
24. L’altro caso riguarda i festeggiamenti per il cinquantesimo anniversario della fondazione della colonia italiana di San Vito di Coto Brus. Fondata nel 1952, in piena foresta vergine nel Sud del paese ed ai confini con Panama, fu qualcosa di veramente epico. I coloni erano praticamente tutti del Nord Italia, (Veneto, Friuli, Lombardia, Piemonte, ecc.) e qualcuno del centro Nord italiano, Marche, Abruzzo, Molise. Siccome, nel suo insieme, almeno per quello che riguarda gli italiani, l’esperimento fallí, malgrado gli enormi sforzi dei coloni, ma anche per il fatto che lo Stato del Costa Rica non apportó la parte economica che gli corrispondeva nel progetto, nel giro di 20-25 anni se ne andarono quasi tutti gli italiani. Chi ritornó in Italia, chi emigró negli USA, Canada, Australia e chi in altre localitá piú accoglienti del Costa Rica. Dopo spiegato questo, ora viene il Brancaleone di turno, ossia Sua Eccellenza l’Ambasciatore Trizzino, (che manda in galera me piutosto che prestarmi 180 dollari-poi restituiti- o, come gia spiegato, prestarmi gli undici dollari per l’autobus del viaggio di andata e ritorno alla frontiera col Nicaragua, per permettermi di rinnovare per altri novanta giorni il visto turistico. Come dicevo, ora viene l’Ambasciatore d’Italia, Sua Eccellenza Gioacchino Trizzino, che ci tiene a dimostrare che lui le cose le sa fare veramente alla grande. Dispone a volontá e discrezione dei soldi dei contribuenti italiani. Spende e spande! Organizza voli charter dalla capitale San José a San Vito per le autoritá statali del Costa Rica, gente in veritá ben mediocre e que non han fatto assolutamente niente per San Vito, ne lo farebbero se potessero. Voglio insistere su questo punto che, almeno con riferimento ai coloni italiani originari, questi politici propio non centrano per niente con gli enormi sacrifici fatti da italiani e costaricensi nell’edificazione di San Vito. Sempre il nostro Brancaleone di turno (Trizzino) vuol far faville e fa venire dall’Italia la soprano Katia Ricciarelli (ex moglie di Pippo Baudo) perché intrattenga con svariati brani d’Opera agli illustri invitati d’onore nella residenza dell’Ambasciatore Trizzino e da non dimenticare, (gia che ci siamo e visto che pagano i contribuenti italiani) l’inmancabile sfilata di moda, con leggiadrissime modello locali, macchine Ferrari e Maserati e le motociclette Ducati. Da non dimenticare nemmeno, che la gente del Costa Rica, propio non capisce niente di lirica, o chi capisce qualcosa saranno l’1% della popolazione. E da non tralasciare neppure i paesani. Essendo siciliano il Dr. Trizzino, ne approfitta per far venire ben tredici delegazioni municipali sicule, con in testa i loro rispettivi Sindaci, “per studiare le possibilitá d’investimenti....” é la scusa ufficiale o alibi per tale turismo di Stato o “burocrata-turismo.” Col costo di una sola notte d’albergo, (minimo cento dollari) quanti biglietti d’autobus da 11 dollari non si acquisterebbero! Ma questo é un altro discorso. Da ricordare che tra i coloni di 50 anni fa non c’era nessun siciliano. Ma parlando dei coloni originari, nessuno di loro é stato invitato a questa bella festa paesana e decisamente dal sapore siciliano, se di partecipazione si parla. A onor del vero é venuto dall’Italia il signor Ugo Sansonetti, ottantenne, uno degli ex direttori della colonia e da molto tempo ritornato in Italia. Venuto di sua iniziativa dall’Italia, nel suo discorso struggente, visibilmente commosso, avendo, ricorda lui, due fratelli sepolti nel cimitero di San Vito, cittá, dove anche sono nati due dei suoi figli, ricorda quella gesta eroica. Va ancora ribadito che non c’era propio bisogno di tanto boato (con relative spese superflue), visto che come si é detto, almeno con riferimento ai coloni italiani originari, quell’epopea fallí, anche perché, come gia riferito le autoritá del Costa Rica non stettero ai patti e impegni presi, non eseguendo le opere che si erano compromesse a fare, come strade, scuole, ospedale e infrastrutture varie. L’anniversario si doveva festeggiare e ricordare non v’é dubbio, ma con un altro spirito e eventualmente maggior pertecipazione dei coloni originari, come il signor Sansonetti.Tuttavia é un fatto che la cittadina di San Vito esiste malgrado tante difficoltá e siccome alla sua edificazione hanno preso parte anche molti costaricensi, ora conta quasi sedicimila abitanti (16.000), che nella loro quasi totalitá sono di origine costaricense.
25. Il 29 ottobre del 2003, l’Ambasciatore Trizzino mi consegnó una lettera dove, tra l’altro, mi si dice che; “Desidero poi informarLa che l’Amb.re Sfara (in Repubblica Dominicana) ha intenzione – se non ci saranno fatti nuovi entro due mesi – di inviare una protesta formale al Ministero degli Esteri locale,” (dominicano). Ergo, in data odierna o dalla data della lettera sono passati i due mesi promessi per arrivare alla fine del 2003. Piú tutto il 2004. E piú i nove mesi del presente anno 2005. Totale, 23 mesi o quasi due anni! Solo negligenza dell’Ambasciatore Sfara di Santo Domingo? Puó darsi, ma allora il mio metabolismo e quello della mia famiglia dovrebbe essere simile a quello di quelle rane australiane che possono rimanere interrate nel deserto, per degli anni, (senza mangiare e bere) aspettando le prossime piogge. Piú che negligenza mi sembra personalmente un atteggiamento chiaramente e premeditatamente criminale. Non v’é dubbio che si fa di tutto per distruggere (moralmente e fisicamente) me con la mia famiglia. In questi due anni ho inviato, simultaneamente, dozzine di E-mails (ne ho le impressioni) di sollecito, sia alle Ambasciate d’Italia di Santo Domingo e del Costa Rica, come pure a tre dipendenze della Farnesina. Mai, nessuno ha risposto a nessuno di essi. Ultima novitá é che ora si sono “stancati” e mi si blocca l’accesso dei miei E-mails, sia all’Ambasciata d’Italia di Santo Domingo che a due (delle tre) dipendenze della Farnesina. Cosa ne pensa di tutto ció Presidente Ciampi?
26. METAFORICA “SOLUZIONE FINALE”. Arrivato nel Costa Rica il 24 settembre del 2002, le due principali novitá furono che il deposito doganale che aveva ricevuto il mio container di 15 metri di lunghezza, spedito da Puerto Plata coi miei effetti personali, mi esigeva quattro mila dollari US per “magazzinaggio”, somma totalmente ingiustificata in quanto io avevo comperato il container propio perché le mie cose rimanessero in esso e non scaricate e stivate nei magazzini del deposito doganale Almacenadora S.A. di Los Lagos della cittá di Heredia. (Per maggiori dettagli vedere il Blog, http://blogs.ya.com/costaricaaduana. Dal canto suo la Dogana del Costa Rica mi esigeva pure lei quattromila dollari US per dazi doganali. Totale, ottomila dollari US, che propio non avevo. Su mia richiesta la Dogana riesaminó meglio la mia situazione, e costatando che si trattava di oggetti personali non commerciabili, ridusse l’importo da pagare a duecento dollari. Peró mi esigeva di distruggere parte dei miei beni personali.Quando finalmente potei prendere visione delle mie cose, non potevo credere ai miei occhi. Era come se un’alluvione avesse travolto tutto. Io personalmente, con l’aiuto di una persona, avevamo impiegato un mese intero a Puerto Plata a sistemare tutto. Per prima cosa si erano costruiti due grandi scaffali in tutta la lunghezza del container e fissati con viti alle sue pareti. In seguito si erano sistemate tutte le mie cose, ben imballate e protette. Ora, per avere la scusa di poter farmi pagare il “magazzinaggio”, il personale del deposito doganale Almacenadora S.A. su istruzioni del suo Direttore Rafael Mora Chinchilla, aveva svuotato totalmente il container, distruggendo anche i grandi scaffali; aveva per un tempo inmagazzinato il tutto nei loro depositi, e piú tardi, avendo bisogno dello spazio, avevano ributtato tutto dentro il container, ma alla rinfusa. Come un mucchio di spazzatura. Per esempio una macchina da scrivere elettrica Olympia, che mi costó mille dollari, giaceva sul pavimento, sotto le presse e macchine del mio laboratorio artigianale, che pesano 2 – 3 – 4 quintali ognuna. Cinque grandi enciclopedie erano state bagnate dalla pioggia e le loro pagine di carta patinata si erano appicicate, rendendole inutilizzabili. Mancavano tantissime cose, rubate o scomparse. Parte dei mobili ecc., erano rotti e sfondati. Chiesi per danni dieci mila dollari US, somma in veritá molto modica o simbolica, considerato il grande danno. Piutosto che venire a un accordo, scelsero di distruggere le prove e con un tecnicismo senza nessun fondamento legale, si “distrussero” completamente tutti i miei averi personali, e senza avvisarmi, benché il direttore Rafael Mora Chinchilla avesse una mia lettera (della quale ho una copia-ricevuta firmata da loro), con indicati il mio domicilio, numero di telefono e E-mail. Tutti i costaricensi ai quali ho riferito l’insolito fatto, concordano in modo unanime che in Costa Rica non si distrugge niente. In qualche casa, dicono loro, ci sará, tra l’altro, una libreria costata cinque mila dollari nel 1972; un tavolo antico che pesa cento cinquanta kg.; una conchiglia “tridacna gigans” comperata personalmente nelle Filippine nel 1970 e che pesa cento quaranta kg.; una bicicletta da corsa fatta su misura a Verona di ottocento dollari e migliaia di altri oggetti. Tra questi, quattrocento cinquanta stampi di gomma per fusioni in peltro, assieme al laboratorio artigianale completo, (presse, centrifughe, generatore di corrente Honda quasi nuovo di 5 KW, ecc. Tutto “distrutto”! Quello che mi é spiaciuto di piú é stata la distruzione di mille volumi (libri) specialistici e collezionati accuratamente negli ultimi 45 anni dei miei 67 anni di vita. Fotografie, oggetti e ricordi di famiglia vecchi di cinque generazioni, buttati alla spazzatura. Progetti per Haití, documentazione varia con tutto il mio archivio personale con incluso le ricevute dei contributi versati all’INPS per l’ottenimento della pensione....ecc., ecc.
27. Ho posto denuncia, chiedendo un milione di dollari US per danni materiali e morali. La Giudice incaricata ha deciso che distruggere intenzionalmente e senza avvisare i beni personali di uno messi insieme in tutta una vita, non é delitto penale. Avendo fatto appello, i Giudici superiori le hanno dato ragione. Vedere piú dettagliatamente ai Blogs, http://blogs.ya.com/costarica-justicia/ - http://blogs.ya.com/costarica-abogados - http://blogs.ya.com/costarica-cochinadas - http://blogs.ya.com/costarica-opinion - http://blogs.ya.com/lista-blogs-tonolli L’avvocato che mi difese e al quale pagai seicento dollari US di parcella, Dr. Alberto Soto Viquez, che ha fatto tutta la sua carriera e si é pensionato nei Tribunali di Heredia quale Pubblico Ministero, si é messo d’accordo con la controparte e mi ha “chiamato per parlare” ben quattro giorni dopo che era scaduto il periodo di tre giorni per presentare appello all’adefesio dei Giudici gia menzionati. Se l’Ambasciata d’Italia avesse fatto qualcosa in merito, non sarebbe certamente finita cosí....
28. Quando io dovetti scappar via dalla Repubblica Dominicana a punta di pistola, (minacciato di morte da Freddy Vásquez), abbandonai anche una propietá nella zona del porto di Puerto Plata, valutata ora intorno ai 350-400 mila dollari US. ( Vedere piantina aerea della zona portuaria di Puerto Plata, all’inizio del gia citato libro, ossia la pagina Web www.tristecaribe.8k.com Dentro il capannone storico (di circa due mila metri quadrati) della ex Dogana (un secolo fa, era la principale Dogana della Repubblica Dominicana, molto piú importante che quella della stessa capitale Santo Domingo, per quei tempi); dentro del capannone storico dicevo, che avevo trasformato in museo etnografico o degli usi e costumi dei dominicani nei loro cinque secoli di storia, feci anche costruire un grande e moderno appartamento, di duecento metri quadrati, con tre bagni, ecc., il cui soggiorno, di ottanta metri quadrati, é il doppio di tutta la casetta che ora affitto in Costa Rica. Quel bell’appartamento nuovo, l’abbiamo abitato per soli quattro anni. Ora, come se non bastasse quanto accadutomi in Repubblica Dominicana, dopo aver abbandonato la casa praticamente appena finita di costruire e pagando l’affitto qui, ora, come dicevo, mi “distruggono” totalmente, tra l’altro, anche il laboratorio con il quale mi sono guadagnato da vivere negli ultimi trentanni.
29. In ben tre occasioni ho portato personalmente una lettera all’Ambasciatore d’Italia Trizzino perché presentasse un reclamo al Governo del Costa Rica per tale mal fatto o abuso. Non ha mai risposto a nessuna di esse. Praticamente distrutto su tutti i fronti, chiedo e richiedo con dozzine di E-mails una qualsiasi assistenza o appoggio legale alle Ambasciate d’Italia del Costa Rica, di Dominicana, e a tre dipendenze del Ministero degli Esteri Italiano (Farnesina), che, come gia spiegato, bloccano l’accesso dei miei E-mails ai loro uffici. In veritá che l’Italia (e il Mondo), son cambiati di molto, Presidente Ciampi.
30. Recentemente sono andato in Nicaragua per vedere di un lavoro e ....sorpresa!!!!!, al rientro in Costa Rica mi si informa che esiste un impedimento d’entrata al paese, nei miei confronti, per i prossimi dieci anni. COMPLIMENTI, CONGRATULAZIONI, BRAVISSIMO Sua Eccellenza Ambasciatore d’Italia Gioacchino Trizzino. Lei é riuscito a fare quello che non erano riusciti a fare a Puerto Plata, il vice console italiano, ing. Paolo Costa e i suoi compari assieme all’Ambasciatore Canavesio, e la signora Sartori ai suoi tempi e l’Ambasciatore Sfara, Suo degno compare, al presente. Lei, Dr. Trizzino é un vero campione, un maestro eccelso. Che grande onore e che piacere (al limite dell’orgasmo) si deve provare nel riuscire (dopo tanto tempo e sforzi da parte di tutti Voi) a dividere una famiglia, gia da lungo tempo in una situazione di grande emergenza. Lei sarebbe un perfetto torturatore, Dr. Trizzino, che gode di rigirare il coltello nella piaga della vittima di turno. Viva la Farnesina o Ministero degli Esteri Italiano. Viva lo Stato Italiano e quelli che lo dirigono. VIVA L’ITALIA! Tutti sull’attenti, e che s’intoni l’inno a Mameli. Tutti assieme avete vinto. Siete dei “coraggiosi” eroi! Non v’é dubbio che chi comanda siete Voi. Viva anche la Sicilia, Dr. Trizzino! La Sicilia? Un momento, lasciatemi racapezzarmi...No, non esageriamo ne vogliamo confondere le cose. Pensandolo bene, Lei Ambasciatore Trizzino é una vera vergogna e disonore per la Sua terra. Lei, nello spirito, non é siciliano! Perché? Perché la stragrande maggioranza dei siciliani sono persone oneste dotate con un gran senso dell’onore e della giustizia. Me ne resi conto personalmente negli anni 1963-64 quando lavoravo in Germania nei cantieri edilizi, di Boeblingen e Sindelfinghen, vicino a Stoccarda. Nella nostra camera eravamo in sei, quattro siciliani, un veneto e io trentino. I siciliani erano, don Gaetano, Salvatore, Giovanni e Giuseppe. Ricordo che andavamo tutti d’accordo e io incominciai a imparare il siciliano, di modo che quando andavo a letto, lo dicevo in siciliano, “ ura, macare io me curco...” Mi sorprendeva parecchio il fatto che, nell’ascoltare i racconti delle loro vicende di paese, molto spesso commentavano una delle tante storie con un, ....disonesto!!! Si, propio cosí, quando qualcuno raccontava dei torti o ingiustizie subite, c’era una comune esclamazione di grande sdegno, magari rafforzato o sottolineato con un pittoresco e tipico....meeench...! Per quei Suoi paesani onesti, Ambasciatore Trizzino, la famiglia era tutto. Tutti i loro sacrifici erano sopportati in suo nome. Rimanevano a lavorare in Germania per 9-10 mesi e ritornavano a casa per due tre mesi (dicembre, gennaio, febbraio). Salvatore, (trentenne) diceva in modo molto educato che per lui tornare a casa dopo 9-10 mesi era come rivivere ogni volta la luna di miele. Mi meravigliava che risparmiasse perfino i soldi del cinema parrocchiale della domenica, per poterli spedire alla sua famiglia. Quelli sono veri siciliani, Ambasciatore Trizzino! Non Lei che ha tradito il vero e genuino spirito siciliano, che mette la famiglia davanti tutto!
31. Io non so se Lei abbia una famiglia e dei figli e il concetto che abbia di tutto ció, visto che nutre il massimo disprezzo per l’altrui famiglia. Perció, e per quello che possa valere, io maledico, o meglio stramaledico Lei e tutti i vari sindaci di Puerto Plata, Troche e Ramón Ortíz, Freddy Vásquez e la sua concubina tedesca, Claudia Kroll, piú gli Ambasciatori Canavesio e Sfara e il vice-console italiano di Puerto Plata, ing. Paolo Costa. Stramaledico anche tutti quei funzionari della Farnesina che hanno cercato continuamente e premeditatamente, da anni ormai, la mia rovina con quella della mia famiglia. Stramaledico anche qualsiasi persona del Costa Rica che si sia adoperata alla mia eliminazione e rovina, come pure a quelle persone appartenenti o che dirigono associazioni, istituzioni o altro e che potendolo, non hanno fatto niente per me ne per la mia famiglia. Che siate tutti maledetti! Siccome mi hanno insegnato che il male e la disgrazia non é bene augurarli a nessuno, allora, mi auguro che tutti Voi con le Vostre famiglie soffriate almeno la metá di quello che avete fatto e continuate a far soffrire me con la mia famiglia. Maledetti!
32. Tuttavia, il risultato da quanto intrapreso dall’Ambasciatore Trizzino nei miei confronti ha almeno avuto un “vantaggio”. Ed é che, simbolicamente, da anni ormai io vagavo, brancolando, in una specie di metaforica folta foresta, con nebbia e tutto, non riuscendo a capire la mia posizione e situazione ma soltanto intuendo che le cose che in genere mi riguardavano, propio non funzionavano. Ora, con l’impedimento d’entrata al Costa Rica e la separazione dalla mia famiglia é come se mi fossi imbattuto, dentro dell’ estesa foresta, in un’elevazione o collina. Arrivato sulla sua cima, anche un provvidenziale vento spazza via la nebbia e,....meraviglia delle meraviglie, appare ai miei piedi, in tutta la sua vastitá, la realtá che avevo soltanto intuito. Tutto é chiaro ed evidente, diafano e cristallino. Trasparente! Ora, tutto d’un tratto, non solo ho l’intuizione di quello che mi stá e stava succedendo da anni ormai, ma la certezza che l’evidenza e realtá sono lí sotto i miei occhi. Solo ora posso capire veramente perché da tre anni non ho avuto nessuna risposta ne dal vice console italiano di Puerto Plata, Paolo Costa, ne dall’Ambasciatore Sfara da Santo Domingo. Capisco perché invece dei due mesi promessi, ne sono trascorsi 23 di mesi e non é successo niente. Capisco che, é piú che evidente che quí non si tratta di eventuale negligenza ma di un criminale, preciso e premeditato disegno per distruggere me con la mia famiglia. Qualcuno dovrebbe dirmi presso quale istituzione dello Stato Italiano posso denunciare tali criminali o delinquenti e questo benché una persona mi abbia riferito che i diplomatici italiani non possono venire denunciati per nessuna azione in quanto godono di un’impunitá assoluta e totale. Se cosí fosse, che il nostro Parlamento si dia una mossa e crei le leggi che impediscano e sanzionino simili abusi. Che, in teoria almeno, non siamo tutti uguali di fronte alla legge?
33. Siccome una signora emiliana che lavora da venti anni nel Consolato Italiano di San José del Costa Rica, non ha la minima idea di cosa sia la Convenzione di Vienna riguardo le Relazioni Diplomatiche e Funzioni Consolari (Convenzione del 18 aprile del 1961 – entrata in vigore il 24 aprile del 1964) sottoscritta o ratificata anche dallo Stato Italiano, trascrivo a continuazione almeno l’articolo 5 della stessa.
34. ARTICOLO 5 DELLA CONVENZIONE DI VIENNA. Funzioni Consolari. Le Funzioni Consolari consisteranno in: e-Prestare aiuto ed assistenza ai cittadini dello Stato che invia , siano persone fisiche o giuridiche. i-Rappresentare ai cittadini dello Stato che invia a prendere le misure convenienti per la sua rappresentazione davanti ai tribunali ed altre autoritá dello Stato ricettore, in conformitá con la pratica ed i procedimenti in vigore in questo ultimo, al fine di ottenere che, d’accordo con le leggi e regolamenti dello stesso SI ADDOTTINO LE MISURE PROVISIONALI DI PRESERVAZIONE DEI DIRITTI ED INTERESSI DI QUEI CITTADINI QUANDO PER ESSERE ASSENTI O PER QUALSIASI ALTRA CAUSA NON POSSANO DIFENDERLI OPPORTUNAMENTE. Penso che piú chiaro di cosí, non si puó. Tuttavia, ho dimostrato, che da dieci lunghissimi anni ormai, la Convenzione di Vienna col suo articolo 5 é completamente e sprezzantemente sconosciuta, o forse é piú esatto dire, ignorata deliberatamente, premeditatamente e criminalmente, non solo dalla signora ignorantona emiliana quella, ma anche da Ambasciatori, Consoli Generali, Cancellieri, vice consoli d’Italia, ecc., che sempre mi han detto, ridendomi in faccia, di cercarmi un avvocato per le mie “rogne” personali. Per tanto, l’operato delle Autoritá Consolari italiane nei miei confronti, fino ad oggi, é stato completamente e criminalmente illegale o se preferite, fuori dalla Legge. Propio cosí. Non si sono attenuti alla Legge. Avendo agito in tal modo di maniera premeditata e in modo continuato, é inpensabile che possano (eventualmente) essere denunciati, giudicati e condannati soltanto per negligenza. No, il loro atteggiamento ed operato é stato e continua ad essere criminale, sia nei miei confronti che in quelli della mia famiglia.
35. E per quelli che avessero qualche dubbio a questo proposito, ricordo che in certe circostanze gia descritte, le Autoritá Consolari italiane sono state doppiamente criminali nei miei confronti, per il semplice fatto che non solo non mi hanno difeso o assistito, ma addirittura mi hanno arrecato e cercato di arrecarmi grave danno, cercando, come fece il vice console di Puerto Plata, Paolo Costa, di mandarmi in galera in quella cittá anche con la collaborazione della Incaricata Consolare signora Luciana Sartori, che mi disse testualmente di non preoccuparmi, che ci pensava lei a tirarmi fuori....Ricordo o faccio notare che essere ospiti delle carceri dominicane non é (eventualmente, come lo pretende la signora Sartori) una semplice formalitá. No, non siamo in Svezia! Molto spesso e per un niente gli arrestati, risultati poi, magari innocenti, vengono rilasciati irriconoscibili e dai connotati cambiati, tante sono le botte e violenze che subiscono. Ricordo che in un’occasione, pubblicava il “Listín Díario”, (che stá come il Corriere della Sera all’Italia), che una moglie dominicana andata a visitare il marito in carcere nella capitale Santo Domingo, al vederlo svenne perché, tra l’altro, aveva un occhio fuori dall’orbita, a penzoloni sul volto. Piú avanti, quel martoriato risultó essere innocente. Sempre lo stesso giornale pubblicava che in un’altra occasione, questo nella cittá di Santiago, portarono in Tribunale un carcerato che perdeva sangue dagli occhi, dagli orecchi e dalla bocca e dopo pochi minuti di essersi seduto, si accasció e morí. Anche per lui non c’era certezza di colpa! Altri due casi che provocarono scalpore nazionale riguardano; uno il caso di un colonnello della Polizia Dominicana che fece morire sotto la tortura un investitore venezolano completamente innocente, per appropiarsi delle sue due Mercedes Benz di lusso e del suo conto corrente bancario. L’altro, il caso di una signora che andó a testimoniare di sua volontá circa un delitto che aveva osservato dalla sua finestra di casa ed al quale era totalmente estranea, ( e che nessuno era a conoscenza di questo, ossia che lei fosse testimone). Il colonnello della polizia Dominicana che la interrogó, la costrette, mettendole la pistola alla tempia, a praticagli la fellazione o sesso orale. Lo scandalo fu grandissimo. Successe circa tre anni fa. Le prove erano tutte contro il colonnello. Lo incarcerarono. Lasciarono trascorrere il “giusto tempo”. Dopo un due anni, le prove erano sparite. Lui fu assolto e siccome non ho piú sentito niente al riguardo, non mi meraviglierei che nel frattempo sia diventato generale, visto che di generali in Repubblica Dominicana, con otto milioni di abitanti, ce ne sono piú che negli USA, con 280 milioni di abitanti. Pensate che l’ uscente presidente della Repubblica Domininicana, Hipólito Mejía ne nominó cento (100) in una sola giornata. E non mi meraviglierei nemmeno che, facendo come Freddy Vásquez nei miei confronti, il colonnello fellatore quello, essendo stato assolto di tutto, avesse denunciata la sua vittima per diffamazione, chiedendole chissá quanti soldi per danni morali, come “giustamente” e “saggiamente” hanno deciso gli avvocati de Freddy Vásquez a Puerto Plata con i relativi Giudici, nei miei confronti, come giá visto anteriormente. Per concludere e non dilungarmi troppo, ricordo che non sono poi tanto insoliti i casi di arrestati dominicani entrati in carcere sani e vegeti ed usciti con i piedi in avanti.
36. E non é che il mio sia un caso isolato. Come gia riferito in altra sede, in un mio commento lasciato sull’Espresso opinioni del 29 gennaio 2005, scrivo; “a chi lo frequenta, dica anche all’On. Mirko Tremaglia che un paio d’anni fa si “suicidó” in Repubblica Dominicana un triestino. Dai commenti dei giornali dominicani letti in Internet, (io me ne ero gia andato via), si leggeva che detto cittadino italiano (il cui nome non appariva sui giornali), etá intorno ai 35 anni, non aveva nessunissima ragione per toglirsi la vita. Cosí dissero anche sua moglie (dominicana), conoscenti, amici, ecc. Infatti, a quel “suicida”, andava a gonfie vele, godeva di piena salute, aveva una bella moglie e famiglia ecc., ed oltre ad avere in provincia (Sábana de la Mar) un’attivitá legata al turismo, ben avviata, aveva appena finito una bella casa nuova nella capitale di Santo Domingo. Cosa centra tutto questo? Centra per il fatto che uno dei cronisti (dominicani) si chiedeva molto perplesso come mai non era stata fatta nessuna indagine, autopsia o altro da parte della nostra Ambasciata, e si era proceduto a far cremare, in tutta fretta e furia, al cadavere, mi sembra anche contro la volontá della vedova. Morale della favola, ...siccome siamo quasi sessanta milioni....uno piú o uno meno, MA CHI SE NE FREGA!!!!
37. Questa stessa lettera servirá anche come ulteriore documentazione allegata per aggiornare le mie denuncie ai Tribunali Internazionali. C’é quella contro lo Stato e il Governo Italiano presso il Tribunale Europeo dei Diritti Umani di Strasburgo. ( Vederla alla pagina Web www.caribetriste.100megas.com Ho inviato tale denuncia in data 30/82003 e nemmeno si sono disturbati di confermarne il suo ricevimento, benché l’abbia sollecitato diverse volte via Internet. Idem per la Corte Interamericana de Derechos Humanos con sede in Washington D.C. (USA). Presso quella Corte ho denunciato a Repubblica Dominicana in data 13/8/2003, mentre che a Costa Rica l’ho denunciata in data 05/11/2004. Nemmeno per queste due denuncie ho ricevuto notificazione di ricevimento. Vedere la pagina Web gia citata www.caribetriste.100megas.com
38. Siccome abbiamo finiti i trentamila dollari US gia menzionati, che ci servivano, tra l’altro, a fare la spesa e pagare l’affitto, Presidente Ciampi, La pregherei di intervenire per far sí che ci paghino al piú presto o nei prossimi giorni (10-15?), i venti mila dollari US del lotto rubatoci dal sindaco Ramón Ortíz e “affittato” a Freddy Vásquez, come gia indicato all’inizio di questa lettera. Possono depositare i venti mila dollari (20.000) nella Banca, Nova Scotia Bank o Scotiabank di Puerto Plata, perché da lí trasferiscano a nome mio e di mia moglie (Valerio Tonolli e Belkis Bautista) tale somma alla filiale della Scotiabank della cittá di Heredia in Costa Rica.
39. Rileggendo la Sua allocuzione alla Sessione Plenaria del Parlamento Europeo di Strasburgo del 05/7/2005, Presidente Ciampi, mi conforta e da speranza la Sua affermazione all’inizio del discorso, dove si legge che; (l’Unione Europea) “....é una terra di diritti alla quale ogni altro abitante di questo Pianeta puó guardare con fiducia che qui, meglio che altrove, sono rispettati i valori della persona umana.” Purtroppo, ho ampiamente dimostrato in questa lettera, con parecchi esempi, che tale Sua affermazione non vale per tanti funzionari della Farnesina o Ministero degli Esteri Italiano, per molti Ambasciatori italiani, Consoli Generali italiani, vice-consoli italiani ecc. Per troppi di loro vale intendersi coi corrotti di turno. La discrezionalitá in tutti questi casi incresciosi, prima sull’istituzionalitá, ossia sulla Legge.Chissá che il Suo esempio produca la dovuta riflessione in tutte quelle persone, riflessione profonda e ponderata che, (eventualmente) produca la necessaria catarsi e ravvedimento nel cuore e mente di almeno una di loro. Perché, si fa piú festa nel Regno dei Cieli per una sola pecorella smarrita e ritrovata, che....
40. Non siamo in un periodo di guerra nel quale gli Alti Comandi o Stati Maggiori potrebbero “giustificare” il sacrificio di un soldato, reggimento o divisione, per il “bene comune” o nell’interesse dello Stato. No! Siamo nella pacifica e prospera Unione Europea, che potrá avanzare, consolidarsi e uscirne vittoriosa, solo se le sue metaforiche unitá di combattimento di base, le famiglie, avranno il sentimento che non saranno sacrificate inutilmente in nome e la difesa della corruzione, dei meschini interessi e delle vendette personali di certi vili e codardi “servitori dello Stato”. Si sforzi nel continuare ad essere coerente, con quanto da Lei affermato, Presidente Ciampi. Una sola persona con la sua famiglia, in teoria almeno, valgono tutti gli Stati del Pianeta Terra. Anche se la realtá é diversa, l’umanitá avrá la speranza di sopravvivere e andare avanti solo se guidata da principi ai quali non si puó rinunciare. Sono allo stesso tempo principi e sogni. Tuttavia, senza di essi, progressivamente e quasi senza rendercene conto, scivogliamo o peggio sprofondiamo nell’innominia, nell’indifferenza e nell’assenza di solidarietá.
41. Il Ministero degli Esteri Italiano (Farnesina), da l’impressione di essersi trasformato progressivamente in un’enorme “riserva di caccia” per conoscenti, parenti e amici vari, dove regnano il disordine, il disservizio, l’affarismo, la corruzione, la faciloneria, la poca o nulla professionalitá, la discrezionalitá e chi piú ne ha piú ne metta. Bisognerebbe riformarlo dalle radici. Trovare un metaforico Ercole che lo “ripulisca” totalmente come fece con le famose stalle, quelle. Tutto questo perché torni a brillare la professionalitá e la Legge. Riformarlo dalle radici, eliminando per primi e senza pietá tutti quelli che vantano una qualsiasi “anzianitá” (o antichitá) quali figli, nipoti, nonni, papá, fratelli, cugini, ecc., di famiglie diplomatiche di casa alla Farnesina, da generazioni ormai. E indispensabile un sano ricambio. All’ONU, é andata ancora peggio, dentro la quale, con soli sessantanni di vita si é formato un parassitismo e inefficienza proverbiale e incredibile e che delimita con l’osceno se si pensa que ai responsabili delle ecatombi del Ruanda e Srebrenica, come per esempio Kofi Annan, invece di destituirli, li hanno ascesi a cariche piú alte e addirittura premiati con niente di meno che il Premio Nobel per la Pace. Spero che, malgrado tutto, la Farnesina non arriverá tanto in basso.
42. Se ci si preoccupa veramente per le persone e le loro famiglie, sopravvive la speranza. Al contrario se, sia come sia, prima viene lo Stato coi suoi “interessi”, si svilupperá la disperazione. Un esempio classico di questo fu l’inutile ed ingiusta guerra degli USA contro il Vietnam, dove ancora muoiono moltissime persone, si ammalano, o nascono deformi, dovuto a quella funesta ereditá. Mettendo in primo piano le persone e le loro famiglie, si difende nel miglior modo possibile lo stesso Stato, che in fin dei conti non puó sopravvivere e esistere senza di loro, mentre, al limite e in periodi di grandi crisi, le persone con le loro famiglie sopravvivono anche senza lo Stato, come tutti siamo stati testimoni recentemente. Osservando alla televisione a Nuova Orleans, col passaggio dell’uragano Katrina, abbiamo tutti potuto costatare che, la Prima Super Potenza Mondiale, ossia lo Stato USA, ha brillato per la sua assenza e malgrado che il presidente George W. Bush fosse il Comandante Capo. Succede che, progresivamente gli USA hanno smesso da tempo di essere una grande democrazia, per trasformarsi in una grandissima plutocrazia, (questo é anche il sogno di Berlusconi e compari) dove gli interessi personali di pochi prevalgono su quelli della comunitá....situazione che assomiglia abbastanza a quella della Farnesina.
RingraziandoLa per il Suo interessamento, voglia gradire cordiali saluti.
Dr. Valerio Tonolli
S. O. S. ....S. O. S..... MAY DAY....MAY DAY.....
P. S.
Chiedo venia, peró mi sono ricordato di un fatto dai risvolti surrealisti. Riguarda il caso, accaduto alcuni anni fa, e ancora quando viveva il viceconsole italiano di Puerto Plata Aldo Costa. Successe, che come se niente fosse, o come se si trattasse di ritirargli la patente di guida per eccesso di velocitá, il viceconsole italiano Aldo Costa andó alla casa del “suo gran amico” Emilio Gorjup, nato vicino a Gorizia (quando era territorio italiano), per ritirargli il passaporto italiano come pure quello delle sue quattro figlie. Neanche dirlo che io non lo avrei “restituito”. La ragione di quella non ragione era che, circa trenta quaranta anni prima e quando il signor Emilio Gorjup era emigrante in qualche paese dell’America del Sud, non ricevette o non rispose ad un modulo riguardo al referendum col quale il signor Emilio Gorjup doveva dichiarare se manteneva la sua cittadinanza italiana o sceglieva (optava) per quella yugoslava, essendo che a causa della Seconda Guerra Mondiale, il paesino (vicino a Gorizia) dove nacque il signor Emilio Gorjup fu ceduto alla Slovacchia, che a sua volta apparteneva alla ex Yugoslavia. In veritá che a me sembró ben strano il fatto che, come se niente, e senza una chiara dichiarata volontá (scritta) dell’interessato, gli si ritirasse il passaporto e si privasse della cittadinanza italiana a una persona di piú di settanta anni, che nacque italiano e sempre si dichiaró orgogliosamente italiano, nel sentimento e con l’esempio.
Questa faccenda ha anche un risvolto ironico “patriottico”, se si pensa che in una delle tante chiaccherate con Emilio, mentre ci bevevamo a casa mia un succo d’arancia ghiacciato con rhum, mi raccontó ridendosela che, quindicenne, approfittó di una grande manifestazione yugoslava tenutasi nella Gorizia yugoslava con migliaia di bandiere rosse. Quasi finita l’oceanica manifestazione e rendendosi conto della scarsa sorveglianza, passó la sua grande bandiera ad un compagno, e con la scusa di dover fare la pipí, si diresse alla stazione ferroviaria, dove prese il treno per Trieste e raggiunse una sorella che vi viveva gia da anni.
In un’occasione ( nel 2002) chiesi chiarimenti in merito al Reggente dell’Ambasciata d’Italia di Santo Domingo, Dr. Giuseppe Di Filippo che, molto perplesso mi disse che ció gli sembrava ben strano, per il fatto che lo Stato Italiano, nel prendere una decisione di tale trascendenza, esigeva una chiara dichiarata volontá (per iscritto) dell’interessato che, eventualmente rinunciava alla cittadinanza italiana che ebbe da sempre, dalla nascita. E questo anche nel caso che il signor Emilio Gorjup non avesse risposto al relativo modulo circa il referendum gia citato.
Attualmente, il signor Emilio Gorjup ha un passaporto dominicano. Pertanto, quando va in Italia a trovare parenti ecc., o a visitare il cimitero dove altri riposano, deve chiedere il visto al Consolato Italiano. Datevi da fare signori della Farnesina, cercate la relativa pratica e restituite il passaporto italiano al signor Emilio Gorjup, (e alle sue 4 figlie) che essendo nato italiano e vissuto degnamente come tale, possa anche morire (il piú tardi possibile) come italiano. Grazie. V.T.
P.S. Due Venerdí, 07 ottobre del 2005-
Viene a fagiolo un’eccellente articolo pubblicato questa settimana, (3-8 ottobre del 2005) sul settimanale tedesco, “DER SPIEGEL”.
Si parla dei molti criminali tedeschi che si sono installati nella Repubblica Dominicana, e specialmente nella provincia di Puerto Plata, (Sosúa, Cabarete ecc.) Mi immagino che similmente a loro, ne approfitta di quell’ambiente “neutrale” e permissivo la gia menzionata concubina tedesca di Freddy Vásquez, signora Claudia Kroll, (vedere ai paragrafi 10-12 di questa lettera.
Quella signora, (Presidente della Zona Franca Industriale di Puerto Plata), ha installato una fabbrica d’abbigliamento nella parte finale di piú di cinque cento (500) metri quadrati del mio capannone e che le vendetti per una miseria per via che ero gravemente ammalato di depressione, (per colpa di Troche e Ortíz), e non mi rendevo conto di quello che facevo.
Allora, e come si puó apprezzare molto bene nella fotografia aerea all’inizio del mio libro www.tristecaribe.8k.com il lotto di terreno che mi ha rubato il sindaco Ortíz si trova nella parte finale del capannone ed é segnato col numero due (2).
Da lí, la “geniale” idea di Freddy Vásquez, che, quale nuovo compagno di Claudia Kroll, che tra l’altro gli dirige la fabbrica d’abbigliamento, di “apportare in dote” quel terreno rubato, alla nuova associazione o societá KROLL-VASQUEZ. Peró, sapendo molto bene, Claudia Kroll che quel terreno é rubato (infatti, non esiste nessun documento che provi alcun diritto da parte del sindaco Ortíz), non fa che rendersi complice del sindaco ladro Ortíz, nell’accettare cose o propietá rubate. Puó dunque essere accusata di ricettazione. Da lí a reiterare io che Claudia Kroll condivide al 100% la mentalitá dei suoi compatrioti delinquenti, per il fatto che lei sa perfettamente bene che neanche puó pensare o lontanamente sognare che qualcosa di simile lo possa fare in Germania, perché in quel paese, a proposito di certe cose e situazioni, si usa (giustamente) dire; “...dass geht es nicht....”, ossia, “ció non puó essere” o non si fa.
E visto che siamo in quest’ambiente, permettetemi di “svuotare il sacco” ancora un pochino, di modo che possiate apprezzare meglio in che tipo d’ambiente ho dovuto vivere o sopravvivere durante i dodici (12) anni passati in R. Dominicana.
Ci tengo a sottolineare questo perché, io, secondo l’Ambasciata d’Italia di Santo Domingo, assieme al viceconsole italiano Paolo Costa, sono, “il cattivo” che ha “offeso” tutte le autoritá costituite di Puerto Plata, ecc., ecc.
Da notare che tutti loro dicono, “che ho offeso”, quando in reltá io “ho accusato”, cosa ben differente!
Sostenendo il vice console italiano Costa assieme all’Ambasciata d’Italia che io “offendo” é come se dicessero che io “macchio, calunnio, disonoro” a l’immacolata reputazione di quelle autoritá, in special modo quelle municipali.
Come, (giustamente), ognuno di noi ha diritto alle propie opinioni, buone o cattive che siano, lascio a voi giudicare.
Cosí per esempio, l’ex sindaco Troche era un riconosciuto teppista (delinquente?) politico che, protetto dall’ex presidente della Repubblica Dominicana, Joaquín Balaguer (grandissimo amico di Giulio Andreotti), terrorizzava con la sua pistola mitragliatrice Uzy (israeliana?) ai suoi avversari politici, durante le campagne elettorali.
Eletto sindaco di Puerto Plata, lui con la sua banda continuó nelle sue scorribande e misfatti.
Come esempio, maltrattó con la sua banda armata fino ai denti, (quale sindaco di Puerto Plata), e in due occasioni differenti, sia al Direttore Doganale dell’Aeroporto G. Luperón di Puerto Plata, che al Direttore Doganale del porto marittimo di Puerto Plata. I due Direttori ebbero bisogno di assistenza medica.
La ragione per tali abusi? Che non permettevano al sindaco Troche e ai suoi compari di portar fuori dalle rispettive Dogane (porto e aeroporto) merci senza pagare le dovute tasse. Questi fatti si pubblicarono in tutti i giornali nazionali dominicani.
Ancora molto piú grave fu l’assassinio, non cosí misterioso, d’un giovane impiegato della Dogana dell’Aeroporto G. Luperón di Puerto Plata, per opporsi ai metodi del sindaco Troche. Per quel fatto il sindaco Troche arrivó ai Tribunali, ma, per via della protezione dell’ex presidente Balaguer, mai si arrivó a niente. Perché il nuovo Vescovo di Puerto Plata non si occupa di questo, visto che chi lo precedette, e, come tutti al corrente di tutto, non fece mai niente?
C’é poi il caso di un altro giovane, che mi sembra facesse parte della sua banda e che non é molto chiaro come, credo dopo una “festa” con liquori, donne e droga, finí con una pallotola nella colonna vertebrale. Morí due anni dopo il fataccio e soffrendo atroci dolori.
Neanche perdo il tempo a enumerare tutti i terreni comunali e no che Troche e i suoi accoliti si appropriarono in nome “del popolo”. Troche prima di essere eletto era povero e finí ricco.
E sempre per via dei terreni comunali e del Demanio, il suo successore, il sindaco Ramón Ortíz fu molto piú bravo di lui.
Dico questo perché Troche,apparentemente, quale capo della sua banda, potrebbe apparire “piú cattivo”. Tuttavia, benché ci abbia provato, mai si arrischió a rubarmi il terreno che mi ha rubato Ramón Ortís. Ripeto, ci provó, ma non insistette. Conclusione, in questa faccenda Ramón Ortíz é peggiore di Troche.
Che non é vero? Continuate a leggere! Stavo io un giorno conversando con il signor Puertoreal, alias Papo, e ex capo dei consiglieri municipali del tempo di Troche. Parlando di diverse cose, gli chiesi il nome di un ex socio di Ramón Ortíz e che era deceduto a causa di un incidente automobilistico. Papo mi interruppe dicendomi che quello non era stato un incidente ma che avevano manomesso di proposito i freni dalla macchina.
Quel signore morto era un cittadino USA, che, quale socio di Ramón Ortíz, sembra avesse messo una grande quantitá di dollari nella loro societá. A quei tempi, (1985-1995) Ramón Ortíz aveva fatto costruire un bel e grande negozio nel centro cittadino di Puerto Plata, (The Grand Factory) e che serviva ai tantissimi turisti delle navi da crociera che visitavano giornalmente la cittá.
Non posso dire se quanto affermato da Papo sia vero o no. Peró, altre persone mi raccontarono che dopo il decesso di quell’investitore USA, la sua famiglia arrivó anche per indagare circa la fine fatta dalla grande quantitá di denaro che aveva portato con sé a Puerto Plata per usarlo in societá con Ortíz. Non apparve un solo dollaro US e nemmeno nessun documento che dimostrasse circa l’esistenza di tale societá di fatto.
Misteri caraibici! Signori dell’Ambasciata e Consolato USA, fate qualcosa!
Se nessuno ricordasse il nome, stato, cittá, di provenienza di quel cittadino accidentato USA, forse se lo ricorda un’altro cittadino USA che vive a Puerto Plata, Robert Harrison, e che a suo tempo lavoró con Ortíz pure lui.
Valerio Tonolli
Pro – memoria.
A) La cosa piú urgente é che ci mandino i ventimila (20.000) dollari US, indicati al paragrafo No 38 di questa lettera.
B) Che si concluda velocemente la pratica per l’ottenimento della cittadinanza italiana di mia moglie Belkis Bautista in Tonolli. Vedere paragrafo No 22 di questa lettera.
C) Chi non ha tempo di leggere questa lettera, puó farsi un’idea dello stesso, leggendo la “Lettera al Direttore dell’Espresso” che si trova alla pagina Web www.caribetriste.100megas.com
Questa lettera si trova in Internet ai Blogs,
(in italiano)
http://blogs.ya.com/ciampi-unioneuropea
(in spagnolo)
http://blogs.ya.com/actualizacion-d-a-r
http://blogs.ya.com/costarica-opinion
(in francese)
http://blogs.ya.com/tonolli-strasbourg
http://blogs.ya.com/tristes-caraibes
Vedere pure il Blog,
http://blogs.ya.com/lista-blogs-tonolli
Porge cordiali saluti e ringrazia,
Dr. Valerio Tonolli
Segunda carta al Presidente Ciampi
Azeglio Ciampi Carlo
Viernes, 23 de septiembre de 2005
Segunda carta a Carlo Azeglio Ciampi, Presidente de la República Italiana
Estimado Señor Presidente,
1. Quiero Informar usted que Su Excelencia el Embajador de Italia en Costa Rica, y por usted nombrado, Dr. Gioacchino Trizzino ha por fin logrado aplicar sea a mi que a mi familia un metafórico “cabrito siciliano” que como usted sabe, consiste en amarrar a la victima de manera tal que, por hacer pasar la soga también alrededor de su garganta, moviéndose para tratar de soltarse, se queda estrangulada. ¡Eso mismo! Este asunto se arrastra desde diez años ya, y en varias ocasiones, por un verdadero milagro, he logrado evitar que se me aplicara semejante suplicio mortal.
2. De hecho, ya van ocho años, es decir en marzo de 1997, que si era por la Embajada de Italia de Santo Domingo en República Dominicana, yo estaba bien liquidado y en la cárcel por no sé cuanto tiempo, debido a las calumnias de parte de las autoridades municipales de Puerto Plata (sindico Troche) que querían robarme una propiedad. En aquella ocasión, los funcionarios de la Embajada de Italia ni siquiera me recibieron y tuve que entregar una carta mía (a la cual nunca se contestó) en la calle (y sin recibo) al carabinero de turno y esto bien que existiera una orden de detención en mi contra valedera por todo el territorio nacional dominicano. Milagrosamente, o por suerte, quien me ayudó fue el Jefe de Redacción del periódico “El Caribe”, Lic. Felipe N. Ciprián, quien publicó la verdad y todo se arregló en unos días. Ver dicho artículo a la página Web www.tristecaribe.8k.com
3. EL LOBO PIERDE EL PELO, PERO NO EL VICIO. En el 2002, la administración municipal que sucedió a la del sindico Troche, es decir la del sindico Ramón Ortiz, me robó el terreno que no había logrado robarme el sindico Troche. El sindico Ortiz me robó el terreno mencionado, el día después que yo lo ofrecía en venta en un gran anuncio (y muy caro) publicitario en el periódico “Listín Diario” en fecha lunes 11 de febrero de 2002. Ese anuncio, con su pequeño mapa etc., se puede ver siempre en la página Web www.tristecaribe.8k.com Siendo que es mi primera página (ahora tengo treinta y tres –38-), está bastante mal hecha, muy lenta y hay que tener paciencia. El anuncio se encuentra más o menos a mitad del libro (de cuatrocientas páginas) y donde en alto se lee, “Las Regiones” – Se vende en Puerto Plata,- e inmediatamente antes del capítulo dedicado a Haití. Siendo que el sindico Ortiz no tiene ningún documento que demuestre algún derecho sobre dicho terreno, se inventó de “alquilarlo” al beneficiario del mismo, es decir Freddy Vásquez, en cambio de dos mil (2.000) dólares US.
4. Ese terreno que me ha robado Ortiz es de ciento setenta metros cuadrados (170) y como se puede leer en el anuncio comercial estaba en venta en tres cientos cuarenta mil (340.000) pesos dominicanos, es decir veinte mil (20.000) dólares US al cambio de entonces. Ese dinero lo necesitaba con la máxima urgencia, habiendo decidido de abandonar a República Dominicana, con mi familia, siendo que el ambiente, en Puerto Plata, para todos nosotros, se había vuelto extremadamente peligroso.
5. Y es aquí que reitero que al Ministerio de Relaciones Exteriores Italiano se aplica perfectamente el dicho , “el lobo pierde el pelo pero no el vicio”. ¿Porqué? Porque, solamente después de insistir mucho, logré ser recibido por el Embajador Italiano quien me liquidó en un par de minutos, prácticamente riéndome en la cara y diciéndome que él representaba al Estado italiano en República Dominicana y que para mis asuntos personales me buscara un abogado. Quiero precisar que ningún abogado acepta de arriesgarse en contra de las autoridades del Estado Dominicano. Yo el abogado lo había buscado, las relativas denuncias delante los Tribunales competentes las había hecho, pero nunca se llegó a nada porque la solución es política, es decir, que si no interviene la Embajada de Italia, uno está completamente perdido.
6. Esto me lo confirmó también mi ex vecino y amigo, el Senador por Puerto Plata Lic. Tomy Durand, también ex Diputado y ex Gobernador de la misma provincia de Puerto Plata y que había tratado de hacer razonar al sindico Ramón Ortiz, pero que ese no quería entender nada. Por vivir en la misma calle de la Urbanización La Atlántica, y justamente uno frente al otro, nos veíamos todos los días, y no se cansaba de insistir muchísimo sobre ese punto, es decir, que sin la intervención del Embajador italiano, yo no tenía la más mínima posibilidad de salirme del problema.
7. El Embajador italiano en este caso era el Dr. Stefano Alberto Canavesio. Personaje bastante escuálido y fanfarrón, si se piensa que por ejemplo en ciertas conferencias de prensa locales informaba que estaban por llegar inversionistas italianos con dos mil millones de dólares US (2.000.000.000), etc. Ahora bien, si se piensa que por los datos y estadísticas del Banco Central Dominicano (que se corresponde a nuestra Banca d’Italia), las inversiones italianas, alemanas, francesas, británicas etc., son del orden de veinte, treinta o cuarenta millones de dólares US, para este país, absolutamente no se entiende, como, y de donde, improvisamente aparecían miles de millones de dólares. En verdad, que meses más tarde, no se volvía a escuchar más de aquellos alardeados dineros.
8. Pero donde mejor se revela por lo que es, es en el afirmar el Embajador Canavesio, que su principal interés y preocupación en la vida, son....las mujeres. Esta declaración la hizo a una periodista del principal periódico dominicano, fotografiado bronceado y en traje de baño en un yacht o yate en el azul Mar Caribe. Y hasta aquí no hay por que criticar nada o casi. Sin embargo, dos profesoras de italiano (italianas) del Centro Cultural Italiano, Dante Alighieri, me aseguraron que a su Excelencia el Embajador de Italia, Dr. Stefano Alberto Canavesio interesaban solamente las menores dominicanas. No quisiera que se me malentendiera y que se piense que quiero calumniar injustamente al Dr. Canavesio. De hecho, las pruebas de cuanto he referido, yo no las tengo. Sin embargo, indirectamente, tales acusaciones tienen un precedente o base si se piensa que antes de venir asignado a Santo Domingo, el Dr. Canavesio era Embajador de Italia nada menos que en Brasil, es decir en una Embajada que pienso sea de primera clase. Entonces, el haber sido retrocedido a República Dominicana, no ha sido ciertamente una promoción. Siempre según mis dos informadoras del Instituto Cultural Italiano Dante Alighieri, eso acaeció porque el Dr. Canavesio cuando se encontraba en Brasil parece que se fue a la cama con alguien mucho más arriba que él, y que, Embajador de Italia o no, no se la perdonaron y lo hicieron retirar.
9. Si todo esto fuera cierto, no hay la mínima duda que muchos de los que representan a Italia en el Mundo, absolutamente no están a la altura de la situación, y, para volver a mi caso, tales escuálidos personajes no perderán ciertamente su precioso tiempo en defender a un ciudadano italiano con su familia, siendo que el tiempo no les alcanza para dedicarse a asuntos sin dudas más divertidos y excitantes, por lo menos para ellos. ¿Qué le parece, Presidente Ciampi?
10. Mientras tanto, y para complicar mayormente mi situación, en Puerto Plata el sindico Ramón Ortiz, el general de la Policía Dominicana, Betances, el coronel de la Policía Municipal Vásquez, los beneficiarios de mi terreno Freddy Vásquez con su concubina, la alemana Claudia Kroll (Presidenta de la zona franca industrial de Puerto Plata), juntos al vicecónsul italiano ing. Paolo Costa, se inventaron otra ridícula calumnia (que yo quería quemar a mi casa) y trataron de hacerme encarcelar (para darme una lección y ponerme mayor miedo), y sin ninguna orden escrita del Juez competente y por agentes de civil (sin uniforme), quienes eventualmente asesinan a uno sin que se sepa quien fue. Por suerte (¿ otra intervención o milagro de la Virgen de Altagracia patrona de República Dominicana?) que yo no me encontraba en mi domicilio y habiendo tenido la intuición de comprar justamente la noche anterior un teléfono celular (haciendo reabrir el negocio que ya estaba cerrado), mi esposa me alertó. No volví a casa, esperé donde un amigo que llegara la noche y me fui, por caminos poco controlados, a la ciudad capital de Santo Domingo de tres millones de habitantes, donde me quedé escondido por siete meses o por lo menos lejos de Puerto Plata. De notar que siendo que la intriga era puramente local, es decir entre los “compadres” ya descritos, no se emanó una orden de detención en mi contra (¡no había hecho nada!) valedera para todo el territorio nacional, de manera que cuando me fui de República Dominicana no había ningún impedimento de salida del país para conmigo.
11. Al mismo tiempo, estando yo ausente de Puerto Plata, (ausencia provocada de propósito por los personajes mencionados), tuvo lugar la segunda citación en Tribunal. Había sucedido que por haberme amenazado de muerte con una pistola en plena vía pública, a Freddy Vásquez, beneficiario de mi terreno, lo había denunciado y fue a parar a la cárcel por dos días y dos noches. Después pagó la caución y salió. A la ocasión de la primera citación en Tribunal se reenvió a una próxima porque el único testigo (a favor de Freddy Vásquez) se presentó sin la cédula o documentación de identidad personal. A la segunda citación o audiencia, estando yo ausente y no habiendo hecho nada para hacerme representar por un abogado, el vicecónsul italiano de Puerto Plata ing. Paolo Costa y bien que estuviera al tanto de todo, fui declarado yo “culpable” por el solo hecho de no haberme presentado. Deseo de toda manera aclarar que el vicecónsul Costa informó telefónicamente al Dr. Giuseppe Di Filippo (que reemplazaba al Embajador Canavesio) a propósito de la segunda audiencia y que el Dr. Di Filippo le dijo de ocuparse del caso, enviando a un abogado que me representara. Probablemente el vicecónsul italiano Paolo Costa no hizo nada y por eso se aprovecharon en declararme a mi “culpable”, que a decir verdad no sé de que cosa.
12. Por lo tanto, el juez absolvió de cualquier culpa a Freddy Vásquez, devolviéndole su pistola. Siendo yo ahora el “culpable”, me denunció Freddy Vásquez por haberlo hecho encarcelar por haberme amenazado de muerte con su pistola en plena vía pública y me pidió dos cientos ochenta y cinco mil (285.000) dólares US por daños morales. Y naturalmente, además de tenerse gratis mi terreno que le había “alquilado” el sindico Ortiz. Fue en esa ocasión que logré entender que el vicecónsul de Italia de Puerto Plata, ing. Paolo Costa se había alineado decididamente de la parte del beneficiario de mi terreno Freddy Vásquez y del sindico Ramón Ortiz. ¿Cómo llegué a esa conclusión? Sucedió, que por encargo de Freddy Vásquez y de Ramón Ortiz, el vicecónsul Paolo Costa (estando yo ausente y escondido en Santo Domingo) fue a asustar a mi esposa (que me teléfono muy preocupada) diciéndole de salir huyendo de Puerto Plata, abandonándolo todo y de refugiarse donde conocidos y amigos. Siempre por encargo de los dos ladrones de mi terreno, Vásquez y Ortiz, el vicecónsul italiano Paolo Costa convenció a mi esposa de que aceptáramos por el terreno la séptima parte de su valor, es decir 2850 dólares US, en vez de los veinte mil requeridos en el anuncio comercial ya mencionado. Me costó mucho trabajo, (debido a lo asustada que estaba mi esposa) convencerla de que de ninguna manera podíamos aceptar semejante chantaje o extorsión y menos si propuesto por una autoridad consolar italiana. Le dije de cuidarse mucho y al primer signo de peligro o ataque a la familia, que abandonara inmediatamente nuestro domicilio para refugiarse momentáneamente en la casa de amigos para en seguida tomar el bus, y en cuatro horas de viaje alcanzarme en Santo Domingo.
13. Tengo también que aclarar que habían dos bandos o alineaciones para conmigo y mi familia. En Puerto Plata, como se verá mejor más adelante, tenía totalmente en mi contra al vicecónsul italiano Paolo Costa quien tomaba decididamente la defensa de quien me había robado el terreno. A la Embajada Italiana de Santo Domingo, tenía como enemigo jurado e implacable al Embajador Canavesio. Este, a través de la encargada jefe consular, señora Luciana Sartori, se mantenía en contacto con el vicecónsul Costa, es decir, que los tres estaban de acuerdo y en mi contra. El único que se decidió en ayudarme fue al amable Dr. Giuseppe De Filippo (Reggente) quien reemplazaba al Ambajador Canavesio de viaje a Roma para la reunión anual de los Ambajadores, (2002). Siendo que, por intervenir en mi favor, el Dr. Di Filippo vino a encontrarse “entre dos fuegos”, quiso precaverse y grabó una llamada telefónica del Embajador Canavesio desde Roma (y que me hizo escuchar) en la cual se escuchaba claramente (y con voz enojada) que le prohibía de darme cualquiera ayuda. Estas ordenes las acató la señora Luciana Sartori, quien desde ese momento me negó cualquier ayuda, mientras que el Dr. Di Filippo, amparado por la llamada telefónica grabada, siguió ayudándome, y más que antes, ignorando de esa manera las ordenes dadas por el Embajador Canavesio desde Roma.
14. Más adelante, en otra ocasión, la responsable del Consulado Italiano en Santo Domingo, señora Luciana Sartori me dijo divertida; “ ¿porqué no se fue de Dominicana hasta que estaba en tiempo? Ahora usted está atrapado, siendo que existe, desde meses ya, un impedimento de salida del país en su contra”. Me quedé como paralizado. ¿Desde meses? Le pregunté yo. ¿Y porqué no me lo ha dicho antes? ¿De quien lo ha sabido? No quería decírmelo, pero insistiendo me dijo que era el vicecónsul de Puerto Plata ing. Paolo Costa quien se lo había dicho. ¿Y él no me avisó? Dije yo y esto bien que él tenga el número de teléfono de mi casa, él de mi teléfono celular y mi E-mail. Vil traidor vendido, pensé yo. Después la señora Sartori me enseñó un fax recibido ese mismo día del vicecónsul Paolo Costa. Estaba lleno de mentiras y calumnias y insistía hasta el cansancio para que me convenciera a volver a Puerto Plata, para dejarme encarcelar, procesar, pedir perdón al sindico Ortiz por haberlo llamado ladrón y de esa manera, “pagar mi deuda con la Justicia”. Trató la señora Sartori de convencer también a mi esposa, que había venido para ver a un médico especialista. Mi esposa, al comienzo, y por estar como aterrorizada, estaba un poco dudosa a propósito de que hacer, pero después de haber leído el fax mencionado, dijo que ni hablar de que yo volviera a Puerto Plata, tantas eran las mentiras contenidas en él. Con razón que la señora Sartori no me quiso dar una fotocopia del fax ese. Supe también que la norma es que todos los faxes que llegan a la Embajada deberían pasar por primero por el despacho del Embajador. El Dr. Di Filippo (Reggente), que como ya precisado substituía al Embajador Canavesio en viaje a Roma para la reunión anual de los Embajadores, (2002) me dijo, sorprendido y perplejo, que él no sabía nada. Conclusión, en vez de ayudarme o al limite no hacer nada, se hacía todo lo posible para hacerme daño junto con mi familia. En este sentido, el vicecónsul italiano de Puerto Plata ing. Paolo Costa es un criminal y lo denuncio como tal por este medio. En su tiempo pedí que se lo quitara de su cargo, pero ni me contestaron desde la Embajada Italiana de Santo Domingo.
15. El ing. Paolo Costa ha “heredado” el viceconsulado de su difunto papá, don Aldo Costa, quien llegó desde Schio (Veneto-Italia) hacen unos treinta años, muy pobre, con las maletas de cartón y como cuentan los chismosos y envidiosos, “con una mano delante y una atrás”. Actualmente la fortuna de la familia Costa está evaluada en varios millones de dólares US, y pretender demostrar su origen con el apoyo de los libros contables es como pretender cuadrar al circulo. Sin querer establecer ningún enlace o relación con eso, hago notar que para el pequeño mundo diplomático dominicano, el vicecónsul italiano de Puerto Plata don Aldo Costa (hombre muy sagaz e inteligente) era tratado como un verdadero diplomático e iba y venía semanalmente en avión desde Miami (USA) sin que su maletín fuera controlado. En esos tiempos, alrededor de 1990, el Cónsul General Italiano de Miami fue arrestado por narcotráfico. Repito que no pretendo establecer algún vínculo entre este hecho y el vicecónsul italiano don Aldo Costa, pero solamente ilustrar mejor una situación general bien degradada y que refleja la situación real del Ministerio de Relaciones Exteriores Italiano y de muchos que lo representan.
16. Cuando murió el vicecónsul italiano de Puerto Plata, don Antonio Oliva, calabrés recio y quien verdaderamente sabía mantener en alto al honor de Italia, el nuevo Embajador Italiano en Santo Domingo nombró vicecónsul italiano a don Aldo Costa. Este, esperaba desde años ya tal ocasión porque era muy odiado por don Antonio Oliva, en cuanto, en una ocasión, el señor Aldo Costa, bien que sabiendo a don Antonio Oliva gravemente enfermo, se había dejado escapar la frase; “? Pero ese, (Oliva) no muere nunca?” Frase que fue referida al señor Oliva quien hizo transferir al viceconsulado italiano desde la ciudad de Puerto Plata a la de Santiago. Como ya dicho, muerto el señor Antonio Oliva y cambiado el Embajador Italiano su amigo, en Santo Domingo, el nuevo Embajador se puso de acuerdo con don Aldo Costa, nombrándolo vicecónsul italiano por Puerto Plata. Entre otros, y eso me lo ha confirmado la viuda del señor Oliva, señora Ilse Anne Schott, una vez nombrado vicecónsul italiano, don Aldo de acuerdo con el nuevo Embajador italiano su amigo, empezaron a importar desde Italia productos alimenticios y otras mercaderías sin pagar los debidos impuestos al Estado dominicano.
17. Y esta me parece una práctica consolidada por parte de ciertos Embajadores Italianos en Santo Domingo, si se piensa que también el Embajador Italiano que precedió al Embajador Canavesio, fue retirado de su encargo y por requerimiento del Gobierno dominicano en cuanto, aprovechando de sus prerrogativas diplomáticas, se dedicaba, en importar a Dominicana automóviles Mercedes Benz de lujo sin pagar los impuestos de ley. Cuando decidí irme de República Dominicana, fui yo personalmente a la oficina competente a investigar a propósito del impedimento de salida, y contrariamente a cuanto afirmado por la señora Luciana Sartori, no había nada ni nunca había habido nada.
18. DESDE EL SARTEN A LAS BRASAS. Llegado a Costa Rica el 24 de septiembre de 2002, me esperaban muchos problemas. Es así, que por ejemplo el Embajador Italiano Gioacchino Trizzino, nunca me quiso recibir, seguramente por instrucciones del Ministerio de Relaciones Italiano y de la Embajada Italiana de Santo Domingo. Después de nueve meses de muchos e inútiles tentativos, pude superar la situación aprovechando de la “gaffe” del Cavaliere Berlusconi a Estrasburgo (Francia), en su exordio semestral de Presidente paneuropeo. Hice un gran letrero con escrito; “Berlusconi enjuiciado por corrupción, no puede liderar a la Unión Europea”, y me lo puse al cuello justo al frente de la Embajada Italiana (en una calle muy concurrida) de San José (Costa Rica). Lo que no había conseguido en nueve meses lo obtuve en pocos minutos y el Embajador Trizzino me recibió.
19. Al principio me pareció intencionado (o constreñido) en ayudarme, pero un poco más adelante hizo todo lo contrario. En una ocasión fui a pedirle un segundo préstamo de ciento ochenta (180) dólares US, para comprar comida, ( y que meses más tarde devolví, el primer préstamo, cuando me llegaron los treinta mil (30.000) dólares US fruto de la venta de un pequeño negocio de nuestra propiedad en Puerto Plata). Al tanto de que mi visa turística de 90 días estaba vencida, en vez de prestarme los 180 dólares (por la segunda vez), llamó a la Policía de Migración que me arrestó, encarceló y redactó una orden de deportación para conmigo. (Primera experiencia en la cárcel en mis 67 años de vida). Ha leído bien señor Presidente Ciampi. Un Embajador Italiano que empeora aún más una situación ya de por sí muy precaria y al límite de la total ruina psicológica y económica de un ciudadano italiano con su familia. ¡Y por ciento ochenta (180) dólares US.! Eso es lo que vale, para el Embajador de Italia Gioacchino Trizzino una familia italiana en una grave situación de emergencia. A este punto, yo me pregunto si el Dr. Trizzino sea un hombre y de que tipo. Más grave todavía y de notar también, que el precio del boleto del bus de ida y vuelta a la frontera con Nicaragua, para renovar la visa turística de 90 días, cuesta once (11) dólares US, que yo no tenía. Además, a la Embajada Italiana había ido a pie, por no tener tampoco el pasaje del bus de la ciudad. Haciéndome arrestar, el Embajador Trizzino, ponía aún más en dificultad sea yo que mi familia. Si las autoridades de Migración de Costa Rica no me hubieran permitido de apelar a la orden de deportación, mi familia hubiera quedado completamente abandonada a si misma, siendo que mi esposa es ciudadana dominicana y no tiene derecho a ninguna (eventual ) ayuda de parte de la Embajada de Italia.. Y todo esto de parte de las Autoridades Consolares italianas que se supone están (también) para auxiliar o asistir a sus ciudadanos. Así mismo, señor Presidente Ciampi. En una tal emergencia, ahora lo que yo primero necesitaba era el dinero para pagar a un abogado que me redactara la apelación a la orden de deportación. Siendo que no tenía ni un centavo, volví a la Embajada de Italia para pedir, o el dinero para pagar un abogado, o que fuera el abogado fijo de la misma Embajada que redactara la apelación a la orden de deportación. Ni me hicieron entrar y vino al portón de entrada para hacerme marchar en mala manera un encargado cultural o consular, Lino d’Arsié. Entonces, no sabiendo que hacer, volví a la Oficina de Migración para mayores informaciones y, por pura casualidad me encontré con el agente policial (señor Acuña), que me había arrestado (y que se había excusado por tener que hacerlo) y quien se recordaba de mi. Puesto al tanto de la situación, me dijo que la Ley no exigía que fuera un abogado en redactar la apelación y que yo mismo la podía hacer, también a mano. Me senté en la sala de espera, escribí la apelación y la entregué. Más adelante mi apelación fue rechazada y se confirmó la orden de deportación para conmigo.
20. La nueva encargada consular, Cancillera Maria Paola Salvini, pienso que trató de ayudarme, por lo menos en el principio, pero más adelante ella también cambió. Es así, que en una ocasión insistió muchísimo porque le devolviera mi nuevo pasaporte óptico y valedero por diez años, que ella misma me había ofrecido y entregado, gratis. En cambio me hubiera dado un recibo, siendo que mi anterior pasaporte, todavía valedero, había sido anulado. ¡Quien sabe que más estaba tramando en mi contra y de mi familia, el Embajador Trizzino!
21. No sabiendo cual fuera mi situación jurídica en Costa Rica, un día me arriesgué y fui personalmente a Migración. Dije a la encargada que había una orden de deportación en mi contra. Verificó en la computadora y, así era. Entonces le pregunté la razón porque no me deportaban, siendo que tenían mi domicilio y número de teléfono. Se quedó callada y evasiva.
22. En varias ocasiones pedí aclaraciones a ese propósito a la Cancillera Maria Paola Salvini . Siempre fue muy ambigua y nunca me dijo ni que sí, ni que no, o como, en fin de cuenta estaba la situación. Le pedía también de decir al Embajador Trizzino de ver de arreglar el asunto, quien sabe haciendo anular la orden de deportación en mi contra, siendo que había sido él, el responsable del daño causado a mi y mi familia. Y la señora Cancillera Salvini a quedarse siempre bien evasiva. Sea como sea, y a pesar de todo, tuve la impresión de que la Cancillera señora Salvini hizo cuanto pudo para asistir a mi personalmente como así a mi familia. Es así, que por ejemplo, me dijo que, investigando a propósito de mi requerimiento de la ciudadanía italiana para mi esposa dominicana, demanda que había presentado unos tres años antes, (agosto 2002), había descubierto que tal petición se había quedado en las oficinas del Consulado italiano de Santo Domingo por bien dos años. Probablemente se encontraría todavía allí si la Cancillera Salvini no hubiera investigado. Siendo que por las verificaciones, controles etc., al Ministerio del Interior Italiano en Roma, necesitan de un mínimo de dos años de tiempo para completar al expediente, me pregunto una vez más, si esta no es una deliberada y premeditada táctica , verdaderamente criminal, para mantener divididas y eventualmente destruir a las familias italianas. Mis dos hijas tienen pasaporte italiano. En una ocasión en la cual queríamos trasferirnos a Panamá, habiendo yo encontrado un trabajo, no había ningún problema para mi y mis hijas, debido a nuestros pasaportes paneuropeos, mientras que para mi esposa, con pasaporte dominicano, no concedían la visa y hubiéramos quedados divididos.
23. Para ilustrar todavía mejor al turbio ambiente diplomático italiano en Costa Rica, sean suficientes dos otros pequeños ejemplos. El primero concierne una exposición de pintores italianos, “Macchiaioli” patrocinada por la Embajada de Italia, es decir por el Embajador de Italia Dr. Gioacchino Trizzino, en Costa Rica. El periódico, “La Prensa Libre” (diario decano de la prensa costarricense y muy serio), en su edición del 10 de marzo de 2003, titulaba; “Empresario involucra y acusa a la Embajada de Italia y a miembros del Cuerpo Diplomático italiano”. “Denuncian irregularidades a propósito de una exposición de arte”. Entre las muchas cosas se leía que el Museo Nacional de San José de Costa Rica, había suspendida y cerrada por un periodo indefinido a la exposición de los pintores “Macchiaioli Italiani”, por el hecho, entre otros, que en el documento aduanal de entrada a Costa Rica de las obras de arte, estaban marcados 145 cuadros y no 147 como en realidad habían llegados a Costa Rica. De hecho, continuaba el artículo, sea el “Retrato de Señora” que “La vaca al pesebre” no estaban apuntados en el documento aduanal de entrada a Costa Rica. Estaba también el hecho del documento asegurador italiano, de la Toro Assicurazioni, (Seguros Toro) que resultó ser falso. Baste pensar, continuaba informando el diario, que las 147 o 145 obras de arte estaban aseguradas por solamente mil seiscientos cincuenta y ocho (1.658) Euros, cuando, se hacía notar, solamente una de ellas individualmente costaba alrededor de diez y seis mil Euros (16.000). Entonces, se explicaba, el Embajador Trizzino superó ese obstáculo haciendo llegar los cuadros con la valija diplomática. Dicho esto, sea claro que yo no dispongo de ningún elemento de evaluación para poder decir si lo hecho por el Embajador Trizzino, en este asunto, haya sido correcto o no. Quien sabe que talvez sea por tener que moverse o “navegar” en medio de este embravecido mar que, humanamente no le queda tiempo al Dr. Trizzino de recibir a ciudadanos (¿súbditos, o siervos de la gleba?) de tercera, cuarta o n....categoría, en dificultad.
24. El otro caso se refiere a los festejos por el quincuagésimo aniversario de la fundación de la colonia italiana de San Vito de Coto Brus. Fundada en 1952, en plena floresta virgen en el Sur del país y confinando con Panamá, fue algo de verdaderamente épico. Los colonos italianos eran prácticamente todos del Norte de Italia, (Véneto, Friuli, Venecia Giulia, Lombardía, Piemonte etc.) y algunos del Centro Norte de Italia, (Marche, Abruzzo, Molise). Siendo que en su conjunto, o por lo menos por lo que concierne a la comunidad italiana involucrada, el experimento fracasó, y eso a pesar de los enormes esfuerzos de los colonos italianos pero también por el hecho de que el Estado de Costa Rica no aportó la parte económica que le correspondía; en un periodo de 3-5-20-25 años, se fueron casi todos los colonos italianos. Quien se volvió para Italia, quien emigró a los USA, Canadá, Australia y quien en otras localidades mayormente acogedoras y desarrolladas de la Misma Costa Rica. Después de explicado todo esto, ahora viene el Brancaleone italiano de turno, es decir Su Excelencia el Embajador de Italia, Dr. Gioacchino Trizzino, (quien como ya explicado, manda apresar a mi, mejor que prestarme ciento ochenta dólares US para comprarle comida a mi familia– y que más tarde, los devolví- o, en alternativa, prestarme los once (11) dólares US del bus para el viaje de ida y vuelta a la frontera con Nicaragua para obtener otra visa turística de tres meses). Como decía, y con esos precedentes, ahora viene el Embajador Trizzino que quiere demostrar de que él las cosas las sabe hacer verdaderamente a la grande. Para eso dispone, discrecionalmente y a su plena voluntad, del dinero de los contribuyentes italianos. Gasta a diestra y siniestra. Organiza vuelos charter desde la capital San José a San Vito, para las autoridades estatales de Costa Rica, gente en su gran mayoría bien mediocre, al decir la verdad, quienes no han hecho absolutamente nada para San Vito, ni lo harían si pudieran. Quiero insistir sobre este punto, y es que por lo menos con referencia a los colonos italianos originarios, estos políticos y burócratas ticos, no tienen absolutamente nada que ver con los enormes sacrificios hechos de parte de italianos y costarricenses en la fundación y edificación de San Vito. Y siempre nuestro Brancaleone italiano de turno, el Embajador Trizzino quiere deslumbrar (a quien no hizo absolutamente nada), y, entre otros, hace llegar desde Italia a la internacionalmente famosa soprano Katia Ricciarelli (ex esposa del presentador siciliano Pippo Baudo), para que entretenga con arias operísticas a los ilustres invitados de honor, en la residencia del Embajador Trizzino, sin olvidar, (siendo que quienes pagan la factura son los contribuyentes italianos), el irrenunciable desfile de moda, con encantadoras modelos locales e italianas, automóviles Ferrari y Maserati y motocicletas Ducati. Tampoco olvidemos que la gente de Costa Rica, en general, no entiende absolutamente nada de lírica, o si entiende algo será el 1% de la población. Tampoco olvidemos a los coterráneos o paisanos del Embajador Trizzino. Siendo él siciliano, aprovecha de la gran ocasión para hacer venir nada menos que trece (13) delegaciones municipales sicilianas con a la cabeza los respectivos Alcaldes o Síndicos, para; “....estudiar las posibilidades de inversiones sicilianas en Costa Rica y averiguar de persona si es verdad que la bondad y calidad del café tico se corresponde a su fama....” es la excusa oficial, álibi o coartada para tal turismo de Estado o “burócrata-turismo”. Con el costo de una sola noche de hotel ( mínimo cien dólares US por noche) de esas docenas de personas, ¿cuántos boletos de bus de 11 dólares, de ida y vuelta a la frontera con Nicaragua, no se comprarían? ¡Claro que esto es otro asunto, como no! De recordar también que de los colonos italianos de hacen cincuenta y más años, ninguno de ellos era siciliano. Pero, hablando de los colonos italianos originarios, nadie se ha preocupado de invitar y hacer venir a un pequeño grupito de esos héroes, que seguramente hubieran venido con gusto. Ninguno de ellos ha sido invitado o traído a esta bella fiesta con decidido sabor siciliano. Al decir la verdad, ha llegado de Italia el señor Ugo Sansonetti, de ochenta años y uno de los ex directores de la colonia de San Vito, quien, desde muchos años se ha vuelto para Italia. Llegado desde Italia por su propia iniciativa, en su discurso conmovedor, recuerda, entre otros, don Ugo, visiblemente emocionado, que tiene a dos hermanos enterrados en el cementerio de San Vito y que dos de sus hijos nacieron en esa misma ciudad. Dicho todo esto, no hay duda de que la conmemoración de la fundación de San Vito había que hacerla....pero con otro espíritu; con mayor humildad y menos boato (y relativos gastos inútiles o superfluos). Esto por lo menos con referencia a los colonos italianos originarios que, como se ha visto, se fueron casi todos, por haber aquella epopeya fracasado, también por culpa del Estado de Costa Rica que no cumplió con sus compromisos, como era la ejecución de obras indispensables, como caminos, escuelas, hospital e infraestructuras varias. De todos modos es un hecho innegable de que la pequeña ciudad de San Vito existe a pesar de tantas dificultades y contratiempos y, siendo que a su edificación han participado también muchos costarricenses, ahora cuenta con casi diez y seis mil (16.000) habitantes, que en su casi totalidad son de origen costarricense.
25. El 29 de octubre de 2003, el Embajador Trizzino me entregó una carta suya en donde, entre otros, se puede leer que; “deseo también informar usted que, el Embajador Goirgio Sfara (en República Dominicana), está intencionado, si no habrán hechos nuevos de aquí a dos meses, de enviar una protesta formal al Ministerio de Relaciones Exteriores Dominicano. Entonces, en fecha de hoy o desde la fecha de esa carta (29/10/2003), han pasado los dos meses prometidos para llegar al final del 2003, más todo el año 2004. Y más los nueve meses del presente año 2005. Total , ¡23 meses o casi dos años! ¿Solamente negligencia de parte del Embajador Giorgio Sfara de Santo Domingo? Puede ser, pero entonces sea mi metabolismo que él de mi familia, debería ser análogo al de esas ranas australianas que pueden permanecer enterradas en el desierto, por años, y sin comer y beber, esperando las próximas lluvias. Personalmente, y en toda honradez, más que negligencia me parece una actitud clara y premeditadamente criminal. No hay la menor duda que se hace de todo para destruir, moralmente, físicamente y económicamente, a mi con mi familia. En estos dos años he enviado simultáneamente, docenas de E-mails (tengo las impresiones- recibos) de solicitud, sea a las Embajadas de Italia de Santo Domingo que de Costa Rica, como así a tres dependencias del Ministerio de Relaciones Exteriores de Italia en Roma. Nunca, nadie ha contestado a ninguno de ellos. La sola novedad es que ahora se han “cansado” y se bloquea el acceso de mis E-mails sea a la Embajada de Italia de Santo Domingo, que a dos (de las tres) dependencias del Ministerio de Relaciones Exteriores Italiano. ¿Qué piensa de todo esto, Presidente Ciampi?
26. METAFORICA “SOLUCION FINAL”. Llegado en Costa Rica en septiembre de 2002, las dos principales novedades fueron que, el deposito aduanal o Almacén Fiscal, Almacenadora S.A. de Los Lagos de la ciudad de Heredia, y que había recibido mi “container” de 15 metros de largo , enviado desde Puerto Plata en República Dominicana, con todos mis efectos personales, me exigía cuatro mil dólares US por “bodegaje”, suma totalmente injustificada en cuanto yo había comprado al container justamente para que mis cosas se quedaran en él y no fueran (sin necesidad) descargadas y almacenadas en las bodegas de la Almacenadora S.A. Eso de descargar mis efectos personales se reveló, como se verá, sumamente dañino, pero era la excusa para poder cobrarme los cuatro mil (4.000) dólares US de “bodegaje”. Para mayores detalles ver el Blog, http://blogs.ya.com/costaricaaduana De su lado, la Aduana de Costa Rica me pedía ella también cuatro mil (4.000) dólares US como impuestos aduanales. Total, ocho mil (8.000) dólares US, que absolutamente no tenía. A mi petición la Aduana reconsideró mi situación y constatando que se trataba de objetos personales no comerciables, redujo el monto a pagar a dos cientos (200) dólares US. Pero me exigía que destruyera parte de mis efectos personales. Cuando finalmente pude tomar visión de mis efectos personales (abriendo el container) ¡no podía creer a mis ojos! Era como si una inundación o aluvión hubiera barrido o se hubiera llevado todo. Un desprecio total para con mis bienes. Yo personalmente, con la ayuda de una persona, habíamos empleado un mes en Puerto Plata para acomodar todo. Por primera cosa se habían construido dos grandes estantes en todo lo largo y alto de los dos lados del container asegurándolos con tornillos a las paredes del mismo. A continuación se habían acomodadas todas mis cosas, bien empacadas y protegidas. Ahora bien, para poder tener la excusa de hacerme pagar el “bodegaje”, el personal del Almacén Fiscal Almacenadora S.A. de Los Lagos de la ciudad de Heredia, por ordenes de su Director, Rafael Mora Chinchilla, en un primer tiempo, había completamente vaciado a mi container, destruyendo también a los grandes estantes; por un cierto tiempo habían almacenado el todo en sus bodegas y en un segundo tiempo, necesitando el espacio, habían vuelto a tirar todo al interior del container, pero a granel como si fuera un gran montón de basura. Así por ejemplo, una máquina de escribir eléctrica Olimpia (alemana) y que me costó mil dólares US, estaba tirada (y dañada) en el piso del container, por debajo del montón de máquinas de mi taller, prensas hidráulicas, centrífugas etc., y que pesan dos cientos, tres cientos y cuatrocientos kilos cada una. Se habían dejado que les lloviera encima a cinco grandes enciclopedias, cuyas páginas de papel patinado se habían pegado, rindiéndolas inservibles. Faltaban muchísimas cosas, robadas o desaparecidas. Parte de los muebles estaban desfondados y rotos. Pedí por daños diez mil dólares US (10.000), suma bien limitada o simbólica, si se considera al grandísimo daño. De todo esto están las fotos y próximamente las publicaré en Internet, en el Blog ya mencionado http://blogs.ya.com/costaricaaduana/ Mejor que llegar a un acuerdo, optaron por destruir las pruebas de todo eso y con el acuerdo del Director de Aduanas del Aeropuerto Juan Santa Maria, Lic. Rafael Bonilla Vindas, y utilizando un tecnicismo sin ningún fundamento legal, se “destruyeron” totalmente todos mis bienes personales que estaban bajo la responsabilidad del Director del Almacén Fiscal Almacenadora S. A. De Los Lagos de Heredia, señor Rafael Mora Chinchilla. No se me avisó que se iba a cometer semejante fechoría o crimen y eso bien que el señor Rafael Mora C. tuviera una carta mía ( de la cual tengo una copia-recibo firmada por su recepcionista) con indicados claramente mi dirección y domicilio, mi teléfono y mi E-mail. Todos los costarricenses a los cuales he contado este insólito hecho o crimen concuerdan de manera unánime de que en Costa Rica no se destruye nada. En alguna casa, dicen ellos, estarán, entre otros, una librería costada cinco mil dólares US en 1972; una mesa antigua que pesa ciento cincuenta kilos; una concha o caracol gigante, “tridacna gigans” comprada personalmente en las Filipinas en 1970 y que pesa ciento cuarenta kilos; una bicicleta de carrera hecha a mi medida en Verona, pagada en 1975, ochocientos dólares US y que la he visto parecida aquí (de esa calidad) en una tienda de Heredia por dos mil dólares US (2.000). Más miles de otros objetos. Entre estos cuatrocientos cincuenta moldes de goma (hule) para fusiones en peltre y estaño, junto con el taller semi industrial completo, (prensas hidráulicas, centrífugas, hornos eléctricos, generador de corriente casi nuevo Honda de cinco KW, etc.) ¡Todo “destruido”! Lo que me ha dolido más ha sido la destrucción de mil volúmenes (libros) especializados y coleccionados muy cuidadosamente en los últimos 45 años de mis 67 de vida. ¡Miles de fotografías y recuerdos de familia viejos de cinco generaciones, lanzados a la basura! Proyectos para el desarrollo de Haití y documentación varia, con todo mi archivo personal de miles de documentos y recibos, entre ellos, las cotizaciones pagadas al Seguro Social Italiano (INPS) para conseguir la pensión......etc., etc.
27. He puesto denuncia pidiendo un millón de dólares US (pero, esperando encontrar a mis cosas, especificando que prefería de mucho a ellas que al millón de dólares). La Fiscal encargada ha decidido que destruir intencionalmente y en mala fe y sin avisar, los bienes personales de uno juntados en toda una vida, no es delito penal. He apelado a ese verdadero adefesio jurídico, pero los Jueces superiores le han dado razón. Ver por más detalles en Internet a los Blogs, http://blogs.ya.com/costarica-justicia/ http://blogs.ya.com/costarica-abogados http://blogs.ya.com/costarica-cochinadas http://blogs.ya.com/costarica-opinion http://blogs.ya.com/lista-blogs-tonolli El abogado que me “defendió” y al que pagué seis cientos (600) dólares US, Lic. Alberto Soto Viquez, y que ha hecho toda su carrera en los Tribunales de Heredia en donde se ha pensionado, no me avisó del vencimiento del tiempo para apelar y me “llamó para que habláramos” cuatro días después que había vencido el periodo de tres días de tiempo para poder apelar al verdadero adefesio jurídico de los honorables Jueces y Fiscales de Heredia. Si mi Embajada, la de Italia, hubiera tomado carta en el asunto, muy probablemente no hubiera terminado así.....
28. Cuando yo tuve que salir huyendo de República Dominicana a punta de pistola, (amenazado de muerte por Freddy Vásquez), tuve que abandonar también a una propiedad en la zona del puerto de Puerto Plata, evaluada en 350-400 mil dólares US. (Ver pequeño mapa con vista aérea de la zona portuaria de Puerto Plata al comienzo de mi libro de cuatrocientas páginas y ya mencionado, es decir la página Web, www.tristecaribe.8k.com Dentro del almacén histórico de una superficie de dos mil (2.000) metros cuadrados, de la ex Aduana ( de notar que hace un siglo era la principal Aduana de República Dominicana y mucho más importante que la de la misma capital Santo Domingo). Como decía, al interior de ese almacén histórico, además de crear y organizar a un museo etnográfico, o de los usos y costumbres de los dominicanos en sus cinco siglos de historia, hice también construir a un grande, moderno y bonito apartamento- oficina, de dos cientos (200) metros cuadrados, con tres baños, etc., donde la sala de estar, de ochenta (80) metros cuadrados, es el doble de la entera casita que ahora alquilamos en Costa Rica. Ese bonito apartamento lo hemos disfrutado solamente cuatro años. Ahora, como si no bastara lo que nos sucedió en República Dominicana, después de abandonar a la casa que acabábamos de construir, y teniendo que pagar el alquiler aquí, ahora, como decía, me “destruyen” totalmente , entre otros, también al taller de artesanías que me ha dado de que vivir en los últimos treinta años.
29. En bien tres ocasiones he llevado personalmente una carta al Embajador de Italia Trizzino para que presentara un reclamo al Gobierno de Costa Rica por tal mal hecho o abuso. Nunca respondió a ninguna de ellas. Prácticamente destruido en “todos los frentes”, pido y vuelvo a pedir con docenas de E-mails una cualquiera asistencia o apoyo legal a las Embajadas de Italia de Costa Rica, de Dominicana y a tres dependencias del Ministerio de relaciones Exteriores Italiano (Farnesina), que, como ya explicado, bloquean el acceso de mis E-mails a sus oficinas. La verdad que Italia (y el Mundo) han cambiado mucho, Presidente Ciampi.
30. Recientemente he viajado a Nicaragua para ver de un empleo y ¡!!!!...SORPRESA!!!!!, volviendo a Costa Rica me informan que existe un impedimento de entrada al país para conmigo, valedero por los próximos diez años. FELICITACIONES; CONGRATULACIONES; BRAVÍSIMO, Su Excelencia Embajador de Italia Gioacchino Trizzino. Usted ha logrado lo que no pudieron lograr en Puerto Plata el vicecónsul italiano ing. Paolo Costa, con sus “compinches” Freddy Vásquez y Ramón Ortiz, junto al Embajador Canavesio y la señora Luciana Sartori entonces, y el Embajador Sfara al presente, su digno compadre. Usted como buen siciliano se he demostrado más vivo o “smart” como dicen en los USA, que todos ellos juntos. Por todo eso, no hay la más mínima duda, que usted Embajador Trizzino es el verdadero campeón, un maestro excelso. Que grande honor y que gran placer (al límite del orgasmo) se debe probar en lograr (después de tantos años de esfuerzos de parte de todos ustedes) dividir a una familia, desde años ya en una situación de gran emergencia y al borde de la suportación. Usted no es un gran cobarde, Embajador Trizzino, en lograr todo eso, sino un valiente, insuperable, simbólico y actualizado “Cid Campeador” que logra, solo, lo que no pudo todo un grupo de sus semejantes. Usted sería un perfecto torturador, Dr. Trizzino, que goza en revolver el cuchillo en la llaga de la víctima de turno. ¡Qué viva la Farnesina o Ministerio de Relaciones Exteriores Italiano. Viva el Estado Italiano y quien lo dirige, especialmente al metafórico cáncer maligno (y en fase de metástasi), representado por el Honorable Cavaliere Berlusconi, que trata por todos los medios de convertir a Italia (en gran parte lo ha logrado) en su negocio personal. ¡!!VIVA ITALIA!!! ¡Entonemos al himno de Mameli o nacional. Todos juntos han ganado ustedes. Ustedes son todos unos “valientes héroes”. No hay la menor duda que quien manda son ustedes. ¡Qué viva también la Sicília, su hermosa tierra, Dr. Trizzino. ¿La Sicilia?.....Un momento,....estoy confundido y desorientado,....permítanme hacer el punto de la situación....!NO! No hay que exagerar ni confundir las cosas. Meditándolo bien, Embajador de Italia Dr. Trizzino, usted es una verdadera vergüenza para su tierra y para su gente. ¡Usted, en el espíritu, no es siciliano! ¿Porqué? Porque la gran mayoría de los sicilianos son personas honradas, dotadas de un gran sentido del honor y la justicia y que ponen a la familia por delante de cualquier cosa. Me pude dar cuenta de eso personalmente en los años 1963-64 cuando trabajaba en Alemania en la construcción, en Boeblingen y Sindelfingen, cerca de Stuttgart. En nuestra habitación éramos en seis, cuatro sicilianos, un véneto y un trentíno, yo mismo. Los sicilianos eran, don Gaetano, Salvatore, Giovanni e Giuseppe. Recuerdo que nos entendíamos muy bien y yo empecé a aprender al siciliano, de manera que antes de acostarme lo decía en ese idioma, es decir, “ura, macare io me curco”. Me sorprendía mucho el hecho que al escuchar las vicisitudes de sus respectivos pueblos en Sicilia, muy a menudo, todos exclamaran, ¡ tramposo, deshonrado!, etc., cuando uno contaba las injusticias padecidas, despertando en todos un inmediato e instintivo desdén. Para todos esos paisanos suyos honrados y trabajadores Embajador Trizzino, la familia era todo. Se quedaban a trabajar en Alemania por 9-10 meses y se volvían para sus casa por los dos, tres meses mayormente fríos, (diciembre, enero, febrero). Salvatore, de treinta años, decía de una manera muy educada que para él, volver a su casa después de 9-10 meses, era como revivir cada vez la luna de miel. Me asombraba que ahorrara hasta el dinero para el cinema parroquial del Domingo, para poder enviarlo a su familia. ¡Esos son verdaderos sicilianos, Embajador Trizzino! No usted que ha traicionado y renegado al verdadero y genuino espíritu siciliano, que, reitero, antepone la familia ante todo.
31. Yo no sé si usted tenga una familia con hijos y el concepto que tenga de todo eso, siendo que prueba el máximo desprecio para la familia de otro. Por eso, y por lo que pueda valer, yo maldigo a usted y a todos los varios síndicos (alcaldes) de Puerto Plata, Troche y Ramón Ortiz, a Freddy Vásquez con su concubina alemana Claudia Kroll, más a los Embajadores Canavesio y Sfara, y al vicecónsul de Puerto Plata, ing. Paolo Costa. Maldigo también a esos funcionarios del Ministerio de Relaciones Exteriores Italiano que han buscado en continuación y premeditación, desde años ya, mi ruina personal y la de mi familia. Maldigo a todo responsable de cualquiera institución o asociación, que, habiendo podido hacer algo para auxiliarme no hizo nada. Maldigo a cualquier persona de Costa Rica que haya obrado a mi destrucción y la de mi familia. ¡Qué sean todos maldecidos! Siendo que me han enseñado que el Mal y la desgracia no es bueno augurárselo a nadie, entonces es mi deseo que todos ustedes, con vuestras familias, sufran por lo menos la mitad de lo que han hecho sufrir a mi con mi familia. ¡Malditos todos!
32. Sin embargo, el resultado de cuanto logrado por Su Excelencia el Embajador de Italia, Gioacchino Trizzino para conmigo, ha tenido por lo menos una relativa “ventaja”. Y es que, simbólicamente , desde años ya, yo vagaba a tientas en una metafórica espesa floresta, con neblina y todo, no logrando entender mi real posición y situación, pero solamente intuyendo que en general, las cosas y situaciones que me concernían, absolutamente no funcionaban. Ahora, con el impedimento de entrada a Costa Rica y la separación de mi familia, es como si me hubiera topado, dentro de la muy vasta floresta, en una providencial elevación o colina. Llegado a su cima, también un providencial viento barre con la neblina y,.....maravilla de las maravillas, aparece a mis pies, y en toda su vastedad, la realidad que había solamente intuido. Todo es claro y evidente, diáfano y cristalino. ¡Transparente! Ahora, improvisamente, no solamente tengo la intuición de todo lo que está y estaba sucediendo desde años ya, sino que la certeza, la evidencia y la realidad, están allí, bajo mis ojos. Solamente ahora comprendo verdaderamente porque desde tres años ya, no he tenido ninguna respuesta, ni de parte del vicecónsul italiano de Puerto Plata, ing. Paolo Costa ni del Embajador Giorgio Sfara en Santo Domingo. Por fin entiendo porque en vez de los dos meses prometidos, son pasados 23 de meses y sin que sucediera nada. Entiendo que, es más que evidente que aquí no se trata de una eventual negligencia, sino de un criminal, preciso y premeditado designo para destruirme con mi familia. Alguien debería decirme delante de cual institución del Estado Italiano pueda denunciar tales criminales o delincuentes. Y esto a pesar que una persona me haya dicho que los diplomáticos italianos no pueden ser denunciados por ninguna acción ni por nadie, en cuanto gozan de una impunidad absoluta y total. Si eso fuera cierto, que los parlamentarios (Diputados y Senadores) que se den una movida, o como acostumbra decir el pueblo, que muevan sus nalgas. Tienen que crear leyes (si no existen) que impidan y sancionen tales abusos. Porque, en teoría por lo menos, ¿no somos todos iguales frente a la Ley?
33. Siendo que una señora emiliana que trabaja desde más de veinte años ya en el Consulado Italiano de San José de Costa Rica, no tiene la menor idea de lo que sea la Convención de Viena relativa a las Relaciones Diplomáticas y Funciones Consulares (Convención del 18 de abril de 1961 – entrada en vigor el 24 de abril de 1964) firmada o ratificada también por el Estado Italiano, transcribo a continuación por lo menos al Artículo 5 de la misma.
34. ARTICULO 5 DE LA CONVENCIÓN DE VIENA. Funciones Consulares. La Funciones Consulares consistirán en: e- Dar ayuda y asistencia a los ciudadanos del Estado que envía, sean personas físicas o jurídicas. i- Representar a los ciudadanos del Estado que envía a tomar las medidas convenientes por su representación delante a los tribunales y otras autoridades del Estado receptor, en conformidad con la práctica y procedimientos en vigor en este último, con el fin de conseguir que, de acuerdo a las leyes y regulaciones del mismo SE ADOPTEN LAS MEDIDAS PROVISIONALES DE PRESERVACIÓN DE LOS DERECHOS E INTERESES DE AQUELLOS CIUDADANOS CUANDO POR ESTAR AUSENTES O POR CUALQUIERA OTRA CAUSA NO PUEDAN DEFENDERLOS OPORTUNAMENTE. Pienso que más claro que así no se puede. Sin embargo, he demostrado que desde diez larguísimos años ya, la Convención de Viena mencionada con su artículo 5 es completamente y despreciadamente desconocida, o talvez sea más exacto decir, ignorada, deliberadamente, con premeditación y criminalmente, no solamente por la señora emiliana bien, bien, ignorante esa, pero también de parte de Embajadores, Cónsules Generales, Cancilleres, vicecónsules, etc., de Italia, que siempre me han dicho, riéndome en la cara, de buscarme un abogado para mis “roñas” personales. Por lo tanto, el quehacer de las Autoridades Consulares italianas para conmigo, hasta el día de hoy, ha sido completamente y criminalmente ilegal o si prefieren fuera de la Ley. ¡Así mismo! No se han atenido a la Ley. Habiendo actuado de tal manera, con premeditación y de manera continuada, es impensable que puedan (eventualmente) ser denunciados, juzgados y condenados solamente por negligencia. ¡No! Su actitud y obrar ha sido y continúa a ser criminal, para mi y para mi familia.
35. Y, para los que tuvieran alguna duda a este propósito, les recuerdo que en ciertas circunstancias ya descritas, las Autoridades Consulares italianas han sido doblemente criminales para conmigo, por la simple razón que, no solamente no me han defendido o asistido, sino que, de acuerdo con mis enemigos, me han hecho grave daño y buscado de hacerme grave daño. Así lo ha hecho el vicecónsul italiano de Puerto Plata, ing. Paolo Costa. Este señor ha hecho lo imposible para que se me encarcelara en Puerto Plata, también con la colaboración de la responsable Consular señora Luciana Sartori. Esa señora me dijo textualmente, de no preocuparme, que me fuera a entregar a Puerto Plata y que me dejara encarcelar, ......que ella se iba a preocupar en sacarme de allí....A este propósito, recuerdo o llamo la atención sobre el hecho que ser huésped de las cárceles dominicanas no es (eventualmente) y como lo pretende la Señora Sartori, una simple formalidad....!No! ¡No estamos en Suecia! Muy a menudo y por un nada, los arrestados (que a veces resultan inocentes) son liberados que no se reconocen, tantos son los golpes, torturas y violencias que han subido. Recuerdo que en una ocasión publicaba el “Listín Diario” (que está como el Corriere della Sera a Italia), que una esposa dominicana fue a visitar a su esposo encarcelado en la capital de Santo Domingo, y en verlo se desmayó porqué, entre otros, tenía a un ojo fuera de la órbita, colgando sobre su cara. Siempre el mismo periódico, publicaba en otra ocasión, (esto sucedió en la ciudad de Santiago,) llevaron a los Tribunales a un detenido que sangraba por la boca, la nariz, los ojos y las orejas. Después de unos minutos de haberse sentado se cayó y murió. También para él resultó que no había certeza de culpabilidad. Hay otros dos casos que causaron conmoción nacional. Uno era el caso de un coronel de la Policía Nacional Dominicana, que hizo morir bajo la tortura a un inversionista venezolano, completamente inocente, para poder apropiarse de sus dos carros de lujo Mercedes-Benz y de su cuenta bancaria. (¿Lo habrán ascendido a general?) El otro caso trataba de una señora que fue a atestiguar de su propia voluntad a propósito de un delito que había observado desde la ventana de su casa y del cual no tenía nada que ver, (y que nadie estaba en conocimiento de eso, es decir que ella hubiera observado eso o fuera testigo). El coronel de la Policía Nacional Dominicana que tomó sus declaraciones, la obligó, poniéndole su pistola en la sien, a practicarle la felación o sexo oral. El escándale fue grandísimo. Pasó hacen unos tres años. Las pruebas estaban todas en contra del coronel. Fue encarcelado. Se dejó pasar al “justo tiempo”. Después de dos años las pruebas habían desaparecido. Fue absuelto de todo y siendo que no he oído más nada al propósito, no me asombraría que mientras tanto lo hayan ascendido a general, siendo que de generales, en República Dominicana, con ocho millones de habitantes, hay más que en los mismos USA, con 280 millones de habitantes. Piensen que el saliente presidente de la República Dominicana, Hipólito Mejía, nombró a cien (100) de ellos en un solo día. Como tampoco me asombraría que, imitando lo que hizo Freddy Vásquez para conmigo, el coronel aquel, habiendo sido declarado inocente, no haya denunciado a su víctima por difamación, pidiéndole quien sabe cuanto dinero por daños morales, como, “justamente” y “sabiamente” han aconsejado y decidido los abogados de Freddy Vásquez en Puerto Plata con los respectivos Jueces para conmigo , como ya se ha descrito anteriormente al párrafo 12 de esta carta.
36. Y no es que el mío sea un caso aislado. Como ya referido en otra parte, en un comentario mío publicado en el semanal italiano “L’Espresso” opiniones del 29 de enero de 2005, escribo; “ a quien lo trata, diga también al Ministro de los Italianos en el Exterior, Honorable Mirko Tremaglia, que un par de años atrás, se “suicidó” en República Dominicana un ciudadano italiano de Trieste. Por los comentarios de los periódicos dominicanos leídos en Internet, ( yo ya había abandonado el país), se podía leer que dicho italiano, (cuyo nombre no aparecía en los periódicos) de más o menos 35 años de edad, no tenía ninguna razón para quitarse la vida. Eso mismo dijo también su esposa, (dominicana), conocidos, amigos, etc. De hecho, a aquel “suicida” le iba “viento en popa”, gozaba de plena salud, tenía una bella esposa y familia, etc., y además de tener en provincia (Sábana de la Mar) una actividad relacionada al turismo bien rentable, acababa de hacerse construir una linda casa nueva en la capital de Santo Domingo. ¿Qué tiene que ver todo esto? Lo tiene, por el hecho que los cronistas (dominicanos)se preguntaban bien perplejos, el porqué no se había hecho ninguna investigación, autopsia u otro, de parte de la Embajada de Italia y se había procedido en hacer cremar en gran prisa al cadáver, me parece también en contra de la voluntad de la esposa. Moral de la fábula,...siendo que en Italia somos sesenta millones, ¡ a quien le va a importar eso?
37. Esta carta servirá también como ulterior documentación adjunta para actualizar mis denuncias en los Tribunales Internacionales. Hay una en contra del Estado Italiano enviada al Tribunal Europeo de los Derechos Humanos en Estrasburgo (Francia). Se la puede ver en Internet a la página Web www.caribetriste.100megas.com Esa denuncia ha sido enviada en fecha 30/8/2003, y ni se han molestado en confirmar su recepción, bien que la haya pedida por Internet en varias ocasiones. A la Corte Interamericana de Derechos Humanos, con sede en Washington D. C., (USA) he denunciado sea a República Dominicana, en fecha, 13/8/2003, que a Costa Rica en fecha 05/11/2004. Tampoco para estas dos denuncias me han informado haberlas recibidas. Ver a la página Web ya citada www.caribetriste.100megas.com
38. Siendo que hemos terminados los treinta mil dólares US ya mencionados al párrafo 19 de esta carta, y que nos han servido, entre otros, para comprar nuestra comida y pagar el alquiler, le sería muy agradecido Señor Presidente Ciampi, también a nombre de mi familia, si interviniera para hacer sí que se nos paguen lo más pronto posible o en los próximos días (¿10-15?), a los veinte mil (20.000) dólares US correspondientes al precio del lote de terreno que nos ha robado el síndico Ortiz y “alquilado” a Freddy Vásquez, como ya indicado a los párrafos 3-4 y 12 de esta carta. Pueden depositar a los veinte mil dólares (20.000) en cuestión en el Banco, Nova Scotia Bank o Scotiabank de Puerto Plata, para que los transfieran a mi nombre y al de mi esposa, (Valerio Tonolli y Belkis Bautista F.) a la filial Scotiabank de la ciudad de Heredia en Costa Rica. Muchas gracias, Señor Presidente Ciampi.
39. Releyendo a su alocución en la Sesión Plenaria del Parlamento Europeo de Estrasburgo del 05/7/2005, Presidente Ciampi, me conforta y da esperanza su afirmación al comienzo de dicho discurso, donde se lee que; ( la Unión Europea) “....es una tierra de Derechos a la cual, cualquier otro habitante de nuestro Planeta Tierra, puede dirigir la mirada con confianza que aquí, mejor que en otros lugares, son respetados los valores de la persona humana.” Desgraciadamente, he ampliamente demostrado en esta carta, y con muchos ejemplos, de que su citada y loable afirmación no vale para muchos funcionarios de la Farnesina o Ministerio de Relaciones Exteriores Italiano, ni para muchos Embajadores de Italia, Cónsules Generales Italianos, vicecónsules italianos etc. Para demasiados de ellos vale entenderse con los corruptos de turno. Como consecuencia de eso, la discrecionalidad en todos estos desagradables casos, viene antes o prima sobre la institucionalidad, es decir la Ley. Quien sabe que su ejemplo produzca la debida reflexión en todas aquellas personas extraviadas, reflexión profunda y ponderada que, (eventualmente) genere la necesaria catarsis o arrepentimiento en el corazón y mente de al menos uno de ellos,....porque se hace más fiesta en el Reino de los Cielos por una sola ovejita extraviada y reencontrada, que....
40. Afortunadamente, no estamos en un periodo de guerra, en el cual los Altos Comandos o Estados Mayores podrían “justificar” el sacrificio de un soldado, regimiento o división, en nombre del “bien común” o en el interés del Estado. ¡NO! Nos encontramos en la pacífica, próspera y opulenta Unión Europea que, podrá avanzar, consolidarse y salir airosa y victoriosa, solamente si sus metafóricas unidades de combate de base, es decir, las personas y familias, tendrán el sentimiento que no serán sacrificadas inútilmente en nombre y defensa de la corrupción, los intereses mezquinos y las venganzas personales de ciertos viles y cobardes “servidores del Estado”. Trate, Presidente Ciampi, de continuar en ser coherente con lo que usted ha afirmado y siempre demostrado con su ejemplo encomiable. Una sola persona con su familia, en teoría por lo menos, valen todos los Estados del Planeta Tierra. Bien que la realidad sea diferente, la humanidad tendrá la esperanza de sobrevivir y avanzar solamente si guiada por principios a los cuales no se puede renunciar. Son al mismo tiempo principios y sueños. Sin embargo, sin ellos, progresivamente y casi sin darnos cuenta, nos deslizaremos o peor nos hundiremos en lo execrable, la indiferencia y en la ausencia de solidaridad.
41. El Ministerio de Relaciones Exteriores Italiano (Farnesina) da la impresión de haberse progresivamente transformado en un enorme “coto de caza”, para allegados, amigos, parientes, etc., en donde reinan el desorden, la ausencia de buen servicio, los “varios mercaderes del Templo”, la corrupción, la fanfarronería, la poca profesionalidad, la discrecionalidad o ausencia y cumplimiento de la Ley, etc., etc. Sería indispensable reformarlo desde sus raíces, recordando a los recalcitrantes que aún en el peor de los casos,....”todo tiene que cambiar para que todo quede igual...” ( El Gatopardo del Príncipe de Lampedusa). Encontrar al metafórico Hércules que sepa “limpiar” totalmente y radicalmente a la Farnesina como lo hizo con los famosos establos esos....Todo esto para que vuelva a brillar la profesionalidad y la Ley. Reformarlo desde las raíces, eliminando por primero y sin piedad ni consideración, todos aquellos que se jactan de una cualquiera “ancianidad”, cuales hijos, nietos, abuelos, papás y mamás, hermanos, primos etc., pertenecientes a familias diplomáticas de casa en la Farnesina desde varias generaciones ya. Es necesario e indispensable un saludable cambio. En la ONU ha sido todavía peor, al interior de la cual, en solamente sesenta años de vida se ha ido formando un parasitismo e ineficiencia proverbial e increíble y al borde de lo obsceno. Es así que a los responsables de hecatombes tales como las de Ruanda y Srebrenica, como por ejemplo Kofi Annan, en vez de destituirlos los han ascendidos, llegando a la indecente desfachatez de premiarlos con el Premio Nobel de la Paz. Por lo tanto, espero que, a pesar de todo, en el Ministerio de Relaciones Exteriores Italiano no se llegará a tan bajo nivel, antes de emprender las necesarias e indispensables reformas.
42. Si nos preocupamos verdaderamente y sinceramente por las personas y sus familias, sobrevive la esperanza. De lo contrario si, sea como sea, viene primero el Estado con sus “intereses”, se desarrollará la desesperación y la destrucción. Un ejemplo práctico y clásico de este fue la inútil e injusta guerra de los USA contra el Vietnam, (verdadero ejemplo clásico de terrorismo de Estado). En Vietnam ( después de treinta años de terminada esa abominable guerra) todavía mueren muchísimas personas a causa de ella, (minas) se enferman o nacen deformes debido a aquella funesta herencia, (desfoliánte naranja tardon). Poniendo en primer lugar a las personas con sus familias, se defiende de la mejor manera posible al mismo Estado, que en fin de cuentas no puede sobrevivir y existir sin ellas, mientras que, al limite, y en los periodos de grandes emergencias y crisis, las personas con sus familias saben como sobrevivir también en la ausencia del Estado, como todos hemos podido presenciarlo recientemente en Nueva Orleans con el paso del ciclón Katrina en donde, la Primera Super Potencia Mundial, es decir el Estado USA, ha brillado por su ausencia, a pesar de Bush hijo como Comandante en Jefe. Y es que los USA progresivamente, han dejado de ser una democracia, para convertirse en una gran plutocracia en donde los intereses personales de unos pocos prevalecen sobre los de la comunidad...(gran sueño de Berlusconi para Italia también), situación bastante parecida a la de la Farnesina.
Agradece y saluda atentamente,
Dr.Valerio Tonolli
Esta carta está en Internet al blog,
http://blogs.ya.com/ciampi-unioneuropea
....S. O. S. ....S. O. S. ....MAY DAY....MAY DAY....
P. S.
Pido perdón pero me he recordado de un caso con matices surrealistas. Se refiere al hecho que, ya van algunos años, el todavía viviente vicecónsul italiano de Puerto Plata, don Aldo Costa, como si nada o como si se tratara de retirar una licencia de conducir por exceso de velocidad, fue a pedirle que le entregara su pasaporte italiano (como así los de sus cuatro hijas) a “su gran amigo” Emilio Gorjup, nacido en Gorizia (Italia) y que vive en Puerto Plata. La razón de esa sinrazón era que, alegadamente, ya serán unos cuarenta años y cuando don Emilio era emigrante en algún país de Sur América, no recibió o contestó un formulario relativo al referéndum de si don Emilio se quedaba con su nacionalidad italiana o escogía la yugoslava, siendo que, a razón de la Segunda Guerra Mundial, el pueblo donde nació don Emilio fue cedido a Eslovenia que a su vez pertenecía a la ex Yugoslavia. La verdad que a mi me pareció bien extraño el hecho que como si nada y sin una clara voluntad declarada (por escrito) del interesado, se le quitara su pasaporte y privara de su nacionalidad a una persona de más de setenta años, que nació italiano y siempre fue orgullosamente italiano, de sentimiento, ejemplo y todo. En una ocasión, pregunté a ese propósito al Reggente de la Embajada de Italia de Santo Domingo, Dr. Giuseppe Di Filippo que, bien perplejo me dijo que eso le parecía bien extraño, en cuanto el Estado Italiano para tomar una decisión tan trascendental exigía una declarada clara voluntad (por escrito) del interesado que, eventualmente renunciaba a la nacionalidad que siempre tuvo. Y eso a pesar que, eventualmente, don Emilio no hubiera contestado al formulario relativo al referéndum ya mencionado. Actualmente, don Emilio Gorjup, con pasaporte dominicano, tiene que pedir visa al Consulado italiano para viajar a su país, Italia, y en donde están enterrados sus antepasados. Cosas veréis....Anímense, señores de la Farnesina, busquen a ese expediente y devuélvanle su pasaporte italiano a don Emilio y a sus cuatro hijas también. V. T.
P. S. Dos viernes, 07 de octubre de 2005
Me viene como anillo al dedo un muy buen artículo publicado esta semana, (3-8 de octubre de 2005) en la revista alemana “DER SPIEGEL”.
En él se habla de los muchos criminales alemanes que se han instalado en República Dominicana, especialmente en la provincia de Puerto Plata (Sosúa, Cabarete etc.). Me imagino que, al igual que ellos, aprovecha de ese ambiente “neutral” y permisivo la ya mencionada concubina alemana de Freddy Vásquez, señora Claudia Kroll, (ver a los párrafos 10 y 12 de esta carta).
Esa señora ( Presidenta de la Zona Libre Industrial de Puerto Plata), puso una fabrica de ropa en la parte final de más de quinientos (500) metros cuadrados de mi almacén y que yo le vendí por una miseria, debido a que estaba muy enfermo de depresión (por culpa de Troche y Ortiz) y no me daba cuenta de lo que hacía. Entonces, y como se puede muy bien apreciar en la foto aérea al comienzo de mi libro www.tristecaribe.8k.com el terreno que el sindico Ortiz me ha robado está al final del almacén, y marcado con el número dos (2). De allí la “genial” idea de Freddy Vásquez, que como nuevo compañero de Claudia Kroll, que entre otros, dirige su fabrica de ropa, “aportó” ese terreno robado a la nueva asociación Kroll-Vásquez. Pero, sabiendo muy bien, Claudia Kroll que ese terreno es robado, no hace que hacerse cómplice del síndico ladrón Ramón Ortiz, por aceptar cosas robadas. De allí a reiterar yo que Claudia Kroll comparte al 100% la mentalidad de sus compatriotas delincuentes, en cuanto ella sabe perfectamente bien que algo parecido ni se lo puede soñar y es impensable en Alemania, porque allá, a propósito de ciertas cosas o situaciones, se acostumbra (justamente) decir “....dass geht es nicht....” o lo que es lo mismo, “eso no se hace”, o eso no vale.
Pero, ya que estamos en el asunto, permítame de “vaciar un poco más el saco”, para que puedan apreciar mejor en que tipo de ambiente he tenido que sobrevivir durante los doce (12) años pasados en Dominicana.
Quiero subrayar esto porque yo, según la Embajada de Italia de Santo Domingo y del vicecónsul italiano de Puerto Plata, Paolo Costa, soy “el malo” que ha “ofendido” a todas las autoridades constituidas de Puerto Plata, etc., etc.
Nótese que todos ellos dicen, “que ha ofendido”, cuando en realidad yo “he acusado”, cosa bien diferente.
Alegando el vicecónsul italiano Costa con la Embajada de Italia que yo “ofendo” es como dijeran que yo “mancillo, calumnio, deshonro” a la inmaculada reputación de esas autoridades, especialmente las municipales.
Como cada uno de nosotros tenemos derecho a nuestras opiniones, buenas o malas que sean, dejo a ustedes juzgar.
Por ejemplo, el ex síndico Troche era un reconocido pandillero político que protegido por el ex presidente de la República Balaguer, (grandísimo amigo del ex Jefe de Gobiernos Italianos, Giulio Andreotti) terrorizaba con su metralleta Uzy (made en Israel), a sus adversarios políticos en las campañas electorales.
Ganada la sindicatura en Puerto Plata, él con su pandilla siguieron con sus fechorías. Hay que aclarar que Troche ganó en nombre del partido en el Gobierno o en el Poder (Partido Reformista Social Cristiano), es decir él de Balaguer. Es costumbre en R. Dominicana que el Gobierno de turno substituya o cambie a casi todos los funcionarios de la burocracia estatal, por clientelismo político. Aún así Troche no se conformó y quiso ser “más Papa que el Papa”. Como ejemplo, maltrató con su pandilla armada hasta los dientes (como síndico de Puerto Plata), y en dos ocasiones diferentes, sea al Director de Aduanas del Aeropuerto G. Luperón de Puerto Plata que al Director de Aduanas del puerto marítimo de Puerto Plata. Los dos Directores necesitaron de atención médica. ¿La razón de esos abusos? Que no dejaban al síndico Troche y sus allegados sacar de las dos aduanas (puerto y aeropuerto) lo que a ellos les daba la gana y naturalmente sin pagar los impuestos de Ley. Esos dos hechos se publicaron en todos los periódicos nacionales dominicanos.
Mucho más grave todavía es el asesinato, no tan “misterioso” de un joven empleado de la Aduana del aeropuerto y que se oponía a los métodos del síndico Troche. Para eso el síndico Troche fue enjuiciado y llegó a los Tribunales, pero, debido a la protección del ex presidente de la República, Joaquin Balaguer, nunca se llegó a nada. ¿Porqué el nuevo Obispo de Puerto Plata no se ocupa de esto? También está el caso de otro joven, (de su pandilla creo) que no se entiende como, pero parece que en una fiesta con tragos, mujeres, droga, etc., terminó con un balazo en la columna vertebral. Murió dos años después del hecho y sufriendo atroces dolores. Ni menciono de todos los terrenos municipales y no que Troche y sus socios se apropiaron en “nombre del pueblo”. Troche llegó a la sindicatura bien pobre y salió muy rico si se cuentan también esos terrenos.
Y siempre en cuanto a terrenos municipales y del Estado, su sucesor, es decir el síndico Ramón Ortiz, hizo lo mismo o más.
De notar que bien que Troche, aparentemente, fuera “más malo” cual jefe pandillero, sin embargo, nunca se atrevió a quitarme el terreno que me quitó Ortiz. Lo intentó, pero no insistió. Así que en ese aspecto el síndico Ortiz es peor que Troche.
¿Qué no es verdad? ¡Sigan leyendo! Estaba yo un día conversando con el señor Puertorreal, alias “Papo” y ex jefe de los Regidores municipales del tiempo de Troche. Hablando de varias cosas, le pregunté yo el nombre de un ex socio de Ramón Ortiz y que había muerto por un accidente de auto. Papo, me interrumpió de inmediato diciéndome que eso no había sido ningún accidente sino que habían malogrado de propósito los frenos del carro del mismo.
Ese señor, un ciudadano de los USA, cual socio de Ramón Ortiz había puesto muchos dólares US en un negocio en sociedad. En esos años, (1985- 1995) don ramón había construido una tienda muy grande en pleno centro de Puerto Plata, (The Grand Factory) y que servía al gran flujo de turistas de cruceros que visitaban diariamente a la ciudad.
Yo no puedo decir si la acusación del señor Puertorreal (Papo) sea cierta o no. Lo que sí me contaron otras personas, es que después del deceso del socio inversionista USA de Ramón Ortiz, llegó a Puerto Plata su familia para investigar también adonde había parado la gran cantidad de dinero que había aportado a la sociedad con Ramón Ortiz, y que no apareció ni un solo dólar ni ningún documento que demostrara la existencia de dicha sociedad. ¡Misterios caribeños!
¡Señores de la Embajada y Consulado USA, hagan algo! Si nadie recuerda nombre y proveniencia de ese norteamericano accidentado, pregúnteselo a otro ciudadano USA que tiene muchos negocios en Puerto Plata, Robert Harrison, que en su tiempo estaba asociado con Ramón Ortiz también. V. T.
Pro-memoria.
A) Lo más urgente es que me manden los 20.000 dólares indicados al párrafo No 38 de esta carta.
B) Que se termine rápidamente la práctica para la obtención de la ciudadanía italiana de mi esposa Belkis Bautista de Tonolli. Ver al párrafo No 22, de esta carta.
C) Los que no tiene tiempo de leer esta carta, pueden hacerse una idea de lo mismo, leyendo la carta al Director de “L’espresso” publicada a la página Web, www.caribetriste.100megas.com
Esta carta está en Internet a los Blogs,
http://blogs.ya.com/ciampi-unioneuropea
http://blogs.ya.com/actualizacion-d-a-r
http://blogs.ya.com/puerto-plata-macondo
http://blogs.ya.com/costarica-opinion
Ver también Blog,
http://blogs.ya.com/lista-blogs-tonolli
Atentamente, Dr. Valerio Tonolli
S.O. S......S. O. S.....S. O. S.......MAY DAY.....MAY DAY.....
V. T.
Viernes, 23 de septiembre de 2005
Segunda carta a Carlo Azeglio Ciampi, Presidente de la República Italiana
Estimado Señor Presidente,
1. Quiero Informar usted que Su Excelencia el Embajador de Italia en Costa Rica, y por usted nombrado, Dr. Gioacchino Trizzino ha por fin logrado aplicar sea a mi que a mi familia un metafórico “cabrito siciliano” que como usted sabe, consiste en amarrar a la victima de manera tal que, por hacer pasar la soga también alrededor de su garganta, moviéndose para tratar de soltarse, se queda estrangulada. ¡Eso mismo! Este asunto se arrastra desde diez años ya, y en varias ocasiones, por un verdadero milagro, he logrado evitar que se me aplicara semejante suplicio mortal.
2. De hecho, ya van ocho años, es decir en marzo de 1997, que si era por la Embajada de Italia de Santo Domingo en República Dominicana, yo estaba bien liquidado y en la cárcel por no sé cuanto tiempo, debido a las calumnias de parte de las autoridades municipales de Puerto Plata (sindico Troche) que querían robarme una propiedad. En aquella ocasión, los funcionarios de la Embajada de Italia ni siquiera me recibieron y tuve que entregar una carta mía (a la cual nunca se contestó) en la calle (y sin recibo) al carabinero de turno y esto bien que existiera una orden de detención en mi contra valedera por todo el territorio nacional dominicano. Milagrosamente, o por suerte, quien me ayudó fue el Jefe de Redacción del periódico “El Caribe”, Lic. Felipe N. Ciprián, quien publicó la verdad y todo se arregló en unos días. Ver dicho artículo a la página Web www.tristecaribe.8k.com
3. EL LOBO PIERDE EL PELO, PERO NO EL VICIO. En el 2002, la administración municipal que sucedió a la del sindico Troche, es decir la del sindico Ramón Ortiz, me robó el terreno que no había logrado robarme el sindico Troche. El sindico Ortiz me robó el terreno mencionado, el día después que yo lo ofrecía en venta en un gran anuncio (y muy caro) publicitario en el periódico “Listín Diario” en fecha lunes 11 de febrero de 2002. Ese anuncio, con su pequeño mapa etc., se puede ver siempre en la página Web www.tristecaribe.8k.com Siendo que es mi primera página (ahora tengo treinta y tres –38-), está bastante mal hecha, muy lenta y hay que tener paciencia. El anuncio se encuentra más o menos a mitad del libro (de cuatrocientas páginas) y donde en alto se lee, “Las Regiones” – Se vende en Puerto Plata,- e inmediatamente antes del capítulo dedicado a Haití. Siendo que el sindico Ortiz no tiene ningún documento que demuestre algún derecho sobre dicho terreno, se inventó de “alquilarlo” al beneficiario del mismo, es decir Freddy Vásquez, en cambio de dos mil (2.000) dólares US.
4. Ese terreno que me ha robado Ortiz es de ciento setenta metros cuadrados (170) y como se puede leer en el anuncio comercial estaba en venta en tres cientos cuarenta mil (340.000) pesos dominicanos, es decir veinte mil (20.000) dólares US al cambio de entonces. Ese dinero lo necesitaba con la máxima urgencia, habiendo decidido de abandonar a República Dominicana, con mi familia, siendo que el ambiente, en Puerto Plata, para todos nosotros, se había vuelto extremadamente peligroso.
5. Y es aquí que reitero que al Ministerio de Relaciones Exteriores Italiano se aplica perfectamente el dicho , “el lobo pierde el pelo pero no el vicio”. ¿Porqué? Porque, solamente después de insistir mucho, logré ser recibido por el Embajador Italiano quien me liquidó en un par de minutos, prácticamente riéndome en la cara y diciéndome que él representaba al Estado italiano en República Dominicana y que para mis asuntos personales me buscara un abogado. Quiero precisar que ningún abogado acepta de arriesgarse en contra de las autoridades del Estado Dominicano. Yo el abogado lo había buscado, las relativas denuncias delante los Tribunales competentes las había hecho, pero nunca se llegó a nada porque la solución es política, es decir, que si no interviene la Embajada de Italia, uno está completamente perdido.
6. Esto me lo confirmó también mi ex vecino y amigo, el Senador por Puerto Plata Lic. Tomy Durand, también ex Diputado y ex Gobernador de la misma provincia de Puerto Plata y que había tratado de hacer razonar al sindico Ramón Ortiz, pero que ese no quería entender nada. Por vivir en la misma calle de la Urbanización La Atlántica, y justamente uno frente al otro, nos veíamos todos los días, y no se cansaba de insistir muchísimo sobre ese punto, es decir, que sin la intervención del Embajador italiano, yo no tenía la más mínima posibilidad de salirme del problema.
7. El Embajador italiano en este caso era el Dr. Stefano Alberto Canavesio. Personaje bastante escuálido y fanfarrón, si se piensa que por ejemplo en ciertas conferencias de prensa locales informaba que estaban por llegar inversionistas italianos con dos mil millones de dólares US (2.000.000.000), etc. Ahora bien, si se piensa que por los datos y estadísticas del Banco Central Dominicano (que se corresponde a nuestra Banca d’Italia), las inversiones italianas, alemanas, francesas, británicas etc., son del orden de veinte, treinta o cuarenta millones de dólares US, para este país, absolutamente no se entiende, como, y de donde, improvisamente aparecían miles de millones de dólares. En verdad, que meses más tarde, no se volvía a escuchar más de aquellos alardeados dineros.
8. Pero donde mejor se revela por lo que es, es en el afirmar el Embajador Canavesio, que su principal interés y preocupación en la vida, son....las mujeres. Esta declaración la hizo a una periodista del principal periódico dominicano, fotografiado bronceado y en traje de baño en un yacht o yate en el azul Mar Caribe. Y hasta aquí no hay por que criticar nada o casi. Sin embargo, dos profesoras de italiano (italianas) del Centro Cultural Italiano, Dante Alighieri, me aseguraron que a su Excelencia el Embajador de Italia, Dr. Stefano Alberto Canavesio interesaban solamente las menores dominicanas. No quisiera que se me malentendiera y que se piense que quiero calumniar injustamente al Dr. Canavesio. De hecho, las pruebas de cuanto he referido, yo no las tengo. Sin embargo, indirectamente, tales acusaciones tienen un precedente o base si se piensa que antes de venir asignado a Santo Domingo, el Dr. Canavesio era Embajador de Italia nada menos que en Brasil, es decir en una Embajada que pienso sea de primera clase. Entonces, el haber sido retrocedido a República Dominicana, no ha sido ciertamente una promoción. Siempre según mis dos informadoras del Instituto Cultural Italiano Dante Alighieri, eso acaeció porque el Dr. Canavesio cuando se encontraba en Brasil parece que se fue a la cama con alguien mucho más arriba que él, y que, Embajador de Italia o no, no se la perdonaron y lo hicieron retirar.
9. Si todo esto fuera cierto, no hay la mínima duda que muchos de los que representan a Italia en el Mundo, absolutamente no están a la altura de la situación, y, para volver a mi caso, tales escuálidos personajes no perderán ciertamente su precioso tiempo en defender a un ciudadano italiano con su familia, siendo que el tiempo no les alcanza para dedicarse a asuntos sin dudas más divertidos y excitantes, por lo menos para ellos. ¿Qué le parece, Presidente Ciampi?
10. Mientras tanto, y para complicar mayormente mi situación, en Puerto Plata el sindico Ramón Ortiz, el general de la Policía Dominicana, Betances, el coronel de la Policía Municipal Vásquez, los beneficiarios de mi terreno Freddy Vásquez con su concubina, la alemana Claudia Kroll (Presidenta de la zona franca industrial de Puerto Plata), juntos al vicecónsul italiano ing. Paolo Costa, se inventaron otra ridícula calumnia (que yo quería quemar a mi casa) y trataron de hacerme encarcelar (para darme una lección y ponerme mayor miedo), y sin ninguna orden escrita del Juez competente y por agentes de civil (sin uniforme), quienes eventualmente asesinan a uno sin que se sepa quien fue. Por suerte (¿ otra intervención o milagro de la Virgen de Altagracia patrona de República Dominicana?) que yo no me encontraba en mi domicilio y habiendo tenido la intuición de comprar justamente la noche anterior un teléfono celular (haciendo reabrir el negocio que ya estaba cerrado), mi esposa me alertó. No volví a casa, esperé donde un amigo que llegara la noche y me fui, por caminos poco controlados, a la ciudad capital de Santo Domingo de tres millones de habitantes, donde me quedé escondido por siete meses o por lo menos lejos de Puerto Plata. De notar que siendo que la intriga era puramente local, es decir entre los “compadres” ya descritos, no se emanó una orden de detención en mi contra (¡no había hecho nada!) valedera para todo el territorio nacional, de manera que cuando me fui de República Dominicana no había ningún impedimento de salida del país para conmigo.
11. Al mismo tiempo, estando yo ausente de Puerto Plata, (ausencia provocada de propósito por los personajes mencionados), tuvo lugar la segunda citación en Tribunal. Había sucedido que por haberme amenazado de muerte con una pistola en plena vía pública, a Freddy Vásquez, beneficiario de mi terreno, lo había denunciado y fue a parar a la cárcel por dos días y dos noches. Después pagó la caución y salió. A la ocasión de la primera citación en Tribunal se reenvió a una próxima porque el único testigo (a favor de Freddy Vásquez) se presentó sin la cédula o documentación de identidad personal. A la segunda citación o audiencia, estando yo ausente y no habiendo hecho nada para hacerme representar por un abogado, el vicecónsul italiano de Puerto Plata ing. Paolo Costa y bien que estuviera al tanto de todo, fui declarado yo “culpable” por el solo hecho de no haberme presentado. Deseo de toda manera aclarar que el vicecónsul Costa informó telefónicamente al Dr. Giuseppe Di Filippo (que reemplazaba al Embajador Canavesio) a propósito de la segunda audiencia y que el Dr. Di Filippo le dijo de ocuparse del caso, enviando a un abogado que me representara. Probablemente el vicecónsul italiano Paolo Costa no hizo nada y por eso se aprovecharon en declararme a mi “culpable”, que a decir verdad no sé de que cosa.
12. Por lo tanto, el juez absolvió de cualquier culpa a Freddy Vásquez, devolviéndole su pistola. Siendo yo ahora el “culpable”, me denunció Freddy Vásquez por haberlo hecho encarcelar por haberme amenazado de muerte con su pistola en plena vía pública y me pidió dos cientos ochenta y cinco mil (285.000) dólares US por daños morales. Y naturalmente, además de tenerse gratis mi terreno que le había “alquilado” el sindico Ortiz. Fue en esa ocasión que logré entender que el vicecónsul de Italia de Puerto Plata, ing. Paolo Costa se había alineado decididamente de la parte del beneficiario de mi terreno Freddy Vásquez y del sindico Ramón Ortiz. ¿Cómo llegué a esa conclusión? Sucedió, que por encargo de Freddy Vásquez y de Ramón Ortiz, el vicecónsul Paolo Costa (estando yo ausente y escondido en Santo Domingo) fue a asustar a mi esposa (que me teléfono muy preocupada) diciéndole de salir huyendo de Puerto Plata, abandonándolo todo y de refugiarse donde conocidos y amigos. Siempre por encargo de los dos ladrones de mi terreno, Vásquez y Ortiz, el vicecónsul italiano Paolo Costa convenció a mi esposa de que aceptáramos por el terreno la séptima parte de su valor, es decir 2850 dólares US, en vez de los veinte mil requeridos en el anuncio comercial ya mencionado. Me costó mucho trabajo, (debido a lo asustada que estaba mi esposa) convencerla de que de ninguna manera podíamos aceptar semejante chantaje o extorsión y menos si propuesto por una autoridad consolar italiana. Le dije de cuidarse mucho y al primer signo de peligro o ataque a la familia, que abandonara inmediatamente nuestro domicilio para refugiarse momentáneamente en la casa de amigos para en seguida tomar el bus, y en cuatro horas de viaje alcanzarme en Santo Domingo.
13. Tengo también que aclarar que habían dos bandos o alineaciones para conmigo y mi familia. En Puerto Plata, como se verá mejor más adelante, tenía totalmente en mi contra al vicecónsul italiano Paolo Costa quien tomaba decididamente la defensa de quien me había robado el terreno. A la Embajada Italiana de Santo Domingo, tenía como enemigo jurado e implacable al Embajador Canavesio. Este, a través de la encargada jefe consular, señora Luciana Sartori, se mantenía en contacto con el vicecónsul Costa, es decir, que los tres estaban de acuerdo y en mi contra. El único que se decidió en ayudarme fue al amable Dr. Giuseppe De Filippo (Reggente) quien reemplazaba al Ambajador Canavesio de viaje a Roma para la reunión anual de los Ambajadores, (2002). Siendo que, por intervenir en mi favor, el Dr. Di Filippo vino a encontrarse “entre dos fuegos”, quiso precaverse y grabó una llamada telefónica del Embajador Canavesio desde Roma (y que me hizo escuchar) en la cual se escuchaba claramente (y con voz enojada) que le prohibía de darme cualquiera ayuda. Estas ordenes las acató la señora Luciana Sartori, quien desde ese momento me negó cualquier ayuda, mientras que el Dr. Di Filippo, amparado por la llamada telefónica grabada, siguió ayudándome, y más que antes, ignorando de esa manera las ordenes dadas por el Embajador Canavesio desde Roma.
14. Más adelante, en otra ocasión, la responsable del Consulado Italiano en Santo Domingo, señora Luciana Sartori me dijo divertida; “ ¿porqué no se fue de Dominicana hasta que estaba en tiempo? Ahora usted está atrapado, siendo que existe, desde meses ya, un impedimento de salida del país en su contra”. Me quedé como paralizado. ¿Desde meses? Le pregunté yo. ¿Y porqué no me lo ha dicho antes? ¿De quien lo ha sabido? No quería decírmelo, pero insistiendo me dijo que era el vicecónsul de Puerto Plata ing. Paolo Costa quien se lo había dicho. ¿Y él no me avisó? Dije yo y esto bien que él tenga el número de teléfono de mi casa, él de mi teléfono celular y mi E-mail. Vil traidor vendido, pensé yo. Después la señora Sartori me enseñó un fax recibido ese mismo día del vicecónsul Paolo Costa. Estaba lleno de mentiras y calumnias y insistía hasta el cansancio para que me convenciera a volver a Puerto Plata, para dejarme encarcelar, procesar, pedir perdón al sindico Ortiz por haberlo llamado ladrón y de esa manera, “pagar mi deuda con la Justicia”. Trató la señora Sartori de convencer también a mi esposa, que había venido para ver a un médico especialista. Mi esposa, al comienzo, y por estar como aterrorizada, estaba un poco dudosa a propósito de que hacer, pero después de haber leído el fax mencionado, dijo que ni hablar de que yo volviera a Puerto Plata, tantas eran las mentiras contenidas en él. Con razón que la señora Sartori no me quiso dar una fotocopia del fax ese. Supe también que la norma es que todos los faxes que llegan a la Embajada deberían pasar por primero por el despacho del Embajador. El Dr. Di Filippo (Reggente), que como ya precisado substituía al Embajador Canavesio en viaje a Roma para la reunión anual de los Embajadores, (2002) me dijo, sorprendido y perplejo, que él no sabía nada. Conclusión, en vez de ayudarme o al limite no hacer nada, se hacía todo lo posible para hacerme daño junto con mi familia. En este sentido, el vicecónsul italiano de Puerto Plata ing. Paolo Costa es un criminal y lo denuncio como tal por este medio. En su tiempo pedí que se lo quitara de su cargo, pero ni me contestaron desde la Embajada Italiana de Santo Domingo.
15. El ing. Paolo Costa ha “heredado” el viceconsulado de su difunto papá, don Aldo Costa, quien llegó desde Schio (Veneto-Italia) hacen unos treinta años, muy pobre, con las maletas de cartón y como cuentan los chismosos y envidiosos, “con una mano delante y una atrás”. Actualmente la fortuna de la familia Costa está evaluada en varios millones de dólares US, y pretender demostrar su origen con el apoyo de los libros contables es como pretender cuadrar al circulo. Sin querer establecer ningún enlace o relación con eso, hago notar que para el pequeño mundo diplomático dominicano, el vicecónsul italiano de Puerto Plata don Aldo Costa (hombre muy sagaz e inteligente) era tratado como un verdadero diplomático e iba y venía semanalmente en avión desde Miami (USA) sin que su maletín fuera controlado. En esos tiempos, alrededor de 1990, el Cónsul General Italiano de Miami fue arrestado por narcotráfico. Repito que no pretendo establecer algún vínculo entre este hecho y el vicecónsul italiano don Aldo Costa, pero solamente ilustrar mejor una situación general bien degradada y que refleja la situación real del Ministerio de Relaciones Exteriores Italiano y de muchos que lo representan.
16. Cuando murió el vicecónsul italiano de Puerto Plata, don Antonio Oliva, calabrés recio y quien verdaderamente sabía mantener en alto al honor de Italia, el nuevo Embajador Italiano en Santo Domingo nombró vicecónsul italiano a don Aldo Costa. Este, esperaba desde años ya tal ocasión porque era muy odiado por don Antonio Oliva, en cuanto, en una ocasión, el señor Aldo Costa, bien que sabiendo a don Antonio Oliva gravemente enfermo, se había dejado escapar la frase; “? Pero ese, (Oliva) no muere nunca?” Frase que fue referida al señor Oliva quien hizo transferir al viceconsulado italiano desde la ciudad de Puerto Plata a la de Santiago. Como ya dicho, muerto el señor Antonio Oliva y cambiado el Embajador Italiano su amigo, en Santo Domingo, el nuevo Embajador se puso de acuerdo con don Aldo Costa, nombrándolo vicecónsul italiano por Puerto Plata. Entre otros, y eso me lo ha confirmado la viuda del señor Oliva, señora Ilse Anne Schott, una vez nombrado vicecónsul italiano, don Aldo de acuerdo con el nuevo Embajador italiano su amigo, empezaron a importar desde Italia productos alimenticios y otras mercaderías sin pagar los debidos impuestos al Estado dominicano.
17. Y esta me parece una práctica consolidada por parte de ciertos Embajadores Italianos en Santo Domingo, si se piensa que también el Embajador Italiano que precedió al Embajador Canavesio, fue retirado de su encargo y por requerimiento del Gobierno dominicano en cuanto, aprovechando de sus prerrogativas diplomáticas, se dedicaba, en importar a Dominicana automóviles Mercedes Benz de lujo sin pagar los impuestos de ley. Cuando decidí irme de República Dominicana, fui yo personalmente a la oficina competente a investigar a propósito del impedimento de salida, y contrariamente a cuanto afirmado por la señora Luciana Sartori, no había nada ni nunca había habido nada.
18. DESDE EL SARTEN A LAS BRASAS. Llegado a Costa Rica el 24 de septiembre de 2002, me esperaban muchos problemas. Es así, que por ejemplo el Embajador Italiano Gioacchino Trizzino, nunca me quiso recibir, seguramente por instrucciones del Ministerio de Relaciones Italiano y de la Embajada Italiana de Santo Domingo. Después de nueve meses de muchos e inútiles tentativos, pude superar la situación aprovechando de la “gaffe” del Cavaliere Berlusconi a Estrasburgo (Francia), en su exordio semestral de Presidente paneuropeo. Hice un gran letrero con escrito; “Berlusconi enjuiciado por corrupción, no puede liderar a la Unión Europea”, y me lo puse al cuello justo al frente de la Embajada Italiana (en una calle muy concurrida) de San José (Costa Rica). Lo que no había conseguido en nueve meses lo obtuve en pocos minutos y el Embajador Trizzino me recibió.
19. Al principio me pareció intencionado (o constreñido) en ayudarme, pero un poco más adelante hizo todo lo contrario. En una ocasión fui a pedirle un segundo préstamo de ciento ochenta (180) dólares US, para comprar comida, ( y que meses más tarde devolví, el primer préstamo, cuando me llegaron los treinta mil (30.000) dólares US fruto de la venta de un pequeño negocio de nuestra propiedad en Puerto Plata). Al tanto de que mi visa turística de 90 días estaba vencida, en vez de prestarme los 180 dólares (por la segunda vez), llamó a la Policía de Migración que me arrestó, encarceló y redactó una orden de deportación para conmigo. (Primera experiencia en la cárcel en mis 67 años de vida). Ha leído bien señor Presidente Ciampi. Un Embajador Italiano que empeora aún más una situación ya de por sí muy precaria y al límite de la total ruina psicológica y económica de un ciudadano italiano con su familia. ¡Y por ciento ochenta (180) dólares US.! Eso es lo que vale, para el Embajador de Italia Gioacchino Trizzino una familia italiana en una grave situación de emergencia. A este punto, yo me pregunto si el Dr. Trizzino sea un hombre y de que tipo. Más grave todavía y de notar también, que el precio del boleto del bus de ida y vuelta a la frontera con Nicaragua, para renovar la visa turística de 90 días, cuesta once (11) dólares US, que yo no tenía. Además, a la Embajada Italiana había ido a pie, por no tener tampoco el pasaje del bus de la ciudad. Haciéndome arrestar, el Embajador Trizzino, ponía aún más en dificultad sea yo que mi familia. Si las autoridades de Migración de Costa Rica no me hubieran permitido de apelar a la orden de deportación, mi familia hubiera quedado completamente abandonada a si misma, siendo que mi esposa es ciudadana dominicana y no tiene derecho a ninguna (eventual ) ayuda de parte de la Embajada de Italia.. Y todo esto de parte de las Autoridades Consolares italianas que se supone están (también) para auxiliar o asistir a sus ciudadanos. Así mismo, señor Presidente Ciampi. En una tal emergencia, ahora lo que yo primero necesitaba era el dinero para pagar a un abogado que me redactara la apelación a la orden de deportación. Siendo que no tenía ni un centavo, volví a la Embajada de Italia para pedir, o el dinero para pagar un abogado, o que fuera el abogado fijo de la misma Embajada que redactara la apelación a la orden de deportación. Ni me hicieron entrar y vino al portón de entrada para hacerme marchar en mala manera un encargado cultural o consular, Lino d’Arsié. Entonces, no sabiendo que hacer, volví a la Oficina de Migración para mayores informaciones y, por pura casualidad me encontré con el agente policial (señor Acuña), que me había arrestado (y que se había excusado por tener que hacerlo) y quien se recordaba de mi. Puesto al tanto de la situación, me dijo que la Ley no exigía que fuera un abogado en redactar la apelación y que yo mismo la podía hacer, también a mano. Me senté en la sala de espera, escribí la apelación y la entregué. Más adelante mi apelación fue rechazada y se confirmó la orden de deportación para conmigo.
20. La nueva encargada consular, Cancillera Maria Paola Salvini, pienso que trató de ayudarme, por lo menos en el principio, pero más adelante ella también cambió. Es así, que en una ocasión insistió muchísimo porque le devolviera mi nuevo pasaporte óptico y valedero por diez años, que ella misma me había ofrecido y entregado, gratis. En cambio me hubiera dado un recibo, siendo que mi anterior pasaporte, todavía valedero, había sido anulado. ¡Quien sabe que más estaba tramando en mi contra y de mi familia, el Embajador Trizzino!
21. No sabiendo cual fuera mi situación jurídica en Costa Rica, un día me arriesgué y fui personalmente a Migración. Dije a la encargada que había una orden de deportación en mi contra. Verificó en la computadora y, así era. Entonces le pregunté la razón porque no me deportaban, siendo que tenían mi domicilio y número de teléfono. Se quedó callada y evasiva.
22. En varias ocasiones pedí aclaraciones a ese propósito a la Cancillera Maria Paola Salvini . Siempre fue muy ambigua y nunca me dijo ni que sí, ni que no, o como, en fin de cuenta estaba la situación. Le pedía también de decir al Embajador Trizzino de ver de arreglar el asunto, quien sabe haciendo anular la orden de deportación en mi contra, siendo que había sido él, el responsable del daño causado a mi y mi familia. Y la señora Cancillera Salvini a quedarse siempre bien evasiva. Sea como sea, y a pesar de todo, tuve la impresión de que la Cancillera señora Salvini hizo cuanto pudo para asistir a mi personalmente como así a mi familia. Es así, que por ejemplo, me dijo que, investigando a propósito de mi requerimiento de la ciudadanía italiana para mi esposa dominicana, demanda que había presentado unos tres años antes, (agosto 2002), había descubierto que tal petición se había quedado en las oficinas del Consulado italiano de Santo Domingo por bien dos años. Probablemente se encontraría todavía allí si la Cancillera Salvini no hubiera investigado. Siendo que por las verificaciones, controles etc., al Ministerio del Interior Italiano en Roma, necesitan de un mínimo de dos años de tiempo para completar al expediente, me pregunto una vez más, si esta no es una deliberada y premeditada táctica , verdaderamente criminal, para mantener divididas y eventualmente destruir a las familias italianas. Mis dos hijas tienen pasaporte italiano. En una ocasión en la cual queríamos trasferirnos a Panamá, habiendo yo encontrado un trabajo, no había ningún problema para mi y mis hijas, debido a nuestros pasaportes paneuropeos, mientras que para mi esposa, con pasaporte dominicano, no concedían la visa y hubiéramos quedados divididos.
23. Para ilustrar todavía mejor al turbio ambiente diplomático italiano en Costa Rica, sean suficientes dos otros pequeños ejemplos. El primero concierne una exposición de pintores italianos, “Macchiaioli” patrocinada por la Embajada de Italia, es decir por el Embajador de Italia Dr. Gioacchino Trizzino, en Costa Rica. El periódico, “La Prensa Libre” (diario decano de la prensa costarricense y muy serio), en su edición del 10 de marzo de 2003, titulaba; “Empresario involucra y acusa a la Embajada de Italia y a miembros del Cuerpo Diplomático italiano”. “Denuncian irregularidades a propósito de una exposición de arte”. Entre las muchas cosas se leía que el Museo Nacional de San José de Costa Rica, había suspendida y cerrada por un periodo indefinido a la exposición de los pintores “Macchiaioli Italiani”, por el hecho, entre otros, que en el documento aduanal de entrada a Costa Rica de las obras de arte, estaban marcados 145 cuadros y no 147 como en realidad habían llegados a Costa Rica. De hecho, continuaba el artículo, sea el “Retrato de Señora” que “La vaca al pesebre” no estaban apuntados en el documento aduanal de entrada a Costa Rica. Estaba también el hecho del documento asegurador italiano, de la Toro Assicurazioni, (Seguros Toro) que resultó ser falso. Baste pensar, continuaba informando el diario, que las 147 o 145 obras de arte estaban aseguradas por solamente mil seiscientos cincuenta y ocho (1.658) Euros, cuando, se hacía notar, solamente una de ellas individualmente costaba alrededor de diez y seis mil Euros (16.000). Entonces, se explicaba, el Embajador Trizzino superó ese obstáculo haciendo llegar los cuadros con la valija diplomática. Dicho esto, sea claro que yo no dispongo de ningún elemento de evaluación para poder decir si lo hecho por el Embajador Trizzino, en este asunto, haya sido correcto o no. Quien sabe que talvez sea por tener que moverse o “navegar” en medio de este embravecido mar que, humanamente no le queda tiempo al Dr. Trizzino de recibir a ciudadanos (¿súbditos, o siervos de la gleba?) de tercera, cuarta o n....categoría, en dificultad.
24. El otro caso se refiere a los festejos por el quincuagésimo aniversario de la fundación de la colonia italiana de San Vito de Coto Brus. Fundada en 1952, en plena floresta virgen en el Sur del país y confinando con Panamá, fue algo de verdaderamente épico. Los colonos italianos eran prácticamente todos del Norte de Italia, (Véneto, Friuli, Venecia Giulia, Lombardía, Piemonte etc.) y algunos del Centro Norte de Italia, (Marche, Abruzzo, Molise). Siendo que en su conjunto, o por lo menos por lo que concierne a la comunidad italiana involucrada, el experimento fracasó, y eso a pesar de los enormes esfuerzos de los colonos italianos pero también por el hecho de que el Estado de Costa Rica no aportó la parte económica que le correspondía; en un periodo de 3-5-20-25 años, se fueron casi todos los colonos italianos. Quien se volvió para Italia, quien emigró a los USA, Canadá, Australia y quien en otras localidades mayormente acogedoras y desarrolladas de la Misma Costa Rica. Después de explicado todo esto, ahora viene el Brancaleone italiano de turno, es decir Su Excelencia el Embajador de Italia, Dr. Gioacchino Trizzino, (quien como ya explicado, manda apresar a mi, mejor que prestarme ciento ochenta dólares US para comprarle comida a mi familia– y que más tarde, los devolví- o, en alternativa, prestarme los once (11) dólares US del bus para el viaje de ida y vuelta a la frontera con Nicaragua para obtener otra visa turística de tres meses). Como decía, y con esos precedentes, ahora viene el Embajador Trizzino que quiere demostrar de que él las cosas las sabe hacer verdaderamente a la grande. Para eso dispone, discrecionalmente y a su plena voluntad, del dinero de los contribuyentes italianos. Gasta a diestra y siniestra. Organiza vuelos charter desde la capital San José a San Vito, para las autoridades estatales de Costa Rica, gente en su gran mayoría bien mediocre, al decir la verdad, quienes no han hecho absolutamente nada para San Vito, ni lo harían si pudieran. Quiero insistir sobre este punto, y es que por lo menos con referencia a los colonos italianos originarios, estos políticos y burócratas ticos, no tienen absolutamente nada que ver con los enormes sacrificios hechos de parte de italianos y costarricenses en la fundación y edificación de San Vito. Y siempre nuestro Brancaleone italiano de turno, el Embajador Trizzino quiere deslumbrar (a quien no hizo absolutamente nada), y, entre otros, hace llegar desde Italia a la internacionalmente famosa soprano Katia Ricciarelli (ex esposa del presentador siciliano Pippo Baudo), para que entretenga con arias operísticas a los ilustres invitados de honor, en la residencia del Embajador Trizzino, sin olvidar, (siendo que quienes pagan la factura son los contribuyentes italianos), el irrenunciable desfile de moda, con encantadoras modelos locales e italianas, automóviles Ferrari y Maserati y motocicletas Ducati. Tampoco olvidemos que la gente de Costa Rica, en general, no entiende absolutamente nada de lírica, o si entiende algo será el 1% de la población. Tampoco olvidemos a los coterráneos o paisanos del Embajador Trizzino. Siendo él siciliano, aprovecha de la gran ocasión para hacer venir nada menos que trece (13) delegaciones municipales sicilianas con a la cabeza los respectivos Alcaldes o Síndicos, para; “....estudiar las posibilidades de inversiones sicilianas en Costa Rica y averiguar de persona si es verdad que la bondad y calidad del café tico se corresponde a su fama....” es la excusa oficial, álibi o coartada para tal turismo de Estado o “burócrata-turismo”. Con el costo de una sola noche de hotel ( mínimo cien dólares US por noche) de esas docenas de personas, ¿cuántos boletos de bus de 11 dólares, de ida y vuelta a la frontera con Nicaragua, no se comprarían? ¡Claro que esto es otro asunto, como no! De recordar también que de los colonos italianos de hacen cincuenta y más años, ninguno de ellos era siciliano. Pero, hablando de los colonos italianos originarios, nadie se ha preocupado de invitar y hacer venir a un pequeño grupito de esos héroes, que seguramente hubieran venido con gusto. Ninguno de ellos ha sido invitado o traído a esta bella fiesta con decidido sabor siciliano. Al decir la verdad, ha llegado de Italia el señor Ugo Sansonetti, de ochenta años y uno de los ex directores de la colonia de San Vito, quien, desde muchos años se ha vuelto para Italia. Llegado desde Italia por su propia iniciativa, en su discurso conmovedor, recuerda, entre otros, don Ugo, visiblemente emocionado, que tiene a dos hermanos enterrados en el cementerio de San Vito y que dos de sus hijos nacieron en esa misma ciudad. Dicho todo esto, no hay duda de que la conmemoración de la fundación de San Vito había que hacerla....pero con otro espíritu; con mayor humildad y menos boato (y relativos gastos inútiles o superfluos). Esto por lo menos con referencia a los colonos italianos originarios que, como se ha visto, se fueron casi todos, por haber aquella epopeya fracasado, también por culpa del Estado de Costa Rica que no cumplió con sus compromisos, como era la ejecución de obras indispensables, como caminos, escuelas, hospital e infraestructuras varias. De todos modos es un hecho innegable de que la pequeña ciudad de San Vito existe a pesar de tantas dificultades y contratiempos y, siendo que a su edificación han participado también muchos costarricenses, ahora cuenta con casi diez y seis mil (16.000) habitantes, que en su casi totalidad son de origen costarricense.
25. El 29 de octubre de 2003, el Embajador Trizzino me entregó una carta suya en donde, entre otros, se puede leer que; “deseo también informar usted que, el Embajador Goirgio Sfara (en República Dominicana), está intencionado, si no habrán hechos nuevos de aquí a dos meses, de enviar una protesta formal al Ministerio de Relaciones Exteriores Dominicano. Entonces, en fecha de hoy o desde la fecha de esa carta (29/10/2003), han pasado los dos meses prometidos para llegar al final del 2003, más todo el año 2004. Y más los nueve meses del presente año 2005. Total , ¡23 meses o casi dos años! ¿Solamente negligencia de parte del Embajador Giorgio Sfara de Santo Domingo? Puede ser, pero entonces sea mi metabolismo que él de mi familia, debería ser análogo al de esas ranas australianas que pueden permanecer enterradas en el desierto, por años, y sin comer y beber, esperando las próximas lluvias. Personalmente, y en toda honradez, más que negligencia me parece una actitud clara y premeditadamente criminal. No hay la menor duda que se hace de todo para destruir, moralmente, físicamente y económicamente, a mi con mi familia. En estos dos años he enviado simultáneamente, docenas de E-mails (tengo las impresiones- recibos) de solicitud, sea a las Embajadas de Italia de Santo Domingo que de Costa Rica, como así a tres dependencias del Ministerio de Relaciones Exteriores de Italia en Roma. Nunca, nadie ha contestado a ninguno de ellos. La sola novedad es que ahora se han “cansado” y se bloquea el acceso de mis E-mails sea a la Embajada de Italia de Santo Domingo, que a dos (de las tres) dependencias del Ministerio de Relaciones Exteriores Italiano. ¿Qué piensa de todo esto, Presidente Ciampi?
26. METAFORICA “SOLUCION FINAL”. Llegado en Costa Rica en septiembre de 2002, las dos principales novedades fueron que, el deposito aduanal o Almacén Fiscal, Almacenadora S.A. de Los Lagos de la ciudad de Heredia, y que había recibido mi “container” de 15 metros de largo , enviado desde Puerto Plata en República Dominicana, con todos mis efectos personales, me exigía cuatro mil dólares US por “bodegaje”, suma totalmente injustificada en cuanto yo había comprado al container justamente para que mis cosas se quedaran en él y no fueran (sin necesidad) descargadas y almacenadas en las bodegas de la Almacenadora S.A. Eso de descargar mis efectos personales se reveló, como se verá, sumamente dañino, pero era la excusa para poder cobrarme los cuatro mil (4.000) dólares US de “bodegaje”. Para mayores detalles ver el Blog, http://blogs.ya.com/costaricaaduana De su lado, la Aduana de Costa Rica me pedía ella también cuatro mil (4.000) dólares US como impuestos aduanales. Total, ocho mil (8.000) dólares US, que absolutamente no tenía. A mi petición la Aduana reconsideró mi situación y constatando que se trataba de objetos personales no comerciables, redujo el monto a pagar a dos cientos (200) dólares US. Pero me exigía que destruyera parte de mis efectos personales. Cuando finalmente pude tomar visión de mis efectos personales (abriendo el container) ¡no podía creer a mis ojos! Era como si una inundación o aluvión hubiera barrido o se hubiera llevado todo. Un desprecio total para con mis bienes. Yo personalmente, con la ayuda de una persona, habíamos empleado un mes en Puerto Plata para acomodar todo. Por primera cosa se habían construido dos grandes estantes en todo lo largo y alto de los dos lados del container asegurándolos con tornillos a las paredes del mismo. A continuación se habían acomodadas todas mis cosas, bien empacadas y protegidas. Ahora bien, para poder tener la excusa de hacerme pagar el “bodegaje”, el personal del Almacén Fiscal Almacenadora S.A. de Los Lagos de la ciudad de Heredia, por ordenes de su Director, Rafael Mora Chinchilla, en un primer tiempo, había completamente vaciado a mi container, destruyendo también a los grandes estantes; por un cierto tiempo habían almacenado el todo en sus bodegas y en un segundo tiempo, necesitando el espacio, habían vuelto a tirar todo al interior del container, pero a granel como si fuera un gran montón de basura. Así por ejemplo, una máquina de escribir eléctrica Olimpia (alemana) y que me costó mil dólares US, estaba tirada (y dañada) en el piso del container, por debajo del montón de máquinas de mi taller, prensas hidráulicas, centrífugas etc., y que pesan dos cientos, tres cientos y cuatrocientos kilos cada una. Se habían dejado que les lloviera encima a cinco grandes enciclopedias, cuyas páginas de papel patinado se habían pegado, rindiéndolas inservibles. Faltaban muchísimas cosas, robadas o desaparecidas. Parte de los muebles estaban desfondados y rotos. Pedí por daños diez mil dólares US (10.000), suma bien limitada o simbólica, si se considera al grandísimo daño. De todo esto están las fotos y próximamente las publicaré en Internet, en el Blog ya mencionado http://blogs.ya.com/costaricaaduana/ Mejor que llegar a un acuerdo, optaron por destruir las pruebas de todo eso y con el acuerdo del Director de Aduanas del Aeropuerto Juan Santa Maria, Lic. Rafael Bonilla Vindas, y utilizando un tecnicismo sin ningún fundamento legal, se “destruyeron” totalmente todos mis bienes personales que estaban bajo la responsabilidad del Director del Almacén Fiscal Almacenadora S. A. De Los Lagos de Heredia, señor Rafael Mora Chinchilla. No se me avisó que se iba a cometer semejante fechoría o crimen y eso bien que el señor Rafael Mora C. tuviera una carta mía ( de la cual tengo una copia-recibo firmada por su recepcionista) con indicados claramente mi dirección y domicilio, mi teléfono y mi E-mail. Todos los costarricenses a los cuales he contado este insólito hecho o crimen concuerdan de manera unánime de que en Costa Rica no se destruye nada. En alguna casa, dicen ellos, estarán, entre otros, una librería costada cinco mil dólares US en 1972; una mesa antigua que pesa ciento cincuenta kilos; una concha o caracol gigante, “tridacna gigans” comprada personalmente en las Filipinas en 1970 y que pesa ciento cuarenta kilos; una bicicleta de carrera hecha a mi medida en Verona, pagada en 1975, ochocientos dólares US y que la he visto parecida aquí (de esa calidad) en una tienda de Heredia por dos mil dólares US (2.000). Más miles de otros objetos. Entre estos cuatrocientos cincuenta moldes de goma (hule) para fusiones en peltre y estaño, junto con el taller semi industrial completo, (prensas hidráulicas, centrífugas, hornos eléctricos, generador de corriente casi nuevo Honda de cinco KW, etc.) ¡Todo “destruido”! Lo que me ha dolido más ha sido la destrucción de mil volúmenes (libros) especializados y coleccionados muy cuidadosamente en los últimos 45 años de mis 67 de vida. ¡Miles de fotografías y recuerdos de familia viejos de cinco generaciones, lanzados a la basura! Proyectos para el desarrollo de Haití y documentación varia, con todo mi archivo personal de miles de documentos y recibos, entre ellos, las cotizaciones pagadas al Seguro Social Italiano (INPS) para conseguir la pensión......etc., etc.
27. He puesto denuncia pidiendo un millón de dólares US (pero, esperando encontrar a mis cosas, especificando que prefería de mucho a ellas que al millón de dólares). La Fiscal encargada ha decidido que destruir intencionalmente y en mala fe y sin avisar, los bienes personales de uno juntados en toda una vida, no es delito penal. He apelado a ese verdadero adefesio jurídico, pero los Jueces superiores le han dado razón. Ver por más detalles en Internet a los Blogs, http://blogs.ya.com/costarica-justicia/ http://blogs.ya.com/costarica-abogados http://blogs.ya.com/costarica-cochinadas http://blogs.ya.com/costarica-opinion http://blogs.ya.com/lista-blogs-tonolli El abogado que me “defendió” y al que pagué seis cientos (600) dólares US, Lic. Alberto Soto Viquez, y que ha hecho toda su carrera en los Tribunales de Heredia en donde se ha pensionado, no me avisó del vencimiento del tiempo para apelar y me “llamó para que habláramos” cuatro días después que había vencido el periodo de tres días de tiempo para poder apelar al verdadero adefesio jurídico de los honorables Jueces y Fiscales de Heredia. Si mi Embajada, la de Italia, hubiera tomado carta en el asunto, muy probablemente no hubiera terminado así.....
28. Cuando yo tuve que salir huyendo de República Dominicana a punta de pistola, (amenazado de muerte por Freddy Vásquez), tuve que abandonar también a una propiedad en la zona del puerto de Puerto Plata, evaluada en 350-400 mil dólares US. (Ver pequeño mapa con vista aérea de la zona portuaria de Puerto Plata al comienzo de mi libro de cuatrocientas páginas y ya mencionado, es decir la página Web, www.tristecaribe.8k.com Dentro del almacén histórico de una superficie de dos mil (2.000) metros cuadrados, de la ex Aduana ( de notar que hace un siglo era la principal Aduana de República Dominicana y mucho más importante que la de la misma capital Santo Domingo). Como decía, al interior de ese almacén histórico, además de crear y organizar a un museo etnográfico, o de los usos y costumbres de los dominicanos en sus cinco siglos de historia, hice también construir a un grande, moderno y bonito apartamento- oficina, de dos cientos (200) metros cuadrados, con tres baños, etc., donde la sala de estar, de ochenta (80) metros cuadrados, es el doble de la entera casita que ahora alquilamos en Costa Rica. Ese bonito apartamento lo hemos disfrutado solamente cuatro años. Ahora, como si no bastara lo que nos sucedió en República Dominicana, después de abandonar a la casa que acabábamos de construir, y teniendo que pagar el alquiler aquí, ahora, como decía, me “destruyen” totalmente , entre otros, también al taller de artesanías que me ha dado de que vivir en los últimos treinta años.
29. En bien tres ocasiones he llevado personalmente una carta al Embajador de Italia Trizzino para que presentara un reclamo al Gobierno de Costa Rica por tal mal hecho o abuso. Nunca respondió a ninguna de ellas. Prácticamente destruido en “todos los frentes”, pido y vuelvo a pedir con docenas de E-mails una cualquiera asistencia o apoyo legal a las Embajadas de Italia de Costa Rica, de Dominicana y a tres dependencias del Ministerio de relaciones Exteriores Italiano (Farnesina), que, como ya explicado, bloquean el acceso de mis E-mails a sus oficinas. La verdad que Italia (y el Mundo) han cambiado mucho, Presidente Ciampi.
30. Recientemente he viajado a Nicaragua para ver de un empleo y ¡!!!!...SORPRESA!!!!!, volviendo a Costa Rica me informan que existe un impedimento de entrada al país para conmigo, valedero por los próximos diez años. FELICITACIONES; CONGRATULACIONES; BRAVÍSIMO, Su Excelencia Embajador de Italia Gioacchino Trizzino. Usted ha logrado lo que no pudieron lograr en Puerto Plata el vicecónsul italiano ing. Paolo Costa, con sus “compinches” Freddy Vásquez y Ramón Ortiz, junto al Embajador Canavesio y la señora Luciana Sartori entonces, y el Embajador Sfara al presente, su digno compadre. Usted como buen siciliano se he demostrado más vivo o “smart” como dicen en los USA, que todos ellos juntos. Por todo eso, no hay la más mínima duda, que usted Embajador Trizzino es el verdadero campeón, un maestro excelso. Que grande honor y que gran placer (al límite del orgasmo) se debe probar en lograr (después de tantos años de esfuerzos de parte de todos ustedes) dividir a una familia, desde años ya en una situación de gran emergencia y al borde de la suportación. Usted no es un gran cobarde, Embajador Trizzino, en lograr todo eso, sino un valiente, insuperable, simbólico y actualizado “Cid Campeador” que logra, solo, lo que no pudo todo un grupo de sus semejantes. Usted sería un perfecto torturador, Dr. Trizzino, que goza en revolver el cuchillo en la llaga de la víctima de turno. ¡Qué viva la Farnesina o Ministerio de Relaciones Exteriores Italiano. Viva el Estado Italiano y quien lo dirige, especialmente al metafórico cáncer maligno (y en fase de metástasi), representado por el Honorable Cavaliere Berlusconi, que trata por todos los medios de convertir a Italia (en gran parte lo ha logrado) en su negocio personal. ¡!!VIVA ITALIA!!! ¡Entonemos al himno de Mameli o nacional. Todos juntos han ganado ustedes. Ustedes son todos unos “valientes héroes”. No hay la menor duda que quien manda son ustedes. ¡Qué viva también la Sicília, su hermosa tierra, Dr. Trizzino. ¿La Sicilia?.....Un momento,....estoy confundido y desorientado,....permítanme hacer el punto de la situación....!NO! No hay que exagerar ni confundir las cosas. Meditándolo bien, Embajador de Italia Dr. Trizzino, usted es una verdadera vergüenza para su tierra y para su gente. ¡Usted, en el espíritu, no es siciliano! ¿Porqué? Porque la gran mayoría de los sicilianos son personas honradas, dotadas de un gran sentido del honor y la justicia y que ponen a la familia por delante de cualquier cosa. Me pude dar cuenta de eso personalmente en los años 1963-64 cuando trabajaba en Alemania en la construcción, en Boeblingen y Sindelfingen, cerca de Stuttgart. En nuestra habitación éramos en seis, cuatro sicilianos, un véneto y un trentíno, yo mismo. Los sicilianos eran, don Gaetano, Salvatore, Giovanni e Giuseppe. Recuerdo que nos entendíamos muy bien y yo empecé a aprender al siciliano, de manera que antes de acostarme lo decía en ese idioma, es decir, “ura, macare io me curco”. Me sorprendía mucho el hecho que al escuchar las vicisitudes de sus respectivos pueblos en Sicilia, muy a menudo, todos exclamaran, ¡ tramposo, deshonrado!, etc., cuando uno contaba las injusticias padecidas, despertando en todos un inmediato e instintivo desdén. Para todos esos paisanos suyos honrados y trabajadores Embajador Trizzino, la familia era todo. Se quedaban a trabajar en Alemania por 9-10 meses y se volvían para sus casa por los dos, tres meses mayormente fríos, (diciembre, enero, febrero). Salvatore, de treinta años, decía de una manera muy educada que para él, volver a su casa después de 9-10 meses, era como revivir cada vez la luna de miel. Me asombraba que ahorrara hasta el dinero para el cinema parroquial del Domingo, para poder enviarlo a su familia. ¡Esos son verdaderos sicilianos, Embajador Trizzino! No usted que ha traicionado y renegado al verdadero y genuino espíritu siciliano, que, reitero, antepone la familia ante todo.
31. Yo no sé si usted tenga una familia con hijos y el concepto que tenga de todo eso, siendo que prueba el máximo desprecio para la familia de otro. Por eso, y por lo que pueda valer, yo maldigo a usted y a todos los varios síndicos (alcaldes) de Puerto Plata, Troche y Ramón Ortiz, a Freddy Vásquez con su concubina alemana Claudia Kroll, más a los Embajadores Canavesio y Sfara, y al vicecónsul de Puerto Plata, ing. Paolo Costa. Maldigo también a esos funcionarios del Ministerio de Relaciones Exteriores Italiano que han buscado en continuación y premeditación, desde años ya, mi ruina personal y la de mi familia. Maldigo a todo responsable de cualquiera institución o asociación, que, habiendo podido hacer algo para auxiliarme no hizo nada. Maldigo a cualquier persona de Costa Rica que haya obrado a mi destrucción y la de mi familia. ¡Qué sean todos maldecidos! Siendo que me han enseñado que el Mal y la desgracia no es bueno augurárselo a nadie, entonces es mi deseo que todos ustedes, con vuestras familias, sufran por lo menos la mitad de lo que han hecho sufrir a mi con mi familia. ¡Malditos todos!
32. Sin embargo, el resultado de cuanto logrado por Su Excelencia el Embajador de Italia, Gioacchino Trizzino para conmigo, ha tenido por lo menos una relativa “ventaja”. Y es que, simbólicamente , desde años ya, yo vagaba a tientas en una metafórica espesa floresta, con neblina y todo, no logrando entender mi real posición y situación, pero solamente intuyendo que en general, las cosas y situaciones que me concernían, absolutamente no funcionaban. Ahora, con el impedimento de entrada a Costa Rica y la separación de mi familia, es como si me hubiera topado, dentro de la muy vasta floresta, en una providencial elevación o colina. Llegado a su cima, también un providencial viento barre con la neblina y,.....maravilla de las maravillas, aparece a mis pies, y en toda su vastedad, la realidad que había solamente intuido. Todo es claro y evidente, diáfano y cristalino. ¡Transparente! Ahora, improvisamente, no solamente tengo la intuición de todo lo que está y estaba sucediendo desde años ya, sino que la certeza, la evidencia y la realidad, están allí, bajo mis ojos. Solamente ahora comprendo verdaderamente porque desde tres años ya, no he tenido ninguna respuesta, ni de parte del vicecónsul italiano de Puerto Plata, ing. Paolo Costa ni del Embajador Giorgio Sfara en Santo Domingo. Por fin entiendo porque en vez de los dos meses prometidos, son pasados 23 de meses y sin que sucediera nada. Entiendo que, es más que evidente que aquí no se trata de una eventual negligencia, sino de un criminal, preciso y premeditado designo para destruirme con mi familia. Alguien debería decirme delante de cual institución del Estado Italiano pueda denunciar tales criminales o delincuentes. Y esto a pesar que una persona me haya dicho que los diplomáticos italianos no pueden ser denunciados por ninguna acción ni por nadie, en cuanto gozan de una impunidad absoluta y total. Si eso fuera cierto, que los parlamentarios (Diputados y Senadores) que se den una movida, o como acostumbra decir el pueblo, que muevan sus nalgas. Tienen que crear leyes (si no existen) que impidan y sancionen tales abusos. Porque, en teoría por lo menos, ¿no somos todos iguales frente a la Ley?
33. Siendo que una señora emiliana que trabaja desde más de veinte años ya en el Consulado Italiano de San José de Costa Rica, no tiene la menor idea de lo que sea la Convención de Viena relativa a las Relaciones Diplomáticas y Funciones Consulares (Convención del 18 de abril de 1961 – entrada en vigor el 24 de abril de 1964) firmada o ratificada también por el Estado Italiano, transcribo a continuación por lo menos al Artículo 5 de la misma.
34. ARTICULO 5 DE LA CONVENCIÓN DE VIENA. Funciones Consulares. La Funciones Consulares consistirán en: e- Dar ayuda y asistencia a los ciudadanos del Estado que envía, sean personas físicas o jurídicas. i- Representar a los ciudadanos del Estado que envía a tomar las medidas convenientes por su representación delante a los tribunales y otras autoridades del Estado receptor, en conformidad con la práctica y procedimientos en vigor en este último, con el fin de conseguir que, de acuerdo a las leyes y regulaciones del mismo SE ADOPTEN LAS MEDIDAS PROVISIONALES DE PRESERVACIÓN DE LOS DERECHOS E INTERESES DE AQUELLOS CIUDADANOS CUANDO POR ESTAR AUSENTES O POR CUALQUIERA OTRA CAUSA NO PUEDAN DEFENDERLOS OPORTUNAMENTE. Pienso que más claro que así no se puede. Sin embargo, he demostrado que desde diez larguísimos años ya, la Convención de Viena mencionada con su artículo 5 es completamente y despreciadamente desconocida, o talvez sea más exacto decir, ignorada, deliberadamente, con premeditación y criminalmente, no solamente por la señora emiliana bien, bien, ignorante esa, pero también de parte de Embajadores, Cónsules Generales, Cancilleres, vicecónsules, etc., de Italia, que siempre me han dicho, riéndome en la cara, de buscarme un abogado para mis “roñas” personales. Por lo tanto, el quehacer de las Autoridades Consulares italianas para conmigo, hasta el día de hoy, ha sido completamente y criminalmente ilegal o si prefieren fuera de la Ley. ¡Así mismo! No se han atenido a la Ley. Habiendo actuado de tal manera, con premeditación y de manera continuada, es impensable que puedan (eventualmente) ser denunciados, juzgados y condenados solamente por negligencia. ¡No! Su actitud y obrar ha sido y continúa a ser criminal, para mi y para mi familia.
35. Y, para los que tuvieran alguna duda a este propósito, les recuerdo que en ciertas circunstancias ya descritas, las Autoridades Consulares italianas han sido doblemente criminales para conmigo, por la simple razón que, no solamente no me han defendido o asistido, sino que, de acuerdo con mis enemigos, me han hecho grave daño y buscado de hacerme grave daño. Así lo ha hecho el vicecónsul italiano de Puerto Plata, ing. Paolo Costa. Este señor ha hecho lo imposible para que se me encarcelara en Puerto Plata, también con la colaboración de la responsable Consular señora Luciana Sartori. Esa señora me dijo textualmente, de no preocuparme, que me fuera a entregar a Puerto Plata y que me dejara encarcelar, ......que ella se iba a preocupar en sacarme de allí....A este propósito, recuerdo o llamo la atención sobre el hecho que ser huésped de las cárceles dominicanas no es (eventualmente) y como lo pretende la Señora Sartori, una simple formalidad....!No! ¡No estamos en Suecia! Muy a menudo y por un nada, los arrestados (que a veces resultan inocentes) son liberados que no se reconocen, tantos son los golpes, torturas y violencias que han subido. Recuerdo que en una ocasión publicaba el “Listín Diario” (que está como el Corriere della Sera a Italia), que una esposa dominicana fue a visitar a su esposo encarcelado en la capital de Santo Domingo, y en verlo se desmayó porqué, entre otros, tenía a un ojo fuera de la órbita, colgando sobre su cara. Siempre el mismo periódico, publicaba en otra ocasión, (esto sucedió en la ciudad de Santiago,) llevaron a los Tribunales a un detenido que sangraba por la boca, la nariz, los ojos y las orejas. Después de unos minutos de haberse sentado se cayó y murió. También para él resultó que no había certeza de culpabilidad. Hay otros dos casos que causaron conmoción nacional. Uno era el caso de un coronel de la Policía Nacional Dominicana, que hizo morir bajo la tortura a un inversionista venezolano, completamente inocente, para poder apropiarse de sus dos carros de lujo Mercedes-Benz y de su cuenta bancaria. (¿Lo habrán ascendido a general?) El otro caso trataba de una señora que fue a atestiguar de su propia voluntad a propósito de un delito que había observado desde la ventana de su casa y del cual no tenía nada que ver, (y que nadie estaba en conocimiento de eso, es decir que ella hubiera observado eso o fuera testigo). El coronel de la Policía Nacional Dominicana que tomó sus declaraciones, la obligó, poniéndole su pistola en la sien, a practicarle la felación o sexo oral. El escándale fue grandísimo. Pasó hacen unos tres años. Las pruebas estaban todas en contra del coronel. Fue encarcelado. Se dejó pasar al “justo tiempo”. Después de dos años las pruebas habían desaparecido. Fue absuelto de todo y siendo que no he oído más nada al propósito, no me asombraría que mientras tanto lo hayan ascendido a general, siendo que de generales, en República Dominicana, con ocho millones de habitantes, hay más que en los mismos USA, con 280 millones de habitantes. Piensen que el saliente presidente de la República Dominicana, Hipólito Mejía, nombró a cien (100) de ellos en un solo día. Como tampoco me asombraría que, imitando lo que hizo Freddy Vásquez para conmigo, el coronel aquel, habiendo sido declarado inocente, no haya denunciado a su víctima por difamación, pidiéndole quien sabe cuanto dinero por daños morales, como, “justamente” y “sabiamente” han aconsejado y decidido los abogados de Freddy Vásquez en Puerto Plata con los respectivos Jueces para conmigo , como ya se ha descrito anteriormente al párrafo 12 de esta carta.
36. Y no es que el mío sea un caso aislado. Como ya referido en otra parte, en un comentario mío publicado en el semanal italiano “L’Espresso” opiniones del 29 de enero de 2005, escribo; “ a quien lo trata, diga también al Ministro de los Italianos en el Exterior, Honorable Mirko Tremaglia, que un par de años atrás, se “suicidó” en República Dominicana un ciudadano italiano de Trieste. Por los comentarios de los periódicos dominicanos leídos en Internet, ( yo ya había abandonado el país), se podía leer que dicho italiano, (cuyo nombre no aparecía en los periódicos) de más o menos 35 años de edad, no tenía ninguna razón para quitarse la vida. Eso mismo dijo también su esposa, (dominicana), conocidos, amigos, etc. De hecho, a aquel “suicida” le iba “viento en popa”, gozaba de plena salud, tenía una bella esposa y familia, etc., y además de tener en provincia (Sábana de la Mar) una actividad relacionada al turismo bien rentable, acababa de hacerse construir una linda casa nueva en la capital de Santo Domingo. ¿Qué tiene que ver todo esto? Lo tiene, por el hecho que los cronistas (dominicanos)se preguntaban bien perplejos, el porqué no se había hecho ninguna investigación, autopsia u otro, de parte de la Embajada de Italia y se había procedido en hacer cremar en gran prisa al cadáver, me parece también en contra de la voluntad de la esposa. Moral de la fábula,...siendo que en Italia somos sesenta millones, ¡ a quien le va a importar eso?
37. Esta carta servirá también como ulterior documentación adjunta para actualizar mis denuncias en los Tribunales Internacionales. Hay una en contra del Estado Italiano enviada al Tribunal Europeo de los Derechos Humanos en Estrasburgo (Francia). Se la puede ver en Internet a la página Web www.caribetriste.100megas.com Esa denuncia ha sido enviada en fecha 30/8/2003, y ni se han molestado en confirmar su recepción, bien que la haya pedida por Internet en varias ocasiones. A la Corte Interamericana de Derechos Humanos, con sede en Washington D. C., (USA) he denunciado sea a República Dominicana, en fecha, 13/8/2003, que a Costa Rica en fecha 05/11/2004. Tampoco para estas dos denuncias me han informado haberlas recibidas. Ver a la página Web ya citada www.caribetriste.100megas.com
38. Siendo que hemos terminados los treinta mil dólares US ya mencionados al párrafo 19 de esta carta, y que nos han servido, entre otros, para comprar nuestra comida y pagar el alquiler, le sería muy agradecido Señor Presidente Ciampi, también a nombre de mi familia, si interviniera para hacer sí que se nos paguen lo más pronto posible o en los próximos días (¿10-15?), a los veinte mil (20.000) dólares US correspondientes al precio del lote de terreno que nos ha robado el síndico Ortiz y “alquilado” a Freddy Vásquez, como ya indicado a los párrafos 3-4 y 12 de esta carta. Pueden depositar a los veinte mil dólares (20.000) en cuestión en el Banco, Nova Scotia Bank o Scotiabank de Puerto Plata, para que los transfieran a mi nombre y al de mi esposa, (Valerio Tonolli y Belkis Bautista F.) a la filial Scotiabank de la ciudad de Heredia en Costa Rica. Muchas gracias, Señor Presidente Ciampi.
39. Releyendo a su alocución en la Sesión Plenaria del Parlamento Europeo de Estrasburgo del 05/7/2005, Presidente Ciampi, me conforta y da esperanza su afirmación al comienzo de dicho discurso, donde se lee que; ( la Unión Europea) “....es una tierra de Derechos a la cual, cualquier otro habitante de nuestro Planeta Tierra, puede dirigir la mirada con confianza que aquí, mejor que en otros lugares, son respetados los valores de la persona humana.” Desgraciadamente, he ampliamente demostrado en esta carta, y con muchos ejemplos, de que su citada y loable afirmación no vale para muchos funcionarios de la Farnesina o Ministerio de Relaciones Exteriores Italiano, ni para muchos Embajadores de Italia, Cónsules Generales Italianos, vicecónsules italianos etc. Para demasiados de ellos vale entenderse con los corruptos de turno. Como consecuencia de eso, la discrecionalidad en todos estos desagradables casos, viene antes o prima sobre la institucionalidad, es decir la Ley. Quien sabe que su ejemplo produzca la debida reflexión en todas aquellas personas extraviadas, reflexión profunda y ponderada que, (eventualmente) genere la necesaria catarsis o arrepentimiento en el corazón y mente de al menos uno de ellos,....porque se hace más fiesta en el Reino de los Cielos por una sola ovejita extraviada y reencontrada, que....
40. Afortunadamente, no estamos en un periodo de guerra, en el cual los Altos Comandos o Estados Mayores podrían “justificar” el sacrificio de un soldado, regimiento o división, en nombre del “bien común” o en el interés del Estado. ¡NO! Nos encontramos en la pacífica, próspera y opulenta Unión Europea que, podrá avanzar, consolidarse y salir airosa y victoriosa, solamente si sus metafóricas unidades de combate de base, es decir, las personas y familias, tendrán el sentimiento que no serán sacrificadas inútilmente en nombre y defensa de la corrupción, los intereses mezquinos y las venganzas personales de ciertos viles y cobardes “servidores del Estado”. Trate, Presidente Ciampi, de continuar en ser coherente con lo que usted ha afirmado y siempre demostrado con su ejemplo encomiable. Una sola persona con su familia, en teoría por lo menos, valen todos los Estados del Planeta Tierra. Bien que la realidad sea diferente, la humanidad tendrá la esperanza de sobrevivir y avanzar solamente si guiada por principios a los cuales no se puede renunciar. Son al mismo tiempo principios y sueños. Sin embargo, sin ellos, progresivamente y casi sin darnos cuenta, nos deslizaremos o peor nos hundiremos en lo execrable, la indiferencia y en la ausencia de solidaridad.
41. El Ministerio de Relaciones Exteriores Italiano (Farnesina) da la impresión de haberse progresivamente transformado en un enorme “coto de caza”, para allegados, amigos, parientes, etc., en donde reinan el desorden, la ausencia de buen servicio, los “varios mercaderes del Templo”, la corrupción, la fanfarronería, la poca profesionalidad, la discrecionalidad o ausencia y cumplimiento de la Ley, etc., etc. Sería indispensable reformarlo desde sus raíces, recordando a los recalcitrantes que aún en el peor de los casos,....”todo tiene que cambiar para que todo quede igual...” ( El Gatopardo del Príncipe de Lampedusa). Encontrar al metafórico Hércules que sepa “limpiar” totalmente y radicalmente a la Farnesina como lo hizo con los famosos establos esos....Todo esto para que vuelva a brillar la profesionalidad y la Ley. Reformarlo desde las raíces, eliminando por primero y sin piedad ni consideración, todos aquellos que se jactan de una cualquiera “ancianidad”, cuales hijos, nietos, abuelos, papás y mamás, hermanos, primos etc., pertenecientes a familias diplomáticas de casa en la Farnesina desde varias generaciones ya. Es necesario e indispensable un saludable cambio. En la ONU ha sido todavía peor, al interior de la cual, en solamente sesenta años de vida se ha ido formando un parasitismo e ineficiencia proverbial e increíble y al borde de lo obsceno. Es así que a los responsables de hecatombes tales como las de Ruanda y Srebrenica, como por ejemplo Kofi Annan, en vez de destituirlos los han ascendidos, llegando a la indecente desfachatez de premiarlos con el Premio Nobel de la Paz. Por lo tanto, espero que, a pesar de todo, en el Ministerio de Relaciones Exteriores Italiano no se llegará a tan bajo nivel, antes de emprender las necesarias e indispensables reformas.
42. Si nos preocupamos verdaderamente y sinceramente por las personas y sus familias, sobrevive la esperanza. De lo contrario si, sea como sea, viene primero el Estado con sus “intereses”, se desarrollará la desesperación y la destrucción. Un ejemplo práctico y clásico de este fue la inútil e injusta guerra de los USA contra el Vietnam, (verdadero ejemplo clásico de terrorismo de Estado). En Vietnam ( después de treinta años de terminada esa abominable guerra) todavía mueren muchísimas personas a causa de ella, (minas) se enferman o nacen deformes debido a aquella funesta herencia, (desfoliánte naranja tardon). Poniendo en primer lugar a las personas con sus familias, se defiende de la mejor manera posible al mismo Estado, que en fin de cuentas no puede sobrevivir y existir sin ellas, mientras que, al limite, y en los periodos de grandes emergencias y crisis, las personas con sus familias saben como sobrevivir también en la ausencia del Estado, como todos hemos podido presenciarlo recientemente en Nueva Orleans con el paso del ciclón Katrina en donde, la Primera Super Potencia Mundial, es decir el Estado USA, ha brillado por su ausencia, a pesar de Bush hijo como Comandante en Jefe. Y es que los USA progresivamente, han dejado de ser una democracia, para convertirse en una gran plutocracia en donde los intereses personales de unos pocos prevalecen sobre los de la comunidad...(gran sueño de Berlusconi para Italia también), situación bastante parecida a la de la Farnesina.
Agradece y saluda atentamente,
Dr.Valerio Tonolli
Esta carta está en Internet al blog,
http://blogs.ya.com/ciampi-unioneuropea
....S. O. S. ....S. O. S. ....MAY DAY....MAY DAY....
P. S.
Pido perdón pero me he recordado de un caso con matices surrealistas. Se refiere al hecho que, ya van algunos años, el todavía viviente vicecónsul italiano de Puerto Plata, don Aldo Costa, como si nada o como si se tratara de retirar una licencia de conducir por exceso de velocidad, fue a pedirle que le entregara su pasaporte italiano (como así los de sus cuatro hijas) a “su gran amigo” Emilio Gorjup, nacido en Gorizia (Italia) y que vive en Puerto Plata. La razón de esa sinrazón era que, alegadamente, ya serán unos cuarenta años y cuando don Emilio era emigrante en algún país de Sur América, no recibió o contestó un formulario relativo al referéndum de si don Emilio se quedaba con su nacionalidad italiana o escogía la yugoslava, siendo que, a razón de la Segunda Guerra Mundial, el pueblo donde nació don Emilio fue cedido a Eslovenia que a su vez pertenecía a la ex Yugoslavia. La verdad que a mi me pareció bien extraño el hecho que como si nada y sin una clara voluntad declarada (por escrito) del interesado, se le quitara su pasaporte y privara de su nacionalidad a una persona de más de setenta años, que nació italiano y siempre fue orgullosamente italiano, de sentimiento, ejemplo y todo. En una ocasión, pregunté a ese propósito al Reggente de la Embajada de Italia de Santo Domingo, Dr. Giuseppe Di Filippo que, bien perplejo me dijo que eso le parecía bien extraño, en cuanto el Estado Italiano para tomar una decisión tan trascendental exigía una declarada clara voluntad (por escrito) del interesado que, eventualmente renunciaba a la nacionalidad que siempre tuvo. Y eso a pesar que, eventualmente, don Emilio no hubiera contestado al formulario relativo al referéndum ya mencionado. Actualmente, don Emilio Gorjup, con pasaporte dominicano, tiene que pedir visa al Consulado italiano para viajar a su país, Italia, y en donde están enterrados sus antepasados. Cosas veréis....Anímense, señores de la Farnesina, busquen a ese expediente y devuélvanle su pasaporte italiano a don Emilio y a sus cuatro hijas también. V. T.
P. S. Dos viernes, 07 de octubre de 2005
Me viene como anillo al dedo un muy buen artículo publicado esta semana, (3-8 de octubre de 2005) en la revista alemana “DER SPIEGEL”.
En él se habla de los muchos criminales alemanes que se han instalado en República Dominicana, especialmente en la provincia de Puerto Plata (Sosúa, Cabarete etc.). Me imagino que, al igual que ellos, aprovecha de ese ambiente “neutral” y permisivo la ya mencionada concubina alemana de Freddy Vásquez, señora Claudia Kroll, (ver a los párrafos 10 y 12 de esta carta).
Esa señora ( Presidenta de la Zona Libre Industrial de Puerto Plata), puso una fabrica de ropa en la parte final de más de quinientos (500) metros cuadrados de mi almacén y que yo le vendí por una miseria, debido a que estaba muy enfermo de depresión (por culpa de Troche y Ortiz) y no me daba cuenta de lo que hacía. Entonces, y como se puede muy bien apreciar en la foto aérea al comienzo de mi libro www.tristecaribe.8k.com el terreno que el sindico Ortiz me ha robado está al final del almacén, y marcado con el número dos (2). De allí la “genial” idea de Freddy Vásquez, que como nuevo compañero de Claudia Kroll, que entre otros, dirige su fabrica de ropa, “aportó” ese terreno robado a la nueva asociación Kroll-Vásquez. Pero, sabiendo muy bien, Claudia Kroll que ese terreno es robado, no hace que hacerse cómplice del síndico ladrón Ramón Ortiz, por aceptar cosas robadas. De allí a reiterar yo que Claudia Kroll comparte al 100% la mentalidad de sus compatriotas delincuentes, en cuanto ella sabe perfectamente bien que algo parecido ni se lo puede soñar y es impensable en Alemania, porque allá, a propósito de ciertas cosas o situaciones, se acostumbra (justamente) decir “....dass geht es nicht....” o lo que es lo mismo, “eso no se hace”, o eso no vale.
Pero, ya que estamos en el asunto, permítame de “vaciar un poco más el saco”, para que puedan apreciar mejor en que tipo de ambiente he tenido que sobrevivir durante los doce (12) años pasados en Dominicana.
Quiero subrayar esto porque yo, según la Embajada de Italia de Santo Domingo y del vicecónsul italiano de Puerto Plata, Paolo Costa, soy “el malo” que ha “ofendido” a todas las autoridades constituidas de Puerto Plata, etc., etc.
Nótese que todos ellos dicen, “que ha ofendido”, cuando en realidad yo “he acusado”, cosa bien diferente.
Alegando el vicecónsul italiano Costa con la Embajada de Italia que yo “ofendo” es como dijeran que yo “mancillo, calumnio, deshonro” a la inmaculada reputación de esas autoridades, especialmente las municipales.
Como cada uno de nosotros tenemos derecho a nuestras opiniones, buenas o malas que sean, dejo a ustedes juzgar.
Por ejemplo, el ex síndico Troche era un reconocido pandillero político que protegido por el ex presidente de la República Balaguer, (grandísimo amigo del ex Jefe de Gobiernos Italianos, Giulio Andreotti) terrorizaba con su metralleta Uzy (made en Israel), a sus adversarios políticos en las campañas electorales.
Ganada la sindicatura en Puerto Plata, él con su pandilla siguieron con sus fechorías. Hay que aclarar que Troche ganó en nombre del partido en el Gobierno o en el Poder (Partido Reformista Social Cristiano), es decir él de Balaguer. Es costumbre en R. Dominicana que el Gobierno de turno substituya o cambie a casi todos los funcionarios de la burocracia estatal, por clientelismo político. Aún así Troche no se conformó y quiso ser “más Papa que el Papa”. Como ejemplo, maltrató con su pandilla armada hasta los dientes (como síndico de Puerto Plata), y en dos ocasiones diferentes, sea al Director de Aduanas del Aeropuerto G. Luperón de Puerto Plata que al Director de Aduanas del puerto marítimo de Puerto Plata. Los dos Directores necesitaron de atención médica. ¿La razón de esos abusos? Que no dejaban al síndico Troche y sus allegados sacar de las dos aduanas (puerto y aeropuerto) lo que a ellos les daba la gana y naturalmente sin pagar los impuestos de Ley. Esos dos hechos se publicaron en todos los periódicos nacionales dominicanos.
Mucho más grave todavía es el asesinato, no tan “misterioso” de un joven empleado de la Aduana del aeropuerto y que se oponía a los métodos del síndico Troche. Para eso el síndico Troche fue enjuiciado y llegó a los Tribunales, pero, debido a la protección del ex presidente de la República, Joaquin Balaguer, nunca se llegó a nada. ¿Porqué el nuevo Obispo de Puerto Plata no se ocupa de esto? También está el caso de otro joven, (de su pandilla creo) que no se entiende como, pero parece que en una fiesta con tragos, mujeres, droga, etc., terminó con un balazo en la columna vertebral. Murió dos años después del hecho y sufriendo atroces dolores. Ni menciono de todos los terrenos municipales y no que Troche y sus socios se apropiaron en “nombre del pueblo”. Troche llegó a la sindicatura bien pobre y salió muy rico si se cuentan también esos terrenos.
Y siempre en cuanto a terrenos municipales y del Estado, su sucesor, es decir el síndico Ramón Ortiz, hizo lo mismo o más.
De notar que bien que Troche, aparentemente, fuera “más malo” cual jefe pandillero, sin embargo, nunca se atrevió a quitarme el terreno que me quitó Ortiz. Lo intentó, pero no insistió. Así que en ese aspecto el síndico Ortiz es peor que Troche.
¿Qué no es verdad? ¡Sigan leyendo! Estaba yo un día conversando con el señor Puertorreal, alias “Papo” y ex jefe de los Regidores municipales del tiempo de Troche. Hablando de varias cosas, le pregunté yo el nombre de un ex socio de Ramón Ortiz y que había muerto por un accidente de auto. Papo, me interrumpió de inmediato diciéndome que eso no había sido ningún accidente sino que habían malogrado de propósito los frenos del carro del mismo.
Ese señor, un ciudadano de los USA, cual socio de Ramón Ortiz había puesto muchos dólares US en un negocio en sociedad. En esos años, (1985- 1995) don ramón había construido una tienda muy grande en pleno centro de Puerto Plata, (The Grand Factory) y que servía al gran flujo de turistas de cruceros que visitaban diariamente a la ciudad.
Yo no puedo decir si la acusación del señor Puertorreal (Papo) sea cierta o no. Lo que sí me contaron otras personas, es que después del deceso del socio inversionista USA de Ramón Ortiz, llegó a Puerto Plata su familia para investigar también adonde había parado la gran cantidad de dinero que había aportado a la sociedad con Ramón Ortiz, y que no apareció ni un solo dólar ni ningún documento que demostrara la existencia de dicha sociedad. ¡Misterios caribeños!
¡Señores de la Embajada y Consulado USA, hagan algo! Si nadie recuerda nombre y proveniencia de ese norteamericano accidentado, pregúnteselo a otro ciudadano USA que tiene muchos negocios en Puerto Plata, Robert Harrison, que en su tiempo estaba asociado con Ramón Ortiz también. V. T.
Pro-memoria.
A) Lo más urgente es que me manden los 20.000 dólares indicados al párrafo No 38 de esta carta.
B) Que se termine rápidamente la práctica para la obtención de la ciudadanía italiana de mi esposa Belkis Bautista de Tonolli. Ver al párrafo No 22, de esta carta.
C) Los que no tiene tiempo de leer esta carta, pueden hacerse una idea de lo mismo, leyendo la carta al Director de “L’espresso” publicada a la página Web, www.caribetriste.100megas.com
Esta carta está en Internet a los Blogs,
http://blogs.ya.com/ciampi-unioneuropea
http://blogs.ya.com/actualizacion-d-a-r
http://blogs.ya.com/puerto-plata-macondo
http://blogs.ya.com/costarica-opinion
Ver también Blog,
http://blogs.ya.com/lista-blogs-tonolli
Atentamente, Dr. Valerio Tonolli
S.O. S......S. O. S.....S. O. S.......MAY DAY.....MAY DAY.....
V. T.





