POST SCRIPTUM ALLA LETTERA AL PAPA BENEDETTO XVI....
POST SCRIPTUM….
Trento, Città del Concilio, venerdì 27 aprile del 2007
Aggiornamento o post scriptum alla lettera a papa Benedetto XVI di Domenica 22 aprile del 2007.
Carissima Ivana,
sperando che tu riesca a tenere duro nel tragico ambiente nel quale ti trovi, (O.P.G. o Ospedale Psichiatrico Giudiziario de Castiglione delle Stiviere (MN), ti scrivo questo aggiornamento quale sostegno morale nella tua impari lotta, augurandomi che tu non possa crollare ed arrenderti.
Su col morale che incomincio a intravedere la fine del tunnel….parola di Valerio Tonolli, che non supplica, ne prega e nemmeno chiede, ma esige che la Legge venga rispettata, la Legge contenuta nella nostra cara Costituzione, come così bene ce lo ricorda l’ex Giudice di Tangentopoli, Gherardo Colombo.
Ho deciso di smettere con lo sciopero della fame. Benché non sia servito praticamente a niente in quanto a sensibilizzare l’opinione pubblica, se non altro è servito come ennesima dimostrazione deduttiva dell’esistenza delle MAFIE TRENTINE. Infatti, nessuno degli squallidi media locali ha detto qualcosa e nessuna autorità istituzionale si è fatta avanti.
Comunque, sono della ferma opinione che presto o tardi dovranno dire qualcosa, come è vero che il Sole sorge al mattino e tramonta alla sera.
Ho bisogno di un po’ di riposo e riflessione anche perché, lavorando da solo giorno e notte, a volte nemmeno riesco a dormire da tanto sono stanco.
Per questo che una pausa è indispensabile per riflettere, fare l’autocritica e cambiare di strategia e tattica. Come minimo va alzato il tiro e, metaforicamente, vanno impiegati proiettili di ben maggior calibro.
Ho chiesto al primario del tuo manicomio, Dr. Gradante, di poter parlare brevemente con te al telefono, mentre lui ascoltava la conversazione. Mi ha risposto che il regolamento lo vieta. Proprio non capisco la “filosofia” dei manicomi. Permettere a uno di far coraggio a una persona in grave disagio è vietato, mentre che se tu chiedi che ti “siringhino” a colpi di mezzi litri di calmante, (flebo) quello va benissimo, anche se non ne hai bisogno….ma che è in linea col regolamento.
Ho anche detto al Dr. Gradante che sicuramente si rispettarono i regolamenti riguardo alla prima moglie di Benito Mussolini, Ida Dalser, col primo figlio di Mussolini, Benito Albino Mussolini. Quei due poveretti, tutti e due sanissimi di mente, sono morti in manicomio, nel rispetto del “regolamento” dopo decenni di crudele e malvagia prigionia….e andrebbero riabilitati!
UNO STRANO SOGNO.
Mi sono sognato che osservavo un piccolo tribunale a forma di emiciclo. Vi sedevano cinque Giudici e tu ti trovavi di fronte a loro.
Dovevano decidere se rimanevi all’OPG o se ti avrebbero trasferita in un’altra struttura meno punitiva per te.
Presiedeva il tribunale Monsignor Ernesto Menghini, Presidente.
Alla sua destra sedevano papa Ratzinger con Monsignor Bagnasco.
Alla sinistra si trovavano Silvio Berlusconi ed il Dr. Gradante.
Monsignor Bagnasco e Berlusconi votarono perché tu rimanessi all’OPG, mentre che il papa Benedetto XVI col Dr. Gradante votarono per il tuo trasferimento.
Di fronte al pareggio è stato decisivo il voto di Monsignor Menghini, che ti ha lasciata all’OPG.
CONTRIBUTI PROVINCIALI.
Per i permessi in Comune, più materiali vari per cartelloni, più centinaia di fotocopie ecc., ho speso circa seicento euro, che li ho pagati, (in parte), con la mia pensione minima INPS di 540 euro.
Ho chiesto varie volte dei contributi a Mamma Provincia, che neanche mi è stata ad ascoltare e questo malgrado abbia fondato ben cinque associazioni con tanto di codice fiscale. Una è quella dedicata al disagio psichico.
Magari provo a chiedere qualcosa in prestito alla Associazione “Unione delle Famiglie Trentine all’Estero”, di piazza Silvio Pellico,12 a Trento, visto che il suo “cervello”, Gianna Copat, alla mia domanda se la Provincia gli stava versando di nuovo i contributi, mi rispose giuliva di sì….e che; “nemmeno riusciamo a spenderli tutti quei soldi!”
Altra scorciatoia o via rapida per ottenere qualche prestito, potrebbero essere i fratellini e genitori dell’Assessore Iva Berasi, che si sono presi ben cinque milioni di euro in contributi agricoli dell’Unione Europea.
Visto che fino a quando non saranno giudicati, sono da considerare innocenti, quei cinque milioncini dovrebbero essere ancora in loro possesso. Ergo, per qualche migliaio di euro che ho urgente bisogno, rappresentano pochi spiccioli per loro.
Mi raccomando Ivana, su col morale e vedi di non lasciarti andare. Ricevi un caro saluto di affetto con un forte abbraccio di solidarietà.
Dr. Valerio Tonolli
Consulente Anticorruzione, Antispreco e Antipotere Arrogante.
Questa lettera si trova in Internet ai Blogs,
Trento, Città del Concilio, venerdì 27 aprile del 2007
Aggiornamento o post scriptum alla lettera a papa Benedetto XVI di Domenica 22 aprile del 2007.
Carissima Ivana,
sperando che tu riesca a tenere duro nel tragico ambiente nel quale ti trovi, (O.P.G. o Ospedale Psichiatrico Giudiziario de Castiglione delle Stiviere (MN), ti scrivo questo aggiornamento quale sostegno morale nella tua impari lotta, augurandomi che tu non possa crollare ed arrenderti.
Su col morale che incomincio a intravedere la fine del tunnel….parola di Valerio Tonolli, che non supplica, ne prega e nemmeno chiede, ma esige che la Legge venga rispettata, la Legge contenuta nella nostra cara Costituzione, come così bene ce lo ricorda l’ex Giudice di Tangentopoli, Gherardo Colombo.
Ho deciso di smettere con lo sciopero della fame. Benché non sia servito praticamente a niente in quanto a sensibilizzare l’opinione pubblica, se non altro è servito come ennesima dimostrazione deduttiva dell’esistenza delle MAFIE TRENTINE. Infatti, nessuno degli squallidi media locali ha detto qualcosa e nessuna autorità istituzionale si è fatta avanti.
Comunque, sono della ferma opinione che presto o tardi dovranno dire qualcosa, come è vero che il Sole sorge al mattino e tramonta alla sera.
Ho bisogno di un po’ di riposo e riflessione anche perché, lavorando da solo giorno e notte, a volte nemmeno riesco a dormire da tanto sono stanco.
Per questo che una pausa è indispensabile per riflettere, fare l’autocritica e cambiare di strategia e tattica. Come minimo va alzato il tiro e, metaforicamente, vanno impiegati proiettili di ben maggior calibro.
Ho chiesto al primario del tuo manicomio, Dr. Gradante, di poter parlare brevemente con te al telefono, mentre lui ascoltava la conversazione. Mi ha risposto che il regolamento lo vieta. Proprio non capisco la “filosofia” dei manicomi. Permettere a uno di far coraggio a una persona in grave disagio è vietato, mentre che se tu chiedi che ti “siringhino” a colpi di mezzi litri di calmante, (flebo) quello va benissimo, anche se non ne hai bisogno….ma che è in linea col regolamento.
Ho anche detto al Dr. Gradante che sicuramente si rispettarono i regolamenti riguardo alla prima moglie di Benito Mussolini, Ida Dalser, col primo figlio di Mussolini, Benito Albino Mussolini. Quei due poveretti, tutti e due sanissimi di mente, sono morti in manicomio, nel rispetto del “regolamento” dopo decenni di crudele e malvagia prigionia….e andrebbero riabilitati!
UNO STRANO SOGNO.
Mi sono sognato che osservavo un piccolo tribunale a forma di emiciclo. Vi sedevano cinque Giudici e tu ti trovavi di fronte a loro.
Dovevano decidere se rimanevi all’OPG o se ti avrebbero trasferita in un’altra struttura meno punitiva per te.
Presiedeva il tribunale Monsignor Ernesto Menghini, Presidente.
Alla sua destra sedevano papa Ratzinger con Monsignor Bagnasco.
Alla sinistra si trovavano Silvio Berlusconi ed il Dr. Gradante.
Monsignor Bagnasco e Berlusconi votarono perché tu rimanessi all’OPG, mentre che il papa Benedetto XVI col Dr. Gradante votarono per il tuo trasferimento.
Di fronte al pareggio è stato decisivo il voto di Monsignor Menghini, che ti ha lasciata all’OPG.
CONTRIBUTI PROVINCIALI.
Per i permessi in Comune, più materiali vari per cartelloni, più centinaia di fotocopie ecc., ho speso circa seicento euro, che li ho pagati, (in parte), con la mia pensione minima INPS di 540 euro.
Ho chiesto varie volte dei contributi a Mamma Provincia, che neanche mi è stata ad ascoltare e questo malgrado abbia fondato ben cinque associazioni con tanto di codice fiscale. Una è quella dedicata al disagio psichico.
Magari provo a chiedere qualcosa in prestito alla Associazione “Unione delle Famiglie Trentine all’Estero”, di piazza Silvio Pellico,12 a Trento, visto che il suo “cervello”, Gianna Copat, alla mia domanda se la Provincia gli stava versando di nuovo i contributi, mi rispose giuliva di sì….e che; “nemmeno riusciamo a spenderli tutti quei soldi!”
Altra scorciatoia o via rapida per ottenere qualche prestito, potrebbero essere i fratellini e genitori dell’Assessore Iva Berasi, che si sono presi ben cinque milioni di euro in contributi agricoli dell’Unione Europea.
Visto che fino a quando non saranno giudicati, sono da considerare innocenti, quei cinque milioncini dovrebbero essere ancora in loro possesso. Ergo, per qualche migliaio di euro che ho urgente bisogno, rappresentano pochi spiccioli per loro.
Mi raccomando Ivana, su col morale e vedi di non lasciarti andare. Ricevi un caro saluto di affetto con un forte abbraccio di solidarietà.
Dr. Valerio Tonolli
Consulente Anticorruzione, Antispreco e Antipotere Arrogante.
Questa lettera si trova in Internet ai Blogs,
MISCELLANEA DI NELLA RUZZ....
Miscellanea di Nella Ruzz….
Trento, Città del Concilio, mercoledì 02 maggio del 2007
ALCUNI DATI A PROPOSITO DI NELLA RUZZ.
Come si è visto, Nella Ruzz è nata ad Aldeno, (TN), nel 1925. I Ruzz abitavano in una casa propria che persero all’incanto per aver garantito una terza persona, (inadempiente), presso la Cassa Rurale locale.
Per questo che dovettero trasferirsi dalla ex casa propria di famiglia di Aldeno, ad una in affitto a Mattarello, (TN).
Correva l’anno del Signore 1933, e Nella aveva otto anni.
Passarono gli anni, e nel 1944-45, Nella andò a Pellizzano in Val di Sole, dove lavorò part-time in comune.
Poi ritornò a Mattarello e nel 1948- 49 andò per la prima volta in Svizzera dove si occupò quale dama di compagnia, (o “badante” odierna), presso la moglie di un senatore svizzero, a Zurigo.
Coi soldi risparmiati in quegli anni, comperò una macchina manuale da maglieria con la quale lavorava in casa a Mattarello, una volta ritornata in Italia. Quella macchina era costata più di una automobile, ma Nella aveva molto lavoro e guadagnava bene.
Nel 1951 le si ammalò la mamma, Virginia. Siccome all’Ospedale Santa Chiara di Trento erano poco attrezzati per i tumori, la portò a Milano, a sue spese, dove, dopo quattro mesi di ottime attenzioni mediche fu operata e guarì. Siccome non aveva tutti i soldi, il Comune di Milano la aiutò con un prestito, che poi rimborsò. Durante la fase cruciale di quei 4 mesi, Nella rimase accanto a sua mamma per quaranta giorni, potendo alloggiare presso una cugina che si era stabilita a Milano.
Suo fratello non gli diede neanche una lira, (e poteva farlo), per la cura della mamma.
Nel 1952 lesse sul giornale un’inserzione che richiedeva di una magliaia in Svizzera.
Ritornò per la seconda volta in Svizzera, e precisamente a Lensburg.
Lavorò per l’imprenditore industriale von Felter e sua sorella. Avevano una fabbrica laboratorio con grosse macchine industriali per maglieria.
Dopo due anni in Svizzera, Nella tornò in Italia nel 1954, per sposarsi. Tuttavia, dopo qualche mese, decise di ritornare per la terza volta di nuovo in Svizzera perché presso la casa dei suoceri di Romagnano (TN), bisognava lavarsi all’aperto, con la pompa dell’acqua a mano, anche d’inverno, quando il termometro andava sotto zero di diversi gradi.
Essendo che Nella, gia alla prima esperienza, si era rivelata presto la migliore delle operaie, fu per questo che i signori von Felter decisero di aprire una filiale in Italia, a Parma, e della quale incaricarono a Nella per la gestione.
Nella era la sola responsabile. Oltre a dirigere la produzione, teneva la contabilità, pagava le operaie e dava lavoro a domicilio anche a delle collaboratrici esterne.
La materia prima, (filati), arrivava dalla Svizzera, e tutta la produzione veniva spedita in Svizzera. Erano indumenti di qualità per bambini.
Potendo abitare nella stessa fabbrica-laboratorio, risparmiava tutto lo stipendio, che era molto buono.
Visto l’esito con Nella, i signori von Felter decisero di iniziare due altre attività. Una fabbrica di formaggi e una di salsa di pomodoro e sempre a Parma.
Il primo figlio di Nella, Dario, nacque il 28 ottobre del 1955.
Nella, in quel di Romagnano, (TN), dovette convivere per ben sette tristissimi e lunghissimi anni coi suoceri, visto che il marito, Giulio Mosna, (tipica “crapa” trentina dei più bassi livelli), non voleva trasferirsi a lavorare a Parma, ne con lei, ne in una delle altre due attività dei signori von Felter, e obbligando così a Nella ad andare avanti e indietro tra Parma e Trento.
Nella comperò la sua prima casa a Mattarello, nel 1961. Benché molto intelligente, fu sempre succube della nostra strana mentalità cattolica-bigotta trentina, che, tra l’altro, insegna che sia come sia, (imbecille, cretino, stupido o no), chi comanda in casa è l’uomo e, coerente con ciò, intestò la casa appena acquistata a suo marito soltanto! Che più che marito era (ed è), più una specie di mostro cavernicola, ignorante, crudele, ecc.
Se non altro, (magra consolazione!), il comportamento di Nella, circa la visione della famiglia, era in linea col pensiero retrograda di Monsignor Angelo Bagnasco, dei tempi presenti.
Osservando a Giulio Mosna sono arrivato alla conclusione che tra la razza umana c’è un buon numero di individui che sono ben al disotto degli animali. Caratteristica generale degli animali è che vogliono bene ai loro piccoli. Gli curano, gli alimentano con grandi sacrifici e gli preparano pazientemente alla vita.
Giulio Mosna è stato tutto il contrario di ciò. Seguono alcuni esempi!
Quando nacque il suo primo figlio, disse a Nella, “barea”, (che schifo!), “te l’ai basà”, (lo hai baciato….).
Il piccolo Dario, crescendo, si affezionò molto al cane da caccia del “papà” Giulio, e quando Dario aveva solo tre anni, “papà” Giulio portò il fedele Bobi in riva al fiume Adige e lo ammazzò con una fucilata….gettandone il corpo nel fiume.
Il povero Dario si disperò piangente per un buon tempo, nell’essere informato che il caro Bobi era stato “venduto”.
NELLA RUZZ IN MANICOMIO!!!
In una occasione, i suoceri di Nella, d’accordo con un cognato (figlio), andarono dal medico condotto di Mattarello perché rilasciasse loro un certificato medico che diceva che Nella aveva bisogno di una perizia psichiatrica. La ragione? Era pericolosa ad altri e a se stessa. Perché? Aveva tentato di suicidarsi gettandosi dal balcone dove viveva!
Detto e fatto. Col certificato, quei criminali, vanno dai Carabinieri, che prelevano Nella in casa sua. Salgono tutti in macchina e passano alla FRO di Trento, dove lavora “il marito” Giulio, che controfirma l’ordine di internamento al manicomio di Pergine.
Arrivano a Pergine, lo psichiatra di turno visita Nella, (completamente sana) e ne ordina l’internamento. Sebbene sia di giorno, e il manicomio disponga di un enorme e bellissimo parco alberato, la obbligano ad andare a letto….in una camerata, assieme ad altri venti tre matti! (Quelli erano matti davvero!)
Nella disperata non tocca cibo. Dopo tre giorni il medico ordina l’alimentazione forzata a mezzo sonda. Interviene la Madre Superiora delle suore che la convince a bere una tazza di caffelatte.
Gli fanno anche indossare la camicia di forza, tanto per rispettare il “copione” di prammatica. Ma Nella è una persona pratica e si da da fare aiutando nei vari lavori di pulizie, stirare biancheria ecc.
Passa il tempo e dopo 21 giorni, Nella piangente, chiede alla Madre Superiora di lasciarla andare a casa perché il suo bambino Dario di tre anni ha bisogno di lei. (Dario, rimasto solo, si addormentava, piangendo anche lui, sullo zerbino fuori dalla porta della stanza da letto della mamma.)
Da non dimenticare che alla mamma di Nella, Virginia, nell’apprendere dell’internamento di sua figlia in manicomio, gli venne una paresi e rimase parzialmente paralizzata.
La Madre Superiora parlò col primario e questi parlò con Nella. Gli chiese la ragione del tentato suicidio….e Nella a rispondere che non era vero, in quanto lei abitava nel piano rialzato della casa dei suoceri….Il dottore primario rimase interdetto. Ma cosa mi stai raccontando, chiese! Ma si, dottore, pensi che quando ho fretta e per fare più presto, semplicemente scavalco la finestra della mia cucina e sono nell’orto a prendere ciò di cui ho bisogno….
Il primario telefonò subito ai Carabinieri perché andassero a verificare se ciò era vero, cosa che confermarono e Nella fu dimessa immediatamente e tornò dal suo bambino.
Tuttavia, prima che se ne andasse, il primario raccomandò vivamente a Nella di abbandonare il marito, per essere lui la persona veramente pericolosa e perché proprio non la meritava. Anche qui, non c’è dubbio che Monsignor Angelo Bagnasco non sarebbe stato d ‘accordo col consiglio dello psichiatra.
OLTRE AL DANNO LE BEFFE.
Visto che quell’internamento era il frutto di una menzogna, giustamente, l’amministrazione del manicomio disse che loro non erano lì per mantenere a “villeggianti” vittime di calunnie, e che per tanto la retta andava pagata….e fu salatissima per quei tempi. Più di cento trenta mila lire.
Naturalmente che i colpevoli, (suoceri, cognato), neanche si sognarono di pagare e quella “villeggiatura” si pagò coi risparmi di mamma Virginia, che, tra l’altro, guarì presto dalla paralisi, una volta vista libera sua figlia.
Malgrado tutto questo non è che la famiglia Mosna, (suoceri, cognato, marito), facessero proposito di comportarsi meglio. Tutto il contrario! In una occasione, la suocera, lanciò dal primo piano, un secchio di acqua bollente, sopra Nella con Dario in braccio, ustionandoli abbastanza gravemente. Ai nostri giorni, quella strega si prenderebbe qualche anno di meritata galera…la “nonna” del ca….volo!
Un’altra volta, avendo Nella appena steso ad asciugare il bucato, con lenzuola ecc., viene la vecchiaccia quella e le svuota giù dal balcone soprastante, un sacchetto di fuliggine nero pece….e a quel tempo non c’erano le lavatrici, in Italia almeno.
SBAGLIARE E’ UMANO, PERSEVERARE E’ DIABOLICO….
Quando Dario aveva 5 anni, nacque la sua sorellina Lorenza. Tanto per rispettare il copione dei Mosna di Romagnano, la suocera disse subito a Nella che sicuramente Lorenza non era figlia del suo Giulietto, visto che lei, (suocera), aveva generato solo maschi!
Che famiglia! E neanche per sogno che mancassero una sola volta alla Santa Messa della Domenica!
Il giorno del parto, (al mattino), venne la “mamana”, (levatrice), e poi Nella si arrangiò da sola per il resto della giornata. Verso sera, esausta e senza la ben minima collaborazione da parte del marito, si sistemò alla meglio nel letto matrimoniale con a un lato la neonata e dall’altro Dario di 5 anni. La bambina si mise a piangere e anche Dario stava poco bene. Arrivò “papà” Giulio e si accostò pure lui. Dopo un po’, molesto dal frignare o vagire, esclamò! Vedi che si tranquillizzino altrimenti “i buto tuti doi sul mucio de la grasa”
(li butto tutti e due sul mucchio del letame della stalla sottostante).
Penso che per oggi basti così. Ho voluto scrivere questo capitolo per dimostrare che Nella non è in nessun modo la “pazza da mettere al manicomio”, come sostengono in molti presso il Comune di Trento.
Nella, nel suo piccolo ed a modo suo è stata ed è una impresaria. Che poi lei abbia “investito” i suoi soldi in cani e gatti, sono affari suoi.
In tanti anni di durissimo lavoro e dedicazione aveva, ( coi suoi soldi), organizzato un rifugio per animali all’avanguardia per il Trentino. In questo campo Nella è stata pioniera, organizzando un canile quando non c’era ancora la legge che obbligava i comuni a organizzarne uno.
Basti pensare che coi molti soldi dell’assicurazione ricevuti per via dell’incidente stradale, comperò il terreno dove si trova attualmente il Rifugio degli Animali S.Francesco d’Assisi e che, una volta pagato quello in contanti, sul suo conto in banca aveva ancora cento milioni di lire, (100.000.000). Quello stesso terreno, intestato a suo figlio Dario, vale oggi almeno 750.000,00 euro, (settecento cinquanta mila).
Dopo tutto quel lavoro, quella dedicazione, quei soldi, ecc., arrivano le varie autorità istituzionali del Comune di Trento, e gli spaccano e distruggono tutto!!! Roba de pazzi!
Un simile comportamento si può solo capire se si tiene in conto che quelle “autorità” sono dei burocrati che sanno solo “amministrare” i soldi guadagnati dagli altri, ossia dai contribuenti. Ergo, quei soldi non sono sudati e se ne disconosce il vero valore. Allora, non sapendo dare un vero valore a quei soldi, (per non essere sudati), si fa lo stesso anche con le cose comperate dagli altri, anche se quelle sono state acquistate coi soldi sudati, sudati sì, ma da altri!
Conclusione? Se tante di quelle “autorità” si trovassero a competere sullo stesso piano e terreno di Nella, sarebbero spinte immediatamente al margine e messe in disparte da gente come Nella….
Dr. Valerio Tonolli
Consulente Anticorruzione, Antispreco e Antipotere Arrogante.
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Trento, Città del Concilio, mercoledì 02 maggio del 2007
ALCUNI DATI A PROPOSITO DI NELLA RUZZ.
Come si è visto, Nella Ruzz è nata ad Aldeno, (TN), nel 1925. I Ruzz abitavano in una casa propria che persero all’incanto per aver garantito una terza persona, (inadempiente), presso la Cassa Rurale locale.
Per questo che dovettero trasferirsi dalla ex casa propria di famiglia di Aldeno, ad una in affitto a Mattarello, (TN).
Correva l’anno del Signore 1933, e Nella aveva otto anni.
Passarono gli anni, e nel 1944-45, Nella andò a Pellizzano in Val di Sole, dove lavorò part-time in comune.
Poi ritornò a Mattarello e nel 1948- 49 andò per la prima volta in Svizzera dove si occupò quale dama di compagnia, (o “badante” odierna), presso la moglie di un senatore svizzero, a Zurigo.
Coi soldi risparmiati in quegli anni, comperò una macchina manuale da maglieria con la quale lavorava in casa a Mattarello, una volta ritornata in Italia. Quella macchina era costata più di una automobile, ma Nella aveva molto lavoro e guadagnava bene.
Nel 1951 le si ammalò la mamma, Virginia. Siccome all’Ospedale Santa Chiara di Trento erano poco attrezzati per i tumori, la portò a Milano, a sue spese, dove, dopo quattro mesi di ottime attenzioni mediche fu operata e guarì. Siccome non aveva tutti i soldi, il Comune di Milano la aiutò con un prestito, che poi rimborsò. Durante la fase cruciale di quei 4 mesi, Nella rimase accanto a sua mamma per quaranta giorni, potendo alloggiare presso una cugina che si era stabilita a Milano.
Suo fratello non gli diede neanche una lira, (e poteva farlo), per la cura della mamma.
Nel 1952 lesse sul giornale un’inserzione che richiedeva di una magliaia in Svizzera.
Ritornò per la seconda volta in Svizzera, e precisamente a Lensburg.
Lavorò per l’imprenditore industriale von Felter e sua sorella. Avevano una fabbrica laboratorio con grosse macchine industriali per maglieria.
Dopo due anni in Svizzera, Nella tornò in Italia nel 1954, per sposarsi. Tuttavia, dopo qualche mese, decise di ritornare per la terza volta di nuovo in Svizzera perché presso la casa dei suoceri di Romagnano (TN), bisognava lavarsi all’aperto, con la pompa dell’acqua a mano, anche d’inverno, quando il termometro andava sotto zero di diversi gradi.
Essendo che Nella, gia alla prima esperienza, si era rivelata presto la migliore delle operaie, fu per questo che i signori von Felter decisero di aprire una filiale in Italia, a Parma, e della quale incaricarono a Nella per la gestione.
Nella era la sola responsabile. Oltre a dirigere la produzione, teneva la contabilità, pagava le operaie e dava lavoro a domicilio anche a delle collaboratrici esterne.
La materia prima, (filati), arrivava dalla Svizzera, e tutta la produzione veniva spedita in Svizzera. Erano indumenti di qualità per bambini.
Potendo abitare nella stessa fabbrica-laboratorio, risparmiava tutto lo stipendio, che era molto buono.
Visto l’esito con Nella, i signori von Felter decisero di iniziare due altre attività. Una fabbrica di formaggi e una di salsa di pomodoro e sempre a Parma.
Il primo figlio di Nella, Dario, nacque il 28 ottobre del 1955.
Nella, in quel di Romagnano, (TN), dovette convivere per ben sette tristissimi e lunghissimi anni coi suoceri, visto che il marito, Giulio Mosna, (tipica “crapa” trentina dei più bassi livelli), non voleva trasferirsi a lavorare a Parma, ne con lei, ne in una delle altre due attività dei signori von Felter, e obbligando così a Nella ad andare avanti e indietro tra Parma e Trento.
Nella comperò la sua prima casa a Mattarello, nel 1961. Benché molto intelligente, fu sempre succube della nostra strana mentalità cattolica-bigotta trentina, che, tra l’altro, insegna che sia come sia, (imbecille, cretino, stupido o no), chi comanda in casa è l’uomo e, coerente con ciò, intestò la casa appena acquistata a suo marito soltanto! Che più che marito era (ed è), più una specie di mostro cavernicola, ignorante, crudele, ecc.
Se non altro, (magra consolazione!), il comportamento di Nella, circa la visione della famiglia, era in linea col pensiero retrograda di Monsignor Angelo Bagnasco, dei tempi presenti.
Osservando a Giulio Mosna sono arrivato alla conclusione che tra la razza umana c’è un buon numero di individui che sono ben al disotto degli animali. Caratteristica generale degli animali è che vogliono bene ai loro piccoli. Gli curano, gli alimentano con grandi sacrifici e gli preparano pazientemente alla vita.
Giulio Mosna è stato tutto il contrario di ciò. Seguono alcuni esempi!
Quando nacque il suo primo figlio, disse a Nella, “barea”, (che schifo!), “te l’ai basà”, (lo hai baciato….).
Il piccolo Dario, crescendo, si affezionò molto al cane da caccia del “papà” Giulio, e quando Dario aveva solo tre anni, “papà” Giulio portò il fedele Bobi in riva al fiume Adige e lo ammazzò con una fucilata….gettandone il corpo nel fiume.
Il povero Dario si disperò piangente per un buon tempo, nell’essere informato che il caro Bobi era stato “venduto”.
NELLA RUZZ IN MANICOMIO!!!
In una occasione, i suoceri di Nella, d’accordo con un cognato (figlio), andarono dal medico condotto di Mattarello perché rilasciasse loro un certificato medico che diceva che Nella aveva bisogno di una perizia psichiatrica. La ragione? Era pericolosa ad altri e a se stessa. Perché? Aveva tentato di suicidarsi gettandosi dal balcone dove viveva!
Detto e fatto. Col certificato, quei criminali, vanno dai Carabinieri, che prelevano Nella in casa sua. Salgono tutti in macchina e passano alla FRO di Trento, dove lavora “il marito” Giulio, che controfirma l’ordine di internamento al manicomio di Pergine.
Arrivano a Pergine, lo psichiatra di turno visita Nella, (completamente sana) e ne ordina l’internamento. Sebbene sia di giorno, e il manicomio disponga di un enorme e bellissimo parco alberato, la obbligano ad andare a letto….in una camerata, assieme ad altri venti tre matti! (Quelli erano matti davvero!)
Nella disperata non tocca cibo. Dopo tre giorni il medico ordina l’alimentazione forzata a mezzo sonda. Interviene la Madre Superiora delle suore che la convince a bere una tazza di caffelatte.
Gli fanno anche indossare la camicia di forza, tanto per rispettare il “copione” di prammatica. Ma Nella è una persona pratica e si da da fare aiutando nei vari lavori di pulizie, stirare biancheria ecc.
Passa il tempo e dopo 21 giorni, Nella piangente, chiede alla Madre Superiora di lasciarla andare a casa perché il suo bambino Dario di tre anni ha bisogno di lei. (Dario, rimasto solo, si addormentava, piangendo anche lui, sullo zerbino fuori dalla porta della stanza da letto della mamma.)
Da non dimenticare che alla mamma di Nella, Virginia, nell’apprendere dell’internamento di sua figlia in manicomio, gli venne una paresi e rimase parzialmente paralizzata.
La Madre Superiora parlò col primario e questi parlò con Nella. Gli chiese la ragione del tentato suicidio….e Nella a rispondere che non era vero, in quanto lei abitava nel piano rialzato della casa dei suoceri….Il dottore primario rimase interdetto. Ma cosa mi stai raccontando, chiese! Ma si, dottore, pensi che quando ho fretta e per fare più presto, semplicemente scavalco la finestra della mia cucina e sono nell’orto a prendere ciò di cui ho bisogno….
Il primario telefonò subito ai Carabinieri perché andassero a verificare se ciò era vero, cosa che confermarono e Nella fu dimessa immediatamente e tornò dal suo bambino.
Tuttavia, prima che se ne andasse, il primario raccomandò vivamente a Nella di abbandonare il marito, per essere lui la persona veramente pericolosa e perché proprio non la meritava. Anche qui, non c’è dubbio che Monsignor Angelo Bagnasco non sarebbe stato d ‘accordo col consiglio dello psichiatra.
OLTRE AL DANNO LE BEFFE.
Visto che quell’internamento era il frutto di una menzogna, giustamente, l’amministrazione del manicomio disse che loro non erano lì per mantenere a “villeggianti” vittime di calunnie, e che per tanto la retta andava pagata….e fu salatissima per quei tempi. Più di cento trenta mila lire.
Naturalmente che i colpevoli, (suoceri, cognato), neanche si sognarono di pagare e quella “villeggiatura” si pagò coi risparmi di mamma Virginia, che, tra l’altro, guarì presto dalla paralisi, una volta vista libera sua figlia.
Malgrado tutto questo non è che la famiglia Mosna, (suoceri, cognato, marito), facessero proposito di comportarsi meglio. Tutto il contrario! In una occasione, la suocera, lanciò dal primo piano, un secchio di acqua bollente, sopra Nella con Dario in braccio, ustionandoli abbastanza gravemente. Ai nostri giorni, quella strega si prenderebbe qualche anno di meritata galera…la “nonna” del ca….volo!
Un’altra volta, avendo Nella appena steso ad asciugare il bucato, con lenzuola ecc., viene la vecchiaccia quella e le svuota giù dal balcone soprastante, un sacchetto di fuliggine nero pece….e a quel tempo non c’erano le lavatrici, in Italia almeno.
SBAGLIARE E’ UMANO, PERSEVERARE E’ DIABOLICO….
Quando Dario aveva 5 anni, nacque la sua sorellina Lorenza. Tanto per rispettare il copione dei Mosna di Romagnano, la suocera disse subito a Nella che sicuramente Lorenza non era figlia del suo Giulietto, visto che lei, (suocera), aveva generato solo maschi!
Che famiglia! E neanche per sogno che mancassero una sola volta alla Santa Messa della Domenica!
Il giorno del parto, (al mattino), venne la “mamana”, (levatrice), e poi Nella si arrangiò da sola per il resto della giornata. Verso sera, esausta e senza la ben minima collaborazione da parte del marito, si sistemò alla meglio nel letto matrimoniale con a un lato la neonata e dall’altro Dario di 5 anni. La bambina si mise a piangere e anche Dario stava poco bene. Arrivò “papà” Giulio e si accostò pure lui. Dopo un po’, molesto dal frignare o vagire, esclamò! Vedi che si tranquillizzino altrimenti “i buto tuti doi sul mucio de la grasa”
(li butto tutti e due sul mucchio del letame della stalla sottostante).
Penso che per oggi basti così. Ho voluto scrivere questo capitolo per dimostrare che Nella non è in nessun modo la “pazza da mettere al manicomio”, come sostengono in molti presso il Comune di Trento.
Nella, nel suo piccolo ed a modo suo è stata ed è una impresaria. Che poi lei abbia “investito” i suoi soldi in cani e gatti, sono affari suoi.
In tanti anni di durissimo lavoro e dedicazione aveva, ( coi suoi soldi), organizzato un rifugio per animali all’avanguardia per il Trentino. In questo campo Nella è stata pioniera, organizzando un canile quando non c’era ancora la legge che obbligava i comuni a organizzarne uno.
Basti pensare che coi molti soldi dell’assicurazione ricevuti per via dell’incidente stradale, comperò il terreno dove si trova attualmente il Rifugio degli Animali S.Francesco d’Assisi e che, una volta pagato quello in contanti, sul suo conto in banca aveva ancora cento milioni di lire, (100.000.000). Quello stesso terreno, intestato a suo figlio Dario, vale oggi almeno 750.000,00 euro, (settecento cinquanta mila).
Dopo tutto quel lavoro, quella dedicazione, quei soldi, ecc., arrivano le varie autorità istituzionali del Comune di Trento, e gli spaccano e distruggono tutto!!! Roba de pazzi!
Un simile comportamento si può solo capire se si tiene in conto che quelle “autorità” sono dei burocrati che sanno solo “amministrare” i soldi guadagnati dagli altri, ossia dai contribuenti. Ergo, quei soldi non sono sudati e se ne disconosce il vero valore. Allora, non sapendo dare un vero valore a quei soldi, (per non essere sudati), si fa lo stesso anche con le cose comperate dagli altri, anche se quelle sono state acquistate coi soldi sudati, sudati sì, ma da altri!
Conclusione? Se tante di quelle “autorità” si trovassero a competere sullo stesso piano e terreno di Nella, sarebbero spinte immediatamente al margine e messe in disparte da gente come Nella….
Dr. Valerio Tonolli
Consulente Anticorruzione, Antispreco e Antipotere Arrogante.
Questo scritto si trova in Internet, ai Blogs,
blogs.ya.com/nella-e-i-suoi-cani
blogs.ya.com/informaalternativa
blogs.ya.com/disagio-psichico
blogs.ya.com/lettere-ai-papi
blogs.ya.com/solidarietà-trentina
LETTERA A SUA SANTITA' PAPA BENEDETTO XVI....
Joseph Ratzinger….
Trento, Città del Concilio, Domenica 22 aprile del 2007
LETTERA A SUA SANTITA’ PAPA BENEDETTO XVI, AL SECOLO JOSEPH RATZINGER.
Santità,
parafrasando a William Shakespeare nel suo Amleto, (Principe danese di Elsinore), credo poter affermare che in quel di Trento, e precisamente dalle parti della Curia e del Palazzo Arcivescovile, “c’è odore di marcio”.
Perché? Risulta che la signora Ivana Merlo, per aver accusato un sacerdote insegnante di religione al locale Liceo Prati, di avere avuto rapporti sessuali con delle studentesse minorenni, è stata condannata e rinchiusa come pazza nel OPG, (Ospedale Psichiatrico Giudiziario), di Castiglione delle Stiviere, (MN).
I fatti risalgono al 2004, dove a seguito delle sue affermazioni è stata denunciata per calunnie, ingiurie e minacce. Si richiese una perizia psichiatrica che fu affidata al Dr. Fabio Bonadiman che arrivò alla conclusione che Ivana Merlo era totalmente incapace di intendere e di volere.
Questo risultato incoraggiò la pm Alessandra Liverani a chiedere l’assoluzione di Ivana Merlo gia davanti al gup Corrado Pascucci.
Avendo fatto ricorso al Tribunale di Sorveglianza, la relativa decisione del giudice Carlo Alberto Agnoli è stata durissima, soprattutto considerando che Ivana Merlo non è mai stata protagonista di atti violenti.
Malgrado ciò, Ivana Merlo è stata condannata a due anni all’OPG, dove sopravvive al fianco di pluriomicide, infanticide e persone colpevoli dei più efferati delitti.
Sarà anche per condanne di questo genere che recentemente il giudice Gherardo Colombo, (protagonista di Mani Pulite e Tangentopoli), ha “tirato la toga alle ortiche”.
Io, Dr. Valerio Tonolli ho incontrato per la prima volta Ivana Merlo in data due aprile del 2007. La signora Merlo è una persona solare, molto gentile ed intelligente, (laureata a pieni voti in teologia), e con una volontà di ferro.
Tra l’altro, mi ha riferito di aver chiesto più volte di essere ricevuta dall’Arcivescovo di Trento, Monsignor Luigi Bressan, che si è sempre rifiutato.
Ivana Merlo, gode al contrario della completa fiducia del sacerdote trentino don Marcello Farina, ( e di altri sacerdoti onesti), che sta cercando di aiutarla.
Don Marcello Farina è un uomo carismatico, che quando lo lasciavano predicare in Duomo, si dovevano spalancare i portoni, perché la folla accorsa ad ascoltarlo, traboccava nelle piazze e strade adiacenti.
Al presente, per insistere nel voler predicare la Verità, a don Marcello Farina non è più permesso di predicare in Duomo. Al suo posto, blatera di cose trite e ritrite, l’Arcivescovo Bressan, e naturalmente quando predica, i portoni del Duomo possono rimanere pacificamente chiusi….
Altro personaggio chiave di questa faccenda trentina, Santità, è il capo del Capitolo, Monsignor Ernesto Menghini, uomo con forti legami e protezioni in Vaticano, e conosciuto per essere, (tra l’altro), molto vendicativo.
Metaforicamente, si può sospettare che Bressan e Menghini stiano cercando di riportare lo spirito della Santa Inquisizione in quel di Trento, col beneplacito e la quasi totale indifferenza dell’opinione pubblica locale.
In una lettera al presidente della Repubblica, Giorgio Napoletano ho chiesto di voler ricevere a Ivana Merlo a Roma.
La stessa richiesta la rivolgo a Lei, papa Ratzinger, approfittando che oggi, Domenica 22 aprile del 2007, partono per Roma ben 150 trentini, con l’arcivescovo Monsignor Luigi Bressan in testa e che parteciperanno all’udienza generale in Vaticano, ossia, saranno ricevuti da Lei, papa Benedetto XVI.
Immagino che per tale augusta occasione, farà parte del gruppo anche Monsignor Ernesto Menghini e magari don Ivan Maffeis, Direttore del settimanale trentino, “Vita Trentina”, organo della Curia trentina.
Veda di fare “tris” Santità, e di trovarsi a 8 occhi con quei tre personaggi per sentire di persona cosa ne pensano della condanna al manicomio criminale di Ivana Merlo.
Finito l’incontro a 8 occhi, parli a 4 occhi con Monsignor Menghini e cerchi di farle “svuotare il sacco”, visto che di cose ne avrebbe molte da dire, come mi hanno assicurato in molti.
Fatto questo, e come conclusione, approfitti di questa visita di tre giorni a Roma della comitiva trentina, per far venire in Vaticano a Ivana Merlo. Di tutti quei trentini è senza ombra di dubbio la più bisognosa del Suo aiuto, Santità.
Nel dubbio, si ricordi che “il Buon Pastore”, lascia le 99 pecorelle al sicuro, per andare a cercare e liberare quella rimasta impigliata, prigioniera tra i rovi.
Curioso, starò a vedere se la Verità prevarrà sulla Ragion di Stato, visto che la Chiesa Cattolica Apostolica Romana è maestra storica nel sapersi schierare coi peggiori dittatori, (e le loro malefatte e nefandezze), se questo le conviene non spiritualmente ma temporalmente.
Basti pensare alla velocità olimpionica con la quale il Vaticano corse a firmare il Concordato col Terzo Reich di Adolf Hitler, appena arrivato al Potere nel 1933.
E questo malgrado fossero già in giro milioni di copie del “programma di Governo” di Hitler, il “Mein Kampf”, e peggio ancora sebbene non fossero ancora passati nemmeno 20 anni dal genocidio degli armeni di Turchia, genocidio di due milioni di persone e che servì di modello per l’Olocausto di Hitler.
A volte mi chiedo se sarà forse per “riconoscenza” verso Hitler che il papa Pio XII, (da vero grande codardo), non condannò mai apertamente e chiaramente allo sterminio sistematico, non solo degli ebrei, ma anche degli “zingari”, (Rom e Sint), e di altri oppositori o persone invise al regime satanico di Adolf Hitler.
Senza poi dimenticare, che in quelli stessi anni, (1936), ebbe luogo la tragedia della Guerra Civile Spagnola, e che il sanguinario, crudele e vendicativo “caudillo” Francisco Franco ebbe il totale appoggio delle alte gerarchie ecclesiastiche cattoliche spagnole, vaticane ed internazionali, facendo anche assassinare moltissimi sacerdoti e religiosi qua stavano dalla parte del popolo e del governo spagnolo democraticamente eletto….
“UOMO DELLA PROVVIDENZA”?
Per come la pensa e si comporta Monsignor Angelo Bagnasco, penso che Silvio Berlusconi sarebbe stato il perfetto “uomo della Provvidenza” attuale se fosse riuscito a diventare il Presidente della Repubblica Italiana.
L’altro lato della medaglia di quel “grande ex lider politico della commedia all’italiana” l’abbiamo visto tutti sul settimanale “Oggi” di questi giorni, con sedute sulle ginocchia due gran belle fig….liole.
Una “foto ricordo” degna più di un cafone di bar di periferia che di un ex Capo di Governo che ha diretto “i Destini” d’Italia. Povera Italia….!!!!
ALTRE ZONE FETENTI TRENTINE.
Tuttavia, Santità, se può servirle di alcun sollievo, tenga presente che il fetore trentino non emana solo dalla Curia. Il fetore nauseante si sente anche dalle parti del Comune di Trento, e della Provincia Autonoma di Trento.
Pensi un po’, Santità, che tra i tantissimi esempi, la signora Violetta Plotegher, Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Trento, mi ha eliminato in forma totalmente discrezionale, (ossia illegittima), al sussidio mensile comunale di 440 euro, col quale pagavo l’affitto di casa , con spese di luce e gas. D’ora in poi dovrò vivere coi 540 euro della mia pensione minima INPS, ossia con cento euro, visto che 440 sono per l’affitto e malgrado noi siamo una famiglia di quattro persone che dormiamo tutti in una stanza di un miniappartamento della Curia….
Perché l’Assessore Violetta Plotegher mi ha cancellato il sussidio? Perché il suo servizio di “intelligence” ha scoperto che oltre che fannullone sono anche furbo….ossia che senza avvisare loro, a Natale mi sono preso perfino la tredicesima di 540 euro ossia, 1080 euro….da vero scaltro “minchione”, come direbbero nella bellissima Sicilia.
Pertanto, per riparare il danno, salomonicamente, la zelante Assessore Violetta Plotegher, (per incominciare), mi ha fatto eliminare i sussidi di gennaio e febbraio. Perciò, ai 1080 euro (INPS) di Natale sono stati detratti gli 880 euro (comunali), dei sussidi cancellati.
Ergo, se l’aritmetica non è un’opinione, a Natale sono rimasto con 200 euro….
….E MI SONO VENDICATO….
Siccome l’Assessore Plotegher, assieme ai suoi altri degni compari, prende ottomila euro puliti di stipendio al mese, più tredicesima e quattordicesima, a Natale ha preso 24.000 euro di solo stipendio, più circa altri 24.000 di extra, vantaggi, agevolazioni, bonus e chi più ne ha più ne metta….per un totale di 48.000 euro!!!….che equivalgono, (sempre se la matematica non è un’opinione), a ben 240 volte di quello che ho preso io con la famiglia a Natale!
CONCLUSIONE PIU CHE EVIDENTE….
E tanto per rimanere nelle simbologia, Santità, mi viene in mente il libro, “La fattoria degli animali”, del geniale scrittore inglese George Orwell.
In quel libro si legge, tra l’altro, che in teoria almeno, tra gli animali di quella fattoria vige la democrazia e che tutti avrebbero gli stessi diritti. Poi si scopre che una certa categoria di animali, I PORCI, di diritti ne hanno ben di più dei comuni mortali.
Ergo, i parlamentari italiani che siedono a Roma, Bruxelles, nelle Province e Regioni, i Sindaci, gli Assessori, i Consiglieri, ecc., ecc.,ecc., tutti loro appartengono alla categoria dei PORCI, sempre con riferimento al libro di Orwell, “La fattoria degli animali”, e di diritti, (ma non altrettanti doveri), ne hanno molti, ma molti di più di noi fessi comuni mortali di terza, quarta, ecc., categoria.
FETORE EMANANTE DALLA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO.
Il nostro caro governatore Dellai si è inventato la gran ca….volata, (per non dire peggio), del Festival dell’Economia. E’ un modo non tanto subdolo per farsi propaganda elettorale coi soldi dei contribuenti. Perché la penso così lo spiegherò in altra sede, altrimenti questa lettera diventa un opuscolo.
Tuttavia un solo dettaglio a proposito. Il giorno dell’inaugurazione di tale porcata, a dirigere le musiche varie verrà un DJ doc, che per una sola serata prenderà 10.000 euro, (diecimila). Se a quei diecimila euro ne aggiungiamo altri 560 otteniamo la somma di 10.560 euro, che corrispondono a ben due anni, o 24 mensilità del mio sussidio di 440 euro col quale pago l’affitto e che è stato eliminato….Se Trento non guazza nell’ambiente fognario fetente, me lo dica Lei, Santità.
E tenga conto che sono tutti d’accordo! Pensi che ho fatto notare tali situazioni alla mia assistente sociale, signora Irene Graffer, (che ha “collaborato” anche lei per farmi eliminare il sussidio), la quale mi ha risposto col suo smagliante sorriso di circostanza, che quei soldi, (del DJ e simili), erano molto ben spesi in quanto, “non possiamo stare qui a parlare soltanto di morti di fame”, ossia quelli come me. Quelle parole testuali me le ha dette seduta al tavolo nel suo ufficio, a mio fianco e guardandomi arrogantemente negli occhi….le ha dette a me, Dr. Valerio Tonolli, Consulente Anticorruzione, Antispreco e Antipotere Arrogante, ma che per lei sono uno spregevole morto di fame, fannullone, furbo, minchione, e chi più ne ha più ne metta.
MEDIA, (GIORNALI, RADIO E TELEVISIONI), ULTRAFETENTI….
In quanto a disinformare, il settimanale della Curia, “Vita Trentina” è al primo posto! Il suo direttore, don Ivan Maffeis è il tipico cattolico bigotto, ipocrita, baciapile. Per dimostrarLe che è un vero “fariseo” pensi che sono mesi che ho pubblicato un libro in Internet che parla di tante violenze ed ingiustizie sofferte da Nella Ruzz da parte dell’amministrazione comunale di Trento, durante 15 anni. Ne Vita Trentina né gli altri due squallidi giornalucoli da strapazzo locali, l’Adige e Il Trentino vi hanno dedicato neanche una riga. Se questo non è disinformare!
Pensi un po’ papa Benedetto XVI, che Sua Santità Giovanni Paolo II era di tutt’altro avviso a proposito de Nella Ruzz. Se lei fa investigare dai suoi collaboratori vedrà che Nella Ruzz è stata ricevuta da papa Wojtyla in Vaticano, un lunedì di novembre del 1981. Tutto ciò è descritto nel mio libro, “Nella e i suoi cani” e che si trova in Internet al Blog,
blogs.ya.com/nella-e-i-suoi-cani
ODORE DI MARCIO ANCHE DALLE PARTI DELLA DIFENSORE CIVICO….
La sola cosa veramente utile che ha fatto la Difensore Civico, Borgonovo Re, è di aver denunciato l’esistenza delle “MAFIE TRENTINE”.
Per Nella Ruzz non ha mosso un dito ed è per questo che le ho detto che sarebbe più adatta in un altro incarico presso la Provincia Autonoma di Trento.
Nell’augurarLe buona salute, Santità, voglia gradire cordiali saluti.
Dr. Valerio Tonolli
Consulente Anticorruzione, Antispreco e Antipotere Arrogante
E-mail
tonollivalerio@hotmail.com
La presente lettera si trova in Internet ai Blogs,
blogs.ya.com/informaalternativa
blogs.ya.com/wojtyla-santo-no
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blogs.ya.com/disagio-psichico
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Trento, Città del Concilio, Domenica 22 aprile del 2007
LETTERA A SUA SANTITA’ PAPA BENEDETTO XVI, AL SECOLO JOSEPH RATZINGER.
Santità,
parafrasando a William Shakespeare nel suo Amleto, (Principe danese di Elsinore), credo poter affermare che in quel di Trento, e precisamente dalle parti della Curia e del Palazzo Arcivescovile, “c’è odore di marcio”.
Perché? Risulta che la signora Ivana Merlo, per aver accusato un sacerdote insegnante di religione al locale Liceo Prati, di avere avuto rapporti sessuali con delle studentesse minorenni, è stata condannata e rinchiusa come pazza nel OPG, (Ospedale Psichiatrico Giudiziario), di Castiglione delle Stiviere, (MN).
I fatti risalgono al 2004, dove a seguito delle sue affermazioni è stata denunciata per calunnie, ingiurie e minacce. Si richiese una perizia psichiatrica che fu affidata al Dr. Fabio Bonadiman che arrivò alla conclusione che Ivana Merlo era totalmente incapace di intendere e di volere.
Questo risultato incoraggiò la pm Alessandra Liverani a chiedere l’assoluzione di Ivana Merlo gia davanti al gup Corrado Pascucci.
Avendo fatto ricorso al Tribunale di Sorveglianza, la relativa decisione del giudice Carlo Alberto Agnoli è stata durissima, soprattutto considerando che Ivana Merlo non è mai stata protagonista di atti violenti.
Malgrado ciò, Ivana Merlo è stata condannata a due anni all’OPG, dove sopravvive al fianco di pluriomicide, infanticide e persone colpevoli dei più efferati delitti.
Sarà anche per condanne di questo genere che recentemente il giudice Gherardo Colombo, (protagonista di Mani Pulite e Tangentopoli), ha “tirato la toga alle ortiche”.
Io, Dr. Valerio Tonolli ho incontrato per la prima volta Ivana Merlo in data due aprile del 2007. La signora Merlo è una persona solare, molto gentile ed intelligente, (laureata a pieni voti in teologia), e con una volontà di ferro.
Tra l’altro, mi ha riferito di aver chiesto più volte di essere ricevuta dall’Arcivescovo di Trento, Monsignor Luigi Bressan, che si è sempre rifiutato.
Ivana Merlo, gode al contrario della completa fiducia del sacerdote trentino don Marcello Farina, ( e di altri sacerdoti onesti), che sta cercando di aiutarla.
Don Marcello Farina è un uomo carismatico, che quando lo lasciavano predicare in Duomo, si dovevano spalancare i portoni, perché la folla accorsa ad ascoltarlo, traboccava nelle piazze e strade adiacenti.
Al presente, per insistere nel voler predicare la Verità, a don Marcello Farina non è più permesso di predicare in Duomo. Al suo posto, blatera di cose trite e ritrite, l’Arcivescovo Bressan, e naturalmente quando predica, i portoni del Duomo possono rimanere pacificamente chiusi….
Altro personaggio chiave di questa faccenda trentina, Santità, è il capo del Capitolo, Monsignor Ernesto Menghini, uomo con forti legami e protezioni in Vaticano, e conosciuto per essere, (tra l’altro), molto vendicativo.
Metaforicamente, si può sospettare che Bressan e Menghini stiano cercando di riportare lo spirito della Santa Inquisizione in quel di Trento, col beneplacito e la quasi totale indifferenza dell’opinione pubblica locale.
In una lettera al presidente della Repubblica, Giorgio Napoletano ho chiesto di voler ricevere a Ivana Merlo a Roma.
La stessa richiesta la rivolgo a Lei, papa Ratzinger, approfittando che oggi, Domenica 22 aprile del 2007, partono per Roma ben 150 trentini, con l’arcivescovo Monsignor Luigi Bressan in testa e che parteciperanno all’udienza generale in Vaticano, ossia, saranno ricevuti da Lei, papa Benedetto XVI.
Immagino che per tale augusta occasione, farà parte del gruppo anche Monsignor Ernesto Menghini e magari don Ivan Maffeis, Direttore del settimanale trentino, “Vita Trentina”, organo della Curia trentina.
Veda di fare “tris” Santità, e di trovarsi a 8 occhi con quei tre personaggi per sentire di persona cosa ne pensano della condanna al manicomio criminale di Ivana Merlo.
Finito l’incontro a 8 occhi, parli a 4 occhi con Monsignor Menghini e cerchi di farle “svuotare il sacco”, visto che di cose ne avrebbe molte da dire, come mi hanno assicurato in molti.
Fatto questo, e come conclusione, approfitti di questa visita di tre giorni a Roma della comitiva trentina, per far venire in Vaticano a Ivana Merlo. Di tutti quei trentini è senza ombra di dubbio la più bisognosa del Suo aiuto, Santità.
Nel dubbio, si ricordi che “il Buon Pastore”, lascia le 99 pecorelle al sicuro, per andare a cercare e liberare quella rimasta impigliata, prigioniera tra i rovi.
Curioso, starò a vedere se la Verità prevarrà sulla Ragion di Stato, visto che la Chiesa Cattolica Apostolica Romana è maestra storica nel sapersi schierare coi peggiori dittatori, (e le loro malefatte e nefandezze), se questo le conviene non spiritualmente ma temporalmente.
Basti pensare alla velocità olimpionica con la quale il Vaticano corse a firmare il Concordato col Terzo Reich di Adolf Hitler, appena arrivato al Potere nel 1933.
E questo malgrado fossero già in giro milioni di copie del “programma di Governo” di Hitler, il “Mein Kampf”, e peggio ancora sebbene non fossero ancora passati nemmeno 20 anni dal genocidio degli armeni di Turchia, genocidio di due milioni di persone e che servì di modello per l’Olocausto di Hitler.
A volte mi chiedo se sarà forse per “riconoscenza” verso Hitler che il papa Pio XII, (da vero grande codardo), non condannò mai apertamente e chiaramente allo sterminio sistematico, non solo degli ebrei, ma anche degli “zingari”, (Rom e Sint), e di altri oppositori o persone invise al regime satanico di Adolf Hitler.
Senza poi dimenticare, che in quelli stessi anni, (1936), ebbe luogo la tragedia della Guerra Civile Spagnola, e che il sanguinario, crudele e vendicativo “caudillo” Francisco Franco ebbe il totale appoggio delle alte gerarchie ecclesiastiche cattoliche spagnole, vaticane ed internazionali, facendo anche assassinare moltissimi sacerdoti e religiosi qua stavano dalla parte del popolo e del governo spagnolo democraticamente eletto….
“UOMO DELLA PROVVIDENZA”?
Per come la pensa e si comporta Monsignor Angelo Bagnasco, penso che Silvio Berlusconi sarebbe stato il perfetto “uomo della Provvidenza” attuale se fosse riuscito a diventare il Presidente della Repubblica Italiana.
L’altro lato della medaglia di quel “grande ex lider politico della commedia all’italiana” l’abbiamo visto tutti sul settimanale “Oggi” di questi giorni, con sedute sulle ginocchia due gran belle fig….liole.
Una “foto ricordo” degna più di un cafone di bar di periferia che di un ex Capo di Governo che ha diretto “i Destini” d’Italia. Povera Italia….!!!!
ALTRE ZONE FETENTI TRENTINE.
Tuttavia, Santità, se può servirle di alcun sollievo, tenga presente che il fetore trentino non emana solo dalla Curia. Il fetore nauseante si sente anche dalle parti del Comune di Trento, e della Provincia Autonoma di Trento.
Pensi un po’, Santità, che tra i tantissimi esempi, la signora Violetta Plotegher, Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Trento, mi ha eliminato in forma totalmente discrezionale, (ossia illegittima), al sussidio mensile comunale di 440 euro, col quale pagavo l’affitto di casa , con spese di luce e gas. D’ora in poi dovrò vivere coi 540 euro della mia pensione minima INPS, ossia con cento euro, visto che 440 sono per l’affitto e malgrado noi siamo una famiglia di quattro persone che dormiamo tutti in una stanza di un miniappartamento della Curia….
Perché l’Assessore Violetta Plotegher mi ha cancellato il sussidio? Perché il suo servizio di “intelligence” ha scoperto che oltre che fannullone sono anche furbo….ossia che senza avvisare loro, a Natale mi sono preso perfino la tredicesima di 540 euro ossia, 1080 euro….da vero scaltro “minchione”, come direbbero nella bellissima Sicilia.
Pertanto, per riparare il danno, salomonicamente, la zelante Assessore Violetta Plotegher, (per incominciare), mi ha fatto eliminare i sussidi di gennaio e febbraio. Perciò, ai 1080 euro (INPS) di Natale sono stati detratti gli 880 euro (comunali), dei sussidi cancellati.
Ergo, se l’aritmetica non è un’opinione, a Natale sono rimasto con 200 euro….
….E MI SONO VENDICATO….
Siccome l’Assessore Plotegher, assieme ai suoi altri degni compari, prende ottomila euro puliti di stipendio al mese, più tredicesima e quattordicesima, a Natale ha preso 24.000 euro di solo stipendio, più circa altri 24.000 di extra, vantaggi, agevolazioni, bonus e chi più ne ha più ne metta….per un totale di 48.000 euro!!!….che equivalgono, (sempre se la matematica non è un’opinione), a ben 240 volte di quello che ho preso io con la famiglia a Natale!
CONCLUSIONE PIU CHE EVIDENTE….
E tanto per rimanere nelle simbologia, Santità, mi viene in mente il libro, “La fattoria degli animali”, del geniale scrittore inglese George Orwell.
In quel libro si legge, tra l’altro, che in teoria almeno, tra gli animali di quella fattoria vige la democrazia e che tutti avrebbero gli stessi diritti. Poi si scopre che una certa categoria di animali, I PORCI, di diritti ne hanno ben di più dei comuni mortali.
Ergo, i parlamentari italiani che siedono a Roma, Bruxelles, nelle Province e Regioni, i Sindaci, gli Assessori, i Consiglieri, ecc., ecc.,ecc., tutti loro appartengono alla categoria dei PORCI, sempre con riferimento al libro di Orwell, “La fattoria degli animali”, e di diritti, (ma non altrettanti doveri), ne hanno molti, ma molti di più di noi fessi comuni mortali di terza, quarta, ecc., categoria.
FETORE EMANANTE DALLA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO.
Il nostro caro governatore Dellai si è inventato la gran ca….volata, (per non dire peggio), del Festival dell’Economia. E’ un modo non tanto subdolo per farsi propaganda elettorale coi soldi dei contribuenti. Perché la penso così lo spiegherò in altra sede, altrimenti questa lettera diventa un opuscolo.
Tuttavia un solo dettaglio a proposito. Il giorno dell’inaugurazione di tale porcata, a dirigere le musiche varie verrà un DJ doc, che per una sola serata prenderà 10.000 euro, (diecimila). Se a quei diecimila euro ne aggiungiamo altri 560 otteniamo la somma di 10.560 euro, che corrispondono a ben due anni, o 24 mensilità del mio sussidio di 440 euro col quale pago l’affitto e che è stato eliminato….Se Trento non guazza nell’ambiente fognario fetente, me lo dica Lei, Santità.
E tenga conto che sono tutti d’accordo! Pensi che ho fatto notare tali situazioni alla mia assistente sociale, signora Irene Graffer, (che ha “collaborato” anche lei per farmi eliminare il sussidio), la quale mi ha risposto col suo smagliante sorriso di circostanza, che quei soldi, (del DJ e simili), erano molto ben spesi in quanto, “non possiamo stare qui a parlare soltanto di morti di fame”, ossia quelli come me. Quelle parole testuali me le ha dette seduta al tavolo nel suo ufficio, a mio fianco e guardandomi arrogantemente negli occhi….le ha dette a me, Dr. Valerio Tonolli, Consulente Anticorruzione, Antispreco e Antipotere Arrogante, ma che per lei sono uno spregevole morto di fame, fannullone, furbo, minchione, e chi più ne ha più ne metta.
MEDIA, (GIORNALI, RADIO E TELEVISIONI), ULTRAFETENTI….
In quanto a disinformare, il settimanale della Curia, “Vita Trentina” è al primo posto! Il suo direttore, don Ivan Maffeis è il tipico cattolico bigotto, ipocrita, baciapile. Per dimostrarLe che è un vero “fariseo” pensi che sono mesi che ho pubblicato un libro in Internet che parla di tante violenze ed ingiustizie sofferte da Nella Ruzz da parte dell’amministrazione comunale di Trento, durante 15 anni. Ne Vita Trentina né gli altri due squallidi giornalucoli da strapazzo locali, l’Adige e Il Trentino vi hanno dedicato neanche una riga. Se questo non è disinformare!
Pensi un po’ papa Benedetto XVI, che Sua Santità Giovanni Paolo II era di tutt’altro avviso a proposito de Nella Ruzz. Se lei fa investigare dai suoi collaboratori vedrà che Nella Ruzz è stata ricevuta da papa Wojtyla in Vaticano, un lunedì di novembre del 1981. Tutto ciò è descritto nel mio libro, “Nella e i suoi cani” e che si trova in Internet al Blog,
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ODORE DI MARCIO ANCHE DALLE PARTI DELLA DIFENSORE CIVICO….
La sola cosa veramente utile che ha fatto la Difensore Civico, Borgonovo Re, è di aver denunciato l’esistenza delle “MAFIE TRENTINE”.
Per Nella Ruzz non ha mosso un dito ed è per questo che le ho detto che sarebbe più adatta in un altro incarico presso la Provincia Autonoma di Trento.
Nell’augurarLe buona salute, Santità, voglia gradire cordiali saluti.
Dr. Valerio Tonolli
Consulente Anticorruzione, Antispreco e Antipotere Arrogante
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La presente lettera si trova in Internet ai Blogs,
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LE STREGHE BRUCIATE DI TRENTO....
LE STREGHE BRUCIATE DI TRENTO.
Trento, Città del Concilio, lunedì 09 aprile del 2007
Questo capitolo è stato scritto in data mercoledì 29 novembre del 2006.
LE STREGHE BRUCIATE DI TRENTO.
Nell’Anno, (del Signore?), 1505 il principe-vescovo di Trento Udalrico IV di Liechtenstein faceva bruciare vive su un enorme rogo un gruppo di povere donne innocenti della valle di Fiemme, (Cavalese), accusate di stregoneria.
Sono passati poco più di 500 anni, più che sufficienti per “dimenticare e perdonare” come direbbe l’ex papa Giovanni Paolo II, al secolo Karol Wojtyla.
Per me, al contrario, 500 anni sono ben poca cosa. Perché? Vedete, mia madre ne ha cento di anni, e se prima di lei mettiamo “in fila”, altre quattro persone centenarie, arriviamo a 500….veramente poca cosa!
Quanto poi al tanto caro “dimenticare e perdonare” di papa Wojtyla e quelli come lui, mi viene un’altra domanda.
Perdonare chi e perché?
A parte il fatto che io non perdonerei mai a chi abbia torturato atrocemente e poi bruciate vive a delle povere donne innocenti, e che potevano essere a seconda dei casi, nonne, madri, mogli, sorelle, figlie, ecc., tuttavia a chi sia in vena di perdonare chiedo.
Ma il perdono no sottintende il sincero pentimento e ammendamento? E allora? E allora che mi provino se quel criminale di principe-vescovo di Trento, Udalrico IV di Liechtenstein si sia mai ravvisato dei suoi delitti, riconoscendoli come tali anche per iscritto.
E i suoi satanici ispiratori? Che si sappia, si sono mai ravvisati delle loro nefandezze? Sono mai stati sconfessati o rinnegati dalle loro Santità i papi loro successori nella direzione di Santa, Apostolica, Cattolica. Romana Chiesa? Non mi risulta! Sono sempre tutti lì nella lunghissima galleria dei papi.
Di chi sto parlando?
Parlo delle loro Santità il papa Gregorio IX che istituì la Santa Inquisizione e del sadico genovese Sinibaldo Fieschi, ossia Sua Santità Innocenzo IV, che volendolo superare, (con santo zelo?), vi aggiunse la tortura sistematica, d’ufficio o obbligatoria….Che sia stramaledetto!!!!
Ironia della Storia, uno che si fa chiamare Innocenzo e poi è il promotore della tortura sistematica, ossia un abbietto e sadico criminale, peggio ancore degli stessi escrementi di Satana, da lui tanto temuto. Per me che il vero Satana era lui, travestito da Santità, se mi attengo al detto evangelico, “l’albero si riconosce dai suoi frutti”
LA TRAGEDIA DELLE POVERETTE DI CAVALESE.
La tragedia delle poverette della Val di Fiemme, (Cavalese), è stata romanzata dai giornalisti Maria Antonietta Serena e Nino Berruti, che hanno scritto l’interessante libro, “PROCESSO PER MAGIA”.
Sottolineano tuttavia, che tale romanzo o narrazione, “è basata sui verbali originali conservati presso la Biblioteca Comunale di Trento. Gli Autori hanno ricostruito le vicende umane dei personaggi rispettandone nomi, cognomi, luoghi e l’iter processuale consacrato dal notaio-cancelliere.”
E sempre a questo proposito perché, al contrario di Santa Romana Chiesa che non ha mai sconfessato ne rinnegato le loro criminali e sadiche Santità, assieme al vescovo Udalrico, perché la Provincia Autonoma di Trento non fa RIABILITARE tutte quelle povere sventurate, innocente e poi arse vive sul rogo?
E’ il minimo che si possa fare, il riabilitarle, per poi fare erigere un gran monumento sul posto del rogo, per futura memoria.
Che non ci sono i soldi? In Provincia i soldi ci sono sempre, e tanti, se si tratta di aumenti ai vari assessori, o per le consulenze d’oro completamente inutili, o per le tante iniziative strampalate come IL FESTIVAL DELL’ECONOMIA, VERA GRANDE “CAZZATA”, e che a suo dovuto tempo spiegherò il perché.
ACCUSE MOSSE DAI SATANICI TORTURATORI DELLA SANTA INQUISIZIONE ALLE POVERETTE…
Tra l’altro, si dava per scontato che tutte volavano o si trasferivano al posto delle orge, montate su manici di scopa. Naturalmente che avevano avuto non si sa quanti rapporti sessuali con Satana in persona. Un Satana dalle zampe di caprone, grandi corna e molto odorante di zolfo, visto che non usava deodorante.
Ma il sadismo di quei “santi uomini di Dio” non aveva limiti. Nemmeno serviva cercare di resistere ai tormenti della tortura, tanto era completamente inutile. Una di quelle poverette dice; “se confessi sei una strega, ma se non confessi sei una strega lo stesso, perché dicono che è il Diavolo a impedirti di parlare.”
Poi, il “copione o libretto o manuale delle confessioni” doveva essere nello stile di quei sadici, abbietti, degenerati Inquisitori.
UN ESEMPIO TRA I TANTISSIMI….
In una occasione una poveretta, (Ottilia), ammise sotto tortura di avere partecipato alla seguente scena. “Una notte andai con il Diavolo e la sua compagnia de Bartholomeo de Zuan che aveva la moglie in cinta. Il Diavolo estrasse il bambino dal ventre della madre e sul focolare lo arrostì sulle brace e lo mangiammo. Poi il Demonio lo ricomponeva con ossa e tutto e le donne fecero rientrare il bambino come prima, dentro il ventre della madre, ungendola con un unguento.”
E continua; “ Sempre quella notte le streghe fecero morire due mucche, una dello Scario e una del Vicario e al monte di Pampiago mangiammo un bue di un certo Ronka. Alcuni uomini stranieri portarono un gran barile di vino tolto dalla cantina del signor Vigilio. Non ho altro da dire se non che la carne dei bambini è molto dolce.”
MA “CONFESSARE” NON ERA SAUFFICIENTE….
Bisognava, sempre sotto i tormenti della tortura, coinvolgere e denunciare anche altre persone innocenti. E queste persone non potevano essere inventate. I nomi dovevano essere di persone reali conosciute e con le quali si avevano avuti dei contatti, come vicini di casa, parenti ecc.
Proprio così, per (eventualmente), sfuggire alla tortura era necessario diventare bugiardi e calunniatori.
MA I ZELANTI SATANICI CARNEFICI ANDAVANO BEN PIU LONTANO….
Sì, proprio così, i zelanti rappresentanti di Sua Santità Papa Giulio II, arrivavano ben più lontano.
Come nel caso di Orsola che resistette alle torture, continuando a dichiararsi innocente, per giorni.
Orbene, secondo le norme processuali del tempo, avrebbe avuto il diritto di essere prosciolta avendo vittoriosamente sostenuto la prova delle torture, ma né gli Inquisitori e nemmeno i giurati ritennero valida l’ordalia, (giudizio di Dio), e continuarono a tormentarla, visto che la sua resistenza era opera del Demonio. Dopo giorni di tormenti atroci anche l’Orsola cedette e “confessò” tra le tante cose, che si era accoppiata con Satana,…. che con altre donne avevano rapito un bambino, che gli avevano succhiato il sangue…., che un unguento nero spalmato su una panca la fa volare….che un’altra donna arrivava sempre a cavallo di un gatto nero, ossia Satana….che una volta il, Demonio sotto forma di un cane nero la portò su una montagna per una orgia”….ecc., ecc., ecc.,…
Arrestarono anche una mamma molto anziana, (quasi ottantenne), con sua figlia in cinta.
Valeria Zirola morì per le torture e, poveretta, nonostante i suoi 78 anni suonati resistette due giorni alla tortura. Diceva di essersi riunita anche con delle persone che non ricordava il nome e chiedeva scusa a “lor Signori”, perché la memoria non la sorreggeva più tanto.
Alla figlia gravida di Valeria Zirola, ossia Margherita Zirola, come preambolo alle torture ecc., l’Inquisitore disse, (mentendo), che sua madre, in punto di morte, l’aveva accusata di stregoneria. (Non v’è il minor dubbio che gli Inquisitori erano meno che gli stronzi di Satana!)
Margherita cercò di resistere, ma le torture la fecero “confessare.” “Ho rinnegato Dio ed ho promesso al Diavolo di servirlo circa sette anni fa. Mi sono accoppiata con lui venti volte”, e così di seguito….
OBBLIGARE A COINVOLGERE ALTRE INNOCENTI..
Un’altra poveretta, Serafina, su istanza del Vicario e sotto minaccia di altra tortura, coinvolse altre valligiane; Anna Trotter e la Vanzina di Tesero e Dorotea Zini di Predazzo. Dorotea Zini, per compiacere Satana aveva bollito ed arrostito il proprio marito per mangiarlo in allegra compagnia con altre; poi Satana aveva rimesso le ossa nella pelle e lo aveva risuscitato.
Dorotea Zini di ottanta anni morì sotto i tormenti della tortura. “IL DIAVOLO L’HA SOFFOCATA”, sentenziò Virgilio da Firmian. Aveva proprio ragione il Firmian, solo che il Diavolo era lui assieme agli altri Inquisitori.
CAPOLAVORO DEGLI “ESCREMENTI DI SATANA”, OSSIA GLI INQUISITORI….E I PAPI LORO ISPIRATORI….
Barbara Marostiga resistette più di tutte e fu torturata per ben 13 giorni. Morì al tredicesimo giorno di essere torturata, dichiarando poco prima di esalare l’ultimo sospiro. “Male se non mi riconosco colpevole, ma peggio se mi riconosco!”
Margherita Sovèr, vedova Fedrigo, 30 anni, minuta, con la lunga treccia di capelli neri che le scendevano fino alle reni. La più bella di tutte senza ombra di dubbio. Anche per lei le solite accuse….”accoppiamenti col Demonio, voli con la scopa ecc., ecc.
Dopo diversi giorni di torture non cedeva, malgrado il suo aspetto apparentemente fragile.
Siccome, tra l’altro aveva le braccia spezzate, polsi gonfi ecc., e perciò non poteva essere sottomessa ad ulteriori tratti di fune, (ossia tirata in alto con grossi pesi legati ai piedi), si fece appello al “regolamento” stabilito e scritto dallo stesso papa Sua Santità Innocenzo IV, (vero concentrato della merda di Satana), che, “caritatevole e compassionevole” nonché Buon Pastore del Gregge Cristiano affidatogli da Gesù, per tali casi aveva “misericordiosamente” previsto di ricorrere al fuoco.
Detto e fatto. Margherita di Fedrigo fu legata ad una panca e dopo che sulle caviglie e sui piedi le venne spalmato grasso di porco, fu avvicinata alla fiamma….”Dite la verità” le urlava l’Inquisitore Zen alla poveretta che urlava con i piedi in fiamme. Siccome non “confessò” neanche così….”E’ un incanto di Satana diceva furibondo l’Inquisitore. E’ lui, satana, che le impedisce di ammettere la sua sudditanza.”
Malgrado tutto, Margherita Sovèr continuò a dichiarare la sua assoluta estraneità a quanto le veniva imputato. Poi si impiccò alla inferriata della cella di isolamento con una striscia di stoffa strappata dalla gonna.
Da non dimenticare che Margherita Sovèr era quella che aveva più beni di tutti, (casa, stalle, poderi), e che secondo le sagge leggi cristiane dell’epoca, tutto veniva confiscato a favore dell’autorità costituita, ossia il Principe Vescovo di Trento.
Sarebbe una bellissima tesi di laurea se qualcuno facesse le dovute indagini e ricerche per stabilire se nell’attuale patrimonio curiale trentino, (molto, ma molto corposo), non ci sia anche “l’eredità” confiscata a quella poveretta. Se non ci sono più eredi, scorporarla e restituirla a dei bisognosi sarebbe il minimo da fare.
Naturalmente che anche il suicidio di Margherita Sovèr fu la riprova del cinico potere di Satana.
E così fu dettato anche il verbale, che diceva. “Margherita Sovèr, vedova di Zanin di Fedrigo, è morta in carcere per opera di Satana. L’ha uccisa il Diavolo perché non rivelasse le sue malefatte. Del resto è stata riconosciuta dai testimoni come una strega e ne conosciamo i delitti senza la sua ammissione.”
Il suo cadavere minuto martoriato venne introdotto in una piccola botte che venne gettata di notte ed in gran segreto nel fiume Avisio.
ARSE VIVE SUL ROGO….
Per il rogo delle sopravvissute si dovette fare venire il carnefice da Merano, mastro Zillio. Infatti, nessuno della valle aveva voluto prendere il suo ufficio anche se la paga era assai allettante.
Una enorme folla accorsa da tutte le vallate assistette al rogo a Cavalese.
Quando si spense, si raccolsero le ceneri fumanti in un barile ed il boia scese a gettarlo nel fiume Avisio.
Correva l’anno del Signore 1505, (15 marzo).
Tre giorni dopo ricominciò nella vicina Fiemme la caccia alle streghe. Vennero bruciate tre di loro il 20 aprile del 1505.
La terza retata coinvolse altre cinque “colpevoli”
Con loro cinque fu anche arsa viva Margherita Zirola, che come gia visto, era stata processata nel primo procedimento e tenuta in carcere, (per essere in cinta), fino alla nascita del figlio. Che sensibilità e compassione da parte dei rappresentanti di nostra Santa Romana, Cattolica, Apostolica, Madre Chiesa….CHE SIATE STRAMALEDETTI PER L’ETERNITA’….
PERDONARE E DIMENTICARE PERCHE’ ERANO ALTRI TEMPI?
Non è vero, perché in tanti altri Paesi del mondo non succedevano tali nefandezze che la Chiesa Cattolica Romana sosteneva non per la difesa della Fede, ma per la difesa del suo Potere Temporale, ossia ancora una volta per la difesa della “ROBA”.
Senza poi dimenticare che nella Grecia, (pagana?), di Pericle del V secolo avanti Cristo, ossia ben venti secoli prima della Santa Inquisizione, si viveva con molta tolleranza e decenza. O addirittura nella civiltà di Creta, di due mila anni prima di Pericle, ossia ben quattro mila anni prima della Santa Inquisizione, dove anche lì si viveva con tolleranza e parità di diritti anche per le donne.
La lista dei santi cattolici andrebbe rivista e certi santi cancellati da essa, se si pensa che lo stesso San Carlo Borromeo di Milano, (famoso per la sua opera tra gli appestati), difendeva e approvava la Santa Inquisizione con le sue torture ed efferatezze.
Il parossismo degenerato, malvagio, crudele, depravato, delle alte gerarchie ecclesiastiche raggiunse il girone più basso di questo Inferno sulla Terra con un Papa che non ricordo il nome.
Pensate che nel suo abominio, a lui ormai non facevano più nessun effetto le bellissime ragazze o bellissime donne…in quanto, per belle che fossero, praticando il sesso con loro non riusciva a raggiungere l’orgasmo.
E siccome quella Santità, all’orgasmo ci voleva arrivare a tutti i costi, c’era un solo modo per raggiungerlo…
Quale? Dei carnefici dovevano torturare in sua presenza e fino alla morte delle povere vittime innocenti….e solo così quel Santo Padre arrivava all’orgasmo!
PAPA WOJTYLA NON SARA’ MAI SANTO….!!!!
Papa Giovanni Paolo II, al secolo Karol Wojtyla, non può essere santificato perché anche lui è tra quelli che tengono nascosta la verità, facendo di tutto perché certe nefandezze delle alte gerarchie cattoliche non si vengano a sapere….e così facendo da ragione al poeta universale William Shakespeare quando scrive che, “NULLA INCORAGGIA DI PIU AL MALVAGIO NELLA SUA OPERA, CHE LA POSSIBILITA’ DI ESSERE PERDONATO!”
LA CHIESA CATTOLICA ROMANA, COME E’ OGGI,
DEVE SCOMPARIRE!!!
Tante persone di bene durante secoli si sono augurate la scomparsa e distruzione della Chiesa Cattolica così come è organizzata oggi.
Con ragione che certe alte gerarchie ecclesiastiche hanno affermato e risposto che la distruzione della Chiesa Cattolica Romana era impossibile per il semplice fatto che se non erano riusciti a distruggerla dal suo interno certi Papi….dall’esterno era proprio impossibile!
Tuttavia, la Chiesa fondata da Gesù Cristo è scomparsa da secoli ormai. Quello che ne rimane è solo la forma, l’apparenza, la menzogna.
Lo spirito o luce di Gesù che diede vita ed illuminò alla Chiesa primitiva è come la luce di quelle stelle lontanissime….ma ormai spente….e che la loro luce continua ad arrivarci, ma non per sempre….visto che la fonte si è estinta.
Naturalmente che parlo delle alte gerarchie della Chiesa cattolica Romana, che non sono che una piccolissima parte della Chiesa e che la gestiscono da veri dittatori.
L’immenso “gregge” o popolo della Chiesa Cattolica è tutto un altro mondo, compatto e vitale e che andrebbe sostenuto, consolidato e salvato, salvato proprio da tante iniziative suicide delle alte gerarchie ecclesiastiche, che la stanno portando all’abisso.
UNA SIMBOLICA LEVA….
Da qualche parte nella Chiesa Cattolica Romana si nasconde una simbolica leva. Chi riesca a trovare ed azionare quella leva, farà crollare d’un colpo tutta la falsa impalcatura che rappresenta alle alte gerarchie ecclesiastiche.
Crollata quella impalcatura, “il gregge” rimarrà libero di “pascolare i verdi pascoli e di bere alle fonti cristalline” senza quella vera e propria masnada di parassiti che le succhiano in continuazione il sangue e la linfa vitale.
Cardinali e Nunzi, strumenti politici della Chiesa, debbono scomparire assieme allo Stato del Vaticano.
Quella che deve rinascere è la nuova chiesa diretta dai vescovi, non come Stato temporale, ma come comunità spirituale simile a quella concepita e fondata da Gesù.
Dr. Valerio Tonolli
Consulente Anticorruzione, Antispreco e Antipotere Arrogante
Questo capitolo è in Internet ai Blogs,
blogs.ya.com/informaalternativa
blogs.ya.com/wojtyla-santo-no
blogs.ya.com/disagio-psichico
blogs.ya.com/nella-e-i-suoi-cani
Trento, Città del Concilio, lunedì 09 aprile del 2007
Questo capitolo è stato scritto in data mercoledì 29 novembre del 2006.
LE STREGHE BRUCIATE DI TRENTO.
Nell’Anno, (del Signore?), 1505 il principe-vescovo di Trento Udalrico IV di Liechtenstein faceva bruciare vive su un enorme rogo un gruppo di povere donne innocenti della valle di Fiemme, (Cavalese), accusate di stregoneria.
Sono passati poco più di 500 anni, più che sufficienti per “dimenticare e perdonare” come direbbe l’ex papa Giovanni Paolo II, al secolo Karol Wojtyla.
Per me, al contrario, 500 anni sono ben poca cosa. Perché? Vedete, mia madre ne ha cento di anni, e se prima di lei mettiamo “in fila”, altre quattro persone centenarie, arriviamo a 500….veramente poca cosa!
Quanto poi al tanto caro “dimenticare e perdonare” di papa Wojtyla e quelli come lui, mi viene un’altra domanda.
Perdonare chi e perché?
A parte il fatto che io non perdonerei mai a chi abbia torturato atrocemente e poi bruciate vive a delle povere donne innocenti, e che potevano essere a seconda dei casi, nonne, madri, mogli, sorelle, figlie, ecc., tuttavia a chi sia in vena di perdonare chiedo.
Ma il perdono no sottintende il sincero pentimento e ammendamento? E allora? E allora che mi provino se quel criminale di principe-vescovo di Trento, Udalrico IV di Liechtenstein si sia mai ravvisato dei suoi delitti, riconoscendoli come tali anche per iscritto.
E i suoi satanici ispiratori? Che si sappia, si sono mai ravvisati delle loro nefandezze? Sono mai stati sconfessati o rinnegati dalle loro Santità i papi loro successori nella direzione di Santa, Apostolica, Cattolica. Romana Chiesa? Non mi risulta! Sono sempre tutti lì nella lunghissima galleria dei papi.
Di chi sto parlando?
Parlo delle loro Santità il papa Gregorio IX che istituì la Santa Inquisizione e del sadico genovese Sinibaldo Fieschi, ossia Sua Santità Innocenzo IV, che volendolo superare, (con santo zelo?), vi aggiunse la tortura sistematica, d’ufficio o obbligatoria….Che sia stramaledetto!!!!
Ironia della Storia, uno che si fa chiamare Innocenzo e poi è il promotore della tortura sistematica, ossia un abbietto e sadico criminale, peggio ancore degli stessi escrementi di Satana, da lui tanto temuto. Per me che il vero Satana era lui, travestito da Santità, se mi attengo al detto evangelico, “l’albero si riconosce dai suoi frutti”
LA TRAGEDIA DELLE POVERETTE DI CAVALESE.
La tragedia delle poverette della Val di Fiemme, (Cavalese), è stata romanzata dai giornalisti Maria Antonietta Serena e Nino Berruti, che hanno scritto l’interessante libro, “PROCESSO PER MAGIA”.
Sottolineano tuttavia, che tale romanzo o narrazione, “è basata sui verbali originali conservati presso la Biblioteca Comunale di Trento. Gli Autori hanno ricostruito le vicende umane dei personaggi rispettandone nomi, cognomi, luoghi e l’iter processuale consacrato dal notaio-cancelliere.”
E sempre a questo proposito perché, al contrario di Santa Romana Chiesa che non ha mai sconfessato ne rinnegato le loro criminali e sadiche Santità, assieme al vescovo Udalrico, perché la Provincia Autonoma di Trento non fa RIABILITARE tutte quelle povere sventurate, innocente e poi arse vive sul rogo?
E’ il minimo che si possa fare, il riabilitarle, per poi fare erigere un gran monumento sul posto del rogo, per futura memoria.
Che non ci sono i soldi? In Provincia i soldi ci sono sempre, e tanti, se si tratta di aumenti ai vari assessori, o per le consulenze d’oro completamente inutili, o per le tante iniziative strampalate come IL FESTIVAL DELL’ECONOMIA, VERA GRANDE “CAZZATA”, e che a suo dovuto tempo spiegherò il perché.
ACCUSE MOSSE DAI SATANICI TORTURATORI DELLA SANTA INQUISIZIONE ALLE POVERETTE…
Tra l’altro, si dava per scontato che tutte volavano o si trasferivano al posto delle orge, montate su manici di scopa. Naturalmente che avevano avuto non si sa quanti rapporti sessuali con Satana in persona. Un Satana dalle zampe di caprone, grandi corna e molto odorante di zolfo, visto che non usava deodorante.
Ma il sadismo di quei “santi uomini di Dio” non aveva limiti. Nemmeno serviva cercare di resistere ai tormenti della tortura, tanto era completamente inutile. Una di quelle poverette dice; “se confessi sei una strega, ma se non confessi sei una strega lo stesso, perché dicono che è il Diavolo a impedirti di parlare.”
Poi, il “copione o libretto o manuale delle confessioni” doveva essere nello stile di quei sadici, abbietti, degenerati Inquisitori.
UN ESEMPIO TRA I TANTISSIMI….
In una occasione una poveretta, (Ottilia), ammise sotto tortura di avere partecipato alla seguente scena. “Una notte andai con il Diavolo e la sua compagnia de Bartholomeo de Zuan che aveva la moglie in cinta. Il Diavolo estrasse il bambino dal ventre della madre e sul focolare lo arrostì sulle brace e lo mangiammo. Poi il Demonio lo ricomponeva con ossa e tutto e le donne fecero rientrare il bambino come prima, dentro il ventre della madre, ungendola con un unguento.”
E continua; “ Sempre quella notte le streghe fecero morire due mucche, una dello Scario e una del Vicario e al monte di Pampiago mangiammo un bue di un certo Ronka. Alcuni uomini stranieri portarono un gran barile di vino tolto dalla cantina del signor Vigilio. Non ho altro da dire se non che la carne dei bambini è molto dolce.”
MA “CONFESSARE” NON ERA SAUFFICIENTE….
Bisognava, sempre sotto i tormenti della tortura, coinvolgere e denunciare anche altre persone innocenti. E queste persone non potevano essere inventate. I nomi dovevano essere di persone reali conosciute e con le quali si avevano avuti dei contatti, come vicini di casa, parenti ecc.
Proprio così, per (eventualmente), sfuggire alla tortura era necessario diventare bugiardi e calunniatori.
MA I ZELANTI SATANICI CARNEFICI ANDAVANO BEN PIU LONTANO….
Sì, proprio così, i zelanti rappresentanti di Sua Santità Papa Giulio II, arrivavano ben più lontano.
Come nel caso di Orsola che resistette alle torture, continuando a dichiararsi innocente, per giorni.
Orbene, secondo le norme processuali del tempo, avrebbe avuto il diritto di essere prosciolta avendo vittoriosamente sostenuto la prova delle torture, ma né gli Inquisitori e nemmeno i giurati ritennero valida l’ordalia, (giudizio di Dio), e continuarono a tormentarla, visto che la sua resistenza era opera del Demonio. Dopo giorni di tormenti atroci anche l’Orsola cedette e “confessò” tra le tante cose, che si era accoppiata con Satana,…. che con altre donne avevano rapito un bambino, che gli avevano succhiato il sangue…., che un unguento nero spalmato su una panca la fa volare….che un’altra donna arrivava sempre a cavallo di un gatto nero, ossia Satana….che una volta il, Demonio sotto forma di un cane nero la portò su una montagna per una orgia”….ecc., ecc., ecc.,…
Arrestarono anche una mamma molto anziana, (quasi ottantenne), con sua figlia in cinta.
Valeria Zirola morì per le torture e, poveretta, nonostante i suoi 78 anni suonati resistette due giorni alla tortura. Diceva di essersi riunita anche con delle persone che non ricordava il nome e chiedeva scusa a “lor Signori”, perché la memoria non la sorreggeva più tanto.
Alla figlia gravida di Valeria Zirola, ossia Margherita Zirola, come preambolo alle torture ecc., l’Inquisitore disse, (mentendo), che sua madre, in punto di morte, l’aveva accusata di stregoneria. (Non v’è il minor dubbio che gli Inquisitori erano meno che gli stronzi di Satana!)
Margherita cercò di resistere, ma le torture la fecero “confessare.” “Ho rinnegato Dio ed ho promesso al Diavolo di servirlo circa sette anni fa. Mi sono accoppiata con lui venti volte”, e così di seguito….
OBBLIGARE A COINVOLGERE ALTRE INNOCENTI..
Un’altra poveretta, Serafina, su istanza del Vicario e sotto minaccia di altra tortura, coinvolse altre valligiane; Anna Trotter e la Vanzina di Tesero e Dorotea Zini di Predazzo. Dorotea Zini, per compiacere Satana aveva bollito ed arrostito il proprio marito per mangiarlo in allegra compagnia con altre; poi Satana aveva rimesso le ossa nella pelle e lo aveva risuscitato.
Dorotea Zini di ottanta anni morì sotto i tormenti della tortura. “IL DIAVOLO L’HA SOFFOCATA”, sentenziò Virgilio da Firmian. Aveva proprio ragione il Firmian, solo che il Diavolo era lui assieme agli altri Inquisitori.
CAPOLAVORO DEGLI “ESCREMENTI DI SATANA”, OSSIA GLI INQUISITORI….E I PAPI LORO ISPIRATORI….
Barbara Marostiga resistette più di tutte e fu torturata per ben 13 giorni. Morì al tredicesimo giorno di essere torturata, dichiarando poco prima di esalare l’ultimo sospiro. “Male se non mi riconosco colpevole, ma peggio se mi riconosco!”
Margherita Sovèr, vedova Fedrigo, 30 anni, minuta, con la lunga treccia di capelli neri che le scendevano fino alle reni. La più bella di tutte senza ombra di dubbio. Anche per lei le solite accuse….”accoppiamenti col Demonio, voli con la scopa ecc., ecc.
Dopo diversi giorni di torture non cedeva, malgrado il suo aspetto apparentemente fragile.
Siccome, tra l’altro aveva le braccia spezzate, polsi gonfi ecc., e perciò non poteva essere sottomessa ad ulteriori tratti di fune, (ossia tirata in alto con grossi pesi legati ai piedi), si fece appello al “regolamento” stabilito e scritto dallo stesso papa Sua Santità Innocenzo IV, (vero concentrato della merda di Satana), che, “caritatevole e compassionevole” nonché Buon Pastore del Gregge Cristiano affidatogli da Gesù, per tali casi aveva “misericordiosamente” previsto di ricorrere al fuoco.
Detto e fatto. Margherita di Fedrigo fu legata ad una panca e dopo che sulle caviglie e sui piedi le venne spalmato grasso di porco, fu avvicinata alla fiamma….”Dite la verità” le urlava l’Inquisitore Zen alla poveretta che urlava con i piedi in fiamme. Siccome non “confessò” neanche così….”E’ un incanto di Satana diceva furibondo l’Inquisitore. E’ lui, satana, che le impedisce di ammettere la sua sudditanza.”
Malgrado tutto, Margherita Sovèr continuò a dichiarare la sua assoluta estraneità a quanto le veniva imputato. Poi si impiccò alla inferriata della cella di isolamento con una striscia di stoffa strappata dalla gonna.
Da non dimenticare che Margherita Sovèr era quella che aveva più beni di tutti, (casa, stalle, poderi), e che secondo le sagge leggi cristiane dell’epoca, tutto veniva confiscato a favore dell’autorità costituita, ossia il Principe Vescovo di Trento.
Sarebbe una bellissima tesi di laurea se qualcuno facesse le dovute indagini e ricerche per stabilire se nell’attuale patrimonio curiale trentino, (molto, ma molto corposo), non ci sia anche “l’eredità” confiscata a quella poveretta. Se non ci sono più eredi, scorporarla e restituirla a dei bisognosi sarebbe il minimo da fare.
Naturalmente che anche il suicidio di Margherita Sovèr fu la riprova del cinico potere di Satana.
E così fu dettato anche il verbale, che diceva. “Margherita Sovèr, vedova di Zanin di Fedrigo, è morta in carcere per opera di Satana. L’ha uccisa il Diavolo perché non rivelasse le sue malefatte. Del resto è stata riconosciuta dai testimoni come una strega e ne conosciamo i delitti senza la sua ammissione.”
Il suo cadavere minuto martoriato venne introdotto in una piccola botte che venne gettata di notte ed in gran segreto nel fiume Avisio.
ARSE VIVE SUL ROGO….
Per il rogo delle sopravvissute si dovette fare venire il carnefice da Merano, mastro Zillio. Infatti, nessuno della valle aveva voluto prendere il suo ufficio anche se la paga era assai allettante.
Una enorme folla accorsa da tutte le vallate assistette al rogo a Cavalese.
Quando si spense, si raccolsero le ceneri fumanti in un barile ed il boia scese a gettarlo nel fiume Avisio.
Correva l’anno del Signore 1505, (15 marzo).
Tre giorni dopo ricominciò nella vicina Fiemme la caccia alle streghe. Vennero bruciate tre di loro il 20 aprile del 1505.
La terza retata coinvolse altre cinque “colpevoli”
Con loro cinque fu anche arsa viva Margherita Zirola, che come gia visto, era stata processata nel primo procedimento e tenuta in carcere, (per essere in cinta), fino alla nascita del figlio. Che sensibilità e compassione da parte dei rappresentanti di nostra Santa Romana, Cattolica, Apostolica, Madre Chiesa….CHE SIATE STRAMALEDETTI PER L’ETERNITA’….
PERDONARE E DIMENTICARE PERCHE’ ERANO ALTRI TEMPI?
Non è vero, perché in tanti altri Paesi del mondo non succedevano tali nefandezze che la Chiesa Cattolica Romana sosteneva non per la difesa della Fede, ma per la difesa del suo Potere Temporale, ossia ancora una volta per la difesa della “ROBA”.
Senza poi dimenticare che nella Grecia, (pagana?), di Pericle del V secolo avanti Cristo, ossia ben venti secoli prima della Santa Inquisizione, si viveva con molta tolleranza e decenza. O addirittura nella civiltà di Creta, di due mila anni prima di Pericle, ossia ben quattro mila anni prima della Santa Inquisizione, dove anche lì si viveva con tolleranza e parità di diritti anche per le donne.
La lista dei santi cattolici andrebbe rivista e certi santi cancellati da essa, se si pensa che lo stesso San Carlo Borromeo di Milano, (famoso per la sua opera tra gli appestati), difendeva e approvava la Santa Inquisizione con le sue torture ed efferatezze.
Il parossismo degenerato, malvagio, crudele, depravato, delle alte gerarchie ecclesiastiche raggiunse il girone più basso di questo Inferno sulla Terra con un Papa che non ricordo il nome.
Pensate che nel suo abominio, a lui ormai non facevano più nessun effetto le bellissime ragazze o bellissime donne…in quanto, per belle che fossero, praticando il sesso con loro non riusciva a raggiungere l’orgasmo.
E siccome quella Santità, all’orgasmo ci voleva arrivare a tutti i costi, c’era un solo modo per raggiungerlo…
Quale? Dei carnefici dovevano torturare in sua presenza e fino alla morte delle povere vittime innocenti….e solo così quel Santo Padre arrivava all’orgasmo!
PAPA WOJTYLA NON SARA’ MAI SANTO….!!!!
Papa Giovanni Paolo II, al secolo Karol Wojtyla, non può essere santificato perché anche lui è tra quelli che tengono nascosta la verità, facendo di tutto perché certe nefandezze delle alte gerarchie cattoliche non si vengano a sapere….e così facendo da ragione al poeta universale William Shakespeare quando scrive che, “NULLA INCORAGGIA DI PIU AL MALVAGIO NELLA SUA OPERA, CHE LA POSSIBILITA’ DI ESSERE PERDONATO!”
LA CHIESA CATTOLICA ROMANA, COME E’ OGGI,
DEVE SCOMPARIRE!!!
Tante persone di bene durante secoli si sono augurate la scomparsa e distruzione della Chiesa Cattolica così come è organizzata oggi.
Con ragione che certe alte gerarchie ecclesiastiche hanno affermato e risposto che la distruzione della Chiesa Cattolica Romana era impossibile per il semplice fatto che se non erano riusciti a distruggerla dal suo interno certi Papi….dall’esterno era proprio impossibile!
Tuttavia, la Chiesa fondata da Gesù Cristo è scomparsa da secoli ormai. Quello che ne rimane è solo la forma, l’apparenza, la menzogna.
Lo spirito o luce di Gesù che diede vita ed illuminò alla Chiesa primitiva è come la luce di quelle stelle lontanissime….ma ormai spente….e che la loro luce continua ad arrivarci, ma non per sempre….visto che la fonte si è estinta.
Naturalmente che parlo delle alte gerarchie della Chiesa cattolica Romana, che non sono che una piccolissima parte della Chiesa e che la gestiscono da veri dittatori.
L’immenso “gregge” o popolo della Chiesa Cattolica è tutto un altro mondo, compatto e vitale e che andrebbe sostenuto, consolidato e salvato, salvato proprio da tante iniziative suicide delle alte gerarchie ecclesiastiche, che la stanno portando all’abisso.
UNA SIMBOLICA LEVA….
Da qualche parte nella Chiesa Cattolica Romana si nasconde una simbolica leva. Chi riesca a trovare ed azionare quella leva, farà crollare d’un colpo tutta la falsa impalcatura che rappresenta alle alte gerarchie ecclesiastiche.
Crollata quella impalcatura, “il gregge” rimarrà libero di “pascolare i verdi pascoli e di bere alle fonti cristalline” senza quella vera e propria masnada di parassiti che le succhiano in continuazione il sangue e la linfa vitale.
Cardinali e Nunzi, strumenti politici della Chiesa, debbono scomparire assieme allo Stato del Vaticano.
Quella che deve rinascere è la nuova chiesa diretta dai vescovi, non come Stato temporale, ma come comunità spirituale simile a quella concepita e fondata da Gesù.
Dr. Valerio Tonolli
Consulente Anticorruzione, Antispreco e Antipotere Arrogante
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ESPOSTO ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA....
venerdì Procura della Repubblica.
Trento, venerdì 06 aprile del 2007
Spett.le Procura della Repubblica
Largo L. Pigarelli
38100 TRENTO
ESPOSTO
Io accuso e denuncio alle autorità della Provincia Autonoma di Trento, alle autorità del Comune di Trento, ai media locali, quali i giornali il Trentino, l’Adige, Vita Trentina, con radio e televisioni provinciali, alla Curia di Trento col Vescovo Luigi Bressan e Monsignor Ernesto Menghini, alla Difensore Civico signora Borgonovo Re, io Valerio Tonolli, nato ad Albiano (TN), il 17/3/1938 accuso e denuncio a tutti loro per creare intorno a me e alle mie denuncie, il VUOTO TOTALE.
Le prove a sostegno di tali accuse si trovano nella lettera allegata diretta al Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano.
Si chiede a questa Spett.le Procura della Repubblica di esaminare la fattispecie esposta ricercandone gli eventuali estremi di reato.
Dr. Valerio Tonolli
Trento, 06/4/2007
Trento, venerdì 06 aprile del 2007
Spett.le Procura della Repubblica
Largo L. Pigarelli
38100 TRENTO
ESPOSTO
Io accuso e denuncio alle autorità della Provincia Autonoma di Trento, alle autorità del Comune di Trento, ai media locali, quali i giornali il Trentino, l’Adige, Vita Trentina, con radio e televisioni provinciali, alla Curia di Trento col Vescovo Luigi Bressan e Monsignor Ernesto Menghini, alla Difensore Civico signora Borgonovo Re, io Valerio Tonolli, nato ad Albiano (TN), il 17/3/1938 accuso e denuncio a tutti loro per creare intorno a me e alle mie denuncie, il VUOTO TOTALE.
Le prove a sostegno di tali accuse si trovano nella lettera allegata diretta al Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano.
Si chiede a questa Spett.le Procura della Repubblica di esaminare la fattispecie esposta ricercandone gli eventuali estremi di reato.
Dr. Valerio Tonolli
Trento, 06/4/2007





