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Farnese.si.na
Denuncia autoritá consolari italiane, e loro connivenza con corruzione locale.
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Rimozione
Rimozione
Giovedí, 27 novembre del 2003
A Sua Eccellenza l’Ambasciatore d’Italia in Rep. Dominicana, Dr. Sfara.
Signor Ambasciatore,
con la presente chiedo formalmente venga rimosso dal suo incarico l’agente consolare italiano di Puerto Plata ing. Paolo Costa. In data 06 novembre del 2003 inviai un fax al # 586-8518 per chiedere informazioni, visto che da ben quindici mesi non riesco ad avere nessuna risposta da Puerto Plata. Come al solito, silenzio totale! Faccio anche notare che per un semplice diverbio di piú di dieci anni fa, col vice-console precedente, signor Aldo Costa, padre dell’ing. Paolo Costa, sempre mi fu negata qualsiasi assistenza e per qualsiasi pratica dovevo recarmi a Santo Domingo, quattro ore di viaggio di andata e quattro di ritorno. Infatti gli incaricati di Santo Domingo sempre mi chiedevano meravigliati come mai, essendoci un vice-consolato a Puerto Plata, non mi rivolgevo a quella sede.
Chi incomincia male finisce male, dice un vecchio adagio. Credo che circa una trentina d’anni fa arrivó dall’Italia (Schio-Veneto) il signor Aldo Costa per gestire il nuovo hotel Montemar di Puerto Plata. Vi giunse povero in canna o come raccontano gli invidiosi, “con una mano davanti ed una dietro”. Uomo molto sagace, intelligente e dotato di grande fiuto per gli affari, il signor Aldo molto presto si rese conto che per lui era indispensabile ottenere l’incarico di vice-console italiano di Puerto Plata che per “il piccolo mondo dominicano” corrispondeva ad essere considerato console, ossia diplomático, ossia, che tra l’altro, la sua valigetta, all’entrata ed all’uscita degli aeroporti dominicani nei suoi frecuentissimi viaggi a Miami, nessuno la controllava. Lo scoglio principale per il sign. Aldo Costa era che gia c’era un (vero) vice-console a Puerto Plata, il sign. Antonio Oliva, imprenditore calabrese di vecchio stampo, che benché avanti con gli anni ed ammalato, sapeva mantenere in alto il nome dell’Italia, con le parole e nei fatti.
Orbene, successe che infastidito dalla lunga attesa, in un’occasione il sign. Aldo Costa si lació sfuggire la frase...”ma quello ( Antonio Oliva) non muore mai?”.... frase che fu riferita al vice-console Oliva , che giuró che mentre lui fosse vivo, mai e poi mai il signor Aldo Costa sarebbe diventato vice-console italiano di Puerto Plata.
Per varie ragioni, non potendo il sign. Oliva continuare con quella funzione, fece trasferire il vice-consolato italiano da Puerto Plata a Santiago. Poi, il sign. Oliva morí, e come mi raccontó la sua ex moglie, signora Ilse Scholt vedova Oliva, quando cambiarono a Santo Domingo l’Ambasciatore amico del sign. Oliva, il nuovo Ambasciatore si mise d’accordo col sign. Costa Aldo facendolo nominare vice-console italiano e riportando il vice-consolato da Santiago a Puerto Plata. Tra l’altro, l’Ambasciatore nuovo ed il sign. Aldo Costa importarono merci dall’Italia senza pagare le dovute tasse alla dogana dominicana. In breve, essere vice-console italiano, per il sign. Aldo Costa fu sempre fonte di buoni guadagni.
Ed a questo proposito, ad una mia domanda rivolta all’ex agente consolare degli USA di Puerto Plata, sign. Marc, di quale fosse la prima regola da seguire per poter rappresentare gli USA, mi disse, “ non avere o fare troppi affari in loco”, in quanto, per difendere i propri affari non si potevano difendere i cittadini USA. Siccome il sign. Aldo Costa fu sempre sinonimo di molti affari a Puerto Plata, non era pensabile che trascurasse quelli per difendere i cittadini italiani...e questo é l’insegnamento e filosofia ereditati da suo figlio l’ing. Paolo Costa, che va rimosso.

Ringraziando per l’attenzione data alla presente, porge distinti saluti,

Dr. Valerio Tonolli

P.S. Senza minimamente voler stabilire alcun nesso col contenuto di questa richiesta, faccio notare che circa 14 anni fa, il Console Italiano di Miami, USA venne arrestato per narcotrafico. V.T.
 
Lettera al Ministro degli Esteri, On. Gianfranco Fini
Signor Ministro,
augurándoLe un Buon Anno 2005, la informo che in una lettera dell’Ambasciatore italiano in Costa Rica, Gioacchino Trizzino, datata il 29 ottobre del 2003 mi si dice, tra l’altro, che; “Desidero poi informarLa che l’Amb.re Sfara (in Rep. Dominicana) ha intenzione – se non ci saranno fatti nuovi entro due mesi – di inviare una protesta formale al Ministero degli Esteri locale.”
Ergo, dalla data della lettera sono passati due mesi (fine 2003), piú altri oltre 12 mesi per arrivare alla data odierna, ossia piú di 14 mesi......

La mia situazione é brevemente riassunta al sito Web www.caribetriste.100megas.com al punto, Lettera al Direttore dell’Espresso. Una documentazione molto piú esauriente si trova al sito Web www.tristecaribe.8k.com

Faccio presente che non ho la pensione e che tutti i miei risparmi sono investiti nella cittá di Puerto Plata, in Rep. Dominicana, dove arrivai nel 1991 con trecentomila (300.000) US dollari, piú un container di 40 piedi o 15 metri di lunghezza, coi miei effetti personali, tra i quali un laboratorio completo per la fusione in metallo di oggetti artigianali.

Passando al pratico, ribadisco che la soluzione della mia situazione é politica ed affatto legale.
Infatti io ho esaurito da tempo ogni possibile via legale in mio potere.

Per riassumere brevemente questa situazione puro stile “Macondo”, s’immagini che qualcuno (in questo caso il sindaco di Puerto Plata, Ramón Ortíz) entri a casa Sua, butti giú col buldozer un piccolo deposito in cemento, e Le dica che quella porzione é di lui.....e senza nessun documento in mano.......
Si é arrivati a questo perché il sindaco Ortíz é ben cosciente che le autoritá italiane in Dominicana, per lunga tradizione ormai, non faranno niente.

Ed infatti, il vice-console italiano di Puerto Plata, ing. Paolo Costa (Schio-Veneto) non ha mai fatto niente e peggio ha preso le difese del “beneficiario” del lotto rubatomi e del sindaco. L’ing. Paolo Costa ha “ereditato” la carica di vice-console da suo papá, Aldo Costa, deceduto.

A questo proposito il mio ex dirimpettaio ed amico nel quartiere La Atlántica di Puerto Plata, Tony Durand, ex diputato, ex Governatore della provincia di Puerto Plata ed attuale Senatore della repubblica dominicana per la stessa provincia, non si stancava di ripetermi che se l’Ambasciata Italiana non faceva il suo dovere, io ero perduto....cotto e rifritto!

A suo tempo, (circa tre anni fa) presentai una denuncia al Fiscale Sign. Persio, contro il sindaco Ortíz, che non ha mai fatto niente. Probabilmente l’ha cestinata. Il Fiscale Persio é dello stesso partito politico del sindaco Ortíz (PRD) e perció....”lupo non mangia lupo”.

Siccome con la mia famiglia dobbiamo pur mangiare e pagare l’affitto, ho chiesto che almeno mi si pagassero i ventimila (20.000) US dollari che é il prezzo di mercato piú che buono, del terreno rubatoci dal sindaco Ortíz.
Qui pure si dimostra la mala fede del vice-console Paolo Costa nei nostri confronti, se si tien conto che in un’occasione andó a spaventare mia moglie (io ero nascosto per sette mesi nella capitale di Santo Domingo), consigliandola che scappassimo via e che per il lotto rubato ci accontentassimo di ricevere la settima parte del suo valore, ossia tremila (3.000) dollari US.

Il “beneficiario” del lotto, Freddy Vásquez e la sua concubina tedesca Claudia Kroll, (presidente della zona industriale di Puerto Plata) hanno come unico “documento” (legale?), da parte del sindaco Ortíz un “contratto d’affitto”. Da notare che tale “documento” non porta la firma di nessuno dei cinque funzionari municipali a capo dei vari reparti e che sarebbero tenuti a firmarlo e nemmeno la firma del sindaco Ortíz. Sí, propio cosí,tale “documento” é in bianco.....
Se Freddy Vásquez ci paga i ventimila dollari US al piú presto, gli terremmo una certa considerazione per il fatto che sul lotto rubatoci si é intestardito di costruirvi (anche con la protezione della Polizia Nazionale agli ordini del generale Betances e del colonnello Vásquez) in completa mala fede, un edificio commerciale.....che secondo le leggi domenicane e di tutti i paesi di diritto ci appartiene....LEX DURA LEX....

RingraziandoLa per la Sua attenzione, saluta attentamente,


Dr. Valerio Tonolli