CONCLUSIONE-INIZIO O INIZIO-CONCLUSIONE....
44)
CONCLUSIONE-INIZIO O INIZIO-CONCLUSIONE.
Il presente parafo o numero 44 di questo scritto, si trova sia all’inizio che alla fine dello stesso. Per questo che è intitolato, conclusione-inizio e viceversa. Perché?
Perché malgrado abbia cercato di riassumere al massimo i fatti descritti in esso, mi accorgo che il risultato sono ben 42 pagine….che nessuno leggerà, anche se, a loro volta, sono il riassunto di altre più di mille pagine!
Aggiornamento.
Trento, Città del Concilio, giovedì 13 settembre del 2007.
Leggo in Internet, (Google), che il Dr. Gioacchino Trizzino occupa alla Farnesina, (Ministero degli Esteri Italiano), la carica di ministro plenipotenziario, vice direttore della Direzione Generale Italiani all’estero e Politiche Migratorie. Ciò mi sorprende, mi scandalizza e mi fa pensare che hanno messo un lupo a guardia dell’ovile, (metaforicamente).
Perché? Perché io lo ho maledetto, lui ed altri suoi degni compari, quando era ambasciatore d’Italia in Costa Rica. Per maggiori spiegazioni vedere la mia seconda lettera al presidente Ciampi, (parafo 31 in Archivos, Octubre 2005), al blog,
blogs.ya.com/ciampi-unioneuropea
Perché lo ho maledetto? Perché ha fatto tutto il possibile per rovinare me e la mia famiglia, quando ci trovavamo in Costa Rica, da vero delinquente istituzionale!
Se un simile squallido individuo, (promosso?), si occupa della Direzione Generale Italiani all’estero e Politiche Migratorie, è proprio vero che in Italia abbiamo toccato il fondo….e non solo alla Farnesina!
Ho riassunto le mie vicissitudini nei Carabi e Centro-America sui blogs,
blogs.ya.com/puerto-plata (in spagnolo)
blogs.ya.com/puerto-plata-it (in italiano)
Tra l’altro, Sua Eccellenza l’Ambasciatore d’Italia in Costa Rica, Dr. Gioacchino Trizzino, ha sempre ignorato totalmente l’articolo nº 5 della Convenzione di Vienna, (1962-64), circa gli obblighi consolari verso i rispettivi cittadini.
Come lui, hanno fatto anche gli ambasciatori d’Italia in Rep. Dominicana, Dr. Canavesio e Dr. Sfara.
La Convenzione di Vienna citata, con l’art. 5, la si può leggere sempre su Google in Internet. Più chiaro di così, non si può!
Ma il fiore all’occhiello dell’ex ambasciatore e attuale ministro plenipotenziario italiano, Gioacchino Trizzino, nei miei confronti, è di avermi fatto chiudere in galera, (per la prima volta in vita mia), dalla polizia del Costa Rica.
Per quale ragione? Per avergli chiesto un secondo prestito di cento settanta cinque, (175), dollari US, per fare la spesa.
Piuttosto che prestarmi quei soldi, al tanto che mi era scaduto il permesso di soggiorno turistico, chiamò la polizia che mi portò via. Feci appello all’ordine di deportazione, ma più avanti fui comunque deportato dal Costa Rica, lasciando abbandonata la mia famiglia.
Da non dimenticare che trovandomi ancora in Costa Rica quando mi arrivarono dalla Rep. Dominicana i trentamila US dollari, (30.000), frutto della vendita di una piccola proprietà, andai subito a restituire all’Ambasciata d’Italia i 175 dollari del primo prestito.
Faccio anche notare, che per certi sprechi, alla Farnesina i soldi non mancano. Una prova?
L’ambasciatore Trizzino ci ha tenuto a festeggiare in grande pompa al cinquantesimo anniversario, (2002), della fondazione della colonia e cittadina italiana di San Vito, al Sud del Paese e vicino al Panama.
Anche se tutti quei coloni, (che dopo pochi anni se ne andarono quasi tutti per l’insuccesso dell’operazione), erano dell’Italia del Nord, nessuno di loro è stato invitato alla “festa”. Al contrario, da bravo siculo, l’ambasciatore Trizzino ha saputo trasformare tale commemorazione in una gran festa dal tipico sapore siciliano, facendo arrivare, tra l’altro, ben tredici, (13), delegazioni comunali siciliane, con a capo i relativi sindaci. Per tutto ciò è stato necessario organizzare un ponte aereo tra la capitale San Josè e la cittadina di San Vito, anche per trasportare le numerose autorità del Costa Rica, che non hanno fatto un ca….volo per San Vito.
E non poteva mancare il tocco artistico! L’ambasciatore Trizzino ha fatto venire dall’Italia la soprano Katia Ricciarelli, per un pubblico, sia detto en passant, che per il 99% non sa cosa sia la lirica e che preferirebbe, (di gran lunga), ascoltare un ritmico merengue dominicano afro-americano. Va da sé, che non è mancata nemmeno la sfilata di moda ne l’esposizione con Maserati e motociclette Ducati.
Altro che un prestito di 175 dollari per fare la spesa!
Visto che, come già descritto, i nostri risparmi sono stati investiti e sono rimasti in un progetto a Puerto Plata, in Rep. Dominicana, per vivere disponiamo di meno di mille euro al mese.
Nel giugno scorso, (2007), non facendocela a vivere in quattro con 980 euro al mese, (con affitto + spese di 400 euro), abbiamo deciso di andare in Inghilterra per lavorare e stabilirci là.
All’ultimo momento sono venuti a mancare diverse migliaia di euro che Nella Ruzz mi aveva promesso, per avergli scritto un libro denuncia, che mi prese un anno e mezzo di tempo. Per saperne di più vedere in Internet al blog,
blogs.ya.com/nella-e-i-suoi-cani
Non avendo abbastanza soldi per i primi due tre mesi, (affitto), siamo dovuti tornare in Italia.
Ho approfittato di trovarmi a Londra, per passare dall’Ambasciata d’Italia per far vedere alla segretaria dell’ambasciatore, (perché riferisca), due miei libri pubblicati nei Carabi e che descrivono quello che ci è successo là. Era come far sapere all’ambasciatore, e di riflesso alla Farnesina, che ero ancora vivo e in giro….
Sua Eccellenza l’Ambasciatore d’Italia, Giancarlo Aragona, (pure lui siculo DOC), ha detto al carabiniere di servizio di chiamare la polizia britannica, che mi ha fatto andare via….Ambasciatore Giancarlo Aragona, da parte mia, Lei è un vero cafone DOC, comportandosi così!
E di cafoni ce ne sono tanti alla Farnesina, anzi troppi!
Sarebbe bene che il nuovo segretario della Farnesina, l’ambasciatore Gianpiero Massolo, facesse qualcosa in merito.
Tuttavia, dubito che lo voglia o possa fare. Perché? Leggo che è stato capo gabinetto del ministro degli Esteri Gianfranco Fini e che al presente è stato Massimo D’Alema a volerlo e nominarlo segretario generale.
Dimostrazione o deduzione logica? Destra o sinistra rappresentano lo stesso “polpettone” indigesto e per questo che ho fondato il nuovo partito politico di centro, “Pubblica Opinione”.
Vedere in Internet al blog,
blogs.ya.com/pubblica-opinione
Se non altro, serva quanto scritto fino qui, a dimostrare che esiste un anello di ferro, (acciaio?), della corruzione che unisce i vari Poteri sparsi per il mondo. In questo caso l’anello congiunge il menefreghismo e la corruzione della Farnesina e dello Stato Italiano alle ambasciate d’Italia nella Rep. Dominicana e nel Costa Rica, che a loro volta “collaborano” coi governi dominicano e del Costa Rica, e che, (tutti quanti), finiscono per “saldarsi” col governo della Provincia Autonoma di Trento, che nel mio caso è rappresentato dall’ Assessore Iva Berasi. Questa signora i soldi dei contribuenti li butta letteralmente, (a milioni), “giù per il cesso”, per le cose che a lei piacciono. Per me non ci sono neanche qualche migliaio di euro per pagarmi un avvocato. Gli ho anche detto che avrei chiesto ai suoi fratelli che mi prestassero qualche spicciolo, visto che si sono presi, (si dice che illegalmente), ben cinque milioni di euro di contributi agricoli dell’Unione Europea. Infatti, fino a non essere, (eventualmente), condannati, sono da considerarsi innocenti e dovrebbero disporre di quei cinque milioncini….Ergo, che mi prestino qualche spicciolo!
Non vi è il minor dubbio che tutti loro sono solidali nel mandare a quel paese a Valerio Tonolli e famiglia, (Beppe Grillo, direbbe a fare un c…).
Finalmente, (era ora!), gli italiani incominciano a lamentarsi!
Il recente V-day, (vittoria, vendetta?), di Beppe Grillo è stato un grande successo.
Idem il libro “La Casta” dei geniali e coraggiosi Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella.
Sempre riguardo alla Farnesina, suggerisco a qualcuno che ne conosca bene i meandri, di scrivere “La Cosca”. Perché?
Perché per quel poco che ho potuto osservare, mi sembra di intuire che gli incarichi all’interno della Farnesina, sono in gran parte assegnati per cooptazione.
Diplomatici bisnonni, nonni, figli, nipoti ecc., ecc., da varie generazioni ormai, col risultato che, mancando un salutare ricambio, si è dato origine, a troppe acque stagnanti fetenti! (metaforiche).
Attentamente,
Dr. Valerio Tonolli
Consulente Anticorruzione, Antispreco, Antipotere Arrogante,
e,
Aspirante Capo Controllore dei Controllanti
Questo scritto è in Internet ai blogs,
blogs.ya.com/puerto-plata-it
blogs.ya.com/la-casta-trentina
blogs.ya.com/trentopolimanosporca
blogs.ya.com/informaalternativa
blogs.ya.com/ciampi-unioneuropea
blogs.ya.com/fini-e-tremaglia
blogs.ya.com/berlusconi-e-il-lupo
CONCLUSIONE-INIZIO O INIZIO-CONCLUSIONE....
Puerto Plata it
Trento, Città del Concilio, mercoledì 25 luglio del 2007
Questo libro è gia stato tradotto allo spagnolo e si trova in Internet al blog,
blogs.ya.com/puerto-plata
Al contrario, questa versione in italiano, si trova al blog,
blogs.ya.com/puerto-plata-it
Buona lettura e cordiali saluti,
Dr. Valerio Tonolli
Consulente Anticorruzione, Antispreco e Antipotere Arrogante
PUERTO PLATA, REGNO E TRIONFO DELLA CORRUZIONE….
La città di Puerto Plata, (Repubblica Dominicana), è sinonimo di corruzione in quel Paese.
“PUERTO PLATA”, O CONVIVERE E SOPRAVVIVERE CON LA CORRUZIONE….
1) “PUERTO PLATA”, è un libro che si propone di riassumere le esperienze dell’italiano Valerio Tonolli, (chi scrive), assieme alla sua famiglia.
Questo libro è gia stato pubblicato in spagnolo, come detto sopra, e si pubblicherà pure in francese, inglese e tedesco. I potenziali lettori italiani sono sessanta milioni circa. Quelli di parlata spagnola circa dieci volte tanto, ossia sei cento milioni.
Questa “storia” inizia nella primavera del 1991 e continua fino al giorno di oggi….
2)
Lei che sta leggendo questo libro, provi a immaginare di trovarsi in questo stesso giorno di oggi, mercoledì 25 luglio del 2007, in una grande emergenza, assieme alla sua famiglia, situazione che si viene trascinando da anni ormai.
Che fare? Non c’è il minor dubbio che, ancora una volta, il consigliabile è muoversi velocemente, sia per cercare di superare l’emergenza, che per evitare, (ancora una volta), che il pericolo travolga uno.
Come dire, che anche in questa occasione, “il tempo è oro”!
La strategia e tattica che penso adottare per cercare di superare l’ostacolo, sono le seguenti.
3)
Enumererò le brevi descrizioni che compongono questo libro. Come titolo d’esempio, in questo momento siamo al numero 3.
Questo procedere è molto utile per il fatto che come si vedrà più avanti, questa storia iniziò ben 16 anni fa, continua ancora, e per non perdersi è consigliabile numerare le tappe, vista la complicazione della stessa.
4)
Principalmente questa storia continua perché in gran parte del mondo il Potere vive in stretta simbiosi con la corruzione che, in questo caso comprende la corruzione nella città di Puerto Plata, estesa a tutta la Repubblica Dominicana e alla quale partecipa, (come si vedrà), anche l’Italia con l’Ambasciata d’Italia in quel paese, col vice-consolato italiano di Puerto Plata e, indirettamente anche l’Unione Europea, visto che a Puerto Plata esiste da parecchi anni ormai un “Foro Social” generosamente sostenuto dai contributi dell’Unione Europea.
Questo “Foro Sociale” è di per sé un grave caso o esempio di corruzione. Perché? Perché, (ed io lo ho gia denunciato a più riprese ed in varie sedi, inutilmente….), a Ovest della provincia di Puerto Plata, andando verso Haitì, ci sono diverse provincie, (6-7), ben più povere di quella di Puerto Plata, che se non altro, come provincia, è il primo polo turistico di tutta la Repubblica Dominicana e forse anche di tutti i Caraibi. Ossia che con quel “Foro Social”, messo a Puerto Plata è come “far piovere sul bagnato”.
Perché si è proceduto così? Perché quando fu istituito quel “Foro Social” era Ordinatore di Lomè per la Repubblica Dominicana, (organismo che concede contributi, prestiti ecc., a fondo perduto, ai paesi in via di sviluppo), il Dr. Max Puig, che essendo molto occupato ad alto livello, incaricò della gestione del “Foro Social” a suo fratello, sua mamma, sua moglie, sua cognata, ecc.
Quando, più avanti arriverete ai numeri 20-25 di questo scritto, tenete in conto che i due sindaci di Puerto Plata, Troche e Ramòn Ortìz, malgrado si siano comportati da veri delinquenti criminali nei confronti della mia famiglia e di me stesso, hanno sempre attinto a piene mani da quei fondi del “Foro Sociale”, utilizzati “anche” per la costruzione di servizi igienici, scuole, ecc., nell’intera provincia di Puerto Plata, e che usavano tutto ciò come moneta di scambio per le loro campagne politiche. Infatti, è anche grazie a quei fondi dell’Unione Europea, che il sindaco Ramòn Ortìz è riuscito a farsi rieleggere per un secondo periodo di 4 anni, malgrado tutti i suoi ladrocini.
In quanto al Trentino poi, o meglio al Governo locale della Provincia Autonoma di Trento….
….tenete conto di quanto segue.
Cinque anni fa, trovandomi metaforicamente nella merda fini agli occhi, scrissi una lettera, (che conservo), al Direttore della Trentini nel Mondo, signor Rino Zandonai.
Chiedevo che facessero qualcosa sia presso la Farnesina a Roma, (Ministero degli Esteri Italiano), che presso l’Ambasciata d’Italia in Repubblica Dominicana.
La risposta a quella lettera la sto ancora aspettando!
A quel tempo non sapevo che circa la metà dei contributi di ben tre milioni di euro che riceve ogni anno la Trentini nel Mondo, arrivavano da Roma, compresa La Farnesina.
Immaginate un pò voi, volonterosi lettori se, essendo questa la situazione, la Trentini nel Mondo interveniva in difesa del povero tapino Valerio Tonolli, malgrado….stesse affondando sempre di più nel simbolico merdaio di Puerto Plata.
Ma c’è di peggio!
Nell’autunno del 2005 mi vidi obbligato, (mio malgrado), a rimpatriare dal Costa Rica. Siccome la Provincia Autonoma di Trento dà dei contributi ai trentini emigrati all’estero da anni e che decidono di rientrare, (per agevolare tale rimpatrio), ne usufruì pure io con la famiglia.
Ma essendo che allo squallido Ambasciatore d’Italia nel Costa Rica, Dr. Gioacchino C. Trizzino non era parso sufficiente l’avermi fatto ingiustamente deportare dal Costa Rica, lui stesso ostacolò al massimo l’ottenimento da parte di mia moglie e le nostre due figlie minorenni, dei documenti necessari per il loro rimpatrio, visto che erano rimaste in Costa Rica, mentre io preparavo il loro rientro in Italia, dal Trentino.
L’accanimento demenziale e sadico verso mia moglie, da parte di Sua Eccellenza l’Ambasciatore d’Italia Gioacchino C. Trizzino fu tale, che mia moglie ebbe un crollo psicologico e dovette andare d’urgenza da un medico specialista, (la visita e le medicine furono molto care e rimase praticamente senza soldi), che gli ricettò dei calmanti, per poter superare la crisi.
Di fronte a questa situazione, (di merda), scrissi, via Internet, un paio di lettere, al poco di buono Ambasciatore d’Italia Trizzino.
Copie delle stesse ne diedi alla Ass. Trentini nel Mondo ed alla Provincia Autonoma di Trento perché anche loro si mettessero in contatto con quel poco di buono….
Tutti e due, invece di appoggiarmi, fecero tutto il contrario!
Fu così che il Direttore Rino Zandonai, (gran bravo ragazzo, tutto sommato), mi disse che qualcuno, (chi?), gli aveva detto di dirmi che dovevo stare zitto e smettere di lamentarmi del comportamento criminale dell’Ambasciatore Trizzino, nei confronti della mia famiglia indifesa ancora all’estero.
Io risposi che, viste le circostanze, neanche per sogno che sarei rimasto zitto!
Allora Rino mi disse testualmente; “ vedi un po’ tu, ma guarda che ti puoi dimenticarti dei contributi provinciali per il rientro, se continui a lamentarti e protestare, in quanto tu non sei nullatenente, (condizione per avere i contributi), per avere una proprietà in Repubblica Dominicana.
Risposi che comunque, era come fossi nullatenente, in quanto non potevo disporre in nessun modo di quella proprietà, per colpa precisamente della Autorità Consolari italiane.
Rino, (da bravo ragazzo che è), mi rispose che lui lo sapeva benissimo quello e lo sapevano anche quelli che gli avevano detto di dirmi di stare zitto, ma che comunque loro avevano l’alibi o la scusa che, sia come sia, io la proprietà ce l’avevo e che “legalmente” loro “erano a posto” e potevano negarmi i contributi.
Dovetti piegarmi, e starmene zitto. Aveva vinto “l’anello di ferro della corruzione globale”!
Avete capito, volonterose lettrici e lettori, con che razza di gente abbiamo a che fare nel benpensante, bigotto, falso, arrogante, ecc., ecc., ecc., Trentino, (oltre che “mafioso”), come lo ha denunciato la nostra cara Difensore Civico, Dott.ssa Borgonovo Re?
Siccome il bravo Rino, nella Trentini nel Mondo è soltanto il Direttore, è pacifico che lui deve sottostare ai voleri del suo capo, ossia del Presidente della stessa, l’ex euro parlamentare Dr. Ferruccio Pisoni, che tra l’altro, per aver “servito il Paese” riceve un “ben meritato” vitalizio di ottomila euro mensili, versus la mia pensione sociale di 560 euro….visto che io “il Paese non l’avrei servito a dovere”.
Chissà poi che nel mandarmi a dire di non lamentarmi, centri anche la lunga mano dell’Assessore Iva Berasi.
Come potete vedere, il simbolico “anello di ferro della corruzione globale” esiste, e come! E funziona a meraviglia anche! Vi ho dimostrato che partendo dalla Repubblica Dominicana, passa per il Costa Rica e, per forza di cose, dalla Farnesina, poi va a Bruxelles, via Unione Europea affaristica, e finisce per ricongiungersi al Costa Rica e a Repubblica Dominicana, e precisamente a Puerto Plata.
A chi interessassero più dettagli circa questa faccenda, li trova al blog,
blogs.ya.com/ciampi-unioneuropea
In quanto al Trentino poi, ossia all’interno “dell’anello di ferro della corruzione globale”, ce n’è un altro che riguarda specialmente la Provincia Autonoma di Trento con tutti gli altri “collegamenti o “links”, tipo i Comuni, le più svariate Associazioni, ecc.
Quell’anello non è in ferro ma di acciaio inossidabile widia o chissà di fibra di magnesio, titanio o altro materiale ben più resistente del ferro. La “brunitura” esterna di tale super-anello è composta dal silenzio totale nei miei confronti, dei media locali, con giornali, radio-televisioni ecc., trentini.
Per cercare di uscirne dall’assedio o oscuramento completo, ho fondato il nuovo partito politico,”Pubblica Opinione”, che potete leggere in Internet al blog,
blogs.ya.com/pubblica-opinione
In circa un anno ho poi fondato ben cinque associazioni. Ognuna di esse, a mio modesto parere o, modestia a parte, dandole un minimo di attenzione e sostegno finanziario, potrebbe essere come minimo, se non di più, almeno altrettanto utile alla società trentina nel suo insieme, che per esempio, l’Associazione Trentini nel Mondo e tante altre associazioni trentine, fatte su misura, (sempre a mio modesto parere), per ricevere generosi contributi provinciali.
Tra queste cinque associazioni c’è quella chiamata “Solidarietà Trentina” e che potete trovare in Internet, al blog,
blogs.ya.com/solidarietà-trentina
Per consolidare questa associazione, ho chiesto all’Assessore Iva Berasi un piccolo contributo provinciale di qualche migliaio di euro.
Si è riunita con me con altre tre persone, (noblesse oblige!) Un legale dipendente della Provincia Autonoma di Trento, il funzionario Carlo Basani, la funzionaria Franca Dalvit e la stessa Berasi.
L’impressione che ne ho avuto da questo primo incontro o “round” è che l’Assessore Berasi, forse dovuto alla sua innata o acquisita arroganza, proprio non sa valutare le persone. Nel mio caso, mi sottovaluta….e di parecchio!
Infatti ha fatto parlare al “volpone” Carlo Basani che, sorridendo da bravo e furbo gatto sornione, mi ha detto di dimostrare nei prossimi cinque anni l’utilità della mia Associazione Solidarietà Trentina….e che poi, se era il caso, ne avremo magari potuto parlare.
Logicamente, io gli ho risposto che nemmeno cinque settimane avrei atteso.
Intervenne la Berasi che mi disse che così lo dettava la Legge e che mi ero rivolto alle persone sbagliate, e che non mi dava neanche un euro. (Chi è nello sbaglio, Lei o io?)
Ci accomiatammo ed all’uscita gli dico che con la sua totale chiusura nei miei confronti, non mi rimarrà che “manovrare” meglio la sola arma a mia disposizione, l’Internet!
La assicuro che darò le dovute istruzioni al reparto artiglieria della stessa, perché venga alzata la mira ed aumentato il calibro dei proiettili. Perché, che rimanga ben chiaro, che se è vero che i Politici hanno tutto il Potere, l’iniziativa ce la ho pure io.
In questo caso, Lei Assessore Berasi ha torto marcio e la sa benissimo. Perchè?
Perchè, l’Associazione Trentini nel Mondo riceve un milione e mezzo di euro da Roma ed altrettanto dalla Provincia Autonoma di Trento, (ossia dal Suo Assessorato), per un totale di ben tre milioni di euro.
Gran parte di tali contributi, sempre a mio modesto parere, vengono letteralmente “buttati giù per il cesso”!
Per non dilungarmi troppo, basti un solo esempio. …
Qualche anno fa, i “festeggiamenti” per il 50º anniversario dell’arrivo dei coloni trentini a La Serena, nel Cile, ( nell’anno 1952), sono costati ai contribuenti trentini almeno centomila euro, (100.000).
E quella è una gran vergogna, Assessore Berasi! Perchè?
Perché, quella tristissima vicenda è stato un vero capolavoro della corruzione dei politici trentini corrotti di più di cinquanta anni fa.
Quell’esperienza, per la maggior parte delle circa mille e cinquecento persone coinvolte, è stata una vera tragedia, ed io, Dr. Valerio Tonolli, Consulente Anticorruzione, Antispreco e Antipotere Arrogante, ne sono stato testimone per ben dieci anni!
Tante famiglie sono andate distrutte! Cosa c’era da festeggiare? Proprio niente!
Al limite si poteva commemorare, (o ricordare), ma con un semplice atto commemorativo nella stessa città di La Serena e senza un euro di spese.
Che io sappia, Assessore Berasi, le disgrazie o tristi ricorrenze si commemorano, ma non si “festeggiano”!
Tenga in conto che nella minuta della nota spese di quei più di cento mila euro, ci sono anche i biglietti aerei di andata e ritorno, (e magari anche l’alloggio al Gran Hotel Trento), di Attilio Callegari e consorte, abilissimo uomo d’affari solandro, che era gia milionario in dollari US, nel lontano 1962, quando io con la famiglia tornammo in Italia, dopo dieci anni di Cile, come accennato.
Da allora, mi raccontano, che in questi altri quaranta cinque, (45), anni di fruttuosa attività, metà della città di La Serena è diventata di Attilio Callegari e che di riflesso, i milioni di dollari US accumulati dal solerte, volonteroso e sagace Attilio, in tutti questi anni, nemmeno lui saprebbe quanti possano essere, da tanti che sono….
Ed a tali personaggi voi regalate i biglietti aerei, hotel ecc., mentre che tantissimi altri discendenti di trentini, come quelli della Provincia del Chaco, in Argentina, mioiono letteralmente d’inedia, per le malattie e gli stenti.
Dipendesse da me, chi prese quelle decisioni, li farei chiudere tutti in galera! Cazzo!
Lei mi dirà che allora al Suo posto c’era un altro campione dello spreco, il signor Sergio Muraro, credo, e che Lei non centra.
Lei centra, Assessore Berasi, e come! Quel modo di fare continua in altre sedi e ormai l’Associazione Trentini nel Mondo è diventata una specie di allegra agenzia turistica che si occupa di scorazzare per il globo terraqueo Terra, (gratis) a centinaia di discendenti di trentini nel Mondo, che nella maggior parte dei casi potrebbero pagarsi benissimo le spese del viaggio.
Fino a quando questo folkloristico, pittoresco, ed arcischifoso modo di fare, pilotato dal grande ed illustre ex euro parlamentare Ferruccio Pisoni?
Guardi che non scherzavo quando nella riunione gli dissi che per il programma del 2007 della Trentini nel Mondo, era per me troppo tardi apportarvi le dovute correzioni, circa tutti questi sprechi indecenti.
Però, se lo metta bene in testa che voglio dire la mia rispetto alle “gite”, incontri ecc., che la Trentini nel Mondo pensa “organizzare”per l’anno 2008. Ce lo dica pure al suo carissimo amico Ferruccio Pisoni!
Passando ad altro, perché ho bisogno di qualche migliaio di euro per la mia Associazione Solidarietà Trentina? Per poter pagare un buon avvocato in Diritto Internazionale.
Per fare che cosa?
Per presentare il mio caso, (solo per incominciare), alla CORTE DI GIUSTIZIA DELLE COMUNITA EUROPEE, (Lussemburgo), la quale, se riuscirò a dimostrare che lo Stato Italiano, (via le sue Ambasciate d’Italia nella Repubblica Dominicana e Costa Rica), ha completamente e volontariamente, (dolosamente), fallito nel difendere un cittadino italiano all’estero in gravi difficoltà, (contravvenendo così palesemente a quanto sottoscritto anche dallo stesso Stato Italiano e considerato dall’Articolo nº 5 della Convenzione di Vienna del 1962-64, rispetto agli obblighi consolari verso i rispettivi cittadini). Se, come dicevo, riuscirò a dimostrare quanto sopra, lo Stato Italiano dovrà pagare una ammenda. (Questa sanzione spero sia ben salata e giornaliera, se è vero, come mi hanno detto, che in certi casi può ammontare ad un milione di euro giornalieri, fin tanto non si trovi una soluzione equa e secondo la Legge, al relativo caso specifico.
5)
Essendo che il Potere è onnipresente e onnipotente, tenete in conto che il mio caso o “storia” rimarrebbe completamente sconosciuta, con tutto quello che mi è successo, se non fosse per un dettaglio….! Quale? L’esistenza di Internet! Se non fosse per l’Internet, tutto quanto descritto qui sarebbe “morto e sepolto” non una, ne venti, ma cento e più volte! Proprio così!
6)
La prova di tutto ciò? State attenti! Nel maggio del 2002, vivendo ancora in Repubblica Dominicana, denunciai quello che mi stava succedendo, pubblicando e facendo stampare su carta il mio libro DAR o Dominicani Aiutanti la Repubblica. Rappresentò per me e la mia famiglia un grande sacrificio economico….ma non servì a nulla!
Avendo fatto imprimere cinque cento copie, regalai dozzine e dozzine del libro DAR a giornalisti, autorità italiane e dominicane. Lo lasciai in due tre copie a tutte le principali Ambasciate accreditate a Santo Domingo. Alla Ambasciata della Unione Europea, essendo Ambasciatore il portoghese Dr. Miguel Amado, lo lasciai per ben tre volte! Tutto fu completamente inutile. La prova del funzionamento alla perfezione “del cerchio di ferro della corruzione globale” era più che palese.
Dopo essermi trasferito in Costa Rica, dove rimasi per più di tre anni, pubblicai un libro molto più voluminoso, (di circa sei cento pagine), con una grande quantità di documentazione e informazione, e anche in quel Paese….silenzio totale!
7)
Una parte del libro DAR menzionato, è dedicata ad un nuovo partito politico dominicano e se vi interessa, lo potete leggere, (in spagnolo), in Internet al blog,
blogs.ya.com./d-a-r-nuevopartido
Tenete anche presente che alla pagina 66 del mio libro (cartaceo), DAR, (pubblicato in tre edizioni nel 2002), si trova il mio “Testamento”, datato, Santo Domingo, venerdì 17 maggio del 2002.
8)
In questo presente libro, “Puerto Plata it”, non pubblicherò niente di simile. Perché? Perché l’intero libro è da considerare come una specie di testamento….nel caso mi succedesse qualcosa!
9)
Essendo che il tempo a mia disposizione è ben poco, e l’urgenza grande, pubblicherò questo libro “Puerto Plata” per “livelli”.
In un primo livello elencherò brevemente le varie tappe cronologiche di quanto mi è successo.
Ad un secondo livello dettaglierò maggiormente i fatti, facendo riferimento, dove sia necessario, al contenuto di alcuni dei più di cinquanta blogs pubblicati da me in questi ultimi anni. Vedere in Internet, al blog,
blogs.ya.com/lista-blogs-tonolli
Pensate un po’ che tutto questo incominciò dieci anni fa, quando portai personalmente una lettera alla Ambasciata d’Italia di Santo Domingo, chiedendo il loro intervento per via di una grande ingiustizia da parte delle autorità comunali di Puerto Plata.
Chiesi anche di parlare con un funzionario dell’Ambasciata Italiana, al fine di poter spiegare meglio il mio caso.
Il carabiniere italiano di servizio, nemmeno mi lasciò entrare. Prese la lettera senza rilasciarmi nessuna ricevuta e mi chiuse la porta in faccia.
Mai risposero a quella lettera! E pensate che era stato emesso dalla Polizia di Stato Dominicana, un ordine di cattura nei miei confronti, valido per tutto il territorio nazionale dominicano!
Mi “salvai” perché il coraggioso capo redazione del giornale nazionale “El Caribe”, Dr. Felipe N. Cipriàn, pubblicò tutta la verità, e chissà….mi salvò la vita!!! E glie ne sono eternamente grato, anche a nome della mia famiglia!
Tenete anche in conto che il giornale “El Caribe” corrispondeva un po’ ai nostri giornali La Repubblica, Il Corriere della Sera, La Stampa, la rivista l’Espresso, ecc., ma che questi ultimi, per un caso analogo, neanche prenderebbero in considerazione di pubblicare qualche cosa per, chissà, salvarle la vita ad un cittadino straniero. Perché? Per il semplice fatto che, al contrario del Dr. Cipriàn, i Direttori e capo redazione dei nostri giornali o giornalucoli e settimanali, le “palle”, (o se preferite, i “santissimi”), proprio non le (gli), hanno! Punto e basta! Sono, per quanto riguarda questi casi, dei metaforici “eunuchi”.
Infatti, (sempre a mio modesto parere), uno dei vocaboli scomparsi dai dizionari italiani in possesso di quelle persone, è quello di “coraggio” mentre ci dovrebbe essere tutta una nuova pagina con riferimento ai sinonimi e modalità della parola “codardia”, menefreghismo, indifferenza, ecc., ecc.
Insisto su questo, perché, siatene più che certi, che quanto fece per me il Dr. Felipe Cipriàn, non servì alla sua carriera!
Ossia, che nel nostro gergo italiota, cari Direttori e capo redazione dei miei stivali, il Dr. Cipriàn è stato, ( a Vostro modo di vedere), un gran fesso o meglio….un grandissimo coglione! Ma chi glielo faceva fare? Che scemo! Vada a quel Paese!
Come dicevo sopra, quella mia prima lettera, che non ottenne risposta, è stato il simbolico seme o pianticella che si è sviluppata in quello che ora è il contenuto della mia lista dei blogs di Valerio Tonolli, con migliaia di pagine pubblicate e che la ultima è questa stessa che avete in questo momento sotto gli occhi.
10)
PRIMO “LIVELLO” O RIASSUNTO DEI FATTI CHE SONO PURE UNA CHIARA DIMOSTRAZIONE DI COME LA CORRUZIONE SI TROVA DAPERTUTTO ED A TUTTI I LIVELLI.
Il Punto numero 13 è un poco lungo, ma serve di base a quello che seguirà e che sarà più breve.
11)
Nel 1978 avevo una attività commerciale. Viaggiavo e comperavo io stesso articoli di artigianato all’ingrosso in paesi come la Filippine, Taiwan, Hong Kong, Korea, Indonesia, India, Africa, le Americhe, Europa, ecc., (viaggiai in più di cento Paesi).
Detti articoli gli vendevo ai negozi specialmente, (ma non solo), attraverso le fiere specializzate MACEF e Cosmoprof di Milano.
In una di queste fiere, nell’inverno del 1979, un cliente mi chiese ambra di Santo Domingo, ed io andai ad acquistarla per la prima volta sul posto.
Era la primavera del 1979. Visitai la capitale, la regione montagnosa di Costanza, e la regione Nordovest di Puerto Plata. Nel vicino paesino di Sosùa, rimasi un paio di settimane. Mi alloggiai nel mini hotel di quattro stanze di Nino Rossi. Oltre a quell’alloggio, ce n’era un altro con quattro cinque piccoli bungalows di un signore ebreo tedesco, salvatosi per puro miracolo dall’Olocausto.
Sosùa era un piccolo villaggio agricolo nascosto nella bellissima e lussureggiante vegetazione tropicale. Anni prima era stata il centro di una grande piantagione di banane della multinazionale USA, United Fruit Company. Nel 1943 era stata anche il “porto di salvezza” di una piccola colonia di ebrei tedeschi, (qualche decina di famiglie), scampati all’Olocausto.
Nei giorni lavorativi, tutta quella bella spiaggia, era per noi, uno, due, al massimo tre stranieri. Soltanto la Domenica arrivavano parecchie famiglie dominicane dalle vicine città di Santiago, Moca ecc.
Non esisteva l’aeroporto e Playa Dorada, (a Puerto Plata) con tutte le altre attuali grandi sistemazioni hoteliere di Sosùa, Cabarete ecc., non esistevano. Nella sonnolenta e soleggiata piazza centrale, (con la Cattedrale) di Puerto Plata, bisognava aspettare anche mezz’ora perché arrivasse un raro tassì che mi portasse a Sosùa, a mezzora di strada, atraverso le piantagioni di canna da zucchero di Mantellano.
12)
Orbene, per continuare a comperare ambra, continuai a viaggiare a Dominicana negli anni che seguirono. Dodici anni più tardi, nel 1991, (sempre di primavera), decisi di stabilirmi in quel Paese…., e quasi immediatamente incominciarono gli imbrogli e problemi che sussistono ancora, dopo sedici anni….
Come esempio, basti pensare che quando mi trasferì a Dominicana avevo 53 anni ed in tutta la mia vita avevo avuto a che fare con un solo avvocato.
Dopo un anno di vivere in quel Paese, dovetti consultare ben dodici avvocati, (12), e questo per cercare, con l’”aiuto” del seguente avvocato, di liberarmi dal precedente.
Era un vero incubo ed avevo l’impressione di essere prigioniero di una metaforica enorme ragnatela giuridico-legale-illegale, puro stile dominicano o, come si usa dire lì, “in un territorio di capre inselvatichite e senza Legge”.
13)
Con la costruzione dell’aeroporto di Puerto Plata, nel 1991, (e anni precedenti), era esploso il “boom” turistico in tutta la Costa Nord di Dominicana., che comprendeva alle località di Puerto Plata, Cabarete, Sosùa, ecc.
Fu così che gia nel 1991 l’ex piccolo villaggio di Sosùa non si riconosceva con quello che era stato nel 1979, ossia 12 anni prima.
Si edificavano alberghi in ogni angolo ed io mi alloggiai nel grazioso Hostal Colonial, di 19 abitazioni, che Nino Rossi aveva costruito al posto del suo piccolo primo hotel di 4 stanze.
E’ lì che conobbi a un altro italiano di Sosùa, (Lelo, se ben ricordo), che faceva da intermediario di terreni e mi propose una fattoria nella località di Sabaneta de Yasica, per cento settanta mila US dollari, (170.000).
Da notare che io arrivai a Dominicana con circa trecento mila US dollari, (300.000), frutto della vendita della mia bella e nuova casa in Verona, (Montorio), più un container de quelli grandi, (40 piedi), strapieno dei miei effetti personali, tra i quali, un laboratorio completo per produrre fusioni in metallo, come medaglioni, bigiotteria, ecc., e la mia piccola biblioteca di libri scelti da tutta una vita, di mille volumi.
Il proprietario della fattoria era niente di meno che l’alto locato ed arrogante, (quello lo appresi dopo), Dr. Pedro Manuel Casals Victoria, dicono che grande economista dominicano, Ex Segretario, (Ministro), del Governo del Presidente Joaquìn Balaguer, (Balaguer era grande amico di Giulio Andreotti e della Democrazia Cristiana italiana). Vedete un po voi, come il mondo è piccolo!
Firmammo il preliminare o contratto di promessa di compra-vendita nello studio notarile e di avvocati, Espinal y Asociados dell’Avv. Nelson Espinal Bàez. Io pagai una caparra di quattro mila, (4.000), US dollari a Casals Victoria.
Fissammo una scadenza di 45 giorni per la firma del contratto finale o rogito, per il fatto che nel frattempo, il Dr. Casals Victoria avrebbe estinto un debito che ipotecava la sua fattoria.
Passarono i 45 giorni ed il titolo di proprietà non si riusciva a “pulire”, come si dice in Dominicana. Peggio, saltò fuori che non c’era soltanto una ipoteca, ma ce n’era una seconda che “legava” la prima.
Nel frattempo io mi ero installato nella fattoria che volevo acquistare, dove vi rimasi per alcune settimane, molto scomode per l’isolamento ma soprattutto per essere stata tagliata l’energia elettrica.
Mi recai alla CDE, (Compagnia Dominicana di Elettricità), per farmi ricollegare. Molto gentile, l’incaricata mi informò che il taglio della luce era dovuto al fatto che il Dr. Casals Victoria aveva un debito in sospeso di più di due mila cinquecento, (2.500), US dollari.
Chiamai per telefono alla capitale e parlai con Casals Victoria, che mi assicurò che,” al giorno successivo avrebbe inviato qualcuno per pagare”, ed io avrei avuto l’lelettricità. Nelle settimane che rimasi nella fattoria, dovetti chiamare diverse volte a Casals Victoria, che sempre puntualmente mi diceva che,” adesso sì, in verità che al giorno seguente sarebbe stato pagato il debito e avrei riavuto la corrente elettrica”.
Con quello di “domani” o al giorno successivo, effettuai tanti viaggi per niente all’ufficio della CDE di Puerto Plata, che ormai l’incaricata mi riconosceva, e al vedermi entrare mi diceva imbarazzata, “ che ancora non era stato pagato il debito”. Da notare che la fattoria si trovava in una posizione abbastanza isolata, a circa quaranta chilometri da Puerto Plata e che, tra andata e ritorno, mi prendeva l’intera giornata, per il fatto che non avevo ancora acquistato una macchina.
Va spiegato che il relativo grande debito di elettricità di Casals Victoria era stato possibile per il fatto che lui era stato Direttore Generale a livello nazionale della CDE e che perciò lui non si sentiva obbligato a pagare per quel servizio, malgrado la Legge dicesse il contrario.
Io volevo pagare quel debito e scontarlo alla firma del rogito.
Pure mi aveva proposto, il così detto grande economista dominicano, ed ex Ministro di Economia del Governo Balaguer, Dr. Casals Victoria, di avere fiducia in lui, tenuto conto della sua grande fama ed alta posizione sociale in Dominicana. Dovuto a ciò, mi propose che gli pagassi il prezzo della fattoria anche senza darmi il titolo liberato dalle ipoteche della stessa.
Coi miei soldi avrebbe pagato le due ipoteche e, fatto questo, si sarebbe firmato il rogito.
Per poco non caddi nella trappola, ma per fortuna andai a farmi consigliare da un bravo Direttore di Banca di Sosùa, il quale mi disse di stare molto attento e di non fare quello che mi chiedeva il Dr. Casals Victoria, in quanto, aveva fama, a livello nazionale, di essere un “cattivo pagatore” e per di più, imbroglione incallito!
Trascorsi vari giorni dopo i 45 pattati, come era mio diritto, mi ritirai dal contratto.
Essendo lui in fallo, il Dr. Casals Victoria, secondo le consuetudini e le Leggi di tutti i Paesi civilizzati del mondo, avrebbe dovuto restituirmi non soltanto i miei 4 mila US dollari della caparra, ma il doppio, ossia 8 mila dollari US.
Non mi restituì un bel niente e mai lo fece e mesi più tardi si pavoneggiava con un suo cugino giornalista nella capitale, “ che si era guadagnato senza far niente una commissione di 4 mila dollari US”.
Tenete anche in conto che tale illustre personaggio, come gia detto, era anche considerato un grande economista nella Repubblica Dominicana.
Nemmeno dobbiamo dimenticare che quando era Ministro del Governo di Balaguer, fu Casals Victoria che concluse le trattative per l’acquisto della centrale generatrice di elettricità che si installò a Puerto Plata.
Quella centrale si comperò usata in Trinidad y Tobago e con il passare degli anni si rivelò essere un vero “ferro vecchio obsoleto”, al punto che il suo “cuore”, la caldaia, esplose varie volte, causando vari morti e feriti, a parte delle riparazioni effettuate anche dalla nostra ENEL e che costarono milioni di dollari US.
Due miei carissimi amici di Puerto Plata non riuscivano a mettersi d’accordo circa la somma di denaro pubblico che si era messo in tasca Casals Victoria, quale artefice di quell’acquisto. Uno diceva che si mise in tasca sette, mentre l’altro sosteneva che erano 13….i milioni di dollari US.
Fu per quella ragione che il presidente della Repubblica Dominicana, Balaguer lo buttò fuori dal suo governo.
E perché si capisca meglio come funzionano le cose in Repubblica Dominicana, il Dr. Pedro Manuel Casals Victoria è stato, (dopo la mia esperienza con lui), per molti anni Direttore ed Assessore Economico del Senato dominicano, con ben altri trenta economisti alle sue dipendenze.
In due occasioni ho scritto ai Presidenti di turno del Senato, (una è stata la signora Lila Alburquerque). Mai avuto risposta!
Nella primavera del 2002 andai io stesso al Senato e consegnai alla segretaria del Dr. Casals Victoria, copia del mio libro DAR, dove si parla anche di lui.
Essendo che Casals Victoria non risponde al telefono, una sola volta, con un trucco, sono riuscito a parlare con lui che si trovava nella sua casa di Arroyo Hondo, nella capitale. Mi disse che non era mica matto al restituirmi quei soldi e che piuttosto ero io che ne dovevo ancora a lui!!
Al giorno d’oggi, (25/7/2007), 8 mila dollari US con soltanto un 10% di interessi, per i 16 anni trascorsi, danno venti mila ottocento dollari US (20.800). Tenete conto che in certi anni del mio “soggiorno” in Dominicana, gli interessi passarono anche del 30-35% !
14) Malgrado io avessi appena perduto 4 mila dollari US, come dice il proverbio, le cose cattive non arrivano mai da sole. La seconda cosa cattiva fu che l’avvocato Nelson Espinal Bàez, (in fin dei conti il mio avvocato di fiducia), mi stava esigendo mille seicento dollari US per i “suoi servizi”. Gli feci notare che per la sua negligenza, (o chissà si mise d’accordo con Casals Victoria), io avevo perduto 4 mila dollari, e mi negai a pagargli i “suoi onorari”. Lui mi denunciò e citò in giudizio.
Andai a vedere un altro avvocato che mi disse che in casi analoghi si usava depositare la caparra presso un Notaio, fino alla conclusione e la firma del rogito.
15)
Non dimentichiamo nemmeno le trappole “istituzionali” di Dominicana. Quali?
I Legislatori de quel Paese avevano fatto una legge che diceva chiaramente che nessun straniero poteva comperare fattorie in Repubblica Dominicana.
Allo stesso tempo, emanarono un’altra legge che creava le società fittizie.
Il “trucco” consisteva nel fatto che si formava una società per azioni fittizia, nella quale lo straniero figurava con meno del 50% delle azioni.
Altri presta nomi, (impiegati dello stesso studio di avvocati), figuravano con più del 50% delle azioni. Una volta formata e registrata la società fittizia, i presta nomi giravano a nome dello straniero le loro azioni e questo ultimo diventava il Presidente ed unico proprietario della società per azioni fittizia.
Tutto ciò veniva fatto con contratti tipo che si trovavano nei computers, in modo che, in poco tempo si potevano redigere con solo introdurre i nomi del caso.
Per quel lavoretto insignificante io pagai mille dollari US all’Av. Nelson Espinal Bàez. E con il tempo, quella mia società fittizia, (Inversiones Tonolli), si rivelò una vera maledizione, in quanto negli ultimi anni ho speso migliaia di dollari in spese, tasse, “multe esorbitanti” e sebbene mai abbia utilizzato quella vera e propria “porcata” giuridica.
16)
TERZO E QUARTO AVVOCATO….
Abbandonata la fattoria e di ritorno al Hostal Colonial di Nino Rossi in Sosùa, per caso mi presentò alla avvocatessa Yolanda Artìles, che quel giorno era di passaggio, accompagnata da sua figlia, studentessa di Diritto. In verità che Nino la conosceva soltanto perché lei gli chiese che fosse testimone per delle trattative commerciali o per un matrimonio.
L’avv. Yolanda Artìles si rivelò come il TERZO MALE DELLA SERIE, oltre che come terzo avvocato.
Era una grande attrice e sapeva infondere fiducia….ma soltanto in apparenza! Infatti benchè vicina ai cinquanta, si era appena laureata in legge y non sapeva praticamente niente quale professionale del Diritto.
Non vi è il minimo dubbio che da una vita, si era saputa muovere con grande abilità se si pensa che quando la conobbi era niente di meno che la Presidente del Collegio di Avvocati per tutta la città e provincia di Puerto Plata, malgrado la sua grande ignoranza in campo legale, (ma quello lo appresi più avanti).
Ritiratomi dall’acquisto della fattoria, cercai casa a Puerto Plata e ne comperai una per cento mila dollari US, (100.000), nel quartiere residenziale di “La Atlàntica” di quella città.
Non ancora al corrente del modo imbroglione di fare della avv. Yolanda Artìles, incaricai a lei, per i preliminari del compromesso, caparra ecc., dell’acquisto della mia casa.
Perché vi possiate rendere conto che tipa di “fuorilegge” era, pensate che mi disse subito che per il mio caso la sua “tariffa” o “cachet” erano ottocento US dollari, (800), a parte le imposte di Legge ecc.
Ma peggio, insistette molto perché gli pagassi subito tutti gli ottocento dollari, in anticipo e ancora molto prima di fare il rogito. Quello si sarebbe fatto dopo un mese, dopo presi i dovuti accordi con le banche, perché sulla mia futura casa pendevano varie ipoteche e se non l’avessi acquistata sarebbe andata all’incanto dentro dei prossimi due mesi. Forte di quella posizione, avrei potuto benissimo ottenere quella casa per la metà del prezzo, ossia per 50 mila US dollari, ma mi fece compassione la proprietaria, signora Milagros, che piangendo, mi disse nello studio dell’avv. Artìles, che se io non gli comperavo la casa e se andava all’incanto, col ricavato della vendita, nemmeno avrebbe saldato i debiti con le banche e sarebbe rimasta con debiti oltre che senza la casa. Pagai i centomila dollari, si dedussero i soldi delle tre o 4 ipoteche e col resto la signora Milagros si comperò un gran bell’appartamento in città. Mesi più tardi, quando imparai l’andazzo del posto, venni a sapere che la casa acquistata da me non costava più di sessantamila dollari US, (60.000), e per di più, alla proprietaria non era costata più di trenta mila dollari US.
Come “ringraziamento”, in una occasione la signora Milagros mi mandò a dire, tramite mia moglie, che se non la smettevo di “rompere” reclamandogli che pagasse una salatissima bolletta del telefono che aveva lasciato a me da pagare, avrebbe mandato suo marito, appena rientrato dagli USA, (un fannullone buono a nulla), e chissà sarebbe potuta succedere “una grande disgrazia” visto che, (coi miei soldi), si era appena comperato una bella pistola….!!!! Cose di Dominicana!
Ma, tornando all’avv. Yolanda Artìles, gli pagai solo una parte del suo “cachet”, invece della somma totale, come lei chiedeva.
Parlando per caso con altri avvocati, mi dissero che per quel tipo di affare, la “tariffa” erano trecento dollari US, (300), più le imposte di Legge ecc.
Lasciai l’avv. Artìles e cercai un altro avvocato, (il quarto), che fu d’accordo per trecento dollari per il suo lavoro, a parte le imposte di Legge. Con quell’avvocato, che non ricordo il nome, comperai la casa e, se non altro, falsificò la mia firma sul preliminare e si tenne una parte dei soldi versati da me, (consegnati a lui), corrispondenti alla imposte di Legge.
Mesi dopo, la furbissima e scaltra Yolanda Artìles, riuscì pormi un tranello e mi obbligò a pagargli gli ottocento dollari US per l’acquisto della casa, della quale, come visto, si occupò un altro avvocato. Cose di Dominicana!
Tuttavia la ragione principale perché avevo lasciato l’avv. Yolanda Artìles, non erano gli ottocento dollari da lei richiestimi, ma per il fatto che lei sempre insisteva nel dirmi che uno doveva avere completa e cieca fiducia nel proprio avvocato, allo stesso modo che col proprio medico.
In varie occasioni, come corollario di questo discorso, mi disse chiaramente e minacciosa, (per essersi messa in contatto con lui), che se io non gli pagavo i mille seicento US dollari, (1.600), richiestimi dall’avv. Nelson Espinal Bàez, avrei avuto dei gravissimi problemi con la Legge e sarei finito in galera.
Infatti, quando mi umiliò assieme a mia moglie Belkis, esigendomi in un modo sommamente violento e grossolano gli ottocento dollari menzionati, erano presenti anche la figlia col genero che intervenne da vero animale selvaggio, urlandomi in faccia che l’avv. Nelson Espinal Bàez era stato uno sprovveduto e stupido tonto nel non sapermi obbligare a pagargli, (estorcermeli),i 1.600 dollari richiestimi abusivamente.
In verità che l’avv. Espinal Bàez ci provò, ma poi dovette lasciar perdere in quanto lo fece venire nel suo studio niente di meno que il Procuratore Capo della Repubblica, o Fiscal di Puerto Plata, che era nipote della mia amica giornalista Angie Santana, cugina pure del cardiologo ed ex sindaco di Puerto Plata, Santana….come pure prima cugina dell’imbroglione grande economista dominicano, Pedro Manuel Casals Victoria, (il mondo è piccolo….).
Angi era una carissima amica di Milagros, la signora che mi vendette la casa, alla quale avevo detto, che se avessi dovuto pagare quei 1.600 dollari all’avv. Nelson Espinal Bàez, me ne sarei andato dal Paese e non avrei comperata la casa.
Cose di Quisqueya! (Quisqueya è il vero nome originale indigena della isola di Santo Domingo).
17)
Una volta sistemato nella mia nuova casa , organizzai il mio laboratorio artigianale di fusioni in metallo, (medaglioni, bigiotteria, ecc.), ed i pezzi si vendevano molto bene. I primi si vendettero alle gioiellerie di Robert Harrisson.
Poi mi sposai con una dominicana. Acquistai un negozio in un “mall” o “Plaza de Playa Dorada”, (centro commerciale stilo USA).
Mia moglie Belkis se ne occupava da grande esperta e con grandissimo entusiasmo, anche per il fatto che sebbene comperato coi miei soldi, quel negozio l’avevo messo a nome di tutti e due ed una mattina arrivò al lavoro e vi trovò scritto, bene in vista, il nome di “Boutique Belkis”, che avevo fatto scrivere di notte.
18)
Passarono gli anni e nel 1996 comperai il vecchio magazzino della ex Dogana di Puerto Plata, vecchio di più di cento anni, di duemila trecento metri quadrati di superficie, e situato nella zona del porto.
La mia intenzione era di trasformarlo in un museo-negozio composto di dieci piccoli musei parziali che mostrassero i vari cicli economici di Dominicana nei suoi ultimi cinquecento anni di vita. (1) Museo dell’oro e degli amerindi sterminati senza nessuna pietà; 2) museo del primo ciclo dello zucchero; 3) museo del Rum, (derivato dallo zucchero); 4) museo del sego e delle pelli di bovini, derivati dall’abbondante bestiame. (Il sego era importantissimo per la produzione di candele); 5) museo dei “bucanieri” e del commercio, (contrabbando), con le navi inglesi, francesi ed olandesi), 6) museo del secondo ciclo dello zucchero, (Dominicana divenne il primo produttore di zucchero dei Carabi, in tempi che i prezzi erano eccellenti); 7)museo del tabacco e dei sigari, (Puerto Plata era il principale porto di esportazione di tabacco dei Carabi, nel periodo a cavallo tra il 1880 ed il 1920). Il tabacco dominicano finiva principalmente ad Amburgo, in Germania, e da lì veniva distribuito in tutta Europa. Quel tabacco veniva coltivato nella vicina zona di Santiago, (a 50-70 km.) e da lì, portato a dorso di mulo a Puerto Plata. Per più di 40 anni Puerto Plata fu di gran lunga il principale porto esportatore della Repubblica Dominicana, con la relativa generazione di imposte, dazi doganali ecc. Per quello che ad ogni colpo di Stato, il Governante di turno si dirigeva velocissimamente, (a cavallo o via mare) a Puerto Plata, perché era lì la fonte principale di ingressi per mantenere il suo governo.
8) museo del caffè e del cacao. Il caffè originale dominicano era del tipo arabica di Moka del Sud dell’Arabia, ossia tra i migliori del mondo. Il cacao è tuttora tra i migliori esistenti; 9) museo della modernizzazione della Repubblica Dominicana, con, tra l’altro, la costruzione della prima ferrovia nel Paese,, giustamente tra Santiago e Puerto Plata, modernizzazione avvenuta durante il secolo appena passato; 10) museo della città di Puerto Plata; 11) Museo della “diaspora dominicana” degli ultimi 40 anni. Solo negli USA ci sono più di un milione di emigrati-immigrati dominicani. Tenete conto che non fu sempre così. Un secolo fa il Paese non aveva neanche mezzo milione di abitanti e la terra coltivabile era la stessa di oggi. Ergo, al mercato, le varie derrate alimentari di base della dieta dominicana, (patate dolci, patate, igname, platani, yuca, ecc.,) non si vendevano a chilogrammi, ma in capienti cassette e sacchi.
A quel tempo, per via della coltivazione della canna da zucchero, (molto redditizia), Repubblica Dominicana era terra di immigrazione per i lavoratori che provenivano dalle altre isole dei Caraibi, a parte gli europei, i libanesi, siriani, arabi, cittadini USA, ecc. Cinquanta anni fa, i dominicani storcevano la faccia nel dover cambiare i loro “pesos”, alla pari coi dollari US, per il semplice fatto che i “pesos” dominicani erano quotati un po’ di più dei dollari US. Anche quelle, (nel bene), furono, cose di Dominicana!
Io pensavo che le persone più entusiaste per il mio progetto sarebbero state le autorità municipali di Puerto Plata, in quanto, il mio museo sarebbe stato un grande attrattivo per gli stessi abitanti della città, oltre che per i numerosissimi turisti.
Successe tutto il contrario e quelle stesse autorità mi dichiararono la “guerra a morte”, essendo che loro, (per incominciare, l’amministrazione del sindaco Troche, del partito di Balaguer, Reformista Social Cristiano, (o Democrazia Cristiana dominicana), si erano rubati uno dei grandi stradoni, larghi 15-20 metri adiacenti al mio ex magazzino doganale, destinato al futuro museo, quello del lato Ovest.
19)
Lavorammo un anno intero e spesi moltissimi soldi nel ristrutturare quel magazzino storico. Tra l’altro, dovetti eliminare io stesso un grande immondezzaio di cento cinquanta metri di lunghezza e che si estendeva per tutto il lato del futuro museo. In certi punti, i rifiuti di ogni genere, vecchi di 15 anni, (dovuto alle proverbiali incurie delle amministrazioni dominicane attuali), raggiungevano una altezza di due piani o sette metri! Non si contarono i viaggi degli autocarri per portar via tutto quello. E quello era un lavoro che spettava al Comune!
E tutto ciò di fronte al molo turistico della città, ed a soli trecento metri dalla Cattedrale, dal Municipio, dai Tribunali, dal Parque Central, (piazza della Cattedrale), ecc., ecc.
Quando si conclusero i lavori, all’entrata del museo, (lato Est), e per tutta la lunghezza dell’edificio di 150, (centocinquanta), metri di lunghezza, era stato sistemato un bellissimo giardino pieno di piante, fiori, alberi di banane, in gran parte portati dalla mia piantagione di caffè di Gurabito di Yaròa.
Era senza ombra di dubbio la più grande trasformazione di quegli anni realizzata nel centro cittadino di Puerto Plata….e tutto gratis!
Dove prima c’era una vera montagna di rifiuti di 150 metri di lunghezza, ora c’era un gran bel giardino!
Il giornale locale “El Faro” non notò quel cambio, sebbene i suoi uffici si trovassero, (e si trovino tuttora), a soli duecento metri di distanza del museo e che per di più, come gia detto, il museo si trovasse tra le due strade principali e con maggior traffico che attraversano la città, la Avenida Colòn, e la Avenida del Puerto. Vedete un po’ Voi che giornale immondizia e che città immondezzaio!
20)
Come gia detto, non solo il Municipio non collaborò in niente o meglio, non fece sistemare quello che a esso corrispondeva, ma, addirittura, mi dichiarò “la guerra totale a morte”!
Solo per incominciare, il sindaco Troche fece installare sopra il mio giardino, (eliminando parte dei fiori e piante messe da me), ed all’entrata del museo, una specie di cucina -ristorante alla buona con la rispettiva vendita di birra ecc.
I loro padroni cucinavano giorno e notte, anche per le migliaia di taxis motociclette che servono da trasporto collettivo alla città di 150 mila abitanti.
La birra si vendeva specialmente di notte a tutta una “fauna di Puerto Plata speciale” che circolava per il luogo. Perché? Perché il mio museo si trovava nel bel mezzo della “zona rossa” o della prostituzione, droga ecc., di Puerto Plata.
I clienti del ristorante erano centinaia e centinaia e come non esistevano servizi igienici, l’unico posto per orinare, (e di notte, peggio), era lungo le pareti del museo, nascoste in parte dalle piante di banane, cespugli fioriti, fiori ecc., che avevo fatto piantare io, su una lunghezza di 150 metri.
All’interno del museo, all’estremo Nordest, avevo costruito un bell’appartamento-ufficio di circa 250, (duecento cinquanta) metri quadrati di superficie, con tre bagni, ecc.
A volte, stando di notte nel grande soggiorno di settanta cinque metri quadrati, guardando la televisione, improvvisamente si udiva un vigoroso getto e giustamente proprio fuori dalla grande finestra dello stesso, a piano terra.
Mia moglie, temendo per la rottura di un tubo dell’acqua, si affacciava alla finestra provvista di veneziane, apriva…. e lì stava l’omone, orinando quasi nella stesso soggiorno ed a mezzo metro da mia moglie. E se lei si lamentava, neanche per sogno che il cliente del ristorante smettesse di pisciare si scusasse e si spostasse più in là, ma la risposta era, “cazzo, vai a cagare, donna!”
21)
Oltre che da quella “fauna” eravamo pure accerchiati da altre “istituzioni” che ci provocavano un continuo grande danno, sia psichico che economico.
Al lato Ovest c’era la Marina di Guerra. In una occasione, lasciarono che cadesse la loro grande antenna radio, (molto alta perché serviva tutta la costa Nord della Repubblica Dominicana). Quello successe per incuria e mancanza di manutenzione dei cavi, in quanto non c’era vento in quel giorno. L’antenna cadde e si adagiò sopra la linea elettrica d’alta tensione del museo e fece corto circuito. Le varie migliaia di volts causate da quel cortocircuito, distrussero all’interno del nostro appartamento tutti gli apparecchi elettrici, frigorifero, televisione, radio, lavatrice, ventilatori, e bruciò parte dei cavi elettrici all’interno delle pareti. I fasci di scintille che uscivano dagli interruttori erano di un metro di lunghezza e provocavano un baccano spaventoso.
Quelli della Marina di Guerra, fecero finta di niente e nemmeno si scusarono, e pensate che abitavano a soli quindici metri da noi. In altri Paesi, qualcuno avrebbe pagato per quei danni
Peggio ancora. Sempre la Marina di Guerra dava protezione ad una società di traslochi che faceva venire interi containers di oggetti domestici dagli USA, dove come gia detto, vivono più di un milione di dominicani.
Ogni volta che svuotavano un container di 40 piedi, (quelli grandi), lo facevano in piena strada, di fronte al museo, (nel lato Ovest), Una volta spediti i centinaia di pacchi ai vari destinatari in tutto il Paese, rimaneva una grande quantità di cartoni, scatole vuote, spazzatura, ecc.,che loro, neanche per sogno portavano via….ed era io che dovevo farlo….per anni!!!!
La Difesa Civile, si trovava pure lì, sul lato Nordest. Certi dei suoi volontari installavano piccole officine improvvisate di saldatura nel piccolo giardino che ci divideva. Si allacciavano senza permesso alla nostra linea elettrica ed i loro saldatori mal fatti alteravano il voltaggio elettrico di casa nostra, al punto che in certe giornate ci bruciavano anche cinque lampadine.
Un altro di loro, si collegò, sempre senza permesso, al nostro cavo privato televisivo. Lo rovinò e ci lasciò per sempre senza programmi. Mi lamentai; mi apostrofò di “mierda”; lo riferì al suo capo che lo mandò via.
22)
Tutto questo insieme di circostanze negative mi costrinsero a chiudere il museo che aveva iniziato a operare. Era il fallimento totale e sotto lo sguardo ipocrita ed indifferente della intera città di Puerto Plata.
Quello mi provocò una grande depressione e per tre lunghissimi anni, nel coricarmi, pregavo a Dio che proteggesse alla mia famiglia, ma che per favore, non mi facesse risvegliare al giorno seguente.
E pensare che il vice-consolato d’Italia era a circa quattrocento metri da casa mia, ossia a due tre minuti di macchina, visto che allora, a Puerto Plata, in quella zona il traffico era quasi inesistente. Infatti il vice-consolato italiano si trovava a cento metri dalla Cattedrale.
Il vice-console italiano, ing. Paolo Costa e suo fratello Michele Costa, (che lo sostituiva quando non c’era), era al corrente di tutto, e lo stesso l’Ambasciata d’Italia a Santo Domingo assieme al Consolato Generale d’Italia.
Mai mossero un dito! Ad onore del vero, in una occasione di estrema emergenza, nel farle presente la nostra situazione disperata, il vice-console italiano Paolo Costa mi raccomandò che, “pregassi a Dio”.
23)
Tenete anche in conto che i terreni demaniali e comunali adiacenti al mio museo, e che si rubarono le amministrazioni comunali dei sindaci Troche e Ramòn Ortìz, si trovano anche quelli nella zona centrale della città, por trovarsi a fianco del mio museo e, come gia ribadito, a soli trecento metri dalla Cattedrale, dal Municipio, dai Tribunali, ecc. Ho anche gia detto che quei terreni erano compresi tra le due arterie più trafficate della città di Puerto Plata, in breve, sotto lo sguardo costante dell’intera città.
Se insisto su questo dettaglio, “sotto lo sguardo costante dell’intera città”, voglio dire che, tra le migliaia di cittadini di Puerto Plata che transitavano giornalmente per quelle strade ed erano testimoni obbligati di tali imbrogli, c’erano pure i seguenti personaggi.
Il signor Osvaldo Brugal, Presidente della ditta omonima, che è la più grande fabbrica di Rum del Paese, e la principale industria di Puerto Plata, dopo la turistica, e che esporta in tutto il mondo.
Tra le altre cose, il signor Osvaldo Brugal era Presidente della Associazione per lo Sviluppo di Puerto Plata. Prima di trasferirsi ai nuovi uffici del quartiere residenziale “La Atlàntica”, aveva gli uffici nella casa madre….a cinquanta metri dal mio museo e a fianco dei terreni rubati. Bel e gran Presidente! Non vi sembra?
Nemmeno ha mai detto niente il fondatore della Associazione per lo Sviluppo di Puerto Plata, ossia il vescovo Monsignor Nicanor Peña, personaggio piuttosto grigio e mediocre. Ma che bel fondatore, anche quello!
Sono rimasti zitti anche i Governatori della città e provincia, dottori Placido e Duràn. Non ha aperto la bocca nemmeno la ex Senatrice e poi Governatore della città e provincia, Ginette Bounigal. Niente nemmeno i tre generali della Polizia Nazionale Dominicana che si alternarono nel comando locale.
Ed ancora meno hanno detto i Fiscali o Procuratori della Repubblica di turno della città e provincia.
Pure silenzio da parte del cittadino di Puerto Plata, ed ex Senatore e Ordenador de Lomè, Dr. Max Puig. Sua mamma, donna Elvia, che è stata per molti anni Direttrice del Patrimonio Culturale della città e provincia, (che oltre a riscuotere lo stipendio, non ha mai mosso un dito), mi è rimasta particolarmente impressa nella mente.
Perché? Per il fatto che in una occasione che la feci venire a casa mia quando ero maggiormente depresso ed attaccato da tutti i miei vicini, nel costatare che mi trovavo con la famiglia letteralmente “nella merda fino al collo”, invece di fare qualcosa, (e lo poteva fare!) abbozzò un sorriso di sadico piacere, nel vedermi umiliato al massimo ed al limite della sopportazione. Cose di Dominicana!
Silenzio totale anche da parte del ricchissimo ed abile uomo d’affari, signor Abraham Selman, proprietario, tra l’altro, della Centennial dominicana, (telefonia mobile), e amico personale e in affari del ex Presidente della repubblica del Nicaragua, A. Alemàn.
Ed è che a Puerto Plata la corruzione lo fagocita tutto! Per quello che nemmeno il giornale locale, “El Faro” non ha mai denunciato niente. E non è nemmeno il caso di parlare delle stazioni radio e televisive della famiglia Musa ossia dell’attuale sindaco, che avendo “disposto” anche quella dei terreni comunali per tanti anni, no va certo a contraddire il vecchio adagio, “lupo non mangia lupo”.
24)
Dopo tutto quanto descritto, la giovane coppia che gestiva il “ristorante” pisciatoio e merdaio pubblico sulla porta del mio ex museo, non si sentì soddisfatta di tutte le molestie e danni che ci avevano causato. Detto e fatto, una notte presero una latta di 15 litri, di quelle per l’olio da cucinare marca Crisol, la riempirono di escrementi umani e la misero fuori dalla finestra, (a piano terra), del nostro soggiorno.
Fiutando il nauseabondo fetore, andai a controllare ed incontrai la sorpresa! Cose di Dominicana!
Al giorno seguente se lo raccontai al Capo della Difesa Civile, che mi disse di non andare a reclamare in Comune, che ci avrebbe pensato lui.
Andò a parlare col Generale della Polizia Nazionale locale di turno, che fece cacciare via quella gente a tutta velocità e per sempre!
25)
Piano, piano arrivò pure la fine della amministrazione comunale del sindaco Troche, (4 anni).
Vinse Ramòn Ortìz, del partito PRD, col suo mezzo pazzo Presidente della Repubblica, Hipòlito Mejìa.
Gli amici si congratularono con me e mi dicevano, “rallegrati e animati che hanno buttato fuori Troche, il tuo grande nemico”.
Come si sbagliavano! Come vedrete più avanti, il nuovo sindaco Ramòn Ortìz si rivelò molto peggiore del suo predecessore Troche.
Fu così che, soltanto per incominciare e festeggiare la sua gestione municipale, mi installò nello stesso posto dell’ex ristorante pisciatoio-merdaio, al gommista Romito.
Romito era un pazzo alcolizzato. Gran lavoratore di giorno e dotato di una energia fuori del normale. Immancabilmente, tutte le notti si ubriacava nei vari bordelli della zona. Seppi, che anni dopo, morì di AIDS, portandosi nella tomba anche alla sua povera moglie, contagiata da lui.
Romito, (da Rum o ron), arrivò alla grande. Col permesso di Ramòn Ortìz, si fece edificare una casetta in piena strada pubblica, in un angolo cieco della stessa, che non ostacolava il passaggio dei veicoli, ma che era pur sempre in piena strada pubblica. Finita la casetta, si accomodò con la moglie. Abituato in aperta campagna, portò con se delle chioccie c on pulcini, che sistemava sotto gli alberi e cespugli che io avevo piantato. Eliminò pure lui un bel pezzo del mio (ex) giardino. Portarono anche anatre, oche, tacchini e tre cagne perennemente con una cucciolata dopo l’altra. E per “coronare” il tutto un caprone o capra maschio, che utilizzava per dare spettacolo all’occasione delle manifestazioni politiche del sindaco Ramòn Ortìz e del partito politico PRD, del pazzo presidente della Repubblica, Hipòlito Mejìa, che, tra l’altro, portò il Paese al fallimento nei suoi quattro anni di presidenza pazza e disennata.
Tutto questo, ribadisco ancora una volta, a trecento metri dalla Cattedrale, dal Municipio, dai Tribunali, dalla Piazza Centrale, ecc., ecc. Gran bella amministrazione di merda, almeno nei miei confronti, quella del sindaco Ramòn Ortìz.
Potenziale turista, se ti piacciono le situazioni insolite, fatti coraggio e visita Puerto Plata!
26)
Ma, se pur essendo curioso di vedere coi tuoi propri occhi e toccate con mano, non hai la possibilità di arrivare a Puerto Plata, l’Internet ti può aiutare.
Cerca su Google Earth a Repubblica Dominicana e nel suo lato Nordovest alla città di Puerto Plata.
Metti il Pointer sulle seguenti coordinate:
Pointer: 19º 47’ 52 77” N
70º 41’ 52 14” W
Per una visione d’insieme, aggiusta l’altitudine di osservazione tra ,( Eye alt),
4.500 ft (piedi) e 660 piedi
(1.500 metri e 200 metri)
Apparirà sullo schermo un grande edificio-magazzino, inclinato nella direzione Sudovest-Nordest.
Quell’edificio di cento cinquanta metri di lunghezza era il principale deposito doganale della Repubblica Dominicana, più di cento anni fa. Fu portato dagli USA in pezzi e assemblato sul posto. E’ interamente fatto di acciaio e lamiere molto spesse di zingo, che neanche sotto i colpi di una grossa mazza da dieci chili si deformano.
Si nota chiaramente nella foto satellitare che è posizionato tra le due principale arterie della città, la Avenida del Puerto ad Ovest e la Avenida Colòn ad Est. Si trova a cento metri dal molo.
Nell’estremo finale del lato Nordest del magazzino si nota un edificio. E’ la ex stazione ferroviaria, e le rotaie del treno, passavano a fianco del magazzino. Quel treno univa a Puerto Plata con la città di Santiago, (de los Caballeros).
Attualmente nella ex stazione si trova la Difesa Civile.
Più a Nord, l’edificio bianco a forma di L rovesciata, è la Marina de Guerra e, l’edificio abbastanza grande a Sud di essa, (sotto), è l’officina meccanica di Alì Camps.
E qui viene un dettaglio importante!
E’ facile rendersi conto dello stradone molto amplio, (15-20 metri), che si trova tra il mio magazzino-museo di 150 metri di lunghezza e l’officina meccanica di Alì Camps.
Quello stesso stradone esce sul viale che si trova a Nordest, passando tra la Marina di Guerra, un piccolo parco e la Difesa Civile.
Al contrario, se uno vuole continuare verso il Sudovest per lo stesso stradone, non potrà farlo per essere completamente occupato da edificazioni abusive, autorizzate dai sindaci ladri Troche e Ramòn Ortìz.
Quando io comperai l’ex magazzino doganale, tutto quello stradone era libero e aperto. Al presente, la maggior parte di esso, gia non esiste!
Quello si deve alla corruzione delle tre ultime amministrazioni comunali di 4 anni, (per un totale di 12 anni), quella del sindaco Troche e le due del sindaco Ramòn Ortìz, che si sono rubati i terreni demaniali e comunali….e sotto gli occhi dell’intera città!!!
Da notare che la presente amministrazione del sindaco Musa, non ha fatto assolutamente niente per sistemare quell’abuso, anche se gli ho scritto una lettera a quel proposito e che si può leggere in Internet, al blog,
blogs.ya.com/la-novia-prostituida (in spagnolo).
Da non dimenticare nemmeno che la famiglia dell’attuale sindaco Musa è quella che domina a Puerto Plata e provincia nei media di comunicazione radio-televisivi, da più di trenta anni almeno.
Una persona molto bene informata di Puerto Plata mi disse in una occasione che era impensabile che le emittenti radio-televisive dei Musa mi permettessero di denunciare i furti e nefandezze dei sindaci di turno, per la semplice ragione che la stessa famiglia Musa si era arricchita, (e di molto), giustamente appropriandosi illegalmente di molti lotti di terreno comunali di Puerto Plata, probabilmente col beneplacito dei sindaci corrotti di turno, a cambio dei loro servizi radio-televisivi gratis all’occasione delle rispettive campagne elettorali.
I terreni adiacenti alla Marina de Guerra ad all’officina meccanica di Alì Camps, erano municipali anche quelli, (quando io acquistai il magazzino), ma poi se gli rubarono i sindaci Troche e Ramòn Ortìz. Di quei terreni, Ramòn Ortìz gli ha “venduto” una parte al ricco commerciante Apolinar, che gli ha pagato parte della sua prima campagna elettorale.
Al presente, Apolinar stà “vendendo” quello stesso terreno, ma sembra che nessuno si arrischi a comperarlo, sia per le denuncie che io ho fatto come pure per il semplice fatto che quei terreni non hanno nessun titolo di proprietà legali. Cose di Dominicana!
27)
E come se tutto quanto finora scritto fosse cosa da poco, il giorno seguente, (12 febbraio del 2002), che io feci pubblicare sul principale giornale nazionale dominicano, “Listìn Diario”, una inserzione che informava che vendevo un piccolo lotto di cento settanta ,(170), metri quadrati, per venti mila dollari US, terreno situato nella parte finale del magazzino-museo, arrivarono gli operai del comune di Puerto Plata, mandati dal sindaco Ramòn Ortìz che, tolsero il filo spinato al mio terreno di 170 metro q., demolirono con la pala meccanica un piccolo magazzino-deposito costruito sopra di esso, spianarono tutto, si portarono via le macerie e, detto e fatto, il mio terreno era diventato proprietà di Ramòn Ortìz, senza che naturalmente lui possedesse il ben minimo straccio di carta che dimostrasse ciò. Cose di Domenicana!
“Sistemato” il mio terreno, Ramòn Ortìz lo regalò per pochi soldi ad un suo amico, Freddy Vòsquez, concubino giovane della tedesca Claudia Kroll, Presidente della Zona Libera Industriale di Puerto Plata, (che aveva appena abbandonato il marito tedesco col quale era arrivata anni prima a Dominicana su un veliero proprietà dell’ex marito).
Quel piccolo lotto si distingue molto bene nella foto satellitare gia menzionata ed è quello che si vede all’estremo Sudovest del magazzino-museo. E’ un quadrato di colore grigio, ben differente dal colore rossiccio del tetto del magazzino.
Stando il geometra incaricato da Freddy Vàsquez di costruire sul mio, prendendo delle misure, gli chiesi cosa stava facendo. Intervenne Freddy Vàsquez che mi minacciò a bruciapelo con la sua pistola calibro nove color argento. Lo denunciai. Finì in prigione per due notti.
Nel Tribunale, alla prima comparizione, il solo testimone presente, ossia il geometra, si presentò senza carta d’identità, (probabilmente consigliato dal suo avvocato), e si rinviò tutto ad altra data.
28)
Prima di arrivare a quella seconda data, si misero d’accordo il sindaco Ramòn Ortìz, il colonnello della Polizia Municipale Vàsquez, il “beneficiario” del mio terreno, Freddy Vàsquez, si misero d’accordo per tendermi un tranello e poter farmi chiudere in prigione.
La scusa fu che, per avere io bruciato un mucchietto di spazzatura al lato del magazzino-museo, ossia, al lato di casa mia, (come avevo sempre fatto negli anni precedenti), avevo tentato di incendiarla. Cosa assolutamente impossibile perché, come gia detto, quel magazzino è interamente costruito in metallo ed era incombustibile al 100%.
Il trucco stava nel fatto che, cogliendomi sul fatto in flagranza, (quale delinquente piromane), il colonnello Vàsquez poteva arrestarmi ed imprigionarmi senza un regolare mandato di cattura emesso dal Giudice o Fiscale.
Furono a casa mia per ben tre volte per arrestarmi. Io ero assente per delle diligenze in città,.... a duecento metri da lì. Chissà, forse fu la Madonna della Altagrazia, che mi “suggerì”, la sera prima di comperarmi un telefono mobile. Mia moglie mi avvisò. Io non tornai a casa e alla sera, ormai a notte fonda, mi diressi alla capitale di Santo Domingo, per delle strade poco frequentate.
Rimasi nascosto in quella capitale per ben sette mesi!
29)
Non essendo io presente alla seconda comparizione in Tribunale, (ed il vice console italiano ing. Paolo Costa non avendo fatto niente, benchè informato di tutto), il Giudice di turno, applicando la tipica ed abituale giustizia dominicana, assolse totalmente a Freddy Vàsquez, (che mi aveva minacciato di morte), gli restituì la sua bella pistola calibro nove, color argento e,….dichiarò a me colpevole!
Incoraggiato per tale salomonica sentenza, il coraggioso Freddy Vàsquez mi denunciò per averlo denunciato di minacciarmi di morte e mi chiese la bellezza di due cento ottanta mila dollari US, (280.000), per danni morali. Cose di Dominicana!
30)
Se voi ritornate alla foto satellitare di Puerto Plata di Google Earth, mantenendo le stesse coordinate gia date precedentemente ed osservate la città da una altitudine di circa 5.000 piedi, (ft), noterete che alla destra del lato Nordest del mio museo, incomincia una strada diritta che si dirige a Sudest. Contate 5-6 isolati e arriverete ad un isolato con un cerchietto azzurro, (che avvicinandosi di più si trasforma in piccola macchina fotografica). Quell’isolato è la Cattedrale! Al suo lato Nord, con cinque cerchietti azzurri, (o cinque macchine fotografiche), c’è la Piazza Centrale. Come misura alternativa per misurare la distanza di questi isolati dal mio museo, utilizzate lo stesso edificio che è lungo 150 metri. Ne immaginate uno successivo all’altro e vedete che arrivate da casa mia, alla Cattedrale, alla Piazza Centrale, al Municipio, ai Tribunali ecc., come ribadire e sottolineare che a soli trecento metri dal pieno centro storico della città di Puerto Plata, si trova situato il glorioso gran merdaio che mi costruirono, (e ricostruirono, dopo che l’avevo tolto una prima volta), le ultime quattro amministrazioni comunali di Puerto Plata degli ultimi 16 anni di “saggia amministrazione”. !Cazzo!, (o se preferite, minchia!)
Ed il nuovo sindaco Musa non muove un dito per dare una sistemata a tutto quel gran cesso!
31)
Alcune altre cose a proposito del sindaco Ramòn Ortìz.
Il modo implacabile col quale sempre cercò di eliminare me e la mia famiglia Ramòn Ortìz, mi ha convinto che è, tra l’altro, una persona crudele e sadica, (caratteristica abbastanza comune in Dominicana).
In una occasione lo feci entrare a casa mia perché potesse osservare da dentro la scena del gommista Romito, i suoi clienti pisciatori pubblici, ecc. Osservò, mi guardò,….e se ne andò ridendo!
Un tale atteggiamento ed accanimento mi ha fatto pensare che potrebbe essere certo quello che mi raccontò il signor Portorreal, alias Papo, o ex Presidente della Sala Capitular del Municipio di Puerto Plata, quando era sindaco Troche.
Io gli avevo chiesto a proposito di un socio in affari di Ramòn Ortìz, socio proveniente dagli USA e che era morto a causa di un incidente di macchina nella città di Puerto Plata.
Papo mi assicurò che la gente andava dicendo che quello non era stato nessun incidente, ma un assassinio in piena regola, in quanto erano stati manomessi di proposito i freni della sua automobile. E che l’ordine di fare ciò sarebbe venuto da Ramòn Ortìz.
Quando i famigliari del deceduto USA vennero a reclamare circa la grande quantità di denaro che aveva portato a Puerto Plata, non apparve nessuna documentazione o costanza di tutti quei soldi e….se ne andarono con le mani vuote!
In quei tempi, Ramòn Ortìz, si fece costruire il più grande stabilimento commerciale della città, a cento metri dalla Piazza Centrale e che era un grande negozio per articoli da regalo per i numerosissimi turisti USA. Lo chiamò, “La Grand Factory”.
Essendo che Ramòn Ortìz proviene da una famiglia umile della vicina città di Moca, e che arrivò a Puerto Plata soltanto con le sue braccia e voglia di lavorare, dove si procurò tutto quel denaro per costruire “La Grand Factory”?
Da quale Stato degli USA provenisse quel suo ex socio, lo potrebbe sapere un altro nordamericano, ossia Robert Harrisson, che in una occasione, pure lui fu socio di Ramòn Ortìz.
Questa prima parte si trova in Internet, al blog,
blogs.ya.com/puerto-plata-it CONTINUA....
32)
Al punto nº 28 ho descritto come dovetti fuggire da Puerto Plata per rimanere “nascosto” nella capitale, se volevo rimanere “uccel di bosco”.
Devo specificare che, essendo la tresca o trappola per farmi arrestare a Puerto Plata, puramente locale, non si azzardarono Ramòn Ortìz, il colonnello della polizia Vàsquez, ed il “beneficiario” del mio terreno a chiedere di emanare un ordine di arresto e cattura nei miei confronti, valido per tutto il territorio nazionale dominicano. Non lo fecero perché la loro accusa non aveva nessun fondamento.
Malgrado sapessi ciò, presi le dovute precauzioni e durante i sette mesi che rimasi nascosto nella capitale di Santo Domingo, cambiai diverse volte di domicilio, (camere in affitto ecc.), e non diedi mai a nessuno il mio indirizzo. Se qualcuno voleva contattarmi, poteva farlo via Internet o telefonando a mia moglie, rimasta a Puerto Plata.
Tenete conto che Santo Domingo è un “formicaio” di circa tre milioni di abitanti e che pertanto io andavo dappertutto come una “formica” in più.
Tuttavia devo dire che in tutti quelli anni avevo sviluppato una tale sfiducia nella nostra Ambasciata d’Italia locale, che le prime volte che ci andai, informavo a varie persone amiche del mio itinerario, nel caso fossi sparito dalla circolazione.
Dopo aver preso una certa confidenza, in una occasione, ricordo aver chiesto al giovane e simpatico carabiniere incaricato della sicurezza dell’Ambasciata, se era pensabile che l’Ambasciatore Canavesio mi facesse arrestare dalla Polizia Dominicana e portarmi via.
Mi rispose che poteva farlo, ma che era improbabile, vista la mia situazione.
Come si vedrà più avanti, i miei timori non erano infondati, se si pensa che circa un anno dopo, nel Costa Rica, l’Ambasciatore d’Italia Gioacchino Trizzino mi fece arrestare di fronte all’Ambasciata e portare via dalla polizia del Costa Rica. Per me era un nuovo “battesimo”! Prima volta in carcere! Quell’arresto, tempo dopo, si concretizzò nella mia deportazione dal Costa Rica.
Per maggiori dettagli, vedere in Internet al blog,
blogs.ya.com/ciampi-unioneuropea
Altra simile esperienza, (come spiegherò più avanti), la ebbi recentemente a Londra, nel Regno Unito,(18 giugno 2007). Anche lì, per aver chiesto di far vedere due miei libri alla segretaria dell’Ambasciatore d’Italia, (perché riferisse), Sua Eccellenza Giancarlo Aragona, questi disse al carabiniere di servizio di chiamare la polizia di Sua Graziosa Maestà Britannica, che intervennero immediatamente, (in tre), e mi fecero allontanare velocemente, anche se gentilmente. Era l’ora di pranzo, e si allontanava pure sulla sua grossa Mercedez Benz, (con autista), l’Ambasciatore Giancarlo Aragona, siculo DOC, (Messina), pure lui, come il suo caro paesano Gioacchino C. Trizzino. Specialisti delle maniere forti, ma ingiuste! Minchia!
33)
L’ambasciatore d’Italia a Santo Domingo, Dr. Canavesio, aveva il dente avvelenato con me. Perché? Successe, che per mesi cercai di farmi ricevere da lui, quando ero ancora a Puerto Plata, visto che la mia situazione stava peggiorando a vista d’occhio.
Insistetti all’impossibile, anche perché il mio amico ed ex vicino di casa, Dr. Tomy Durand, (i nostri figli sono cresciuti insieme per sette anni), mi incoraggiava a fare cio, ed insisteva nel dirmi che se l’Ambasciatore d’Italia, “non faceva il suo dovere”, ossia non inviava una nota diplomatica al Ministero degli Esteri Dominicano, io ero bel e spacciato, fritto e rifritto. E vedete che l’opinione di Tomy conta, e come! Infatti quando eravamo vicini di casa, lui era deputato per il partito PRD, lo stesso del sindaco Ramòn Ortìz. Il Dr. Durand aveva cercato di far ragionare a Ramòn, ma inutilmente, e mi disse: “porta pazienza, ad ognuno il proprio lavoro, io ho provato ed insistito con Ramòn, ora che faccia la sua parte il tuo ambasciatore….” Negli anni successivi, il Dr. Tomy Durand fu Governatore per la città e provincia di Puerto Plata e per ultimo Senatore. Uno come lui, non mi sorprenderebbe che un giorno fosse eletto quale Presidente della Repubblica Dominicana….perché non vi è dubbio che le palle ce le ha!
Non ottenendo risposta dall’Ambasciatore Canavesio e, “con le spalle al muro”, cercai di richiamare l’attenzione inviando una mia lettera al Ministro degli Esteri Italiano in carica, che in quel tempo era il Cav. Silvio Berlusconi, anche Capo del Governo Italiano, (purtroppo!).
In quella lettera, tra l’altro, scrivevo testualmente, che a Santo Domingo si diceva in giro, (vox populi, vox Dei), che la principale attività di Sua Eccellenza l’Ambasciatore d’Italia in Rep. Dominicana, Dr. Canavesio era….”scopare”!
Una persona mi fece notare che quelle erano faccende personali del dr. Canavesio.
Risposi che io non ero nessun moralista ma che pensavo che se uno era troppo concentrato in certe attività, era pacifico che non poteva avere tempo di occuparsi di un cittadino italiano in gravi difficoltà, da anni ormai!
Del resto, (a sostegno della vox populi), c’era anche un gran bell’articolo speciale, (servizio), con grandi foto a colori, pubblicato sul principale quotidiano dominicano, “Listìn Diario” con l’Ambasciatore in bella mostra, in costume da bagno sul suo yatch, veleggiando per l’azzurro Mar dei Carabi. Nella sua “conferenza stampa”, Canavesio asseriva convintissimo, che per lui, “le donne erano al primissimo posto nei suoi interessi”!
Venni poi anche a sapere che l’Ambasciatore Canavesio certi proverbi non li sapeva, come quello,”tanto va la gatta al lardo, che ci lascia lo zampino”. Come mai? Perché era stato anche Console Generale, (di prima Classe), nella città di San Paolo in Brasile. Era stato fatto richiamare perché….era andato a letto con una brasiliana molto più in alto di lui….e gliela fecero pagare!
Ho l’abitudine di ripetere che, “il Mondo è piccolo”…e sentite un po’ questa!
Più di tre anni dopo di quanto raccontato sopra, dovetti passare per l’Ambasciata d’Italia di San Salvador, (El Salvador), nel Centro America. (giovedì,01/12/2005).
Mi ricevette il Console d’Italia Dr. Giuseppe Pinna, col perenne toscanello fumante tra le labbra, all’angolo della bocca.
Nei preliminari, parlando del più e del meno, mi chiese dove ero vissuto ecc. Al sentire Repubblica Dominicana mi domandò chi era Ambasciatore e, nell’udire il nome Canavesio, mi interruppe bruscamente e mi disse; “ Canavesio, è il più grande “scopone” esistente sulla faccia della Terra”! Cerco di evitare inutili perdite di tempo e di andare avanti con le mie richieste….ma lui mi interrompe di nuovo e ribadisce che,” ma no, guarda che non scherzo, è proprio così, Canavesio e senza dubbio il più grande “scopone” che io abbia mai conosciuto, e vedi che ci ho lavorato insieme in Brasile!”
Ma forse vale la pena ricollegare queste sane abitudini italiote alla “fonte” o meglio scuola ed esempio, come dire la Farnesina o Ministero degli Esteri Italiano.
Vi ricordate la boccaccesca storia della bella presentatrice Elisabetta Gregoraci, compagna del play-boy Briatore? (Primavera estate del 2006).
Nell’inchiesta che il pm Henry John Woodcock portò avanti circa gli squallidi servizi resi “al Paese” dell’erede al Trono d’Italia, Principe Vittorio Emanuele, ci cadde pure la povera Gregoraci.
Tutto sommato, per me, quella ragazza non è che una piccolissima, (microscopica), punta dell’ enorme iceberg che rappresenta la corruzione e l’intrallazzo sia all’interno della Farnesina che, ( di riflesso), dello Stato Italiano. Il sogno di Berlusconi!
Elisabetta appartiene al folto stuolo di belle ragazze che debbono umiliarsi ad abbassarsi per poter passare, non le storiche “forche caudine” di romana memoria, ma le attuali “forche farnesiniane”.
L’avvenente Gregoraci se l’è dovuta vedere con Salvatore Sottile, grande amico ed uomo di fiducia dell’ex Ministro degli Esteri Italiano, Gianfranco Fini.
Povera Elisabetta, sento pena per te! Perché? Perché, dalle foto, abbiamo tutti potuto costatare che Totò Sottile non è senz’altro un Tom Cruise e nemmeno un Brad Pitt.
Ergo, forse la procace Elisabetta, prima di scambiarsi “quei bacini” nell’ufficio di Totò, ha avuto bisogno di un po’ di buon whisky, grappa, o di un brandy Vecchia Romagna, Etichetta Nera.
Va bene che, a difesa di Totò Sottile voi mi direte che se è per questo non è che il Flavio Briatore ci ricordi a un qualche bel divo del cinema. Verissimo! Però, portate pazienza! Tenete in conto che tra il Flavio e l’Elisabetta c’è di mezzo l’amore….e siccome l’amore è cieco, l’Elisabetta nemmeno se ne accorge.
Per pura estrapolazione, penso che alla miriade di belle ragazze passate direttamente o indirettamente dalla Farnesina, siano da aggiungere tutte quelle, (belle e bellissime), che provengono dai Paesi poveri, per cercarsi una sistemazione in Italia ed Unione Europea.
Sedici anni fa, (1991), mi resi conto per puro caso, che il Console Generale di quei tempi, le riceveva lui personalmente, per un colloquio e non facevano la fila allo sportello,come le comuni mortali, per l’ottenimento del visto per l’Italia.
Ergo, se le mura della Farnesina, (con quelle di tante Ambasciate – e non solo d’Italia – potessero parlare, non salterebbe fuori dall’armadio soltanto qualche “fisiologico” scheletro, ma si scoprirebbero delle vere e proprie “fosse comuni”.
E mi viene un’idea. Tenendo conto che il più nobile e “alto” Ordine Cavalleresco del Regno Unito, ossia quello della Giarrettiera, ebbe un’origine piuttosto confusa in quanto la “STORIA” dice che si originò su di un epico campo di battaglia, mentre la cronaca racconta che re Edoardo III, (d’Inghilterra), lo “fondò” seduta stante nel lontano 1350, (19 gennaio), all’occasione di un ballo serale, quando raccolse una giarrettiera scivolata da una ben tornita coscia della Contessa di Salisbury….che nella foga e fretta di un probabile precedente incontro col Re, (durante quel ballo), se l’era allacciata male….Ed il bravo ed accorto Edoardo III salvò la faccia esclamando; “Honni soit qui mal y pense”!, come dire: “sia vituperato chi vi pensa male”!
Or dunque, trattando di adattare tale trascendentale avvenimento “storico” al nostro ex Regno d’Italia, immaginiamo quanto segue.
Totò Sottile, con in mano le mutandine della bella Elisabetta, viene sorpreso in flagrante, (o sul fatto), dal suo carissimo amico e Capo, Gianfranco Fini, Ministro degli Esteri Italiano, al tempo dei fatti.
Imbarazzato, ma pronto di spirito, il Totò grida al Gianfranco di non pensare male e….velocissimo gli infila le mutandine della Elisabetta sopra la testa, (del Gianfranco), esclamando; “istituisco l’ordine, (cavalleresco?), delle mutandine farnesiniane”!
Il Gianfranco, preso di petto, si dichiara d’accordo ma, “per correttezza”, chiama il suo superiore e capo del Governo, Silvio Berlusconi. Il Silvio ascolta divertito l’episodio, lisciandosi con la mano il mento e chissà….pensando fra sé e sé….”mica male quel Totò, e non ci va certo per il sottile…una come la Elisabetta me la farei pure io”….”
Poi dice al Gianfranco che va bene e che lui quale “cavaliere” dichiara “cavalleresco” l’ordine delle mutandine farnesiniane. Poi mette giù il telefono, fa un altro numero e dice a chi ascolta che lui, cav. Silvio Berlusconi, quale, (tra l’altro), fonte del Diritto e della Legislazione, chiede sia emanata una nuova “Legge ad personam” che istituisca, “L’Ordine Cavalleresco delle Mutandine Farnesiniane”. (Vedi Gazzetta Ufficiale.)
Mentre il Cavaliere finisce di dare le ultime istruzioni, si riesce ad udire una nuova versione dell’Inno di Mameli.
Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta, Dell’elmo, (parrucchino), di Silvio s’è cinta la testa….
E pensare che ai bei vecchi tempi, (ai tempi dei veri Onorevoli), “il Paese dei Balocchi” era circoscritto ad una piccola, precisa, lontana e segreta località. Era l’antiporta dove i vari Lucignoli e loro plagiati Pinocchi venivano trasformati in asini per lavorare a vita come schiavi nelle miniere. Soltanto una brava fatina poteva rimediare a certi casi rari.
Oggi quella bella e brava fatina è morta da un pezzo! Al suo posto regnano delle bruttissime streghe. Una di loro si chiama corruzione.
Tutte assieme hanno trasformato l’idilica Italia dei bei tempi andati, in un gran “Paese dei Balocchi”.
Tanti candidati asini, (o peggio, pregiudicati), che allora avrebbero finiti i loro giorni nelle miniere, lavorando come schiavi, ai nostri giorni, non solo non hanno più nulla da temere, ma vengono addirittura premiati e finiscono in Parlamento, nelle amministrazioni provinciali, comunali, ecc., ecc.
Che gran Bel Paese l’Italia! Ma c’è qualche pazzo che desidera lasciarlo? Fattemelo sapere! Grazie.
34)
Nei sette mesi trascorsi nascosto a Santo Domingo, successe quanto segue. Sperando richiamare l’attenzione scrissi il mio primo libro DAR o Dominicani Aiutando la Repubblica. Non servì a niente!
Tenete anche in conto che mi ci vollero parecchie settimane per essere ricevuto all’Ambasciata d’Italia.
Per incominciare, parlai al telefono col Dr. Giuseppe Di Filippo, (che sostituiva all’Ambasciatore Canavesio), che mi disse che l’Ambasciatore era in Italia e che per un caso come il mio era lui ad occuparsene.
E qui ci vuole una spiegazione dentro la spiegazione. Secondo i Trattati e Convenzioni Internazionali, i casi analoghi al mio sono attesi dagli Incaricati Consolari delle Ambasciate. Essendo che la Incaricata Consolare per Santo Domingo era la signora Sartori, gli chiesi che facesse il suo dovere. Lei, riconobbe essere certo quanto dettavano i Trattati e Convenzioni Internazionali ma mi spigò che nel caso dell’Italia, esisteva ormai da molto tempo una abitudine che lasciava tali casi all’Ambasciatore.
Essendo assente l’Ambasciatore Canavesio, mi mandò da chi lo sostituiva, ossia dal Dr. Giuseppe Di Filippo.
Questi mi riceveva nel suo ufficio, ma siccome avevo bisogno di un piccolo aiuto economico, mi doveva per forza rinviare dalla signora Sartori, in quanto era lei che disponeva degli aiuti economici, sia per me che per altri casi analoghi.
E la signora Sartori non mi dava niente e mi rimandava dal Dr. Di Filippo.
Perché tutto questo? Perché aveva ricevuto, (la Sartori), un ordine, (telefonico), da Roma da parte di Canavesio , che gli proibiva di darmi qualsiasi aiuto.
Per evitare l’ostacolo ed allo stesso tempo proteggersi da possibili future rappresaglie o vendette, il Dr. Di Filippo mi fece ascoltare su un registratore una chiamata registrata ed affettuiata dal suo capo Canavesio. Gli ordinava con voce adirata di non darmi nessun aiuto. Che se ne occupava lui, di ritorno da Roma.
Forte e protetto da quella registrazione, il Dr. Di Filippo mi concesse il piccolo aiuto che avevo chiesto.
35)
LEGGE DELLA CREDIBILITA TRA LE PERSONE DI POTERE.
Questa Legge, (creata ora stesso da me), ma che chissà è una Legge “naturale” e che esiste da quando apparvero le persone di Potere, stabilisce quanto segue.
Quello che affermi un comune mortale o cittadino, (in questo caso io stesso), per certo e veritiero che sia e anche con prove alla mano, non vale niente se una persona di Potere afferma il contrario e malgrado non abbia nessuna prova di ciò che afferma.
36)
Ho voluto pubblicare questa “Legge della Credibilità” per il seguente motivo.
Come gia detto, il Dr Di Filippo impiegò varie settimane per ricevermi, perché mi diceva, (al telefono), che tutto quello che gli raccontavo poteva non essere vero.
Perché? Perché tra le tante bugie che aveva raccontato il vice-console italiano di Puerto Plata, ing. Paolo Costa, alla Incaricata Consolare signora Sartori, che a sua volta aveva riferito al Dr. Di Filippo, c’era la seguente.
Che io ero scappato via come un pazzo da Puerto Plata, dopo aver tentato di incendiare la mia casa-magazzino-museo….Cosa falsa oltre che impossibile visto che tale edificio è costruito al 100% in metallo.
E fu precisamente quello che mi chiese il gentile Dr. Giuseppe Di Filippo, alla occasione del nostro primo incontro. Finalmente potei fornire al Dr. Di Filippo la mia versione dei fatti. Quale preliminare a quella spiegazione,tenete anche in conto che per il modo dubbioso col quale mi guardava e per le tante domande che mi faceva, il Dr. Di Filippo chissà pensava di avere seduto di fronte a lui uno squilibrato mentale, un pazzo pericoloso, che come niente, (dovuto alla sua malattia), incendiava le case.
Siccome lui insistette per un bel po’ di tempo e con varie domande, se, come e quando era vero che io avevo tentato di incendiare casa mia, con molto sforzo riuscì a convincerlo che quello era semplicemente impensabile….e per due ragioni.
La prima che non c’era nessuna ragione perché io volessi bruciare casa mia. La seconda, perché anche nel caso che fossi diventato pazzo e insistito in quell’azione, nemmeno così avrei avuto successo, per il fatto cha la mia casa-magazzino-museo era interamente costruita in acciaio e zingo ed era incombustibile al 100%.
Come esempio, (e scherzo), gli dissi che se i pompieri si fossero sbagliati e riempito il loro camion pompa con benzina invece di acqua, nell’irrorare casa mia , una volta bruciato il carburante, sarebbe rimasta affumicata ma intatta.
Finalmente riuscì a convincere al Dr. Di Filippo di quella grande falsità. Prese il telefono e informò immediatamente alla Signora Sartori che la storia del tentativo d’incendio era una grande calunnia. In verità che era ben contrariato!
37)
In quegli stessi giorni arrivò mia moglie da Puerto Plata. Ne approfittai per presentarla alla Incaricata Consolare, signora Sartori. Questa insistette molto con mia moglie perché mi convincesse a ritornare a Puerto Plata, “per pagare il mio debito con la Giustizia”, ossia, tra l’altro, essere incarcerato, (con l’accusa di pazzo criminale piromane), e naturalmente chiedere scusa al sindaco Ramòn Ortìz, per averlo chiamato ladro….per avermi rubato il mio terreno.
Mia moglie era indecisa e quasi pensava che forse era meglio che io ritornassi di mia volontà a Puerto Plata.
Io, al contrario, nemmeno pensarlo che mi andassi a mettere “nella tana del lupo” e per convincere mia moglie del mio punto di vista, gli mostrai un fax che il vice-console di Puerto Plata, ing. Paolo Costa, aveva inviato alla signora sartori, il giorno prima, e che mi aveva permesso di leggere, ma che si negò a darmi una fotocopia dello stesso.
Al finire quella lettura, mia moglie, pallida e contrariata, fissando alla signora Sartori gli disse che quelle erano tutte menzogne e che se io ritornavo a Puerto Plata per dover far fronte a tali accuse, (totalmente false), io sarei stato perduto.
Più tardi, andai nell’ufficio del Dr. Di Filippo, per chiedere il suo parere a proposito di quel fax….e lui che mi guarda perplesso e mi chiede; “quale fax?” Riferisco e lui mi dice di non saperne niente e di non aver visto nessun fax.
Mi spiegò che qualcosa “puzzava di bruciato” in tutto quello, in quanto era una regola assodata dell’Ambasciata d’Italia, che tutti i fax entranti alla stessa dovevano per primo passare dall’ufficio dell’Ambasciatore o alla persona che lo sostituiva, ossia il Dr. Di Filippo.
38)
Sempre in quelle stesse settimane, il vice-console di Puerto Plata, ing. Paolo Costa fu a spaventare mia moglie a casa nostra a Puerto Plata.
Gli disse che per il fatto che io ero, “profugo della Legge”, era pericoloso per lei rimanere a Puerto Plata e che era meglio se scappava via nella capitale con tutta la famiglia, per alloggiarsi da qualche parente.
Per il terreno che mi aveva rubato Ramòn Ortìz, per regalarselo al suo amico Freddy Vàsquez, gli disse di accettare tremila o tremila cinquecento dollari US, invece dei ventimila che io chiedevo nell’inserzione pubblicata sul “Listìn Diario”.
Se ancora poteva sussistere qualche dubbio a proposito da che parte si schierava il vice-console italiano di Puerto Plata, ing. Paolo Costa, con tale proposta, (su incarico di Ramòn Ortìz e Freddy Vàsquez), non rimaneva il ben minimo dubbio che aveva scelto di schierarsi a fianco dei ladri Ortìz y Vàsquez, e che comportandosi così, è da considerarsi un delinquente pure lui, come lo sono loro due.
39)
Tutto quanto raccontato nei numeri precedenti, successe tra i mesi di febbraio e settembre del 2002.
Ho gia detto all’inizio di questo libro, che i mali non vengono mai da soli. A questo punto è necessario ritornare un poco indietro, per il fatto che la nostra situazione nei confronti del sindaco Ramòn Ortìz ed il Municipio di Puerto Plata, peggiorava sempre di più.
Di fronte a tale evidenza, decidemmo di andarcene dalla Repubblica Dominicana.
Per questo che al finale del 2001, (03-18 dicembre), mi recai a Costa Rica per studiare la situazione e farmi un’idea. Vi rimasi due settimane ed approfittai pure per contattare la Corte Interamericana dei Diritti Umani ed alla quale presentai una denuncia contro la Repubblica Dominicana.
Di ritorno a Dominicana, decidemmo di abbandonare Puerto Plata per trasferirci in Costa Rica. Nel gennaio del 2002 mia moglie vendette un lotto di terreno suo che si trovava lontano dalla nostra casa-magazzino-museo. Con una parte di quei soldi comperai un container usato, (dei grandi di 40 piedi o 15 m. di lunghezza). Lo riempimmo durante un mese con tutti i nostri effetti personali e fu spedito al porto di Limòn in Costa Rica. Destino finale, la città di Heredia. Tutto quello risultò molto caro, circa 7.000 (sette mila) dollari US.
Il container se ne andò sulla nave nel febbraio del 2002….ed io pensavo seguirlo in marzo. Però….”l’uomo propone e Dio dispone….!”
Avendo messo in vendita, (come gia descritto), l’altro lotto di terreno per venti mila dollari US, denaro indispensabile per incominciare ad organizzarci in Costa Rica, arrivò il ladro criminale sindaco Ramòn Ortìz, con la sua pala meccanica, che ci rubò il nostro lotto.
Da lì che dovetti nascondermi per sette mesi nella capitale e….naturalmente vennero a mancare quei venti mila dollari US.
Richiamo l’attenzione dei lettori circa un dettaglio. Quale? La somma stupidità e la implacabile volontà del sindaco Ramòn Ortìz di finirla con la mia famiglia. Perché? Perché, malgrado io mi fossi rassegnato ed avessi accettato di abbandonare Puerto Plata, (con molto rincrescimento e dispiacere), e lasciando indietro tutti i risparmi di una vita, nemmeno così si accontentava il sadico criminale, ladro, ecc., ecc., Ramòn Ortìz. Mi lasciava sì andare via, però possibilmente senza niente….come è gia successo a molti investitori in Repubblica Dominicana.
Infatti, il grande “scandalo” nel seno dell’Ambasciata d’Italia di Santo Domingo, era che qualcuno, (io Valerio Tonolli), e per la prima volta, non aveva accettato quella “abitudine consolidata” e aveva protestato….!
Un amico italiano della capitale, mi riferì che all’occasione di un fine settimana trascorso a Puerto Plata con la moglie, l’amico italiano che lo ospitò gli disse che quello dei furti di lotti di terreni era “normale amministrazione” nella città di Puerto Plata, e che la gente neanche ci faceva più caso. Al contrario, la sorpresa e “scandalo” tra i cittadini di Puerto Plata fu che qualcuno avesse protestato e denunciato.
Investitori potenziali, non andate in Repubblica Dominicana!
40)
I sette mesi trascorsi nella capitale di Santo Domingo gli ho descritti ai numeri 34-35-36-37. Una delle conseguenze di tutto ciò, fu che il mio container partito da Puerto Plata nel febbraio del 2002, con destino finale a Costa Rica, arrivò a quel paese in pochi giorni e rimase nel cortile di una agenzia doganale per tutti quei sette mesi.
41)
Ce ne andammo tutta la famiglia dalla Repubblica Dominicana, (via Panama), il giorno 22 settembre del 2002. Viaggiammo con la compagnia panamense COPA de Aviaciòn, che con mia grande sorpresa scoprì che aveva persino miglior servizio che la compagnia USA, American, con la quale viaggiavo abitualmente.
La “maledizione” dominicana, (specialmente di Puerto Plata), mi seguì pure a Costa Rica. Perché? Per capire meglio il perché è necessario descrivere un poco l’ambiente del Costa Rica, che è quello che farò al numero seguente o 42.
42)
Apparentemente, la situazione del Costa Rica mi era sembrata molto migliore che quella dominicana, ed in verità che lo era, ma per certe cose soltanto….!
Per capire meglio l’ambiente socio-politico-economico del Costa Rica, al quale io ero appena “approdato”, è necessario fare una breve introduzione che tracci e spieghi la panoramica di quel Paese.
Punto primo, non c’è il minor dubbio che il Costa Rica vive “dell’eredità” dei successi del passato.
Nell’immaginario collettivo internazionale, il Costa Rica produce ammirazione per i suoi successi, (tra l’altro), vecchi di più di cinquanta anni….ma che con il passar del tempo si sono consumati ed al presente non sono che una specie di “miraggio” nel deserto.
Il Costa Rica fu “posta all’attenzione del Mappamondo mondiale” dal suo grande presidente della Repubblica, Josè Figueres Ferrer, (alias don Pepe), che soltanto durante il suo primo governo di 18 mesi, (1948-49), tra le altre moltissime cose, realizzò quanto segue.
a) abolì l’esercito,
b) col risparmio di quel denaro, creò l’assistenza sanitaria e l’educazione per tutti,
c) concesse il voto alle donne ed agli analfabeti,
d) soprintese alla redazione della nuova Costituzione.
Durante 30-40 anni quella politica produsse molti risultati positivi.
Attualmente, da 10-20 anni, tutto quel progresso si è andato deteriorando per il fatto che si è progressivamente generalizzata la corruzione, l’impunità ed il mal governo.
E’ un fatto che la dirigenza del Costa Rica attuale, (politica-economica), è ben, ma ben mediocre. E con uno svantaggio! Quale? Che la dirigenza del Costa Rica in generale non ha nessun senso dell’umiltà. Loro, (bianchi), quali fieri discendenti della razza spagnola, sono arcisicuri di saperlo tutto e non accettano nessuna critica, per ben intenzionata e costruttiva che sia.
Tutti gli Stati dell’area centro americana e dei Carabi, sono più coscienti dei loro problemi e sanno riconoscere i loro difetti e manchevolezze. Il Costa Rica, MAI!
Si noti che parlo della classe dirigente. In quanto al popolo del Costa Rica, non c’è dubbio che meriterebbe di migliori politici e liders di quelli che ha.
Un esempio? Considerate l’attuale Presidente della Repubblica, Oscar Arias Sànchez, eletto, (e rieletto), nel maggio del 2006. Non penso che il suo programma di governo vada ad invertire la tendenza “alla deriva” continuata del Costa Rica.
Sebbene lui sia stato Presidente della Repubblica, (1986-90), e vincitore del Premio Nobel per la Pace, (1987), purtroppo ha un’enorme difetto….che è quello di voler accontentare tutti….includendo anche ai corrotti….passati, presenti e futuri, (potenziali), sempre che lo eleggano a lui come Presidente della Repubblica.
Oscar Arias S., ha dimenticato il proverbio che dice che, “ di buone intenzioni è lastricato il cammino che porta all’Inferno”.
Magari che a lui piacerebbe limitare la corruzione, l’impunità ed il mal governo, ma, invece di ordinare ai metaforici chirurghi di operare in profondità al malato corpo politico-dirigenziale del Costa Rica onde estirpare quei tre “tumori”, il Dr. Oscar Arias S. ricetta semplici “aspirine”, per dei mali che sono terminali e non perdonano.
Nemmeno dimentichiamo che lui condivide al 100% quell’altro sentimento del Costa Rica gia accennato, ossia che il suo Paese e di riflesso lui stesso, sanno molto di più di tutti i loro vicini centro americani e caraibici messi insieme.
Basti pensare che alle ultime elezioni proponeva che gli permettessero di eleggere “a dito”, a lui stesso, al 20% dei Deputati, ossia 8 su 40, se avesse vinto le elezioni, proposta che non venne accettata, perché i Deputati vanno eletti dagli elettori.
Un esempio, all’interno dell’esempio, servirà per illustrare meglio, (e dimostrare), quanto detto sopra.
La documentazione basica di riferimento è solo in spagnolo e si trova in Internet al mio blog,
blogs.ya.com/meseodelcafe-c-r
Nella parte finale dello stesso c’è una breve lettera diretta al Dr. Oscar Arias S., datata, Domenica 26 ottobre del 2003 e col titolo di “Museo del Cafè”.
Quella lettera la recapitai personalmente alla sua residenza nella capitale di San Josè e me la ricevette un suo famigliare. Nella stessa chiedevo do poter illustrargli personalmente il mio progetto, “Museo del Cafè”. Mai ricevetti risposta!
Passa il tempo, e quasi due anni dopo gli scrivo un’altra lettera, (lunedì, 22 agosto del 2005), approfittando che è candidato alla presidenza della Repubblica per l’anno 2006.
Desidero chiarire che il mio candidato preferito era Ottòn Solìs, ma, visto che dai sondaggi delle intenzioni di voto, si intuisce che vincerà Oscar Arias, (con mio grande dispiacere), è a lui che devo chiedere.
Al finale di quella lettera chiedo faccia qualcosa per le 8 minoranze indigene sparse per tutto il territorio del Costa Rica.Quello che chiedo a favore degli indigeni va in sinergia con lo stesso progetto del “Museo del Cafè”.
Va ricordato che i “primi inquilini” del Costa Rica, gli indigeni, sono in via di estinzione ed esiste un’indifferenza quasi totale da parte dei costaricani nei loro confronti. Si legge in continuazione sui giornali del “furto legale” delle loro poche terre ormai rimaste.
Al contrario, il vicino Panama ha una chiara politica statale per salvaguardare i propri indigeni.
Sottolineo questo perché io non pretendevo che il Dr. Oscar Arias S., si pronunciasse pubblicamente a favore degli indigeni. Quello gli avrebbe fatto perdere voti ed io non pretendevo tanto. Però, poteva avermi dato una risposta in privato. Ma, anche qui, nessuna risposta!
Molti costaricani del suo ambiente diranno; vedete!, come può pretendere il signor Valerio Tonolli, una persona della strada, uno sconosciuto, essere ricevuto da un personaggio come Oscar Arias, ex Presidente della Repubblica, Premio Nobel per la Pace ecc.?
Sbaglia il Dr. Oscar Arias! Perché? Perché nel non dare nessun appoggio al progetto “Museo del Cafè”, lui tradisce al suo Paese. E peggio, tradisce alla memoria storica del Costa Rica. Elementare!
Perché elementare? Perché il Costa Rica in tutto il mondo e per molte generazioni, è stato sinonimo di caffè.
Voi mi direte che si è prodotto molto caffè anche in Colombia, Brasile ecc. Vero! Però il caffè nello sviluppo di quei Paesi non ha inciso neanche lontanamente come lo ha fatto nel Costa Rica.
Il Costa Rica moderno degli ultimi cento cinquanta anni, è costruito sopra il caffè. Nessun altro paese del mondo può affermare lo stesso!
E per essere più chiari, utilizziamo ancora la metafora. Fermiamoci ammirati di fronte ad un imponente e bello albero frondoso di nostra preferenza o elezione. Il vigoroso tronco con la bella e frondosa chioma è il Costa Rica presente e visibile di oggi….ma il caffè rappresenta al passato ed origine, ossia le radici di quello stesso splendido albero. E se rinneghiamo alle radici, rinneghiamo anche l’albero!. Semplice ed elementare!
Non appoggiando il progetto “Museo del Cafè” il Presidente della Repubblica, Oscar Arias Sànchez, rinnega alle sue radici ed al suo avi. Facendo ciò, reitero, tradisce a Costa Rica, non una, ma due volte! Perché?
Perché da parte di sua mamma, di cognome Sànchez, rinnega specialmente al caffè. Infatti, le grandi piantagioni di caffè della famiglia Arias-Sànchez, (i suoi genitori), provengono o sono ereditate dal ramo femminile, ossia da sua madre.
Suo papà, economicamente parlando, si sposò con la signorina Sànchez, con soltanto il vestito che aveva indosso, (esagerando un poco).
Per questo che il Presidente Oscar Arias Sànchez è “discendente” diretto del caffè…e anche così si vergogna delle sue origini.
Il suo neo-liberalismo lo porta ad ammirare incondizionatamente al modello USA dei Bush, padre e figlio.
In tutto questo ha pure l’appoggio totale, tra l’altro, della classe industriale del Costa Rica. Lo appoggia totalmente anche il principale giornale del Paese, “La Naciòn” il cui direttore Dr. Urbina, dà grande spazio agli articoli del giornalista scrittore Carlos Alberto Montaner. Montaner non c’è dubbio che possieda uno stile gradevole e sa scrivere anche molto bene….ma danneggia il tutto per la sua allergia viscerale verso tutto quello che sa di socialismo. Per essere un esiliato cubano, si può capire il suo odio per Fidel, Chàvez, Ortega, ecc., ma non dimentichiamo che nel passato attaccò anche a Lula, negli anni che era candidato alla presidenza del Brasile. Lo stesso fece con Lagos nel Cile e con Nèstor Kirchner dell’Argentina.
In breve, Carlos Alberto Montaner è più “neo-con” dello stesso George W. Bush.
Recentemente, (l’11 luglio del 2007), l’attore e direttore cinematografico USA Mel Gibson, acquistò una azienda agricola nel Nord, (Guanacaste), del Costa Rica, per 25 milioni di dollari US.
Approfittò per visitare al Presidente della Repubblica Oscar Arias Sànchez. Gli disse di essere intenzionato in aiutare agli indigeni del Paese e chiese al Dr. Arias quale fosse il mezzo più indicato per farlo. Il Dr. Arias rispose che, “per mezzo di Fondazioni”.
E qui sbaglia ancora una volta il Presidente Arias! Perché? Perché durante la mia permanenza di più di tre anni nel Costa Rica, (2002-2005), in più di una occasione lessi sulla stampa locale che esisteva più di una fondazione che ricevevano soldi dall’estero a nome delle minoranze indigene, ma che se gli mettevano in tasca e non davano niente agli indigeni. La stessa “Defensorìa” degli Abitanti, (Ombudsman), denunciò tale fatti.
E vedete un po’ voi che tipo di “consulenza” dà il Dr. Arias a Mister Mel Gibson! Facendo ciò, non solo nasconde ai corrotti ma gli aiuta pure!
Il Dr. Oscar Arias S., ha la sua propia Fondazione che creò col denaro ricevuto dal Premio Nobel per la Pace del 1987. Per la sua fama ha ricevuto e riceve denaro dall’estero per la sua Fondazione Oscar Arias.
Investigate un po’ voi se ha speso un solo dollaro in profitto delle comunità indigene del Costa Rica. Penso proprio di no!
Da parte mia che i Presidenti della Repubblica stilo Oscar Arias Sànchez, continueranno a portare il povero Costa Rica alla deriva….come lo ha fatto il suo predecessore Abel Pacheco.
Come minimo si dovrebbe approfittare del fatto che Mel Gibson è di casa per incaricargli un realistico music hall cinematografico, (con Madonna?), allo stile di quello dedicato all’Argentina. In questa nuova opera, gia non sarebbe Evita, ma una donna del Costa Rica che sussurra moribonda….”don’t cry for me Costa Rica”.
CONTINUA….
43)
Ho voluto tracciare il breve quadro anteriore circa la situazione del Costa Rica, con il proposito che voi capiate meglio come fu possibile che in un tale ambiente mi capitassero tante disavventure in quel bel Paese.
Ha gia fatto notare che dovuto alle persecuzioni del sindaco di Puerto Plata, Ramòn Ortìz, arrivai con “un ritardo” di sette mesi in Costa Rica.
Al mio arrivo a Costa Rica, le principali novità erano:
a) Il Signor Rafael Mora Chinchilla, gerente di vendita del magazzino doganale Almacenadora S. A. di Los Lagos della città di Heredia, mi chiedeva quattro mila dollari US per “magazzinaggio”.
b) La Dogana del Costa Rica, mi chiedeva altri quattro mila dollari US, per dazi doganali, per i miei effetti personali.
Per non ripetermi, faccio notare che questa situazione è ampliamente descritta nella mia seconda lettera al Presidente Ciampi, (lettera in italiano e spagnolo), al blog,
blogs.ya.com/ciampi-unioneuropea.
Per di più, tutta la documentazione e corrispondenza relativa al riassunto che segue, si trova, in spagnolo, e sempre in Internet ai blogs,
blogs.ya.com/costaricaaduana
blogs.ya.com/costarica-justicia
blogs.ya.com/costarica-abogados
blogs.ya.com/costarica-opinion
blogs.ya.com/costarica-cochinadas
blogs.ya.com/tonolli-strasbourg (in francese)
blogs.ya.com/tonolli-cidh
Non dimenticate che il mio libro “Puerto Plata”, di 30-40 pagine, è il riassunto di un altro libro trenta volte più voluminoso.
RIASSUNTO.
a)
Desidero ricordare brevemente che io avevo comperato un container perché tutti i miei effetti personali rimanessero dentro quello. Per questo che per tutto il lungo di quel container di 15 metri di lunghezza, ed in tutti due i lati, avevo costruito due grandi scaffali larghi circa settanta centimetri e alti circa due metri e sopra i quali avevo sistemate tutte le mie cose. Nel mezzo era rimasto un passaggio di 70-80 centimetri di larghezza e per mezzo del quale si poteva visionare e controllare tutto il contenuto del container. Un simile lavoro era durato circa un mese.
Invece di lasciare tutto al suo posto, al contrario, e sicuramente per avere la scusa di poter farmi pagare di più per il magazzinaggio, svuotarono completamente il container e distrussero anche gli scaffali. Come se si trattasse di un mucchio di spazzatura o di cose sopravvissute ad un uragano, buttarono tutte le mie cose in un angolo del loro magazzino. Rubarono tutto quanto poteva servire ai vari dipendenti della Almacenadora S.A. e lasciarono che piovesse sopra a 5 enciclopedie, libri e documenti vari.
b)
Nella “Defensorìa de los Habitantes”, (Ombudsman), mi consigliarono di scrivere io stesso una lettera al gerente della Almacenadora S.A., signor Rafael Mora Chinchilla, (tel. 250-5050, E-mail rmora@superior.co.cr Mi dissero que per fare quello non c’era bisogno di un avvocato. In quella lettera chiedevo i danni per diecimila, (10.000) dollari US, anche se il danno reale era molto di più. Recapitai io stesso quella lettera, con annotatati, il mio domicilio, il mio numero di telefono ed il mio E-mail e mi diedero una fotocopia protocollata della stessa, con timbro, data e firma della incaricata del magazzino doganale Almacenadora S.A., di Los Lagos della città di Heredia. Secondo le Leggi del Costa Rica, a quella lettera si doveva rispondere nel giro di 15 giorni.
c)
Non ricevetti mai una risposta. Passarono i mesi. Parlai, (successivamente in vari mesi), con sei avvocati, perché mi scrivessero una lettera alla Almacenadora S. A., in quanto così lo dettava la Legge, essendo che ormai io non potevo scrivere quella lettera, come avevo fatto anteriormente.
Tutti loro mi ascoltavano una prima volta e poi non mi richiamavano o ricevevano più. Da lì che potei dedurre, (più avanti), che la regola nel Costa Rica è che, una volta sentita la prima parte, (io), l’avvocato si comunica con la controparte, e se capisce che è molto più forte e denarosa della prima, (sempre io), si mette d’accordo con quella. La prova di questo la ebbi anche con l’ultimo avvocato interpellato, ossia l’imbroglione avvocato Luis Antonio Alvarez Chavez, codice 6143 del Collegio degli Avvocati, che mi chiese un anticipo di cento dollari US, (per un totale di 200 dollari US), per scrivermi quella lettera….che mai scrisse, che si mise d’accordo con il gerente della Almacenadora S.A., Rafael Mora Chinchilla…..e che mai mi restituì quei cento dollari, benchè lo abbia denunciato al Collegio degli Avvocati, (Collegio de Abogados de Costa Rica), istituzione che non vale un fico secco.
d)
Appoggiato dal comportamento “mafioso” della grande maggioranza degli avvocati costaricani, il gerente del magazzino doganale Almacenadora S.A., Rafael Mora Chinchilla, con l’accordo, (mafioso pure quello), del direttore della Dogana dell’Aeroporto Juan Santamaria di San Josè, Dr. Rafael Bonilla Vindas, “distrussero” tutte le mie cose personali….e senza avvisarmi!
e)
La ragione o scusa “ufficiale” segnata sul documento di “distruzione” fatta dalla Dogana del Costa Rica, era che io ero scomparso dalla circolazione….e che avevo abbandonato al Costa Rica. Tutto questo malgrado il signor Rafael Mora Chinchilla avesse la mia lettera protocollata e descritta alla lettera b), con annotati in calce, il mio domicilio, (in Costa Rica), il mio numero di telefono ed il mio E-mail.
f)
Per me che distruggere a uno tutti i suoi averi personali, in modo illegale, era materia penale. Per essere materia di Diritto Penale, la Legge non mi obbligava a passare per un avvocato, (potenzialmente “mafioso”), e, come lo permette la Legge delo Costa Rica, presentai io stesso la denuncia.
g)
Nella grande disgrazia, un po’ di vantaggio, pensai io. Come mi sbagliavo! Perché? Perché fu la “geniale” Fiscale della città di Heredia, Dr. Rose Mary Solis Carmona che “sistemò” la situazione a modo suo, o che fa lo stesso, alla maniera del Costa Rica.
Malgrado io avessi dichiarato nella denuncia inoltrata al Tribunale di Heredia, che avevano “distrutto” tutti i miei averi personali, ( e c’era la relativa documentazione doganale che dimostrava ciò), la Fiscale Solis Carmona, affermò che non era vero. Secondo la “geniale” Fiscale Rose Mary Solis Carmona, il vero era, (quello se lo inventò lei), che i miei beni personali si erano danneggiati durante il viaggio….prima della distruzione…..
Feci notare che quello dei danni era “acqua passata”, come scritto alla lettera b).
E lei che no! Che nemmeno parlare di distruzione, ma di danni….che per i quali ci si appella al Codice Civile e non Penale. Risultato, respinse la mia denuncia penale!
Notate, pazienti lettori che gli portai anche una dichiarazione dello stesso magazzino doganale Almacenadora S. A., nella quale si poteva leggere chiaramente, “ che i miei beni personali erano arrivati un buono stato”.
Nemmeno volle prendere in considerazione la mia lettera indicata alla lettera b).
h)
Feci appello a quella “sentenza” inventata di sana pianta. I Giudici della sezione penale dei Tribunali di Heredia, Dr. Gustavo Adolfo Jimènez Madrigal e Mario Vargas Quesada la respinsero e diedero ragione alle invenzioni e fantasie della Fiscale Solis Carmona.
i)
E nello stesso modo respinse definitivamente il mio ennesimo appello il Giudice Jorge Villalobos Araya, che sostenne il suo verdetto definitivo sul fatto che, “le mie cose personali non si può sapere se arrivarono in buon stato”, malgrado l’attestazione del magazzino doganale indicata alla lettera g) che consegnai anche a lui.
j)
Le cose ed i fatti seguono una certa logica o “coerenza”. Come dimostrazione che tutto “corrisponde” o incassa nella Giustizia del Costa Rica, non dimentichiamo neppure il mio avvocato difensore o “di fiducia”, l’avv. Alberto Soto Viquez, (pensionato e che ha fatto tutta la sua carriera nei Tribunali della città di Heredia, quale Pubblico Ministero.-
Il suo comportamento finale mi fece capire, (deduzione logica?), che da sempre fu d’accordo con chi mi “distrusse” i miei effetti personali, e così pure con le invenzioni e fantasie della Fiscale Rose Mary. Perché? Perché avendo ancora diritto di appellare a quanto deciso dal Giudice alla lettera i), il mio avvocato difensore o “di fiducia”, Dr. Alberto Soto Viquez, mi informò soltanto tre giorni dopo che era scaduto il tempo per appellarmi ….e malgrado io gli avessi pagato più di seicento dollari US di parcella. Denunciai pure lui al Collegio degli Avvocati del Costa Rica, ma siccome quella istituzione non serve a un bel niente, (se non ha far pagare quote e balzelli ai suoi iscritti), l’avv. Alberto Soto Viquez, può dormire sonni più che tranquilli!
k)
Denunciai tutto quanto descritto al Procuratore Generale della Repubblica del Costa Rica, Dr. Francisco Dall’Anese Ruiz, al Presidente della Sala IV o Costituzionale, Dr. Luis Fernando Solano Carrera, e al Presidente della Corte Suprema di Giustizia, Dr. Luis Paulino Mora. Tutti loro avallarono l’operato degli avvocati, fiscali, giudici, ecc., menzionati….dimostrando così che nel Costa Rica non esiste quadro legale.
l)
Tra le mie cose “distrutte” c’era una grande conchiglia “Tridacna Gigans” di cento quaranta, (140), chili di peso. A chi mi aiuti a ricuperarla darò mille dollari US di premio.
m)
Agli artisti del Costa Rica reitero la necessità di imitare l’opera dedicata a suo tempo all’Argentina e gia menzionata. Concluso il copione, parlatene con Mel Gibson, nella sua azienda di Guanacaste, e date vita al dramma, “DON’T CRY FOR ME COSTA RICA”
44)
CONCLUSIONE-INIZIO O INIZIO-CONCLUSIONE.
Il presente parafo o numero 44 di questo scritto, si trova sia all’inizio che alla fine dello stesso. Per questo che è intitolato, conclusione-inizio e viceversa. Perché?
Perché malgrado abbia cercato di riassumere al massimo i fatti descritti in esso, mi accorgo che il risultato sono ben 42 pagine….che nessuno leggerà, anche se, a loro volta, sono il riassunto di altre più di mille pagine!
Aggiornamento.
Trento, Città del Concilio, giovedì 13 settembre del 2007.
Leggo in Internet, (Google), che il Dr. Gioacchino Trizzino occupa alla Farnesina, (Ministero degli Esteri Italiano), la carica di ministro plenipotenziario, vice direttore della Direzione Generale Italiani all’estero e Politiche Migratorie. Ciò mi sorprende, mi scandalizza e mi fa pensare che hanno messo un lupo a guardia dell’ovile, (metaforicamente).
Perché? Perché io lo ho maledetto, lui ed altri suoi degni compari, quando era ambasciatore d’Italia in Costa Rica. Per maggiori spiegazioni vedere la mia seconda lettera al presidente Ciampi, (parafo 31 in Archivos, Octubre 2005), al blog,
blogs.ya.com/ciampi-unioneuropea
Perché lo ho maledetto? Perché ha fatto tutto il possibile per rovinare me e la mia famiglia, quando ci trovavamo in Costa Rica, da vero delinquente istituzionale!
Se un simile squallido individuo, (promosso?), si occupa della Direzione Generale Italiani all’estero e Politiche Migratorie, è proprio vero che in Italia abbiamo toccato il fondo….e non solo alla Farnesina!
Ho riassunto le mie vicissitudini nei Carabi e Centro-America sui blogs,
blogs.ya.com/puerto-plata (in spagnolo)
blogs.ya.com/puerto-plata-it (in italiano)
Tra l’altro, Sua Eccellenza l’Ambasciatore d’Italia in Costa Rica, Dr. Gioacchino Trizzino, ha sempre ignorato totalmente l’articolo nº 5 della Convenzione di Vienna, (1962-64), circa gli obblighi consolari verso i rispettivi cittadini.
Come lui, hanno fatto anche gli ambasciatori d’Italia in Rep. Dominicana, Dr. Canavesio e Dr. Sfara.
La Convenzione di Vienna citata, con l’art. 5, la si può leggere sempre su Google in Internet. Più chiaro di così, non si può!
Ma il fiore all’occhiello dell’ex ambasciatore e attuale ministro plenipotenziario italiano, Gioacchino Trizzino, nei miei confronti, è di avermi fatto chiudere in galera, (per la prima volta in vita mia), dalla polizia del Costa Rica.
Per quale ragione? Per avergli chiesto un secondo prestito di cento settanta cinque, (175), dollari US, per fare la spesa.
Piuttosto che prestarmi quei soldi, al tanto che mi era scaduto il permesso di soggiorno turistico, chiamò la polizia che mi portò via. Feci appello all’ordine di deportazione, ma più avanti fui comunque deportato dal Costa Rica, lasciando abbandonata la mia famiglia.
Da non dimenticare che trovandomi ancora in Costa Rica quando mi arrivarono dalla Rep. Dominicana i trentamila US dollari, (30.000), frutto della vendita di una piccola proprietà, andai subito a restituire all’Ambasciata d’Italia i 175 dollari del primo prestito.
Faccio anche notare, che per certi sprechi, alla Farnesina i soldi non mancano. Una prova?
L’ambasciatore Trizzino ci ha tenuto a festeggiare in grande pompa al cinquantesimo anniversario, (2002), della fondazione della colonia e cittadina italiana di San Vito, al Sud del Paese e vicino al Panama.
Anche se tutti quei coloni, (che dopo pochi anni se ne andarono quasi tutti per l’insuccesso dell’operazione), erano dell’Italia del Nord, nessuno di loro è stato invitato alla “festa”. Al contrario, da bravo siculo, l’ambasciatore Trizzino ha saputo trasformare tale commemorazione in una gran festa dal tipico sapore siciliano, facendo arrivare, tra l’altro, ben tredici, (13), delegazioni comunali siciliane, con a capo i relativi sindaci. Per tutto ciò è stato necessario organizzare un ponte aereo tra la capitale San Josè e la cittadina di San Vito, anche per trasportare le numerose autorità del Costa Rica, che non hanno fatto un ca….volo per San Vito.
E non poteva mancare il tocco artistico! L’ambasciatore Trizzino ha fatto venire dall’Italia la soprano Katia Ricciarelli, per un pubblico, sia detto en passant, che per il 99% non sa cosa sia la lirica e che preferirebbe, (di gran lunga), ascoltare un ritmico merengue dominicano afro-americano. Va da sé, che non è mancata nemmeno la sfilata di moda ne l’esposizione con Maserati e motociclette Ducati.
Altro che un prestito di 175 dollari per fare la spesa!
Visto che, come già descritto, i nostri risparmi sono stati investiti e sono rimasti in un progetto a Puerto Plata, in Rep. Dominicana, per vivere disponiamo di meno di mille euro al mese.
Nel giugno scorso, (2007), non facendocela a vivere in quattro con 980 euro al mese, (con affitto + spese di 400 euro), abbiamo deciso di andare in Inghilterra per lavorare e stabilirci là.
All’ultimo momento sono venuti a mancare diverse migliaia di euro che Nella Ruzz mi aveva promesso, per avergli scritto un libro denuncia, che mi prese un anno e mezzo di tempo. Per saperne di più vedere in Internet al blog,
blogs.ya.com/nella-e-i-suoi-cani
Non avendo abbastanza soldi per i primi due tre mesi, (affitto), siamo dovuti tornare in Italia.
Ho approfittato di trovarmi a Londra, per passare dall’Ambasciata d’Italia per far vedere alla segretaria dell’ambasciatore, (perché riferisca), due miei libri pubblicati nei Carabi e che descrivono quello che ci è successo là. Era come far sapere all’ambasciatore, e di riflesso alla Farnesina, che ero ancora vivo e in giro….
Sua Eccellenza l’Ambasciatore d’Italia, Giancarlo Aragona, (pure lui siculo DOC), ha detto al carabiniere di servizio di chiamare la polizia britannica, che mi ha fatto andare via….Ambasciatore Giancarlo Aragona, da parte mia, Lei è un vero cafone DOC, comportandosi così!
E di cafoni ce ne sono tanti alla Farnesina, anzi troppi!
Sarebbe bene che il nuovo segretario della Farnesina, l’ambasciatore Gianpiero Massolo, facesse qualcosa in merito.
Tuttavia, dubito che lo voglia o possa fare. Perché? Leggo che è stato capo gabinetto del ministro degli Esteri Gianfranco Fini e che al presente è stato Massimo D’Alema a volerlo e nominarlo segretario generale.
Dimostrazione o deduzione logica? Destra o sinistra rappresentano lo stesso “polpettone” indigesto e per questo che ho fondato il nuovo partito politico di centro, “Pubblica Opinione”.
Vedere in Internet al blog,
blogs.ya.com/pubblica-opinione
Se non altro, serva quanto scritto fino qui, a dimostrare che esiste un anello di ferro, (acciaio?), della corruzione che unisce i vari Poteri sparsi per il mondo. In questo caso l’anello congiunge il menefreghismo e la corruzione della Farnesina e dello Stato Italiano alle ambasciate d’Italia nella Rep. Dominicana e nel Costa Rica, che a loro volta “collaborano” coi governi dominicano e del Costa Rica, e che, (tutti quanti), finiscono per “saldarsi” col governo della Provincia Autonoma di Trento, che nel mio caso è rappresentato dall’ Assessore Iva Berasi. Questa signora i soldi dei contribuenti li butta letteralmente, (a milioni), “giù per il cesso”, per le cose che a lei piacciono. Per me non ci sono neanche qualche migliaio di euro per pagarmi un avvocato. Gli ho anche detto che avrei chiesto ai suoi fratelli che mi prestassero qualche spicciolo, visto che si sono presi, (si dice che illegalmente), ben cinque milioni di euro di contributi agricoli dell’Unione Europea. Infatti, fino a non essere, (eventualmente), condannati, sono da considerarsi innocenti e dovrebbero disporre di quei cinque milioncini….Ergo, che mi prestino qualche spicciolo!
Non vi è il minor dubbio che tutti loro sono solidali nel mandare a quel paese a Valerio Tonolli e famiglia, (Beppe Grillo, direbbe a fare un c…).
Finalmente, (era ora!), gli italiani incominciano a lamentarsi!
Il recente V-day, (vittoria, vendetta?), di Beppe Grillo è stato un grande successo.
Idem il libro “La Casta” dei geniali e coraggiosi Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella.
Sempre riguardo alla Farnesina, suggerisco a qualcuno che ne conosca bene i meandri, di scrivere “La Cosca”. Perché?
Perché per quel poco che ho potuto osservare, mi sembra di intuire che gli incarichi all’interno della Farnesina, sono in gran parte assegnati per cooptazione.
Diplomatici bisnonni, nonni, figli, nipoti ecc., ecc., da varie generazioni ormai, col risultato che, mancando un salutare ricambio, si è dato origine, a troppe acque stagnanti fetenti! (metaforiche).
Attentamente,
Dr. Valerio Tonolli
Consulente Anticorruzione, Antispreco, Antipotere Arrogante,
e,
Aspirante Capo Controllore dei Controllanti
Questo scritto è in Internet ai blogs,
blogs.ya.com/puerto-plata-it
blogs.ya.com/la-casta-trentina
blogs.ya.com/trentopolimanosporca
blogs.ya.com/informaalternativa
blogs.ya.com/ciampi-unioneuropea
blogs.ya.com/fini-e-tremaglia
blogs.ya.com/berlusconi-e-il-lupo
Trento, Città del Concilio, mercoledì 25 luglio del 2007
Questo libro è gia stato tradotto allo spagnolo e si trova in Internet al blog,
blogs.ya.com/puerto-plata
Al contrario, questa versione in italiano, si trova al blog,
blogs.ya.com/puerto-plata-it
Buona lettura e cordiali saluti,
Dr. Valerio Tonolli
Consulente Anticorruzione, Antispreco e Antipotere Arrogante
PUERTO PLATA, REGNO E TRIONFO DELLA CORRUZIONE….
La città di Puerto Plata, (Repubblica Dominicana), è sinonimo di corruzione in quel Paese.
“PUERTO PLATA”, O CONVIVERE E SOPRAVVIVERE CON LA CORRUZIONE….
1) “PUERTO PLATA”, è un libro che si propone di riassumere le esperienze dell’italiano Valerio Tonolli, (chi scrive), assieme alla sua famiglia.
Questo libro è gia stato pubblicato in spagnolo, come detto sopra, e si pubblicherà pure in francese, inglese e tedesco. I potenziali lettori italiani sono sessanta milioni circa. Quelli di parlata spagnola circa dieci volte tanto, ossia sei cento milioni.
Questa “storia” inizia nella primavera del 1991 e continua fino al giorno di oggi….
2)
Lei che sta leggendo questo libro, provi a immaginare di trovarsi in questo stesso giorno di oggi, mercoledì 25 luglio del 2007, in una grande emergenza, assieme alla sua famiglia, situazione che si viene trascinando da anni ormai.
Che fare? Non c’è il minor dubbio che, ancora una volta, il consigliabile è muoversi velocemente, sia per cercare di superare l’emergenza, che per evitare, (ancora una volta), che il pericolo travolga uno.
Come dire, che anche in questa occasione, “il tempo è oro”!
La strategia e tattica che penso adottare per cercare di superare l’ostacolo, sono le seguenti.
3)
Enumererò le brevi descrizioni che compongono questo libro. Come titolo d’esempio, in questo momento siamo al numero 3.
Questo procedere è molto utile per il fatto che come si vedrà più avanti, questa storia iniziò ben 16 anni fa, continua ancora, e per non perdersi è consigliabile numerare le tappe, vista la complicazione della stessa.
4)
Principalmente questa storia continua perché in gran parte del mondo il Potere vive in stretta simbiosi con la corruzione che, in questo caso comprende la corruzione nella città di Puerto Plata, estesa a tutta la Repubblica Dominicana e alla quale partecipa, (come si vedrà), anche l’Italia con l’Ambasciata d’Italia in quel paese, col vice-consolato italiano di Puerto Plata e, indirettamente anche l’Unione Europea, visto che a Puerto Plata esiste da parecchi anni ormai un “Foro Social” generosamente sostenuto dai contributi dell’Unione Europea.
Questo “Foro Sociale” è di per sé un grave caso o esempio di corruzione. Perché? Perché, (ed io lo ho gia denunciato a più riprese ed in varie sedi, inutilmente….), a Ovest della provincia di Puerto Plata, andando verso Haitì, ci sono diverse provincie, (6-7), ben più povere di quella di Puerto Plata, che se non altro, come provincia, è il primo polo turistico di tutta la Repubblica Dominicana e forse anche di tutti i Caraibi. Ossia che con quel “Foro Social”, messo a Puerto Plata è come “far piovere sul bagnato”.
Perché si è proceduto così? Perché quando fu istituito quel “Foro Social” era Ordinatore di Lomè per la Repubblica Dominicana, (organismo che concede contributi, prestiti ecc., a fondo perduto, ai paesi in via di sviluppo), il Dr. Max Puig, che essendo molto occupato ad alto livello, incaricò della gestione del “Foro Social” a suo fratello, sua mamma, sua moglie, sua cognata, ecc.
Quando, più avanti arriverete ai numeri 20-25 di questo scritto, tenete in conto che i due sindaci di Puerto Plata, Troche e Ramòn Ortìz, malgrado si siano comportati da veri delinquenti criminali nei confronti della mia famiglia e di me stesso, hanno sempre attinto a piene mani da quei fondi del “Foro Sociale”, utilizzati “anche” per la costruzione di servizi igienici, scuole, ecc., nell’intera provincia di Puerto Plata, e che usavano tutto ciò come moneta di scambio per le loro campagne politiche. Infatti, è anche grazie a quei fondi dell’Unione Europea, che il sindaco Ramòn Ortìz è riuscito a farsi rieleggere per un secondo periodo di 4 anni, malgrado tutti i suoi ladrocini.
In quanto al Trentino poi, o meglio al Governo locale della Provincia Autonoma di Trento….
….tenete conto di quanto segue.
Cinque anni fa, trovandomi metaforicamente nella merda fini agli occhi, scrissi una lettera, (che conservo), al Direttore della Trentini nel Mondo, signor Rino Zandonai.
Chiedevo che facessero qualcosa sia presso la Farnesina a Roma, (Ministero degli Esteri Italiano), che presso l’Ambasciata d’Italia in Repubblica Dominicana.
La risposta a quella lettera la sto ancora aspettando!
A quel tempo non sapevo che circa la metà dei contributi di ben tre milioni di euro che riceve ogni anno la Trentini nel Mondo, arrivavano da Roma, compresa La Farnesina.
Immaginate un pò voi, volonterosi lettori se, essendo questa la situazione, la Trentini nel Mondo interveniva in difesa del povero tapino Valerio Tonolli, malgrado….stesse affondando sempre di più nel simbolico merdaio di Puerto Plata.
Ma c’è di peggio!
Nell’autunno del 2005 mi vidi obbligato, (mio malgrado), a rimpatriare dal Costa Rica. Siccome la Provincia Autonoma di Trento dà dei contributi ai trentini emigrati all’estero da anni e che decidono di rientrare, (per agevolare tale rimpatrio), ne usufruì pure io con la famiglia.
Ma essendo che allo squallido Ambasciatore d’Italia nel Costa Rica, Dr. Gioacchino C. Trizzino non era parso sufficiente l’avermi fatto ingiustamente deportare dal Costa Rica, lui stesso ostacolò al massimo l’ottenimento da parte di mia moglie e le nostre due figlie minorenni, dei documenti necessari per il loro rimpatrio, visto che erano rimaste in Costa Rica, mentre io preparavo il loro rientro in Italia, dal Trentino.
L’accanimento demenziale e sadico verso mia moglie, da parte di Sua Eccellenza l’Ambasciatore d’Italia Gioacchino C. Trizzino fu tale, che mia moglie ebbe un crollo psicologico e dovette andare d’urgenza da un medico specialista, (la visita e le medicine furono molto care e rimase praticamente senza soldi), che gli ricettò dei calmanti, per poter superare la crisi.
Di fronte a questa situazione, (di merda), scrissi, via Internet, un paio di lettere, al poco di buono Ambasciatore d’Italia Trizzino.
Copie delle stesse ne diedi alla Ass. Trentini nel Mondo ed alla Provincia Autonoma di Trento perché anche loro si mettessero in contatto con quel poco di buono….
Tutti e due, invece di appoggiarmi, fecero tutto il contrario!
Fu così che il Direttore Rino Zandonai, (gran bravo ragazzo, tutto sommato), mi disse che qualcuno, (chi?), gli aveva detto di dirmi che dovevo stare zitto e smettere di lamentarmi del comportamento criminale dell’Ambasciatore Trizzino, nei confronti della mia famiglia indifesa ancora all’estero.
Io risposi che, viste le circostanze, neanche per sogno che sarei rimasto zitto!
Allora Rino mi disse testualmente; “ vedi un po’ tu, ma guarda che ti puoi dimenticarti dei contributi provinciali per il rientro, se continui a lamentarti e protestare, in quanto tu non sei nullatenente, (condizione per avere i contributi), per avere una proprietà in Repubblica Dominicana.
Risposi che comunque, era come fossi nullatenente, in quanto non potevo disporre in nessun modo di quella proprietà, per colpa precisamente della Autorità Consolari italiane.
Rino, (da bravo ragazzo che è), mi rispose che lui lo sapeva benissimo quello e lo sapevano anche quelli che gli avevano detto di dirmi di stare zitto, ma che comunque loro avevano l’alibi o la scusa che, sia come sia, io la proprietà ce l’avevo e che “legalmente” loro “erano a posto” e potevano negarmi i contributi.
Dovetti piegarmi, e starmene zitto. Aveva vinto “l’anello di ferro della corruzione globale”!
Avete capito, volonterose lettrici e lettori, con che razza di gente abbiamo a che fare nel benpensante, bigotto, falso, arrogante, ecc., ecc., ecc., Trentino, (oltre che “mafioso”), come lo ha denunciato la nostra cara Difensore Civico, Dott.ssa Borgonovo Re?
Siccome il bravo Rino, nella Trentini nel Mondo è soltanto il Direttore, è pacifico che lui deve sottostare ai voleri del suo capo, ossia del Presidente della stessa, l’ex euro parlamentare Dr. Ferruccio Pisoni, che tra l’altro, per aver “servito il Paese” riceve un “ben meritato” vitalizio di ottomila euro mensili, versus la mia pensione sociale di 560 euro….visto che io “il Paese non l’avrei servito a dovere”.
Chissà poi che nel mandarmi a dire di non lamentarmi, centri anche la lunga mano dell’Assessore Iva Berasi.
Come potete vedere, il simbolico “anello di ferro della corruzione globale” esiste, e come! E funziona a meraviglia anche! Vi ho dimostrato che partendo dalla Repubblica Dominicana, passa per il Costa Rica e, per forza di cose, dalla Farnesina, poi va a Bruxelles, via Unione Europea affaristica, e finisce per ricongiungersi al Costa Rica e a Repubblica Dominicana, e precisamente a Puerto Plata.
A chi interessassero più dettagli circa questa faccenda, li trova al blog,
blogs.ya.com/ciampi-unioneuropea
In quanto al Trentino poi, ossia all’interno “dell’anello di ferro della corruzione globale”, ce n’è un altro che riguarda specialmente la Provincia Autonoma di Trento con tutti gli altri “collegamenti o “links”, tipo i Comuni, le più svariate Associazioni, ecc.
Quell’anello non è in ferro ma di acciaio inossidabile widia o chissà di fibra di magnesio, titanio o altro materiale ben più resistente del ferro. La “brunitura” esterna di tale super-anello è composta dal silenzio totale nei miei confronti, dei media locali, con giornali, radio-televisioni ecc., trentini.
Per cercare di uscirne dall’assedio o oscuramento completo, ho fondato il nuovo partito politico,”Pubblica Opinione”, che potete leggere in Internet al blog,
blogs.ya.com/pubblica-opinione
In circa un anno ho poi fondato ben cinque associazioni. Ognuna di esse, a mio modesto parere o, modestia a parte, dandole un minimo di attenzione e sostegno finanziario, potrebbe essere come minimo, se non di più, almeno altrettanto utile alla società trentina nel suo insieme, che per esempio, l’Associazione Trentini nel Mondo e tante altre associazioni trentine, fatte su misura, (sempre a mio modesto parere), per ricevere generosi contributi provinciali.
Tra queste cinque associazioni c’è quella chiamata “Solidarietà Trentina” e che potete trovare in Internet, al blog,
blogs.ya.com/solidarietà-trentina
Per consolidare questa associazione, ho chiesto all’Assessore Iva Berasi un piccolo contributo provinciale di qualche migliaio di euro.
Si è riunita con me con altre tre persone, (noblesse oblige!) Un legale dipendente della Provincia Autonoma di Trento, il funzionario Carlo Basani, la funzionaria Franca Dalvit e la stessa Berasi.
L’impressione che ne ho avuto da questo primo incontro o “round” è che l’Assessore Berasi, forse dovuto alla sua innata o acquisita arroganza, proprio non sa valutare le persone. Nel mio caso, mi sottovaluta….e di parecchio!
Infatti ha fatto parlare al “volpone” Carlo Basani che, sorridendo da bravo e furbo gatto sornione, mi ha detto di dimostrare nei prossimi cinque anni l’utilità della mia Associazione Solidarietà Trentina….e che poi, se era il caso, ne avremo magari potuto parlare.
Logicamente, io gli ho risposto che nemmeno cinque settimane avrei atteso.
Intervenne la Berasi che mi disse che così lo dettava la Legge e che mi ero rivolto alle persone sbagliate, e che non mi dava neanche un euro. (Chi è nello sbaglio, Lei o io?)
Ci accomiatammo ed all’uscita gli dico che con la sua totale chiusura nei miei confronti, non mi rimarrà che “manovrare” meglio la sola arma a mia disposizione, l’Internet!
La assicuro che darò le dovute istruzioni al reparto artiglieria della stessa, perché venga alzata la mira ed aumentato il calibro dei proiettili. Perché, che rimanga ben chiaro, che se è vero che i Politici hanno tutto il Potere, l’iniziativa ce la ho pure io.
In questo caso, Lei Assessore Berasi ha torto marcio e la sa benissimo. Perchè?
Perchè, l’Associazione Trentini nel Mondo riceve un milione e mezzo di euro da Roma ed altrettanto dalla Provincia Autonoma di Trento, (ossia dal Suo Assessorato), per un totale di ben tre milioni di euro.
Gran parte di tali contributi, sempre a mio modesto parere, vengono letteralmente “buttati giù per il cesso”!
Per non dilungarmi troppo, basti un solo esempio. …
Qualche anno fa, i “festeggiamenti” per il 50º anniversario dell’arrivo dei coloni trentini a La Serena, nel Cile, ( nell’anno 1952), sono costati ai contribuenti trentini almeno centomila euro, (100.000).
E quella è una gran vergogna, Assessore Berasi! Perchè?
Perché, quella tristissima vicenda è stato un vero capolavoro della corruzione dei politici trentini corrotti di più di cinquanta anni fa.
Quell’esperienza, per la maggior parte delle circa mille e cinquecento persone coinvolte, è stata una vera tragedia, ed io, Dr. Valerio Tonolli, Consulente Anticorruzione, Antispreco e Antipotere Arrogante, ne sono stato testimone per ben dieci anni!
Tante famiglie sono andate distrutte! Cosa c’era da festeggiare? Proprio niente!
Al limite si poteva commemorare, (o ricordare), ma con un semplice atto commemorativo nella stessa città di La Serena e senza un euro di spese.
Che io sappia, Assessore Berasi, le disgrazie o tristi ricorrenze si commemorano, ma non si “festeggiano”!
Tenga in conto che nella minuta della nota spese di quei più di cento mila euro, ci sono anche i biglietti aerei di andata e ritorno, (e magari anche l’alloggio al Gran Hotel Trento), di Attilio Callegari e consorte, abilissimo uomo d’affari solandro, che era gia milionario in dollari US, nel lontano 1962, quando io con la famiglia tornammo in Italia, dopo dieci anni di Cile, come accennato.
Da allora, mi raccontano, che in questi altri quaranta cinque, (45), anni di fruttuosa attività, metà della città di La Serena è diventata di Attilio Callegari e che di riflesso, i milioni di dollari US accumulati dal solerte, volonteroso e sagace Attilio, in tutti questi anni, nemmeno lui saprebbe quanti possano essere, da tanti che sono….
Ed a tali personaggi voi regalate i biglietti aerei, hotel ecc., mentre che tantissimi altri discendenti di trentini, come quelli della Provincia del Chaco, in Argentina, mioiono letteralmente d’inedia, per le malattie e gli stenti.
Dipendesse da me, chi prese quelle decisioni, li farei chiudere tutti in galera! Cazzo!
Lei mi dirà che allora al Suo posto c’era un altro campione dello spreco, il signor Sergio Muraro, credo, e che Lei non centra.
Lei centra, Assessore Berasi, e come! Quel modo di fare continua in altre sedi e ormai l’Associazione Trentini nel Mondo è diventata una specie di allegra agenzia turistica che si occupa di scorazzare per il globo terraqueo Terra, (gratis) a centinaia di discendenti di trentini nel Mondo, che nella maggior parte dei casi potrebbero pagarsi benissimo le spese del viaggio.
Fino a quando questo folkloristico, pittoresco, ed arcischifoso modo di fare, pilotato dal grande ed illustre ex euro parlamentare Ferruccio Pisoni?
Guardi che non scherzavo quando nella riunione gli dissi che per il programma del 2007 della Trentini nel Mondo, era per me troppo tardi apportarvi le dovute correzioni, circa tutti questi sprechi indecenti.
Però, se lo metta bene in testa che voglio dire la mia rispetto alle “gite”, incontri ecc., che la Trentini nel Mondo pensa “organizzare”per l’anno 2008. Ce lo dica pure al suo carissimo amico Ferruccio Pisoni!
Passando ad altro, perché ho bisogno di qualche migliaio di euro per la mia Associazione Solidarietà Trentina? Per poter pagare un buon avvocato in Diritto Internazionale.
Per fare che cosa?
Per presentare il mio caso, (solo per incominciare), alla CORTE DI GIUSTIZIA DELLE COMUNITA EUROPEE, (Lussemburgo), la quale, se riuscirò a dimostrare che lo Stato Italiano, (via le sue Ambasciate d’Italia nella Repubblica Dominicana e Costa Rica), ha completamente e volontariamente, (dolosamente), fallito nel difendere un cittadino italiano all’estero in gravi difficoltà, (contravvenendo così palesemente a quanto sottoscritto anche dallo stesso Stato Italiano e considerato dall’Articolo nº 5 della Convenzione di Vienna del 1962-64, rispetto agli obblighi consolari verso i rispettivi cittadini). Se, come dicevo, riuscirò a dimostrare quanto sopra, lo Stato Italiano dovrà pagare una ammenda. (Questa sanzione spero sia ben salata e giornaliera, se è vero, come mi hanno detto, che in certi casi può ammontare ad un milione di euro giornalieri, fin tanto non si trovi una soluzione equa e secondo la Legge, al relativo caso specifico.
5)
Essendo che il Potere è onnipresente e onnipotente, tenete in conto che il mio caso o “storia” rimarrebbe completamente sconosciuta, con tutto quello che mi è successo, se non fosse per un dettaglio….! Quale? L’esistenza di Internet! Se non fosse per l’Internet, tutto quanto descritto qui sarebbe “morto e sepolto” non una, ne venti, ma cento e più volte! Proprio così!
6)
La prova di tutto ciò? State attenti! Nel maggio del 2002, vivendo ancora in Repubblica Dominicana, denunciai quello che mi stava succedendo, pubblicando e facendo stampare su carta il mio libro DAR o Dominicani Aiutanti la Repubblica. Rappresentò per me e la mia famiglia un grande sacrificio economico….ma non servì a nulla!
Avendo fatto imprimere cinque cento copie, regalai dozzine e dozzine del libro DAR a giornalisti, autorità italiane e dominicane. Lo lasciai in due tre copie a tutte le principali Ambasciate accreditate a Santo Domingo. Alla Ambasciata della Unione Europea, essendo Ambasciatore il portoghese Dr. Miguel Amado, lo lasciai per ben tre volte! Tutto fu completamente inutile. La prova del funzionamento alla perfezione “del cerchio di ferro della corruzione globale” era più che palese.
Dopo essermi trasferito in Costa Rica, dove rimasi per più di tre anni, pubblicai un libro molto più voluminoso, (di circa sei cento pagine), con una grande quantità di documentazione e informazione, e anche in quel Paese….silenzio totale!
7)
Una parte del libro DAR menzionato, è dedicata ad un nuovo partito politico dominicano e se vi interessa, lo potete leggere, (in spagnolo), in Internet al blog,
blogs.ya.com./d-a-r-nuevopartido
Tenete anche presente che alla pagina 66 del mio libro (cartaceo), DAR, (pubblicato in tre edizioni nel 2002), si trova il mio “Testamento”, datato, Santo Domingo, venerdì 17 maggio del 2002.
8)
In questo presente libro, “Puerto Plata it”, non pubblicherò niente di simile. Perché? Perché l’intero libro è da considerare come una specie di testamento….nel caso mi succedesse qualcosa!
9)
Essendo che il tempo a mia disposizione è ben poco, e l’urgenza grande, pubblicherò questo libro “Puerto Plata” per “livelli”.
In un primo livello elencherò brevemente le varie tappe cronologiche di quanto mi è successo.
Ad un secondo livello dettaglierò maggiormente i fatti, facendo riferimento, dove sia necessario, al contenuto di alcuni dei più di cinquanta blogs pubblicati da me in questi ultimi anni. Vedere in Internet, al blog,
blogs.ya.com/lista-blogs-tonolli
Pensate un po’ che tutto questo incominciò dieci anni fa, quando portai personalmente una lettera alla Ambasciata d’Italia di Santo Domingo, chiedendo il loro intervento per via di una grande ingiustizia da parte delle autorità comunali di Puerto Plata.
Chiesi anche di parlare con un funzionario dell’Ambasciata Italiana, al fine di poter spiegare meglio il mio caso.
Il carabiniere italiano di servizio, nemmeno mi lasciò entrare. Prese la lettera senza rilasciarmi nessuna ricevuta e mi chiuse la porta in faccia.
Mai risposero a quella lettera! E pensate che era stato emesso dalla Polizia di Stato Dominicana, un ordine di cattura nei miei confronti, valido per tutto il territorio nazionale dominicano!
Mi “salvai” perché il coraggioso capo redazione del giornale nazionale “El Caribe”, Dr. Felipe N. Cipriàn, pubblicò tutta la verità, e chissà….mi salvò la vita!!! E glie ne sono eternamente grato, anche a nome della mia famiglia!
Tenete anche in conto che il giornale “El Caribe” corrispondeva un po’ ai nostri giornali La Repubblica, Il Corriere della Sera, La Stampa, la rivista l’Espresso, ecc., ma che questi ultimi, per un caso analogo, neanche prenderebbero in considerazione di pubblicare qualche cosa per, chissà, salvarle la vita ad un cittadino straniero. Perché? Per il semplice fatto che, al contrario del Dr. Cipriàn, i Direttori e capo redazione dei nostri giornali o giornalucoli e settimanali, le “palle”, (o se preferite, i “santissimi”), proprio non le (gli), hanno! Punto e basta! Sono, per quanto riguarda questi casi, dei metaforici “eunuchi”.
Infatti, (sempre a mio modesto parere), uno dei vocaboli scomparsi dai dizionari italiani in possesso di quelle persone, è quello di “coraggio” mentre ci dovrebbe essere tutta una nuova pagina con riferimento ai sinonimi e modalità della parola “codardia”, menefreghismo, indifferenza, ecc., ecc.
Insisto su questo, perché, siatene più che certi, che quanto fece per me il Dr. Felipe Cipriàn, non servì alla sua carriera!
Ossia, che nel nostro gergo italiota, cari Direttori e capo redazione dei miei stivali, il Dr. Cipriàn è stato, ( a Vostro modo di vedere), un gran fesso o meglio….un grandissimo coglione! Ma chi glielo faceva fare? Che scemo! Vada a quel Paese!
Come dicevo sopra, quella mia prima lettera, che non ottenne risposta, è stato il simbolico seme o pianticella che si è sviluppata in quello che ora è il contenuto della mia lista dei blogs di Valerio Tonolli, con migliaia di pagine pubblicate e che la ultima è questa stessa che avete in questo momento sotto gli occhi.
10)
PRIMO “LIVELLO” O RIASSUNTO DEI FATTI CHE SONO PURE UNA CHIARA DIMOSTRAZIONE DI COME LA CORRUZIONE SI TROVA DAPERTUTTO ED A TUTTI I LIVELLI.
Il Punto numero 13 è un poco lungo, ma serve di base a quello che seguirà e che sarà più breve.
11)
Nel 1978 avevo una attività commerciale. Viaggiavo e comperavo io stesso articoli di artigianato all’ingrosso in paesi come la Filippine, Taiwan, Hong Kong, Korea, Indonesia, India, Africa, le Americhe, Europa, ecc., (viaggiai in più di cento Paesi).
Detti articoli gli vendevo ai negozi specialmente, (ma non solo), attraverso le fiere specializzate MACEF e Cosmoprof di Milano.
In una di queste fiere, nell’inverno del 1979, un cliente mi chiese ambra di Santo Domingo, ed io andai ad acquistarla per la prima volta sul posto.
Era la primavera del 1979. Visitai la capitale, la regione montagnosa di Costanza, e la regione Nordovest di Puerto Plata. Nel vicino paesino di Sosùa, rimasi un paio di settimane. Mi alloggiai nel mini hotel di quattro stanze di Nino Rossi. Oltre a quell’alloggio, ce n’era un altro con quattro cinque piccoli bungalows di un signore ebreo tedesco, salvatosi per puro miracolo dall’Olocausto.
Sosùa era un piccolo villaggio agricolo nascosto nella bellissima e lussureggiante vegetazione tropicale. Anni prima era stata il centro di una grande piantagione di banane della multinazionale USA, United Fruit Company. Nel 1943 era stata anche il “porto di salvezza” di una piccola colonia di ebrei tedeschi, (qualche decina di famiglie), scampati all’Olocausto.
Nei giorni lavorativi, tutta quella bella spiaggia, era per noi, uno, due, al massimo tre stranieri. Soltanto la Domenica arrivavano parecchie famiglie dominicane dalle vicine città di Santiago, Moca ecc.
Non esisteva l’aeroporto e Playa Dorada, (a Puerto Plata) con tutte le altre attuali grandi sistemazioni hoteliere di Sosùa, Cabarete ecc., non esistevano. Nella sonnolenta e soleggiata piazza centrale, (con la Cattedrale) di Puerto Plata, bisognava aspettare anche mezz’ora perché arrivasse un raro tassì che mi portasse a Sosùa, a mezzora di strada, atraverso le piantagioni di canna da zucchero di Mantellano.
12)
Orbene, per continuare a comperare ambra, continuai a viaggiare a Dominicana negli anni che seguirono. Dodici anni più tardi, nel 1991, (sempre di primavera), decisi di stabilirmi in quel Paese…., e quasi immediatamente incominciarono gli imbrogli e problemi che sussistono ancora, dopo sedici anni….
Come esempio, basti pensare che quando mi trasferì a Dominicana avevo 53 anni ed in tutta la mia vita avevo avuto a che fare con un solo avvocato.
Dopo un anno di vivere in quel Paese, dovetti consultare ben dodici avvocati, (12), e questo per cercare, con l’”aiuto” del seguente avvocato, di liberarmi dal precedente.
Era un vero incubo ed avevo l’impressione di essere prigioniero di una metaforica enorme ragnatela giuridico-legale-illegale, puro stile dominicano o, come si usa dire lì, “in un territorio di capre inselvatichite e senza Legge”.
13)
Con la costruzione dell’aeroporto di Puerto Plata, nel 1991, (e anni precedenti), era esploso il “boom” turistico in tutta la Costa Nord di Dominicana., che comprendeva alle località di Puerto Plata, Cabarete, Sosùa, ecc.
Fu così che gia nel 1991 l’ex piccolo villaggio di Sosùa non si riconosceva con quello che era stato nel 1979, ossia 12 anni prima.
Si edificavano alberghi in ogni angolo ed io mi alloggiai nel grazioso Hostal Colonial, di 19 abitazioni, che Nino Rossi aveva costruito al posto del suo piccolo primo hotel di 4 stanze.
E’ lì che conobbi a un altro italiano di Sosùa, (Lelo, se ben ricordo), che faceva da intermediario di terreni e mi propose una fattoria nella località di Sabaneta de Yasica, per cento settanta mila US dollari, (170.000).
Da notare che io arrivai a Dominicana con circa trecento mila US dollari, (300.000), frutto della vendita della mia bella e nuova casa in Verona, (Montorio), più un container de quelli grandi, (40 piedi), strapieno dei miei effetti personali, tra i quali, un laboratorio completo per produrre fusioni in metallo, come medaglioni, bigiotteria, ecc., e la mia piccola biblioteca di libri scelti da tutta una vita, di mille volumi.
Il proprietario della fattoria era niente di meno che l’alto locato ed arrogante, (quello lo appresi dopo), Dr. Pedro Manuel Casals Victoria, dicono che grande economista dominicano, Ex Segretario, (Ministro), del Governo del Presidente Joaquìn Balaguer, (Balaguer era grande amico di Giulio Andreotti e della Democrazia Cristiana italiana). Vedete un po voi, come il mondo è piccolo!
Firmammo il preliminare o contratto di promessa di compra-vendita nello studio notarile e di avvocati, Espinal y Asociados dell’Avv. Nelson Espinal Bàez. Io pagai una caparra di quattro mila, (4.000), US dollari a Casals Victoria.
Fissammo una scadenza di 45 giorni per la firma del contratto finale o rogito, per il fatto che nel frattempo, il Dr. Casals Victoria avrebbe estinto un debito che ipotecava la sua fattoria.
Passarono i 45 giorni ed il titolo di proprietà non si riusciva a “pulire”, come si dice in Dominicana. Peggio, saltò fuori che non c’era soltanto una ipoteca, ma ce n’era una seconda che “legava” la prima.
Nel frattempo io mi ero installato nella fattoria che volevo acquistare, dove vi rimasi per alcune settimane, molto scomode per l’isolamento ma soprattutto per essere stata tagliata l’energia elettrica.
Mi recai alla CDE, (Compagnia Dominicana di Elettricità), per farmi ricollegare. Molto gentile, l’incaricata mi informò che il taglio della luce era dovuto al fatto che il Dr. Casals Victoria aveva un debito in sospeso di più di due mila cinquecento, (2.500), US dollari.
Chiamai per telefono alla capitale e parlai con Casals Victoria, che mi assicurò che,” al giorno successivo avrebbe inviato qualcuno per pagare”, ed io avrei avuto l’lelettricità. Nelle settimane che rimasi nella fattoria, dovetti chiamare diverse volte a Casals Victoria, che sempre puntualmente mi diceva che,” adesso sì, in verità che al giorno seguente sarebbe stato pagato il debito e avrei riavuto la corrente elettrica”.
Con quello di “domani” o al giorno successivo, effettuai tanti viaggi per niente all’ufficio della CDE di Puerto Plata, che ormai l’incaricata mi riconosceva, e al vedermi entrare mi diceva imbarazzata, “ che ancora non era stato pagato il debito”. Da notare che la fattoria si trovava in una posizione abbastanza isolata, a circa quaranta chilometri da Puerto Plata e che, tra andata e ritorno, mi prendeva l’intera giornata, per il fatto che non avevo ancora acquistato una macchina.
Va spiegato che il relativo grande debito di elettricità di Casals Victoria era stato possibile per il fatto che lui era stato Direttore Generale a livello nazionale della CDE e che perciò lui non si sentiva obbligato a pagare per quel servizio, malgrado la Legge dicesse il contrario.
Io volevo pagare quel debito e scontarlo alla firma del rogito.
Pure mi aveva proposto, il così detto grande economista dominicano, ed ex Ministro di Economia del Governo Balaguer, Dr. Casals Victoria, di avere fiducia in lui, tenuto conto della sua grande fama ed alta posizione sociale in Dominicana. Dovuto a ciò, mi propose che gli pagassi il prezzo della fattoria anche senza darmi il titolo liberato dalle ipoteche della stessa.
Coi miei soldi avrebbe pagato le due ipoteche e, fatto questo, si sarebbe firmato il rogito.
Per poco non caddi nella trappola, ma per fortuna andai a farmi consigliare da un bravo Direttore di Banca di Sosùa, il quale mi disse di stare molto attento e di non fare quello che mi chiedeva il Dr. Casals Victoria, in quanto, aveva fama, a livello nazionale, di essere un “cattivo pagatore” e per di più, imbroglione incallito!
Trascorsi vari giorni dopo i 45 pattati, come era mio diritto, mi ritirai dal contratto.
Essendo lui in fallo, il Dr. Casals Victoria, secondo le consuetudini e le Leggi di tutti i Paesi civilizzati del mondo, avrebbe dovuto restituirmi non soltanto i miei 4 mila US dollari della caparra, ma il doppio, ossia 8 mila dollari US.
Non mi restituì un bel niente e mai lo fece e mesi più tardi si pavoneggiava con un suo cugino giornalista nella capitale, “ che si era guadagnato senza far niente una commissione di 4 mila dollari US”.
Tenete anche in conto che tale illustre personaggio, come gia detto, era anche considerato un grande economista nella Repubblica Dominicana.
Nemmeno dobbiamo dimenticare che quando era Ministro del Governo di Balaguer, fu Casals Victoria che concluse le trattative per l’acquisto della centrale generatrice di elettricità che si installò a Puerto Plata.
Quella centrale si comperò usata in Trinidad y Tobago e con il passare degli anni si rivelò essere un vero “ferro vecchio obsoleto”, al punto che il suo “cuore”, la caldaia, esplose varie volte, causando vari morti e feriti, a parte delle riparazioni effettuate anche dalla nostra ENEL e che costarono milioni di dollari US.
Due miei carissimi amici di Puerto Plata non riuscivano a mettersi d’accordo circa la somma di denaro pubblico che si era messo in tasca Casals Victoria, quale artefice di quell’acquisto. Uno diceva che si mise in tasca sette, mentre l’altro sosteneva che erano 13….i milioni di dollari US.
Fu per quella ragione che il presidente della Repubblica Dominicana, Balaguer lo buttò fuori dal suo governo.
E perché si capisca meglio come funzionano le cose in Repubblica Dominicana, il Dr. Pedro Manuel Casals Victoria è stato, (dopo la mia esperienza con lui), per molti anni Direttore ed Assessore Economico del Senato dominicano, con ben altri trenta economisti alle sue dipendenze.
In due occasioni ho scritto ai Presidenti di turno del Senato, (una è stata la signora Lila Alburquerque). Mai avuto risposta!
Nella primavera del 2002 andai io stesso al Senato e consegnai alla segretaria del Dr. Casals Victoria, copia del mio libro DAR, dove si parla anche di lui.
Essendo che Casals Victoria non risponde al telefono, una sola volta, con un trucco, sono riuscito a parlare con lui che si trovava nella sua casa di Arroyo Hondo, nella capitale. Mi disse che non era mica matto al restituirmi quei soldi e che piuttosto ero io che ne dovevo ancora a lui!!
Al giorno d’oggi, (25/7/2007), 8 mila dollari US con soltanto un 10% di interessi, per i 16 anni trascorsi, danno venti mila ottocento dollari US (20.800). Tenete conto che in certi anni del mio “soggiorno” in Dominicana, gli interessi passarono anche del 30-35% !
14) Malgrado io avessi appena perduto 4 mila dollari US, come dice il proverbio, le cose cattive non arrivano mai da sole. La seconda cosa cattiva fu che l’avvocato Nelson Espinal Bàez, (in fin dei conti il mio avvocato di fiducia), mi stava esigendo mille seicento dollari US per i “suoi servizi”. Gli feci notare che per la sua negligenza, (o chissà si mise d’accordo con Casals Victoria), io avevo perduto 4 mila dollari, e mi negai a pagargli i “suoi onorari”. Lui mi denunciò e citò in giudizio.
Andai a vedere un altro avvocato che mi disse che in casi analoghi si usava depositare la caparra presso un Notaio, fino alla conclusione e la firma del rogito.
15)
Non dimentichiamo nemmeno le trappole “istituzionali” di Dominicana. Quali?
I Legislatori de quel Paese avevano fatto una legge che diceva chiaramente che nessun straniero poteva comperare fattorie in Repubblica Dominicana.
Allo stesso tempo, emanarono un’altra legge che creava le società fittizie.
Il “trucco” consisteva nel fatto che si formava una società per azioni fittizia, nella quale lo straniero figurava con meno del 50% delle azioni.
Altri presta nomi, (impiegati dello stesso studio di avvocati), figuravano con più del 50% delle azioni. Una volta formata e registrata la società fittizia, i presta nomi giravano a nome dello straniero le loro azioni e questo ultimo diventava il Presidente ed unico proprietario della società per azioni fittizia.
Tutto ciò veniva fatto con contratti tipo che si trovavano nei computers, in modo che, in poco tempo si potevano redigere con solo introdurre i nomi del caso.
Per quel lavoretto insignificante io pagai mille dollari US all’Av. Nelson Espinal Bàez. E con il tempo, quella mia società fittizia, (Inversiones Tonolli), si rivelò una vera maledizione, in quanto negli ultimi anni ho speso migliaia di dollari in spese, tasse, “multe esorbitanti” e sebbene mai abbia utilizzato quella vera e propria “porcata” giuridica.
16)
TERZO E QUARTO AVVOCATO….
Abbandonata la fattoria e di ritorno al Hostal Colonial di Nino Rossi in Sosùa, per caso mi presentò alla avvocatessa Yolanda Artìles, che quel giorno era di passaggio, accompagnata da sua figlia, studentessa di Diritto. In verità che Nino la conosceva soltanto perché lei gli chiese che fosse testimone per delle trattative commerciali o per un matrimonio.
L’avv. Yolanda Artìles si rivelò come il TERZO MALE DELLA SERIE, oltre che come terzo avvocato.
Era una grande attrice e sapeva infondere fiducia….ma soltanto in apparenza! Infatti benchè vicina ai cinquanta, si era appena laureata in legge y non sapeva praticamente niente quale professionale del Diritto.
Non vi è il minimo dubbio che da una vita, si era saputa muovere con grande abilità se si pensa che quando la conobbi era niente di meno che la Presidente del Collegio di Avvocati per tutta la città e provincia di Puerto Plata, malgrado la sua grande ignoranza in campo legale, (ma quello lo appresi più avanti).
Ritiratomi dall’acquisto della fattoria, cercai casa a Puerto Plata e ne comperai una per cento mila dollari US, (100.000), nel quartiere residenziale di “La Atlàntica” di quella città.
Non ancora al corrente del modo imbroglione di fare della avv. Yolanda Artìles, incaricai a lei, per i preliminari del compromesso, caparra ecc., dell’acquisto della mia casa.
Perché vi possiate rendere conto che tipa di “fuorilegge” era, pensate che mi disse subito che per il mio caso la sua “tariffa” o “cachet” erano ottocento US dollari, (800), a parte le imposte di Legge ecc.
Ma peggio, insistette molto perché gli pagassi subito tutti gli ottocento dollari, in anticipo e ancora molto prima di fare il rogito. Quello si sarebbe fatto dopo un mese, dopo presi i dovuti accordi con le banche, perché sulla mia futura casa pendevano varie ipoteche e se non l’avessi acquistata sarebbe andata all’incanto dentro dei prossimi due mesi. Forte di quella posizione, avrei potuto benissimo ottenere quella casa per la metà del prezzo, ossia per 50 mila US dollari, ma mi fece compassione la proprietaria, signora Milagros, che piangendo, mi disse nello studio dell’avv. Artìles, che se io non gli comperavo la casa e se andava all’incanto, col ricavato della vendita, nemmeno avrebbe saldato i debiti con le banche e sarebbe rimasta con debiti oltre che senza la casa. Pagai i centomila dollari, si dedussero i soldi delle tre o 4 ipoteche e col resto la signora Milagros si comperò un gran bell’appartamento in città. Mesi più tardi, quando imparai l’andazzo del posto, venni a sapere che la casa acquistata da me non costava più di sessantamila dollari US, (60.000), e per di più, alla proprietaria non era costata più di trenta mila dollari US.
Come “ringraziamento”, in una occasione la signora Milagros mi mandò a dire, tramite mia moglie, che se non la smettevo di “rompere” reclamandogli che pagasse una salatissima bolletta del telefono che aveva lasciato a me da pagare, avrebbe mandato suo marito, appena rientrato dagli USA, (un fannullone buono a nulla), e chissà sarebbe potuta succedere “una grande disgrazia” visto che, (coi miei soldi), si era appena comperato una bella pistola….!!!! Cose di Dominicana!
Ma, tornando all’avv. Yolanda Artìles, gli pagai solo una parte del suo “cachet”, invece della somma totale, come lei chiedeva.
Parlando per caso con altri avvocati, mi dissero che per quel tipo di affare, la “tariffa” erano trecento dollari US, (300), più le imposte di Legge ecc.
Lasciai l’avv. Artìles e cercai un altro avvocato, (il quarto), che fu d’accordo per trecento dollari per il suo lavoro, a parte le imposte di Legge. Con quell’avvocato, che non ricordo il nome, comperai la casa e, se non altro, falsificò la mia firma sul preliminare e si tenne una parte dei soldi versati da me, (consegnati a lui), corrispondenti alla imposte di Legge.
Mesi dopo, la furbissima e scaltra Yolanda Artìles, riuscì pormi un tranello e mi obbligò a pagargli gli ottocento dollari US per l’acquisto della casa, della quale, come visto, si occupò un altro avvocato. Cose di Dominicana!
Tuttavia la ragione principale perché avevo lasciato l’avv. Yolanda Artìles, non erano gli ottocento dollari da lei richiestimi, ma per il fatto che lei sempre insisteva nel dirmi che uno doveva avere completa e cieca fiducia nel proprio avvocato, allo stesso modo che col proprio medico.
In varie occasioni, come corollario di questo discorso, mi disse chiaramente e minacciosa, (per essersi messa in contatto con lui), che se io non gli pagavo i mille seicento US dollari, (1.600), richiestimi dall’avv. Nelson Espinal Bàez, avrei avuto dei gravissimi problemi con la Legge e sarei finito in galera.
Infatti, quando mi umiliò assieme a mia moglie Belkis, esigendomi in un modo sommamente violento e grossolano gli ottocento dollari menzionati, erano presenti anche la figlia col genero che intervenne da vero animale selvaggio, urlandomi in faccia che l’avv. Nelson Espinal Bàez era stato uno sprovveduto e stupido tonto nel non sapermi obbligare a pagargli, (estorcermeli),i 1.600 dollari richiestimi abusivamente.
In verità che l’avv. Espinal Bàez ci provò, ma poi dovette lasciar perdere in quanto lo fece venire nel suo studio niente di meno que il Procuratore Capo della Repubblica, o Fiscal di Puerto Plata, che era nipote della mia amica giornalista Angie Santana, cugina pure del cardiologo ed ex sindaco di Puerto Plata, Santana….come pure prima cugina dell’imbroglione grande economista dominicano, Pedro Manuel Casals Victoria, (il mondo è piccolo….).
Angi era una carissima amica di Milagros, la signora che mi vendette la casa, alla quale avevo detto, che se avessi dovuto pagare quei 1.600 dollari all’avv. Nelson Espinal Bàez, me ne sarei andato dal Paese e non avrei comperata la casa.
Cose di Quisqueya! (Quisqueya è il vero nome originale indigena della isola di Santo Domingo).
17)
Una volta sistemato nella mia nuova casa , organizzai il mio laboratorio artigianale di fusioni in metallo, (medaglioni, bigiotteria, ecc.), ed i pezzi si vendevano molto bene. I primi si vendettero alle gioiellerie di Robert Harrisson.
Poi mi sposai con una dominicana. Acquistai un negozio in un “mall” o “Plaza de Playa Dorada”, (centro commerciale stilo USA).
Mia moglie Belkis se ne occupava da grande esperta e con grandissimo entusiasmo, anche per il fatto che sebbene comperato coi miei soldi, quel negozio l’avevo messo a nome di tutti e due ed una mattina arrivò al lavoro e vi trovò scritto, bene in vista, il nome di “Boutique Belkis”, che avevo fatto scrivere di notte.
18)
Passarono gli anni e nel 1996 comperai il vecchio magazzino della ex Dogana di Puerto Plata, vecchio di più di cento anni, di duemila trecento metri quadrati di superficie, e situato nella zona del porto.
La mia intenzione era di trasformarlo in un museo-negozio composto di dieci piccoli musei parziali che mostrassero i vari cicli economici di Dominicana nei suoi ultimi cinquecento anni di vita. (1) Museo dell’oro e degli amerindi sterminati senza nessuna pietà; 2) museo del primo ciclo dello zucchero; 3) museo del Rum, (derivato dallo zucchero); 4) museo del sego e delle pelli di bovini, derivati dall’abbondante bestiame. (Il sego era importantissimo per la produzione di candele); 5) museo dei “bucanieri” e del commercio, (contrabbando), con le navi inglesi, francesi ed olandesi), 6) museo del secondo ciclo dello zucchero, (Dominicana divenne il primo produttore di zucchero dei Carabi, in tempi che i prezzi erano eccellenti); 7)museo del tabacco e dei sigari, (Puerto Plata era il principale porto di esportazione di tabacco dei Carabi, nel periodo a cavallo tra il 1880 ed il 1920). Il tabacco dominicano finiva principalmente ad Amburgo, in Germania, e da lì veniva distribuito in tutta Europa. Quel tabacco veniva coltivato nella vicina zona di Santiago, (a 50-70 km.) e da lì, portato a dorso di mulo a Puerto Plata. Per più di 40 anni Puerto Plata fu di gran lunga il principale porto esportatore della Repubblica Dominicana, con la relativa generazione di imposte, dazi doganali ecc. Per quello che ad ogni colpo di Stato, il Governante di turno si dirigeva velocissimamente, (a cavallo o via mare) a Puerto Plata, perché era lì la fonte principale di ingressi per mantenere il suo governo.
8) museo del caffè e del cacao. Il caffè originale dominicano era del tipo arabica di Moka del Sud dell’Arabia, ossia tra i migliori del mondo. Il cacao è tuttora tra i migliori esistenti; 9) museo della modernizzazione della Repubblica Dominicana, con, tra l’altro, la costruzione della prima ferrovia nel Paese,, giustamente tra Santiago e Puerto Plata, modernizzazione avvenuta durante il secolo appena passato; 10) museo della città di Puerto Plata; 11) Museo della “diaspora dominicana” degli ultimi 40 anni. Solo negli USA ci sono più di un milione di emigrati-immigrati dominicani. Tenete conto che non fu sempre così. Un secolo fa il Paese non aveva neanche mezzo milione di abitanti e la terra coltivabile era la stessa di oggi. Ergo, al mercato, le varie derrate alimentari di base della dieta dominicana, (patate dolci, patate, igname, platani, yuca, ecc.,) non si vendevano a chilogrammi, ma in capienti cassette e sacchi.
A quel tempo, per via della coltivazione della canna da zucchero, (molto redditizia), Repubblica Dominicana era terra di immigrazione per i lavoratori che provenivano dalle altre isole dei Caraibi, a parte gli europei, i libanesi, siriani, arabi, cittadini USA, ecc. Cinquanta anni fa, i dominicani storcevano la faccia nel dover cambiare i loro “pesos”, alla pari coi dollari US, per il semplice fatto che i “pesos” dominicani erano quotati un po’ di più dei dollari US. Anche quelle, (nel bene), furono, cose di Dominicana!
Io pensavo che le persone più entusiaste per il mio progetto sarebbero state le autorità municipali di Puerto Plata, in quanto, il mio museo sarebbe stato un grande attrattivo per gli stessi abitanti della città, oltre che per i numerosissimi turisti.
Successe tutto il contrario e quelle stesse autorità mi dichiararono la “guerra a morte”, essendo che loro, (per incominciare, l’amministrazione del sindaco Troche, del partito di Balaguer, Reformista Social Cristiano, (o Democrazia Cristiana dominicana), si erano rubati uno dei grandi stradoni, larghi 15-20 metri adiacenti al mio ex magazzino doganale, destinato al futuro museo, quello del lato Ovest.
19)
Lavorammo un anno intero e spesi moltissimi soldi nel ristrutturare quel magazzino storico. Tra l’altro, dovetti eliminare io stesso un grande immondezzaio di cento cinquanta metri di lunghezza e che si estendeva per tutto il lato del futuro museo. In certi punti, i rifiuti di ogni genere, vecchi di 15 anni, (dovuto alle proverbiali incurie delle amministrazioni dominicane attuali), raggiungevano una altezza di due piani o sette metri! Non si contarono i viaggi degli autocarri per portar via tutto quello. E quello era un lavoro che spettava al Comune!
E tutto ciò di fronte al molo turistico della città, ed a soli trecento metri dalla Cattedrale, dal Municipio, dai Tribunali, dal Parque Central, (piazza della Cattedrale), ecc., ecc.
Quando si conclusero i lavori, all’entrata del museo, (lato Est), e per tutta la lunghezza dell’edificio di 150, (centocinquanta), metri di lunghezza, era stato sistemato un bellissimo giardino pieno di piante, fiori, alberi di banane, in gran parte portati dalla mia piantagione di caffè di Gurabito di Yaròa.
Era senza ombra di dubbio la più grande trasformazione di quegli anni realizzata nel centro cittadino di Puerto Plata….e tutto gratis!
Dove prima c’era una vera montagna di rifiuti di 150 metri di lunghezza, ora c’era un gran bel giardino!
Il giornale locale “El Faro” non notò quel cambio, sebbene i suoi uffici si trovassero, (e si trovino tuttora), a soli duecento metri di distanza del museo e che per di più, come gia detto, il museo si trovasse tra le due strade principali e con maggior traffico che attraversano la città, la Avenida Colòn, e la Avenida del Puerto. Vedete un po’ Voi che giornale immondizia e che città immondezzaio!
20)
Come gia detto, non solo il Municipio non collaborò in niente o meglio, non fece sistemare quello che a esso corrispondeva, ma, addirittura, mi dichiarò “la guerra totale a morte”!
Solo per incominciare, il sindaco Troche fece installare sopra il mio giardino, (eliminando parte dei fiori e piante messe da me), ed all’entrata del museo, una specie di cucina -ristorante alla buona con la rispettiva vendita di birra ecc.
I loro padroni cucinavano giorno e notte, anche per le migliaia di taxis motociclette che servono da trasporto collettivo alla città di 150 mila abitanti.
La birra si vendeva specialmente di notte a tutta una “fauna di Puerto Plata speciale” che circolava per il luogo. Perché? Perché il mio museo si trovava nel bel mezzo della “zona rossa” o della prostituzione, droga ecc., di Puerto Plata.
I clienti del ristorante erano centinaia e centinaia e come non esistevano servizi igienici, l’unico posto per orinare, (e di notte, peggio), era lungo le pareti del museo, nascoste in parte dalle piante di banane, cespugli fioriti, fiori ecc., che avevo fatto piantare io, su una lunghezza di 150 metri.
All’interno del museo, all’estremo Nordest, avevo costruito un bell’appartamento-ufficio di circa 250, (duecento cinquanta) metri quadrati di superficie, con tre bagni, ecc.
A volte, stando di notte nel grande soggiorno di settanta cinque metri quadrati, guardando la televisione, improvvisamente si udiva un vigoroso getto e giustamente proprio fuori dalla grande finestra dello stesso, a piano terra.
Mia moglie, temendo per la rottura di un tubo dell’acqua, si affacciava alla finestra provvista di veneziane, apriva…. e lì stava l’omone, orinando quasi nella stesso soggiorno ed a mezzo metro da mia moglie. E se lei si lamentava, neanche per sogno che il cliente del ristorante smettesse di pisciare si scusasse e si spostasse più in là, ma la risposta era, “cazzo, vai a cagare, donna!”
21)
Oltre che da quella “fauna” eravamo pure accerchiati da altre “istituzioni” che ci provocavano un continuo grande danno, sia psichico che economico.
Al lato Ovest c’era la Marina di Guerra. In una occasione, lasciarono che cadesse la loro grande antenna radio, (molto alta perché serviva tutta la costa Nord della Repubblica Dominicana). Quello successe per incuria e mancanza di manutenzione dei cavi, in quanto non c’era vento in quel giorno. L’antenna cadde e si adagiò sopra la linea elettrica d’alta tensione del museo e fece corto circuito. Le varie migliaia di volts causate da quel cortocircuito, distrussero all’interno del nostro appartamento tutti gli apparecchi elettrici, frigorifero, televisione, radio, lavatrice, ventilatori, e bruciò parte dei cavi elettrici all’interno delle pareti. I fasci di scintille che uscivano dagli interruttori erano di un metro di lunghezza e provocavano un baccano spaventoso.
Quelli della Marina di Guerra, fecero finta di niente e nemmeno si scusarono, e pensate che abitavano a soli quindici metri da noi. In altri Paesi, qualcuno avrebbe pagato per quei danni
Peggio ancora. Sempre la Marina di Guerra dava protezione ad una società di traslochi che faceva venire interi containers di oggetti domestici dagli USA, dove come gia detto, vivono più di un milione di dominicani.
Ogni volta che svuotavano un container di 40 piedi, (quelli grandi), lo facevano in piena strada, di fronte al museo, (nel lato Ovest), Una volta spediti i centinaia di pacchi ai vari destinatari in tutto il Paese, rimaneva una grande quantità di cartoni, scatole vuote, spazzatura, ecc.,che loro, neanche per sogno portavano via….ed era io che dovevo farlo….per anni!!!!
La Difesa Civile, si trovava pure lì, sul lato Nordest. Certi dei suoi volontari installavano piccole officine improvvisate di saldatura nel piccolo giardino che ci divideva. Si allacciavano senza permesso alla nostra linea elettrica ed i loro saldatori mal fatti alteravano il voltaggio elettrico di casa nostra, al punto che in certe giornate ci bruciavano anche cinque lampadine.
Un altro di loro, si collegò, sempre senza permesso, al nostro cavo privato televisivo. Lo rovinò e ci lasciò per sempre senza programmi. Mi lamentai; mi apostrofò di “mierda”; lo riferì al suo capo che lo mandò via.
22)
Tutto questo insieme di circostanze negative mi costrinsero a chiudere il museo che aveva iniziato a operare. Era il fallimento totale e sotto lo sguardo ipocrita ed indifferente della intera città di Puerto Plata.
Quello mi provocò una grande depressione e per tre lunghissimi anni, nel coricarmi, pregavo a Dio che proteggesse alla mia famiglia, ma che per favore, non mi facesse risvegliare al giorno seguente.
E pensare che il vice-consolato d’Italia era a circa quattrocento metri da casa mia, ossia a due tre minuti di macchina, visto che allora, a Puerto Plata, in quella zona il traffico era quasi inesistente. Infatti il vice-consolato italiano si trovava a cento metri dalla Cattedrale.
Il vice-console italiano, ing. Paolo Costa e suo fratello Michele Costa, (che lo sostituiva quando non c’era), era al corrente di tutto, e lo stesso l’Ambasciata d’Italia a Santo Domingo assieme al Consolato Generale d’Italia.
Mai mossero un dito! Ad onore del vero, in una occasione di estrema emergenza, nel farle presente la nostra situazione disperata, il vice-console italiano Paolo Costa mi raccomandò che, “pregassi a Dio”.
23)
Tenete anche in conto che i terreni demaniali e comunali adiacenti al mio museo, e che si rubarono le amministrazioni comunali dei sindaci Troche e Ramòn Ortìz, si trovano anche quelli nella zona centrale della città, por trovarsi a fianco del mio museo e, come gia ribadito, a soli trecento metri dalla Cattedrale, dal Municipio, dai Tribunali, ecc. Ho anche gia detto che quei terreni erano compresi tra le due arterie più trafficate della città di Puerto Plata, in breve, sotto lo sguardo costante dell’intera città.
Se insisto su questo dettaglio, “sotto lo sguardo costante dell’intera città”, voglio dire che, tra le migliaia di cittadini di Puerto Plata che transitavano giornalmente per quelle strade ed erano testimoni obbligati di tali imbrogli, c’erano pure i seguenti personaggi.
Il signor Osvaldo Brugal, Presidente della ditta omonima, che è la più grande fabbrica di Rum del Paese, e la principale industria di Puerto Plata, dopo la turistica, e che esporta in tutto il mondo.
Tra le altre cose, il signor Osvaldo Brugal era Presidente della Associazione per lo Sviluppo di Puerto Plata. Prima di trasferirsi ai nuovi uffici del quartiere residenziale “La Atlàntica”, aveva gli uffici nella casa madre….a cinquanta metri dal mio museo e a fianco dei terreni rubati. Bel e gran Presidente! Non vi sembra?
Nemmeno ha mai detto niente il fondatore della Associazione per lo Sviluppo di Puerto Plata, ossia il vescovo Monsignor Nicanor Peña, personaggio piuttosto grigio e mediocre. Ma che bel fondatore, anche quello!
Sono rimasti zitti anche i Governatori della città e provincia, dottori Placido e Duràn. Non ha aperto la bocca nemmeno la ex Senatrice e poi Governatore della città e provincia, Ginette Bounigal. Niente nemmeno i tre generali della Polizia Nazionale Dominicana che si alternarono nel comando locale.
Ed ancora meno hanno detto i Fiscali o Procuratori della Repubblica di turno della città e provincia.
Pure silenzio da parte del cittadino di Puerto Plata, ed ex Senatore e Ordenador de Lomè, Dr. Max Puig. Sua mamma, donna Elvia, che è stata per molti anni Direttrice del Patrimonio Culturale della città e provincia, (che oltre a riscuotere lo stipendio, non ha mai mosso un dito), mi è rimasta particolarmente impressa nella mente.
Perché? Per il fatto che in una occasione che la feci venire a casa mia quando ero maggiormente depresso ed attaccato da tutti i miei vicini, nel costatare che mi trovavo con la famiglia letteralmente “nella merda fino al collo”, invece di fare qualcosa, (e lo poteva fare!) abbozzò un sorriso di sadico piacere, nel vedermi umiliato al massimo ed al limite della sopportazione. Cose di Dominicana!
Silenzio totale anche da parte del ricchissimo ed abile uomo d’affari, signor Abraham Selman, proprietario, tra l’altro, della Centennial dominicana, (telefonia mobile), e amico personale e in affari del ex Presidente della repubblica del Nicaragua, A. Alemàn.
Ed è che a Puerto Plata la corruzione lo fagocita tutto! Per quello che nemmeno il giornale locale, “El Faro” non ha mai denunciato niente. E non è nemmeno il caso di parlare delle stazioni radio e televisive della famiglia Musa ossia dell’attuale sindaco, che avendo “disposto” anche quella dei terreni comunali per tanti anni, no va certo a contraddire il vecchio adagio, “lupo non mangia lupo”.
24)
Dopo tutto quanto descritto, la giovane coppia che gestiva il “ristorante” pisciatoio e merdaio pubblico sulla porta del mio ex museo, non si sentì soddisfatta di tutte le molestie e danni che ci avevano causato. Detto e fatto, una notte presero una latta di 15 litri, di quelle per l’olio da cucinare marca Crisol, la riempirono di escrementi umani e la misero fuori dalla finestra, (a piano terra), del nostro soggiorno.
Fiutando il nauseabondo fetore, andai a controllare ed incontrai la sorpresa! Cose di Dominicana!
Al giorno seguente se lo raccontai al Capo della Difesa Civile, che mi disse di non andare a reclamare in Comune, che ci avrebbe pensato lui.
Andò a parlare col Generale della Polizia Nazionale locale di turno, che fece cacciare via quella gente a tutta velocità e per sempre!
25)
Piano, piano arrivò pure la fine della amministrazione comunale del sindaco Troche, (4 anni).
Vinse Ramòn Ortìz, del partito PRD, col suo mezzo pazzo Presidente della Repubblica, Hipòlito Mejìa.
Gli amici si congratularono con me e mi dicevano, “rallegrati e animati che hanno buttato fuori Troche, il tuo grande nemico”.
Come si sbagliavano! Come vedrete più avanti, il nuovo sindaco Ramòn Ortìz si rivelò molto peggiore del suo predecessore Troche.
Fu così che, soltanto per incominciare e festeggiare la sua gestione municipale, mi installò nello stesso posto dell’ex ristorante pisciatoio-merdaio, al gommista Romito.
Romito era un pazzo alcolizzato. Gran lavoratore di giorno e dotato di una energia fuori del normale. Immancabilmente, tutte le notti si ubriacava nei vari bordelli della zona. Seppi, che anni dopo, morì di AIDS, portandosi nella tomba anche alla sua povera moglie, contagiata da lui.
Romito, (da Rum o ron), arrivò alla grande. Col permesso di Ramòn Ortìz, si fece edificare una casetta in piena strada pubblica, in un angolo cieco della stessa, che non ostacolava il passaggio dei veicoli, ma che era pur sempre in piena strada pubblica. Finita la casetta, si accomodò con la moglie. Abituato in aperta campagna, portò con se delle chioccie c on pulcini, che sistemava sotto gli alberi e cespugli che io avevo piantato. Eliminò pure lui un bel pezzo del mio (ex) giardino. Portarono anche anatre, oche, tacchini e tre cagne perennemente con una cucciolata dopo l’altra. E per “coronare” il tutto un caprone o capra maschio, che utilizzava per dare spettacolo all’occasione delle manifestazioni politiche del sindaco Ramòn Ortìz e del partito politico PRD, del pazzo presidente della Repubblica, Hipòlito Mejìa, che, tra l’altro, portò il Paese al fallimento nei suoi quattro anni di presidenza pazza e disennata.
Tutto questo, ribadisco ancora una volta, a trecento metri dalla Cattedrale, dal Municipio, dai Tribunali, dalla Piazza Centrale, ecc., ecc. Gran bella amministrazione di merda, almeno nei miei confronti, quella del sindaco Ramòn Ortìz.
Potenziale turista, se ti piacciono le situazioni insolite, fatti coraggio e visita Puerto Plata!
26)
Ma, se pur essendo curioso di vedere coi tuoi propri occhi e toccate con mano, non hai la possibilità di arrivare a Puerto Plata, l’Internet ti può aiutare.
Cerca su Google Earth a Repubblica Dominicana e nel suo lato Nordovest alla città di Puerto Plata.
Metti il Pointer sulle seguenti coordinate:
Pointer: 19º 47’ 52 77” N
70º 41’ 52 14” W
Per una visione d’insieme, aggiusta l’altitudine di osservazione tra ,( Eye alt),
4.500 ft (piedi) e 660 piedi
(1.500 metri e 200 metri)
Apparirà sullo schermo un grande edificio-magazzino, inclinato nella direzione Sudovest-Nordest.
Quell’edificio di cento cinquanta metri di lunghezza era il principale deposito doganale della Repubblica Dominicana, più di cento anni fa. Fu portato dagli USA in pezzi e assemblato sul posto. E’ interamente fatto di acciaio e lamiere molto spesse di zingo, che neanche sotto i colpi di una grossa mazza da dieci chili si deformano.
Si nota chiaramente nella foto satellitare che è posizionato tra le due principale arterie della città, la Avenida del Puerto ad Ovest e la Avenida Colòn ad Est. Si trova a cento metri dal molo.
Nell’estremo finale del lato Nordest del magazzino si nota un edificio. E’ la ex stazione ferroviaria, e le rotaie del treno, passavano a fianco del magazzino. Quel treno univa a Puerto Plata con la città di Santiago, (de los Caballeros).
Attualmente nella ex stazione si trova la Difesa Civile.
Più a Nord, l’edificio bianco a forma di L rovesciata, è la Marina de Guerra e, l’edificio abbastanza grande a Sud di essa, (sotto), è l’officina meccanica di Alì Camps.
E qui viene un dettaglio importante!
E’ facile rendersi conto dello stradone molto amplio, (15-20 metri), che si trova tra il mio magazzino-museo di 150 metri di lunghezza e l’officina meccanica di Alì Camps.
Quello stesso stradone esce sul viale che si trova a Nordest, passando tra la Marina di Guerra, un piccolo parco e la Difesa Civile.
Al contrario, se uno vuole continuare verso il Sudovest per lo stesso stradone, non potrà farlo per essere completamente occupato da edificazioni abusive, autorizzate dai sindaci ladri Troche e Ramòn Ortìz.
Quando io comperai l’ex magazzino doganale, tutto quello stradone era libero e aperto. Al presente, la maggior parte di esso, gia non esiste!
Quello si deve alla corruzione delle tre ultime amministrazioni comunali di 4 anni, (per un totale di 12 anni), quella del sindaco Troche e le due del sindaco Ramòn Ortìz, che si sono rubati i terreni demaniali e comunali….e sotto gli occhi dell’intera città!!!
Da notare che la presente amministrazione del sindaco Musa, non ha fatto assolutamente niente per sistemare quell’abuso, anche se gli ho scritto una lettera a quel proposito e che si può leggere in Internet, al blog,
blogs.ya.com/la-novia-prostituida (in spagnolo).
Da non dimenticare nemmeno che la famiglia dell’attuale sindaco Musa è quella che domina a Puerto Plata e provincia nei media di comunicazione radio-televisivi, da più di trenta anni almeno.
Una persona molto bene informata di Puerto Plata mi disse in una occasione che era impensabile che le emittenti radio-televisive dei Musa mi permettessero di denunciare i furti e nefandezze dei sindaci di turno, per la semplice ragione che la stessa famiglia Musa si era arricchita, (e di molto), giustamente appropriandosi illegalmente di molti lotti di terreno comunali di Puerto Plata, probabilmente col beneplacito dei sindaci corrotti di turno, a cambio dei loro servizi radio-televisivi gratis all’occasione delle rispettive campagne elettorali.
I terreni adiacenti alla Marina de Guerra ad all’officina meccanica di Alì Camps, erano municipali anche quelli, (quando io acquistai il magazzino), ma poi se gli rubarono i sindaci Troche e Ramòn Ortìz. Di quei terreni, Ramòn Ortìz gli ha “venduto” una parte al ricco commerciante Apolinar, che gli ha pagato parte della sua prima campagna elettorale.
Al presente, Apolinar stà “vendendo” quello stesso terreno, ma sembra che nessuno si arrischi a comperarlo, sia per le denuncie che io ho fatto come pure per il semplice fatto che quei terreni non hanno nessun titolo di proprietà legali. Cose di Dominicana!
27)
E come se tutto quanto finora scritto fosse cosa da poco, il giorno seguente, (12 febbraio del 2002), che io feci pubblicare sul principale giornale nazionale dominicano, “Listìn Diario”, una inserzione che informava che vendevo un piccolo lotto di cento settanta ,(170), metri quadrati, per venti mila dollari US, terreno situato nella parte finale del magazzino-museo, arrivarono gli operai del comune di Puerto Plata, mandati dal sindaco Ramòn Ortìz che, tolsero il filo spinato al mio terreno di 170 metro q., demolirono con la pala meccanica un piccolo magazzino-deposito costruito sopra di esso, spianarono tutto, si portarono via le macerie e, detto e fatto, il mio terreno era diventato proprietà di Ramòn Ortìz, senza che naturalmente lui possedesse il ben minimo straccio di carta che dimostrasse ciò. Cose di Domenicana!
“Sistemato” il mio terreno, Ramòn Ortìz lo regalò per pochi soldi ad un suo amico, Freddy Vòsquez, concubino giovane della tedesca Claudia Kroll, Presidente della Zona Libera Industriale di Puerto Plata, (che aveva appena abbandonato il marito tedesco col quale era arrivata anni prima a Dominicana su un veliero proprietà dell’ex marito).
Quel piccolo lotto si distingue molto bene nella foto satellitare gia menzionata ed è quello che si vede all’estremo Sudovest del magazzino-museo. E’ un quadrato di colore grigio, ben differente dal colore rossiccio del tetto del magazzino.
Stando il geometra incaricato da Freddy Vàsquez di costruire sul mio, prendendo delle misure, gli chiesi cosa stava facendo. Intervenne Freddy Vàsquez che mi minacciò a bruciapelo con la sua pistola calibro nove color argento. Lo denunciai. Finì in prigione per due notti.
Nel Tribunale, alla prima comparizione, il solo testimone presente, ossia il geometra, si presentò senza carta d’identità, (probabilmente consigliato dal suo avvocato), e si rinviò tutto ad altra data.
28)
Prima di arrivare a quella seconda data, si misero d’accordo il sindaco Ramòn Ortìz, il colonnello della Polizia Municipale Vàsquez, il “beneficiario” del mio terreno, Freddy Vàsquez, si misero d’accordo per tendermi un tranello e poter farmi chiudere in prigione.
La scusa fu che, per avere io bruciato un mucchietto di spazzatura al lato del magazzino-museo, ossia, al lato di casa mia, (come avevo sempre fatto negli anni precedenti), avevo tentato di incendiarla. Cosa assolutamente impossibile perché, come gia detto, quel magazzino è interamente costruito in metallo ed era incombustibile al 100%.
Il trucco stava nel fatto che, cogliendomi sul fatto in flagranza, (quale delinquente piromane), il colonnello Vàsquez poteva arrestarmi ed imprigionarmi senza un regolare mandato di cattura emesso dal Giudice o Fiscale.
Furono a casa mia per ben tre volte per arrestarmi. Io ero assente per delle diligenze in città,.... a duecento metri da lì. Chissà, forse fu la Madonna della Altagrazia, che mi “suggerì”, la sera prima di comperarmi un telefono mobile. Mia moglie mi avvisò. Io non tornai a casa e alla sera, ormai a notte fonda, mi diressi alla capitale di Santo Domingo, per delle strade poco frequentate.
Rimasi nascosto in quella capitale per ben sette mesi!
29)
Non essendo io presente alla seconda comparizione in Tribunale, (ed il vice console italiano ing. Paolo Costa non avendo fatto niente, benchè informato di tutto), il Giudice di turno, applicando la tipica ed abituale giustizia dominicana, assolse totalmente a Freddy Vàsquez, (che mi aveva minacciato di morte), gli restituì la sua bella pistola calibro nove, color argento e,….dichiarò a me colpevole!
Incoraggiato per tale salomonica sentenza, il coraggioso Freddy Vàsquez mi denunciò per averlo denunciato di minacciarmi di morte e mi chiese la bellezza di due cento ottanta mila dollari US, (280.000), per danni morali. Cose di Dominicana!
30)
Se voi ritornate alla foto satellitare di Puerto Plata di Google Earth, mantenendo le stesse coordinate gia date precedentemente ed osservate la città da una altitudine di circa 5.000 piedi, (ft), noterete che alla destra del lato Nordest del mio museo, incomincia una strada diritta che si dirige a Sudest. Contate 5-6 isolati e arriverete ad un isolato con un cerchietto azzurro, (che avvicinandosi di più si trasforma in piccola macchina fotografica). Quell’isolato è la Cattedrale! Al suo lato Nord, con cinque cerchietti azzurri, (o cinque macchine fotografiche), c’è la Piazza Centrale. Come misura alternativa per misurare la distanza di questi isolati dal mio museo, utilizzate lo stesso edificio che è lungo 150 metri. Ne immaginate uno successivo all’altro e vedete che arrivate da casa mia, alla Cattedrale, alla Piazza Centrale, al Municipio, ai Tribunali ecc., come ribadire e sottolineare che a soli trecento metri dal pieno centro storico della città di Puerto Plata, si trova situato il glorioso gran merdaio che mi costruirono, (e ricostruirono, dopo che l’avevo tolto una prima volta), le ultime quattro amministrazioni comunali di Puerto Plata degli ultimi 16 anni di “saggia amministrazione”. !Cazzo!, (o se preferite, minchia!)
Ed il nuovo sindaco Musa non muove un dito per dare una sistemata a tutto quel gran cesso!
31)
Alcune altre cose a proposito del sindaco Ramòn Ortìz.
Il modo implacabile col quale sempre cercò di eliminare me e la mia famiglia Ramòn Ortìz, mi ha convinto che è, tra l’altro, una persona crudele e sadica, (caratteristica abbastanza comune in Dominicana).
In una occasione lo feci entrare a casa mia perché potesse osservare da dentro la scena del gommista Romito, i suoi clienti pisciatori pubblici, ecc. Osservò, mi guardò,….e se ne andò ridendo!
Un tale atteggiamento ed accanimento mi ha fatto pensare che potrebbe essere certo quello che mi raccontò il signor Portorreal, alias Papo, o ex Presidente della Sala Capitular del Municipio di Puerto Plata, quando era sindaco Troche.
Io gli avevo chiesto a proposito di un socio in affari di Ramòn Ortìz, socio proveniente dagli USA e che era morto a causa di un incidente di macchina nella città di Puerto Plata.
Papo mi assicurò che la gente andava dicendo che quello non era stato nessun incidente, ma un assassinio in piena regola, in quanto erano stati manomessi di proposito i freni della sua automobile. E che l’ordine di fare ciò sarebbe venuto da Ramòn Ortìz.
Quando i famigliari del deceduto USA vennero a reclamare circa la grande quantità di denaro che aveva portato a Puerto Plata, non apparve nessuna documentazione o costanza di tutti quei soldi e….se ne andarono con le mani vuote!
In quei tempi, Ramòn Ortìz, si fece costruire il più grande stabilimento commerciale della città, a cento metri dalla Piazza Centrale e che era un grande negozio per articoli da regalo per i numerosissimi turisti USA. Lo chiamò, “La Grand Factory”.
Essendo che Ramòn Ortìz proviene da una famiglia umile della vicina città di Moca, e che arrivò a Puerto Plata soltanto con le sue braccia e voglia di lavorare, dove si procurò tutto quel denaro per costruire “La Grand Factory”?
Da quale Stato degli USA provenisse quel suo ex socio, lo potrebbe sapere un altro nordamericano, ossia Robert Harrisson, che in una occasione, pure lui fu socio di Ramòn Ortìz.
Questa prima parte si trova in Internet, al blog,
blogs.ya.com/puerto-plata-it CONTINUA....
32)
Al punto nº 28 ho descritto come dovetti fuggire da Puerto Plata per rimanere “nascosto” nella capitale, se volevo rimanere “uccel di bosco”.
Devo specificare che, essendo la tresca o trappola per farmi arrestare a Puerto Plata, puramente locale, non si azzardarono Ramòn Ortìz, il colonnello della polizia Vàsquez, ed il “beneficiario” del mio terreno a chiedere di emanare un ordine di arresto e cattura nei miei confronti, valido per tutto il territorio nazionale dominicano. Non lo fecero perché la loro accusa non aveva nessun fondamento.
Malgrado sapessi ciò, presi le dovute precauzioni e durante i sette mesi che rimasi nascosto nella capitale di Santo Domingo, cambiai diverse volte di domicilio, (camere in affitto ecc.), e non diedi mai a nessuno il mio indirizzo. Se qualcuno voleva contattarmi, poteva farlo via Internet o telefonando a mia moglie, rimasta a Puerto Plata.
Tenete conto che Santo Domingo è un “formicaio” di circa tre milioni di abitanti e che pertanto io andavo dappertutto come una “formica” in più.
Tuttavia devo dire che in tutti quelli anni avevo sviluppato una tale sfiducia nella nostra Ambasciata d’Italia locale, che le prime volte che ci andai, informavo a varie persone amiche del mio itinerario, nel caso fossi sparito dalla circolazione.
Dopo aver preso una certa confidenza, in una occasione, ricordo aver chiesto al giovane e simpatico carabiniere incaricato della sicurezza dell’Ambasciata, se era pensabile che l’Ambasciatore Canavesio mi facesse arrestare dalla Polizia Dominicana e portarmi via.
Mi rispose che poteva farlo, ma che era improbabile, vista la mia situazione.
Come si vedrà più avanti, i miei timori non erano infondati, se si pensa che circa un anno dopo, nel Costa Rica, l’Ambasciatore d’Italia Gioacchino Trizzino mi fece arrestare di fronte all’Ambasciata e portare via dalla polizia del Costa Rica. Per me era un nuovo “battesimo”! Prima volta in carcere! Quell’arresto, tempo dopo, si concretizzò nella mia deportazione dal Costa Rica.
Per maggiori dettagli, vedere in Internet al blog,
blogs.ya.com/ciampi-unioneuropea
Altra simile esperienza, (come spiegherò più avanti), la ebbi recentemente a Londra, nel Regno Unito,(18 giugno 2007). Anche lì, per aver chiesto di far vedere due miei libri alla segretaria dell’Ambasciatore d’Italia, (perché riferisse), Sua Eccellenza Giancarlo Aragona, questi disse al carabiniere di servizio di chiamare la polizia di Sua Graziosa Maestà Britannica, che intervennero immediatamente, (in tre), e mi fecero allontanare velocemente, anche se gentilmente. Era l’ora di pranzo, e si allontanava pure sulla sua grossa Mercedez Benz, (con autista), l’Ambasciatore Giancarlo Aragona, siculo DOC, (Messina), pure lui, come il suo caro paesano Gioacchino C. Trizzino. Specialisti delle maniere forti, ma ingiuste! Minchia!
33)
L’ambasciatore d’Italia a Santo Domingo, Dr. Canavesio, aveva il dente avvelenato con me. Perché? Successe, che per mesi cercai di farmi ricevere da lui, quando ero ancora a Puerto Plata, visto che la mia situazione stava peggiorando a vista d’occhio.
Insistetti all’impossibile, anche perché il mio amico ed ex vicino di casa, Dr. Tomy Durand, (i nostri figli sono cresciuti insieme per sette anni), mi incoraggiava a fare cio, ed insisteva nel dirmi che se l’Ambasciatore d’Italia, “non faceva il suo dovere”, ossia non inviava una nota diplomatica al Ministero degli Esteri Dominicano, io ero bel e spacciato, fritto e rifritto. E vedete che l’opinione di Tomy conta, e come! Infatti quando eravamo vicini di casa, lui era deputato per il partito PRD, lo stesso del sindaco Ramòn Ortìz. Il Dr. Durand aveva cercato di far ragionare a Ramòn, ma inutilmente, e mi disse: “porta pazienza, ad ognuno il proprio lavoro, io ho provato ed insistito con Ramòn, ora che faccia la sua parte il tuo ambasciatore….” Negli anni successivi, il Dr. Tomy Durand fu Governatore per la città e provincia di Puerto Plata e per ultimo Senatore. Uno come lui, non mi sorprenderebbe che un giorno fosse eletto quale Presidente della Repubblica Dominicana….perché non vi è dubbio che le palle ce le ha!
Non ottenendo risposta dall’Ambasciatore Canavesio e, “con le spalle al muro”, cercai di richiamare l’attenzione inviando una mia lettera al Ministro degli Esteri Italiano in carica, che in quel tempo era il Cav. Silvio Berlusconi, anche Capo del Governo Italiano, (purtroppo!).
In quella lettera, tra l’altro, scrivevo testualmente, che a Santo Domingo si diceva in giro, (vox populi, vox Dei), che la principale attività di Sua Eccellenza l’Ambasciatore d’Italia in Rep. Dominicana, Dr. Canavesio era….”scopare”!
Una persona mi fece notare che quelle erano faccende personali del dr. Canavesio.
Risposi che io non ero nessun moralista ma che pensavo che se uno era troppo concentrato in certe attività, era pacifico che non poteva avere tempo di occuparsi di un cittadino italiano in gravi difficoltà, da anni ormai!
Del resto, (a sostegno della vox populi), c’era anche un gran bell’articolo speciale, (servizio), con grandi foto a colori, pubblicato sul principale quotidiano dominicano, “Listìn Diario” con l’Ambasciatore in bella mostra, in costume da bagno sul suo yatch, veleggiando per l’azzurro Mar dei Carabi. Nella sua “conferenza stampa”, Canavesio asseriva convintissimo, che per lui, “le donne erano al primissimo posto nei suoi interessi”!
Venni poi anche a sapere che l’Ambasciatore Canavesio certi proverbi non li sapeva, come quello,”tanto va la gatta al lardo, che ci lascia lo zampino”. Come mai? Perché era stato anche Console Generale, (di prima Classe), nella città di San Paolo in Brasile. Era stato fatto richiamare perché….era andato a letto con una brasiliana molto più in alto di lui….e gliela fecero pagare!
Ho l’abitudine di ripetere che, “il Mondo è piccolo”…e sentite un po’ questa!
Più di tre anni dopo di quanto raccontato sopra, dovetti passare per l’Ambasciata d’Italia di San Salvador, (El Salvador), nel Centro America. (giovedì,01/12/2005).
Mi ricevette il Console d’Italia Dr. Giuseppe Pinna, col perenne toscanello fumante tra le labbra, all’angolo della bocca.
Nei preliminari, parlando del più e del meno, mi chiese dove ero vissuto ecc. Al sentire Repubblica Dominicana mi domandò chi era Ambasciatore e, nell’udire il nome Canavesio, mi interruppe bruscamente e mi disse; “ Canavesio, è il più grande “scopone” esistente sulla faccia della Terra”! Cerco di evitare inutili perdite di tempo e di andare avanti con le mie richieste….ma lui mi interrompe di nuovo e ribadisce che,” ma no, guarda che non scherzo, è proprio così, Canavesio e senza dubbio il più grande “scopone” che io abbia mai conosciuto, e vedi che ci ho lavorato insieme in Brasile!”
Ma forse vale la pena ricollegare queste sane abitudini italiote alla “fonte” o meglio scuola ed esempio, come dire la Farnesina o Ministero degli Esteri Italiano.
Vi ricordate la boccaccesca storia della bella presentatrice Elisabetta Gregoraci, compagna del play-boy Briatore? (Primavera estate del 2006).
Nell’inchiesta che il pm Henry John Woodcock portò avanti circa gli squallidi servizi resi “al Paese” dell’erede al Trono d’Italia, Principe Vittorio Emanuele, ci cadde pure la povera Gregoraci.
Tutto sommato, per me, quella ragazza non è che una piccolissima, (microscopica), punta dell’ enorme iceberg che rappresenta la corruzione e l’intrallazzo sia all’interno della Farnesina che, ( di riflesso), dello Stato Italiano. Il sogno di Berlusconi!
Elisabetta appartiene al folto stuolo di belle ragazze che debbono umiliarsi ad abbassarsi per poter passare, non le storiche “forche caudine” di romana memoria, ma le attuali “forche farnesiniane”.
L’avvenente Gregoraci se l’è dovuta vedere con Salvatore Sottile, grande amico ed uomo di fiducia dell’ex Ministro degli Esteri Italiano, Gianfranco Fini.
Povera Elisabetta, sento pena per te! Perché? Perché, dalle foto, abbiamo tutti potuto costatare che Totò Sottile non è senz’altro un Tom Cruise e nemmeno un Brad Pitt.
Ergo, forse la procace Elisabetta, prima di scambiarsi “quei bacini” nell’ufficio di Totò, ha avuto bisogno di un po’ di buon whisky, grappa, o di un brandy Vecchia Romagna, Etichetta Nera.
Va bene che, a difesa di Totò Sottile voi mi direte che se è per questo non è che il Flavio Briatore ci ricordi a un qualche bel divo del cinema. Verissimo! Però, portate pazienza! Tenete in conto che tra il Flavio e l’Elisabetta c’è di mezzo l’amore….e siccome l’amore è cieco, l’Elisabetta nemmeno se ne accorge.
Per pura estrapolazione, penso che alla miriade di belle ragazze passate direttamente o indirettamente dalla Farnesina, siano da aggiungere tutte quelle, (belle e bellissime), che provengono dai Paesi poveri, per cercarsi una sistemazione in Italia ed Unione Europea.
Sedici anni fa, (1991), mi resi conto per puro caso, che il Console Generale di quei tempi, le riceveva lui personalmente, per un colloquio e non facevano la fila allo sportello,come le comuni mortali, per l’ottenimento del visto per l’Italia.
Ergo, se le mura della Farnesina, (con quelle di tante Ambasciate – e non solo d’Italia – potessero parlare, non salterebbe fuori dall’armadio soltanto qualche “fisiologico” scheletro, ma si scoprirebbero delle vere e proprie “fosse comuni”.
E mi viene un’idea. Tenendo conto che il più nobile e “alto” Ordine Cavalleresco del Regno Unito, ossia quello della Giarrettiera, ebbe un’origine piuttosto confusa in quanto la “STORIA” dice che si originò su di un epico campo di battaglia, mentre la cronaca racconta che re Edoardo III, (d’Inghilterra), lo “fondò” seduta stante nel lontano 1350, (19 gennaio), all’occasione di un ballo serale, quando raccolse una giarrettiera scivolata da una ben tornita coscia della Contessa di Salisbury….che nella foga e fretta di un probabile precedente incontro col Re, (durante quel ballo), se l’era allacciata male….Ed il bravo ed accorto Edoardo III salvò la faccia esclamando; “Honni soit qui mal y pense”!, come dire: “sia vituperato chi vi pensa male”!
Or dunque, trattando di adattare tale trascendentale avvenimento “storico” al nostro ex Regno d’Italia, immaginiamo quanto segue.
Totò Sottile, con in mano le mutandine della bella Elisabetta, viene sorpreso in flagrante, (o sul fatto), dal suo carissimo amico e Capo, Gianfranco Fini, Ministro degli Esteri Italiano, al tempo dei fatti.
Imbarazzato, ma pronto di spirito, il Totò grida al Gianfranco di non pensare male e….velocissimo gli infila le mutandine della Elisabetta sopra la testa, (del Gianfranco), esclamando; “istituisco l’ordine, (cavalleresco?), delle mutandine farnesiniane”!
Il Gianfranco, preso di petto, si dichiara d’accordo ma, “per correttezza”, chiama il suo superiore e capo del Governo, Silvio Berlusconi. Il Silvio ascolta divertito l’episodio, lisciandosi con la mano il mento e chissà….pensando fra sé e sé….”mica male quel Totò, e non ci va certo per il sottile…una come la Elisabetta me la farei pure io”….”
Poi dice al Gianfranco che va bene e che lui quale “cavaliere” dichiara “cavalleresco” l’ordine delle mutandine farnesiniane. Poi mette giù il telefono, fa un altro numero e dice a chi ascolta che lui, cav. Silvio Berlusconi, quale, (tra l’altro), fonte del Diritto e della Legislazione, chiede sia emanata una nuova “Legge ad personam” che istituisca, “L’Ordine Cavalleresco delle Mutandine Farnesiniane”. (Vedi Gazzetta Ufficiale.)
Mentre il Cavaliere finisce di dare le ultime istruzioni, si riesce ad udire una nuova versione dell’Inno di Mameli.
Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta, Dell’elmo, (parrucchino), di Silvio s’è cinta la testa….
E pensare che ai bei vecchi tempi, (ai tempi dei veri Onorevoli), “il Paese dei Balocchi” era circoscritto ad una piccola, precisa, lontana e segreta località. Era l’antiporta dove i vari Lucignoli e loro plagiati Pinocchi venivano trasformati in asini per lavorare a vita come schiavi nelle miniere. Soltanto una brava fatina poteva rimediare a certi casi rari.
Oggi quella bella e brava fatina è morta da un pezzo! Al suo posto regnano delle bruttissime streghe. Una di loro si chiama corruzione.
Tutte assieme hanno trasformato l’idilica Italia dei bei tempi andati, in un gran “Paese dei Balocchi”.
Tanti candidati asini, (o peggio, pregiudicati), che allora avrebbero finiti i loro giorni nelle miniere, lavorando come schiavi, ai nostri giorni, non solo non hanno più nulla da temere, ma vengono addirittura premiati e finiscono in Parlamento, nelle amministrazioni provinciali, comunali, ecc., ecc.
Che gran Bel Paese l’Italia! Ma c’è qualche pazzo che desidera lasciarlo? Fattemelo sapere! Grazie.
34)
Nei sette mesi trascorsi nascosto a Santo Domingo, successe quanto segue. Sperando richiamare l’attenzione scrissi il mio primo libro DAR o Dominicani Aiutando la Repubblica. Non servì a niente!
Tenete anche in conto che mi ci vollero parecchie settimane per essere ricevuto all’Ambasciata d’Italia.
Per incominciare, parlai al telefono col Dr. Giuseppe Di Filippo, (che sostituiva all’Ambasciatore Canavesio), che mi disse che l’Ambasciatore era in Italia e che per un caso come il mio era lui ad occuparsene.
E qui ci vuole una spiegazione dentro la spiegazione. Secondo i Trattati e Convenzioni Internazionali, i casi analoghi al mio sono attesi dagli Incaricati Consolari delle Ambasciate. Essendo che la Incaricata Consolare per Santo Domingo era la signora Sartori, gli chiesi che facesse il suo dovere. Lei, riconobbe essere certo quanto dettavano i Trattati e Convenzioni Internazionali ma mi spigò che nel caso dell’Italia, esisteva ormai da molto tempo una abitudine che lasciava tali casi all’Ambasciatore.
Essendo assente l’Ambasciatore Canavesio, mi mandò da chi lo sostituiva, ossia dal Dr. Giuseppe Di Filippo.
Questi mi riceveva nel suo ufficio, ma siccome avevo bisogno di un piccolo aiuto economico, mi doveva per forza rinviare dalla signora Sartori, in quanto era lei che disponeva degli aiuti economici, sia per me che per altri casi analoghi.
E la signora Sartori non mi dava niente e mi rimandava dal Dr. Di Filippo.
Perché tutto questo? Perché aveva ricevuto, (la Sartori), un ordine, (telefonico), da Roma da parte di Canavesio , che gli proibiva di darmi qualsiasi aiuto.
Per evitare l’ostacolo ed allo stesso tempo proteggersi da possibili future rappresaglie o vendette, il Dr. Di Filippo mi fece ascoltare su un registratore una chiamata registrata ed affettuiata dal suo capo Canavesio. Gli ordinava con voce adirata di non darmi nessun aiuto. Che se ne occupava lui, di ritorno da Roma.
Forte e protetto da quella registrazione, il Dr. Di Filippo mi concesse il piccolo aiuto che avevo chiesto.
35)
LEGGE DELLA CREDIBILITA TRA LE PERSONE DI POTERE.
Questa Legge, (creata ora stesso da me), ma che chissà è una Legge “naturale” e che esiste da quando apparvero le persone di Potere, stabilisce quanto segue.
Quello che affermi un comune mortale o cittadino, (in questo caso io stesso), per certo e veritiero che sia e anche con prove alla mano, non vale niente se una persona di Potere afferma il contrario e malgrado non abbia nessuna prova di ciò che afferma.
36)
Ho voluto pubblicare questa “Legge della Credibilità” per il seguente motivo.
Come gia detto, il Dr Di Filippo impiegò varie settimane per ricevermi, perché mi diceva, (al telefono), che tutto quello che gli raccontavo poteva non essere vero.
Perché? Perché tra le tante bugie che aveva raccontato il vice-console italiano di Puerto Plata, ing. Paolo Costa, alla Incaricata Consolare signora Sartori, che a sua volta aveva riferito al Dr. Di Filippo, c’era la seguente.
Che io ero scappato via come un pazzo da Puerto Plata, dopo aver tentato di incendiare la mia casa-magazzino-museo….Cosa falsa oltre che impossibile visto che tale edificio è costruito al 100% in metallo.
E fu precisamente quello che mi chiese il gentile Dr. Giuseppe Di Filippo, alla occasione del nostro primo incontro. Finalmente potei fornire al Dr. Di Filippo la mia versione dei fatti. Quale preliminare a quella spiegazione,tenete anche in conto che per il modo dubbioso col quale mi guardava e per le tante domande che mi faceva, il Dr. Di Filippo chissà pensava di avere seduto di fronte a lui uno squilibrato mentale, un pazzo pericoloso, che come niente, (dovuto alla sua malattia), incendiava le case.
Siccome lui insistette per un bel po’ di tempo e con varie domande, se, come e quando era vero che io avevo tentato di incendiare casa mia, con molto sforzo riuscì a convincerlo che quello era semplicemente impensabile….e per due ragioni.
La prima che non c’era nessuna ragione perché io volessi bruciare casa mia. La seconda, perché anche nel caso che fossi diventato pazzo e insistito in quell’azione, nemmeno così avrei avuto successo, per il fatto cha la mia casa-magazzino-museo era interamente costruita in acciaio e zingo ed era incombustibile al 100%.
Come esempio, (e scherzo), gli dissi che se i pompieri si fossero sbagliati e riempito il loro camion pompa con benzina invece di acqua, nell’irrorare casa mia , una volta bruciato il carburante, sarebbe rimasta affumicata ma intatta.
Finalmente riuscì a convincere al Dr. Di Filippo di quella grande falsità. Prese il telefono e informò immediatamente alla Signora Sartori che la storia del tentativo d’incendio era una grande calunnia. In verità che era ben contrariato!
37)
In quegli stessi giorni arrivò mia moglie da Puerto Plata. Ne approfittai per presentarla alla Incaricata Consolare, signora Sartori. Questa insistette molto con mia moglie perché mi convincesse a ritornare a Puerto Plata, “per pagare il mio debito con la Giustizia”, ossia, tra l’altro, essere incarcerato, (con l’accusa di pazzo criminale piromane), e naturalmente chiedere scusa al sindaco Ramòn Ortìz, per averlo chiamato ladro….per avermi rubato il mio terreno.
Mia moglie era indecisa e quasi pensava che forse era meglio che io ritornassi di mia volontà a Puerto Plata.
Io, al contrario, nemmeno pensarlo che mi andassi a mettere “nella tana del lupo” e per convincere mia moglie del mio punto di vista, gli mostrai un fax che il vice-console di Puerto Plata, ing. Paolo Costa, aveva inviato alla signora sartori, il giorno prima, e che mi aveva permesso di leggere, ma che si negò a darmi una fotocopia dello stesso.
Al finire quella lettura, mia moglie, pallida e contrariata, fissando alla signora Sartori gli disse che quelle erano tutte menzogne e che se io ritornavo a Puerto Plata per dover far fronte a tali accuse, (totalmente false), io sarei stato perduto.
Più tardi, andai nell’ufficio del Dr. Di Filippo, per chiedere il suo parere a proposito di quel fax….e lui che mi guarda perplesso e mi chiede; “quale fax?” Riferisco e lui mi dice di non saperne niente e di non aver visto nessun fax.
Mi spiegò che qualcosa “puzzava di bruciato” in tutto quello, in quanto era una regola assodata dell’Ambasciata d’Italia, che tutti i fax entranti alla stessa dovevano per primo passare dall’ufficio dell’Ambasciatore o alla persona che lo sostituiva, ossia il Dr. Di Filippo.
38)
Sempre in quelle stesse settimane, il vice-console di Puerto Plata, ing. Paolo Costa fu a spaventare mia moglie a casa nostra a Puerto Plata.
Gli disse che per il fatto che io ero, “profugo della Legge”, era pericoloso per lei rimanere a Puerto Plata e che era meglio se scappava via nella capitale con tutta la famiglia, per alloggiarsi da qualche parente.
Per il terreno che mi aveva rubato Ramòn Ortìz, per regalarselo al suo amico Freddy Vàsquez, gli disse di accettare tremila o tremila cinquecento dollari US, invece dei ventimila che io chiedevo nell’inserzione pubblicata sul “Listìn Diario”.
Se ancora poteva sussistere qualche dubbio a proposito da che parte si schierava il vice-console italiano di Puerto Plata, ing. Paolo Costa, con tale proposta, (su incarico di Ramòn Ortìz e Freddy Vàsquez), non rimaneva il ben minimo dubbio che aveva scelto di schierarsi a fianco dei ladri Ortìz y Vàsquez, e che comportandosi così, è da considerarsi un delinquente pure lui, come lo sono loro due.
39)
Tutto quanto raccontato nei numeri precedenti, successe tra i mesi di febbraio e settembre del 2002.
Ho gia detto all’inizio di questo libro, che i mali non vengono mai da soli. A questo punto è necessario ritornare un poco indietro, per il fatto che la nostra situazione nei confronti del sindaco Ramòn Ortìz ed il Municipio di Puerto Plata, peggiorava sempre di più.
Di fronte a tale evidenza, decidemmo di andarcene dalla Repubblica Dominicana.
Per questo che al finale del 2001, (03-18 dicembre), mi recai a Costa Rica per studiare la situazione e farmi un’idea. Vi rimasi due settimane ed approfittai pure per contattare la Corte Interamericana dei Diritti Umani ed alla quale presentai una denuncia contro la Repubblica Dominicana.
Di ritorno a Dominicana, decidemmo di abbandonare Puerto Plata per trasferirci in Costa Rica. Nel gennaio del 2002 mia moglie vendette un lotto di terreno suo che si trovava lontano dalla nostra casa-magazzino-museo. Con una parte di quei soldi comperai un container usato, (dei grandi di 40 piedi o 15 m. di lunghezza). Lo riempimmo durante un mese con tutti i nostri effetti personali e fu spedito al porto di Limòn in Costa Rica. Destino finale, la città di Heredia. Tutto quello risultò molto caro, circa 7.000 (sette mila) dollari US.
Il container se ne andò sulla nave nel febbraio del 2002….ed io pensavo seguirlo in marzo. Però….”l’uomo propone e Dio dispone….!”
Avendo messo in vendita, (come gia descritto), l’altro lotto di terreno per venti mila dollari US, denaro indispensabile per incominciare ad organizzarci in Costa Rica, arrivò il ladro criminale sindaco Ramòn Ortìz, con la sua pala meccanica, che ci rubò il nostro lotto.
Da lì che dovetti nascondermi per sette mesi nella capitale e….naturalmente vennero a mancare quei venti mila dollari US.
Richiamo l’attenzione dei lettori circa un dettaglio. Quale? La somma stupidità e la implacabile volontà del sindaco Ramòn Ortìz di finirla con la mia famiglia. Perché? Perché, malgrado io mi fossi rassegnato ed avessi accettato di abbandonare Puerto Plata, (con molto rincrescimento e dispiacere), e lasciando indietro tutti i risparmi di una vita, nemmeno così si accontentava il sadico criminale, ladro, ecc., ecc., Ramòn Ortìz. Mi lasciava sì andare via, però possibilmente senza niente….come è gia successo a molti investitori in Repubblica Dominicana.
Infatti, il grande “scandalo” nel seno dell’Ambasciata d’Italia di Santo Domingo, era che qualcuno, (io Valerio Tonolli), e per la prima volta, non aveva accettato quella “abitudine consolidata” e aveva protestato….!
Un amico italiano della capitale, mi riferì che all’occasione di un fine settimana trascorso a Puerto Plata con la moglie, l’amico italiano che lo ospitò gli disse che quello dei furti di lotti di terreni era “normale amministrazione” nella città di Puerto Plata, e che la gente neanche ci faceva più caso. Al contrario, la sorpresa e “scandalo” tra i cittadini di Puerto Plata fu che qualcuno avesse protestato e denunciato.
Investitori potenziali, non andate in Repubblica Dominicana!
40)
I sette mesi trascorsi nella capitale di Santo Domingo gli ho descritti ai numeri 34-35-36-37. Una delle conseguenze di tutto ciò, fu che il mio container partito da Puerto Plata nel febbraio del 2002, con destino finale a Costa Rica, arrivò a quel paese in pochi giorni e rimase nel cortile di una agenzia doganale per tutti quei sette mesi.
41)
Ce ne andammo tutta la famiglia dalla Repubblica Dominicana, (via Panama), il giorno 22 settembre del 2002. Viaggiammo con la compagnia panamense COPA de Aviaciòn, che con mia grande sorpresa scoprì che aveva persino miglior servizio che la compagnia USA, American, con la quale viaggiavo abitualmente.
La “maledizione” dominicana, (specialmente di Puerto Plata), mi seguì pure a Costa Rica. Perché? Per capire meglio il perché è necessario descrivere un poco l’ambiente del Costa Rica, che è quello che farò al numero seguente o 42.
42)
Apparentemente, la situazione del Costa Rica mi era sembrata molto migliore che quella dominicana, ed in verità che lo era, ma per certe cose soltanto….!
Per capire meglio l’ambiente socio-politico-economico del Costa Rica, al quale io ero appena “approdato”, è necessario fare una breve introduzione che tracci e spieghi la panoramica di quel Paese.
Punto primo, non c’è il minor dubbio che il Costa Rica vive “dell’eredità” dei successi del passato.
Nell’immaginario collettivo internazionale, il Costa Rica produce ammirazione per i suoi successi, (tra l’altro), vecchi di più di cinquanta anni….ma che con il passar del tempo si sono consumati ed al presente non sono che una specie di “miraggio” nel deserto.
Il Costa Rica fu “posta all’attenzione del Mappamondo mondiale” dal suo grande presidente della Repubblica, Josè Figueres Ferrer, (alias don Pepe), che soltanto durante il suo primo governo di 18 mesi, (1948-49), tra le altre moltissime cose, realizzò quanto segue.
a) abolì l’esercito,
b) col risparmio di quel denaro, creò l’assistenza sanitaria e l’educazione per tutti,
c) concesse il voto alle donne ed agli analfabeti,
d) soprintese alla redazione della nuova Costituzione.
Durante 30-40 anni quella politica produsse molti risultati positivi.
Attualmente, da 10-20 anni, tutto quel progresso si è andato deteriorando per il fatto che si è progressivamente generalizzata la corruzione, l’impunità ed il mal governo.
E’ un fatto che la dirigenza del Costa Rica attuale, (politica-economica), è ben, ma ben mediocre. E con uno svantaggio! Quale? Che la dirigenza del Costa Rica in generale non ha nessun senso dell’umiltà. Loro, (bianchi), quali fieri discendenti della razza spagnola, sono arcisicuri di saperlo tutto e non accettano nessuna critica, per ben intenzionata e costruttiva che sia.
Tutti gli Stati dell’area centro americana e dei Carabi, sono più coscienti dei loro problemi e sanno riconoscere i loro difetti e manchevolezze. Il Costa Rica, MAI!
Si noti che parlo della classe dirigente. In quanto al popolo del Costa Rica, non c’è dubbio che meriterebbe di migliori politici e liders di quelli che ha.
Un esempio? Considerate l’attuale Presidente della Repubblica, Oscar Arias Sànchez, eletto, (e rieletto), nel maggio del 2006. Non penso che il suo programma di governo vada ad invertire la tendenza “alla deriva” continuata del Costa Rica.
Sebbene lui sia stato Presidente della Repubblica, (1986-90), e vincitore del Premio Nobel per la Pace, (1987), purtroppo ha un’enorme difetto….che è quello di voler accontentare tutti….includendo anche ai corrotti….passati, presenti e futuri, (potenziali), sempre che lo eleggano a lui come Presidente della Repubblica.
Oscar Arias S., ha dimenticato il proverbio che dice che, “ di buone intenzioni è lastricato il cammino che porta all’Inferno”.
Magari che a lui piacerebbe limitare la corruzione, l’impunità ed il mal governo, ma, invece di ordinare ai metaforici chirurghi di operare in profondità al malato corpo politico-dirigenziale del Costa Rica onde estirpare quei tre “tumori”, il Dr. Oscar Arias S. ricetta semplici “aspirine”, per dei mali che sono terminali e non perdonano.
Nemmeno dimentichiamo che lui condivide al 100% quell’altro sentimento del Costa Rica gia accennato, ossia che il suo Paese e di riflesso lui stesso, sanno molto di più di tutti i loro vicini centro americani e caraibici messi insieme.
Basti pensare che alle ultime elezioni proponeva che gli permettessero di eleggere “a dito”, a lui stesso, al 20% dei Deputati, ossia 8 su 40, se avesse vinto le elezioni, proposta che non venne accettata, perché i Deputati vanno eletti dagli elettori.
Un esempio, all’interno dell’esempio, servirà per illustrare meglio, (e dimostrare), quanto detto sopra.
La documentazione basica di riferimento è solo in spagnolo e si trova in Internet al mio blog,
blogs.ya.com/meseodelcafe-c-r
Nella parte finale dello stesso c’è una breve lettera diretta al Dr. Oscar Arias S., datata, Domenica 26 ottobre del 2003 e col titolo di “Museo del Cafè”.
Quella lettera la recapitai personalmente alla sua residenza nella capitale di San Josè e me la ricevette un suo famigliare. Nella stessa chiedevo do poter illustrargli personalmente il mio progetto, “Museo del Cafè”. Mai ricevetti risposta!
Passa il tempo, e quasi due anni dopo gli scrivo un’altra lettera, (lunedì, 22 agosto del 2005), approfittando che è candidato alla presidenza della Repubblica per l’anno 2006.
Desidero chiarire che il mio candidato preferito era Ottòn Solìs, ma, visto che dai sondaggi delle intenzioni di voto, si intuisce che vincerà Oscar Arias, (con mio grande dispiacere), è a lui che devo chiedere.
Al finale di quella lettera chiedo faccia qualcosa per le 8 minoranze indigene sparse per tutto il territorio del Costa Rica.Quello che chiedo a favore degli indigeni va in sinergia con lo stesso progetto del “Museo del Cafè”.
Va ricordato che i “primi inquilini” del Costa Rica, gli indigeni, sono in via di estinzione ed esiste un’indifferenza quasi totale da parte dei costaricani nei loro confronti. Si legge in continuazione sui giornali del “furto legale” delle loro poche terre ormai rimaste.
Al contrario, il vicino Panama ha una chiara politica statale per salvaguardare i propri indigeni.
Sottolineo questo perché io non pretendevo che il Dr. Oscar Arias S., si pronunciasse pubblicamente a favore degli indigeni. Quello gli avrebbe fatto perdere voti ed io non pretendevo tanto. Però, poteva avermi dato una risposta in privato. Ma, anche qui, nessuna risposta!
Molti costaricani del suo ambiente diranno; vedete!, come può pretendere il signor Valerio Tonolli, una persona della strada, uno sconosciuto, essere ricevuto da un personaggio come Oscar Arias, ex Presidente della Repubblica, Premio Nobel per la Pace ecc.?
Sbaglia il Dr. Oscar Arias! Perché? Perché nel non dare nessun appoggio al progetto “Museo del Cafè”, lui tradisce al suo Paese. E peggio, tradisce alla memoria storica del Costa Rica. Elementare!
Perché elementare? Perché il Costa Rica in tutto il mondo e per molte generazioni, è stato sinonimo di caffè.
Voi mi direte che si è prodotto molto caffè anche in Colombia, Brasile ecc. Vero! Però il caffè nello sviluppo di quei Paesi non ha inciso neanche lontanamente come lo ha fatto nel Costa Rica.
Il Costa Rica moderno degli ultimi cento cinquanta anni, è costruito sopra il caffè. Nessun altro paese del mondo può affermare lo stesso!
E per essere più chiari, utilizziamo ancora la metafora. Fermiamoci ammirati di fronte ad un imponente e bello albero frondoso di nostra preferenza o elezione. Il vigoroso tronco con la bella e frondosa chioma è il Costa Rica presente e visibile di oggi….ma il caffè rappresenta al passato ed origine, ossia le radici di quello stesso splendido albero. E se rinneghiamo alle radici, rinneghiamo anche l’albero!. Semplice ed elementare!
Non appoggiando il progetto “Museo del Cafè” il Presidente della Repubblica, Oscar Arias Sànchez, rinnega alle sue radici ed al suo avi. Facendo ciò, reitero, tradisce a Costa Rica, non una, ma due volte! Perché?
Perché da parte di sua mamma, di cognome Sànchez, rinnega specialmente al caffè. Infatti, le grandi piantagioni di caffè della famiglia Arias-Sànchez, (i suoi genitori), provengono o sono ereditate dal ramo femminile, ossia da sua madre.
Suo papà, economicamente parlando, si sposò con la signorina Sànchez, con soltanto il vestito che aveva indosso, (esagerando un poco).
Per questo che il Presidente Oscar Arias Sànchez è “discendente” diretto del caffè…e anche così si vergogna delle sue origini.
Il suo neo-liberalismo lo porta ad ammirare incondizionatamente al modello USA dei Bush, padre e figlio.
In tutto questo ha pure l’appoggio totale, tra l’altro, della classe industriale del Costa Rica. Lo appoggia totalmente anche il principale giornale del Paese, “La Naciòn” il cui direttore Dr. Urbina, dà grande spazio agli articoli del giornalista scrittore Carlos Alberto Montaner. Montaner non c’è dubbio che possieda uno stile gradevole e sa scrivere anche molto bene….ma danneggia il tutto per la sua allergia viscerale verso tutto quello che sa di socialismo. Per essere un esiliato cubano, si può capire il suo odio per Fidel, Chàvez, Ortega, ecc., ma non dimentichiamo che nel passato attaccò anche a Lula, negli anni che era candidato alla presidenza del Brasile. Lo stesso fece con Lagos nel Cile e con Nèstor Kirchner dell’Argentina.
In breve, Carlos Alberto Montaner è più “neo-con” dello stesso George W. Bush.
Recentemente, (l’11 luglio del 2007), l’attore e direttore cinematografico USA Mel Gibson, acquistò una azienda agricola nel Nord, (Guanacaste), del Costa Rica, per 25 milioni di dollari US.
Approfittò per visitare al Presidente della Repubblica Oscar Arias Sànchez. Gli disse di essere intenzionato in aiutare agli indigeni del Paese e chiese al Dr. Arias quale fosse il mezzo più indicato per farlo. Il Dr. Arias rispose che, “per mezzo di Fondazioni”.
E qui sbaglia ancora una volta il Presidente Arias! Perché? Perché durante la mia permanenza di più di tre anni nel Costa Rica, (2002-2005), in più di una occasione lessi sulla stampa locale che esisteva più di una fondazione che ricevevano soldi dall’estero a nome delle minoranze indigene, ma che se gli mettevano in tasca e non davano niente agli indigeni. La stessa “Defensorìa” degli Abitanti, (Ombudsman), denunciò tale fatti.
E vedete un po’ voi che tipo di “consulenza” dà il Dr. Arias a Mister Mel Gibson! Facendo ciò, non solo nasconde ai corrotti ma gli aiuta pure!
Il Dr. Oscar Arias S., ha la sua propia Fondazione che creò col denaro ricevuto dal Premio Nobel per la Pace del 1987. Per la sua fama ha ricevuto e riceve denaro dall’estero per la sua Fondazione Oscar Arias.
Investigate un po’ voi se ha speso un solo dollaro in profitto delle comunità indigene del Costa Rica. Penso proprio di no!
Da parte mia che i Presidenti della Repubblica stilo Oscar Arias Sànchez, continueranno a portare il povero Costa Rica alla deriva….come lo ha fatto il suo predecessore Abel Pacheco.
Come minimo si dovrebbe approfittare del fatto che Mel Gibson è di casa per incaricargli un realistico music hall cinematografico, (con Madonna?), allo stile di quello dedicato all’Argentina. In questa nuova opera, gia non sarebbe Evita, ma una donna del Costa Rica che sussurra moribonda….”don’t cry for me Costa Rica”.
CONTINUA….
43)
Ho voluto tracciare il breve quadro anteriore circa la situazione del Costa Rica, con il proposito che voi capiate meglio come fu possibile che in un tale ambiente mi capitassero tante disavventure in quel bel Paese.
Ha gia fatto notare che dovuto alle persecuzioni del sindaco di Puerto Plata, Ramòn Ortìz, arrivai con “un ritardo” di sette mesi in Costa Rica.
Al mio arrivo a Costa Rica, le principali novità erano:
a) Il Signor Rafael Mora Chinchilla, gerente di vendita del magazzino doganale Almacenadora S. A. di Los Lagos della città di Heredia, mi chiedeva quattro mila dollari US per “magazzinaggio”.
b) La Dogana del Costa Rica, mi chiedeva altri quattro mila dollari US, per dazi doganali, per i miei effetti personali.
Per non ripetermi, faccio notare che questa situazione è ampliamente descritta nella mia seconda lettera al Presidente Ciampi, (lettera in italiano e spagnolo), al blog,
blogs.ya.com/ciampi-unioneuropea.
Per di più, tutta la documentazione e corrispondenza relativa al riassunto che segue, si trova, in spagnolo, e sempre in Internet ai blogs,
blogs.ya.com/costaricaaduana
blogs.ya.com/costarica-justicia
blogs.ya.com/costarica-abogados
blogs.ya.com/costarica-opinion
blogs.ya.com/costarica-cochinadas
blogs.ya.com/tonolli-strasbourg (in francese)
blogs.ya.com/tonolli-cidh
Non dimenticate che il mio libro “Puerto Plata”, di 30-40 pagine, è il riassunto di un altro libro trenta volte più voluminoso.
RIASSUNTO.
a)
Desidero ricordare brevemente che io avevo comperato un container perché tutti i miei effetti personali rimanessero dentro quello. Per questo che per tutto il lungo di quel container di 15 metri di lunghezza, ed in tutti due i lati, avevo costruito due grandi scaffali larghi circa settanta centimetri e alti circa due metri e sopra i quali avevo sistemate tutte le mie cose. Nel mezzo era rimasto un passaggio di 70-80 centimetri di larghezza e per mezzo del quale si poteva visionare e controllare tutto il contenuto del container. Un simile lavoro era durato circa un mese.
Invece di lasciare tutto al suo posto, al contrario, e sicuramente per avere la scusa di poter farmi pagare di più per il magazzinaggio, svuotarono completamente il container e distrussero anche gli scaffali. Come se si trattasse di un mucchio di spazzatura o di cose sopravvissute ad un uragano, buttarono tutte le mie cose in un angolo del loro magazzino. Rubarono tutto quanto poteva servire ai vari dipendenti della Almacenadora S.A. e lasciarono che piovesse sopra a 5 enciclopedie, libri e documenti vari.
b)
Nella “Defensorìa de los Habitantes”, (Ombudsman), mi consigliarono di scrivere io stesso una lettera al gerente della Almacenadora S.A., signor Rafael Mora Chinchilla, (tel. 250-5050, E-mail rmora@superior.co.cr Mi dissero que per fare quello non c’era bisogno di un avvocato. In quella lettera chiedevo i danni per diecimila, (10.000) dollari US, anche se il danno reale era molto di più. Recapitai io stesso quella lettera, con annotatati, il mio domicilio, il mio numero di telefono ed il mio E-mail e mi diedero una fotocopia protocollata della stessa, con timbro, data e firma della incaricata del magazzino doganale Almacenadora S.A., di Los Lagos della città di Heredia. Secondo le Leggi del Costa Rica, a quella lettera si doveva rispondere nel giro di 15 giorni.
c)
Non ricevetti mai una risposta. Passarono i mesi. Parlai, (successivamente in vari mesi), con sei avvocati, perché mi scrivessero una lettera alla Almacenadora S. A., in quanto così lo dettava la Legge, essendo che ormai io non potevo scrivere quella lettera, come avevo fatto anteriormente.
Tutti loro mi ascoltavano una prima volta e poi non mi richiamavano o ricevevano più. Da lì che potei dedurre, (più avanti), che la regola nel Costa Rica è che, una volta sentita la prima parte, (io), l’avvocato si comunica con la controparte, e se capisce che è molto più forte e denarosa della prima, (sempre io), si mette d’accordo con quella. La prova di questo la ebbi anche con l’ultimo avvocato interpellato, ossia l’imbroglione avvocato Luis Antonio Alvarez Chavez, codice 6143 del Collegio degli Avvocati, che mi chiese un anticipo di cento dollari US, (per un totale di 200 dollari US), per scrivermi quella lettera….che mai scrisse, che si mise d’accordo con il gerente della Almacenadora S.A., Rafael Mora Chinchilla…..e che mai mi restituì quei cento dollari, benchè lo abbia denunciato al Collegio degli Avvocati, (Collegio de Abogados de Costa Rica), istituzione che non vale un fico secco.
d)
Appoggiato dal comportamento “mafioso” della grande maggioranza degli avvocati costaricani, il gerente del magazzino doganale Almacenadora S.A., Rafael Mora Chinchilla, con l’accordo, (mafioso pure quello), del direttore della Dogana dell’Aeroporto Juan Santamaria di San Josè, Dr. Rafael Bonilla Vindas, “distrussero” tutte le mie cose personali….e senza avvisarmi!
e)
La ragione o scusa “ufficiale” segnata sul documento di “distruzione” fatta dalla Dogana del Costa Rica, era che io ero scomparso dalla circolazione….e che avevo abbandonato al Costa Rica. Tutto questo malgrado il signor Rafael Mora Chinchilla avesse la mia lettera protocollata e descritta alla lettera b), con annotati in calce, il mio domicilio, (in Costa Rica), il mio numero di telefono ed il mio E-mail.
f)
Per me che distruggere a uno tutti i suoi averi personali, in modo illegale, era materia penale. Per essere materia di Diritto Penale, la Legge non mi obbligava a passare per un avvocato, (potenzialmente “mafioso”), e, come lo permette la Legge delo Costa Rica, presentai io stesso la denuncia.
g)
Nella grande disgrazia, un po’ di vantaggio, pensai io. Come mi sbagliavo! Perché? Perché fu la “geniale” Fiscale della città di Heredia, Dr. Rose Mary Solis Carmona che “sistemò” la situazione a modo suo, o che fa lo stesso, alla maniera del Costa Rica.
Malgrado io avessi dichiarato nella denuncia inoltrata al Tribunale di Heredia, che avevano “distrutto” tutti i miei averi personali, ( e c’era la relativa documentazione doganale che dimostrava ciò), la Fiscale Solis Carmona, affermò che non era vero. Secondo la “geniale” Fiscale Rose Mary Solis Carmona, il vero era, (quello se lo inventò lei), che i miei beni personali si erano danneggiati durante il viaggio….prima della distruzione…..
Feci notare che quello dei danni era “acqua passata”, come scritto alla lettera b).
E lei che no! Che nemmeno parlare di distruzione, ma di danni….che per i quali ci si appella al Codice Civile e non Penale. Risultato, respinse la mia denuncia penale!
Notate, pazienti lettori che gli portai anche una dichiarazione dello stesso magazzino doganale Almacenadora S. A., nella quale si poteva leggere chiaramente, “ che i miei beni personali erano arrivati un buono stato”.
Nemmeno volle prendere in considerazione la mia lettera indicata alla lettera b).
h)
Feci appello a quella “sentenza” inventata di sana pianta. I Giudici della sezione penale dei Tribunali di Heredia, Dr. Gustavo Adolfo Jimènez Madrigal e Mario Vargas Quesada la respinsero e diedero ragione alle invenzioni e fantasie della Fiscale Solis Carmona.
i)
E nello stesso modo respinse definitivamente il mio ennesimo appello il Giudice Jorge Villalobos Araya, che sostenne il suo verdetto definitivo sul fatto che, “le mie cose personali non si può sapere se arrivarono in buon stato”, malgrado l’attestazione del magazzino doganale indicata alla lettera g) che consegnai anche a lui.
j)
Le cose ed i fatti seguono una certa logica o “coerenza”. Come dimostrazione che tutto “corrisponde” o incassa nella Giustizia del Costa Rica, non dimentichiamo neppure il mio avvocato difensore o “di fiducia”, l’avv. Alberto Soto Viquez, (pensionato e che ha fatto tutta la sua carriera nei Tribunali della città di Heredia, quale Pubblico Ministero.-
Il suo comportamento finale mi fece capire, (deduzione logica?), che da sempre fu d’accordo con chi mi “distrusse” i miei effetti personali, e così pure con le invenzioni e fantasie della Fiscale Rose Mary. Perché? Perché avendo ancora diritto di appellare a quanto deciso dal Giudice alla lettera i), il mio avvocato difensore o “di fiducia”, Dr. Alberto Soto Viquez, mi informò soltanto tre giorni dopo che era scaduto il tempo per appellarmi ….e malgrado io gli avessi pagato più di seicento dollari US di parcella. Denunciai pure lui al Collegio degli Avvocati del Costa Rica, ma siccome quella istituzione non serve a un bel niente, (se non ha far pagare quote e balzelli ai suoi iscritti), l’avv. Alberto Soto Viquez, può dormire sonni più che tranquilli!
k)
Denunciai tutto quanto descritto al Procuratore Generale della Repubblica del Costa Rica, Dr. Francisco Dall’Anese Ruiz, al Presidente della Sala IV o Costituzionale, Dr. Luis Fernando Solano Carrera, e al Presidente della Corte Suprema di Giustizia, Dr. Luis Paulino Mora. Tutti loro avallarono l’operato degli avvocati, fiscali, giudici, ecc., menzionati….dimostrando così che nel Costa Rica non esiste quadro legale.
l)
Tra le mie cose “distrutte” c’era una grande conchiglia “Tridacna Gigans” di cento quaranta, (140), chili di peso. A chi mi aiuti a ricuperarla darò mille dollari US di premio.
m)
Agli artisti del Costa Rica reitero la necessità di imitare l’opera dedicata a suo tempo all’Argentina e gia menzionata. Concluso il copione, parlatene con Mel Gibson, nella sua azienda di Guanacaste, e date vita al dramma, “DON’T CRY FOR ME COSTA RICA”
44)
CONCLUSIONE-INIZIO O INIZIO-CONCLUSIONE.
Il presente parafo o numero 44 di questo scritto, si trova sia all’inizio che alla fine dello stesso. Per questo che è intitolato, conclusione-inizio e viceversa. Perché?
Perché malgrado abbia cercato di riassumere al massimo i fatti descritti in esso, mi accorgo che il risultato sono ben 42 pagine….che nessuno leggerà, anche se, a loro volta, sono il riassunto di altre più di mille pagine!
Aggiornamento.
Trento, Città del Concilio, giovedì 13 settembre del 2007.
Leggo in Internet, (Google), che il Dr. Gioacchino Trizzino occupa alla Farnesina, (Ministero degli Esteri Italiano), la carica di ministro plenipotenziario, vice direttore della Direzione Generale Italiani all’estero e Politiche Migratorie. Ciò mi sorprende, mi scandalizza e mi fa pensare che hanno messo un lupo a guardia dell’ovile, (metaforicamente).
Perché? Perché io lo ho maledetto, lui ed altri suoi degni compari, quando era ambasciatore d’Italia in Costa Rica. Per maggiori spiegazioni vedere la mia seconda lettera al presidente Ciampi, (parafo 31 in Archivos, Octubre 2005), al blog,
blogs.ya.com/ciampi-unioneuropea
Perché lo ho maledetto? Perché ha fatto tutto il possibile per rovinare me e la mia famiglia, quando ci trovavamo in Costa Rica, da vero delinquente istituzionale!
Se un simile squallido individuo, (promosso?), si occupa della Direzione Generale Italiani all’estero e Politiche Migratorie, è proprio vero che in Italia abbiamo toccato il fondo….e non solo alla Farnesina!
Ho riassunto le mie vicissitudini nei Carabi e Centro-America sui blogs,
blogs.ya.com/puerto-plata (in spagnolo)
blogs.ya.com/puerto-plata-it (in italiano)
Tra l’altro, Sua Eccellenza l’Ambasciatore d’Italia in Costa Rica, Dr. Gioacchino Trizzino, ha sempre ignorato totalmente l’articolo nº 5 della Convenzione di Vienna, (1962-64), circa gli obblighi consolari verso i rispettivi cittadini.
Come lui, hanno fatto anche gli ambasciatori d’Italia in Rep. Dominicana, Dr. Canavesio e Dr. Sfara.
La Convenzione di Vienna citata, con l’art. 5, la si può leggere sempre su Google in Internet. Più chiaro di così, non si può!
Ma il fiore all’occhiello dell’ex ambasciatore e attuale ministro plenipotenziario italiano, Gioacchino Trizzino, nei miei confronti, è di avermi fatto chiudere in galera, (per la prima volta in vita mia), dalla polizia del Costa Rica.
Per quale ragione? Per avergli chiesto un secondo prestito di cento settanta cinque, (175), dollari US, per fare la spesa.
Piuttosto che prestarmi quei soldi, al tanto che mi era scaduto il permesso di soggiorno turistico, chiamò la polizia che mi portò via. Feci appello all’ordine di deportazione, ma più avanti fui comunque deportato dal Costa Rica, lasciando abbandonata la mia famiglia.
Da non dimenticare che trovandomi ancora in Costa Rica quando mi arrivarono dalla Rep. Dominicana i trentamila US dollari, (30.000), frutto della vendita di una piccola proprietà, andai subito a restituire all’Ambasciata d’Italia i 175 dollari del primo prestito.
Faccio anche notare, che per certi sprechi, alla Farnesina i soldi non mancano. Una prova?
L’ambasciatore Trizzino ci ha tenuto a festeggiare in grande pompa al cinquantesimo anniversario, (2002), della fondazione della colonia e cittadina italiana di San Vito, al Sud del Paese e vicino al Panama.
Anche se tutti quei coloni, (che dopo pochi anni se ne andarono quasi tutti per l’insuccesso dell’operazione), erano dell’Italia del Nord, nessuno di loro è stato invitato alla “festa”. Al contrario, da bravo siculo, l’ambasciatore Trizzino ha saputo trasformare tale commemorazione in una gran festa dal tipico sapore siciliano, facendo arrivare, tra l’altro, ben tredici, (13), delegazioni comunali siciliane, con a capo i relativi sindaci. Per tutto ciò è stato necessario organizzare un ponte aereo tra la capitale San Josè e la cittadina di San Vito, anche per trasportare le numerose autorità del Costa Rica, che non hanno fatto un ca….volo per San Vito.
E non poteva mancare il tocco artistico! L’ambasciatore Trizzino ha fatto venire dall’Italia la soprano Katia Ricciarelli, per un pubblico, sia detto en passant, che per il 99% non sa cosa sia la lirica e che preferirebbe, (di gran lunga), ascoltare un ritmico merengue dominicano afro-americano. Va da sé, che non è mancata nemmeno la sfilata di moda ne l’esposizione con Maserati e motociclette Ducati.
Altro che un prestito di 175 dollari per fare la spesa!
Visto che, come già descritto, i nostri risparmi sono stati investiti e sono rimasti in un progetto a Puerto Plata, in Rep. Dominicana, per vivere disponiamo di meno di mille euro al mese.
Nel giugno scorso, (2007), non facendocela a vivere in quattro con 980 euro al mese, (con affitto + spese di 400 euro), abbiamo deciso di andare in Inghilterra per lavorare e stabilirci là.
All’ultimo momento sono venuti a mancare diverse migliaia di euro che Nella Ruzz mi aveva promesso, per avergli scritto un libro denuncia, che mi prese un anno e mezzo di tempo. Per saperne di più vedere in Internet al blog,
blogs.ya.com/nella-e-i-suoi-cani
Non avendo abbastanza soldi per i primi due tre mesi, (affitto), siamo dovuti tornare in Italia.
Ho approfittato di trovarmi a Londra, per passare dall’Ambasciata d’Italia per far vedere alla segretaria dell’ambasciatore, (perché riferisca), due miei libri pubblicati nei Carabi e che descrivono quello che ci è successo là. Era come far sapere all’ambasciatore, e di riflesso alla Farnesina, che ero ancora vivo e in giro….
Sua Eccellenza l’Ambasciatore d’Italia, Giancarlo Aragona, (pure lui siculo DOC), ha detto al carabiniere di servizio di chiamare la polizia britannica, che mi ha fatto andare via….Ambasciatore Giancarlo Aragona, da parte mia, Lei è un vero cafone DOC, comportandosi così!
E di cafoni ce ne sono tanti alla Farnesina, anzi troppi!
Sarebbe bene che il nuovo segretario della Farnesina, l’ambasciatore Gianpiero Massolo, facesse qualcosa in merito.
Tuttavia, dubito che lo voglia o possa fare. Perché? Leggo che è stato capo gabinetto del ministro degli Esteri Gianfranco Fini e che al presente è stato Massimo D’Alema a volerlo e nominarlo segretario generale.
Dimostrazione o deduzione logica? Destra o sinistra rappresentano lo stesso “polpettone” indigesto e per questo che ho fondato il nuovo partito politico di centro, “Pubblica Opinione”.
Vedere in Internet al blog,
blogs.ya.com/pubblica-opinione
Se non altro, serva quanto scritto fino qui, a dimostrare che esiste un anello di ferro, (acciaio?), della corruzione che unisce i vari Poteri sparsi per il mondo. In questo caso l’anello congiunge il menefreghismo e la corruzione della Farnesina e dello Stato Italiano alle ambasciate d’Italia nella Rep. Dominicana e nel Costa Rica, che a loro volta “collaborano” coi governi dominicano e del Costa Rica, e che, (tutti quanti), finiscono per “saldarsi” col governo della Provincia Autonoma di Trento, che nel mio caso è rappresentato dall’ Assessore Iva Berasi. Questa signora i soldi dei contribuenti li butta letteralmente, (a milioni), “giù per il cesso”, per le cose che a lei piacciono. Per me non ci sono neanche qualche migliaio di euro per pagarmi un avvocato. Gli ho anche detto che avrei chiesto ai suoi fratelli che mi prestassero qualche spicciolo, visto che si sono presi, (si dice che illegalmente), ben cinque milioni di euro di contributi agricoli dell’Unione Europea. Infatti, fino a non essere, (eventualmente), condannati, sono da considerarsi innocenti e dovrebbero disporre di quei cinque milioncini….Ergo, che mi prestino qualche spicciolo!
Non vi è il minor dubbio che tutti loro sono solidali nel mandare a quel paese a Valerio Tonolli e famiglia, (Beppe Grillo, direbbe a fare un c…).
Finalmente, (era ora!), gli italiani incominciano a lamentarsi!
Il recente V-day, (vittoria, vendetta?), di Beppe Grillo è stato un grande successo.
Idem il libro “La Casta” dei geniali e coraggiosi Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella.
Sempre riguardo alla Farnesina, suggerisco a qualcuno che ne conosca bene i meandri, di scrivere “La Cosca”. Perché?
Perché per quel poco che ho potuto osservare, mi sembra di intuire che gli incarichi all’interno della Farnesina, sono in gran parte assegnati per cooptazione.
Diplomatici bisnonni, nonni, figli, nipoti ecc., ecc., da varie generazioni ormai, col risultato che, mancando un salutare ricambio, si è dato origine, a troppe acque stagnanti fetenti! (metaforiche).
Attentamente,
Dr. Valerio Tonolli
Consulente Anticorruzione, Antispreco, Antipotere Arrogante,
e,
Aspirante Capo Controllore dei Controllanti
Questo scritto è in Internet ai blogs,
blogs.ya.com/puerto-plata-it
blogs.ya.com/la-casta-trentina
blogs.ya.com/trentopolimanosporca
blogs.ya.com/informaalternativa
blogs.ya.com/ciampi-unioneuropea
blogs.ya.com/fini-e-tremaglia
blogs.ya.com/berlusconi-e-il-lupo
Aggiornamento coi Signori MENEFREGHISTI della Farnesina.
Aggiornamento Domenica, 20 febbraio 2005
Aggiornamento mio personale con i Signori MENEFREGHISTI della Farnesina.
Recentemente indirizzai una mia lettera al ministro degli Esteri Fini, rammentandogli certe promesse dei suoi Ambasciatori, Sfara (Dominicana) e Trizzino (C. Rica).
Come al solito...o da copione,... SILENZIO TOTALE!!!!!
Se potessi, a modo mio, “rimarciare su Roma”, lascierei tranquilla la Cittá Eterna, ma la Farnesina la “svuoterei” completamente, “ripulendola” specialmente degli ambasciatori e funzionari altolocati, che praticano nei miei confronti, da anni ormai, un sombolico “capretto mafioso”.
Perché?
Perché nel mio caso, a volte (rarissime) mi sono imbattuto in un funzionario (a) che cercava di aiutarmi ma che, per ovvie ragioni, é sempre stato fatto “rientrare nei ranghi”, al piú presto.
Questo valga per il Dr. Giuseppe Di Filippo in Dominicana, e per la Cancelliere donna Maria Paola Salvini in Costa Rica.
Spero che per accennare a questo non debbano subire alcun danno nelle loro carriere.
Per quel poco che possa intuire, mi sembra di capire che alla Farnesina si “ereditano” le alte cariche a livello di famiglia, col risultato che si é sviluppata una certa degenerazione dell’insieme, visto l’assenza di un sano ricambio.
Altra grande sorpresa da parte mia, é l’aver costatato che i nostri ambasciatori ignorano completamente che anche l’Italia ha sottoscritto la Convenzione di Vienna riguardo alle Relazioni Diplomatiche e Funzionari Consolari. (18 aprile 1961 e 24 aprile 1964)
Tra l’altro, all’Art. 5, i- si legge testualmente; “....SI ADDOTTINO LE MISURE PROVISIONALI DI PRESERVAZIONE DEI DIRITTI ED INTERESSI DI QUEI CITTADINI QUANDO PER ESSERE ASSENTI O PER QUALSIASI ALTRA CAUSA NON POSSA DIFENDERLI OPPORTUNAMENTE”.
A questo riguardo, Sua Eccelenza l’Ambasciatore d’Italia Stefano Alberto Canavesio fu il primo della “serie” nel dirmi (in Dominicana), che lui rappresentava lo Stato Italiano e che per le mie faccende mi cercassi un’avvocato...mandandomi a quel paese e proibendo al Dr. Di Filippo di darmi qualsiasi aiuto.
Siccome questa é la prassi, chissá che anche gli On. Fini e Tremaglia non sono a conoscenza della Convenzione di Vienna. Perché non rivedono quella materia o si rinfrescano la memoria?
Ed a questo proposito, visto che questa é la norma, che chi se la sente, denunci d’ufficio alla Farnesina o chi per lei ed allo Stato Italiano, per mancata e negata (ripetutamente) assistenza ad un cittadino.
Da parte mia ho denunciato lo Stato Italiano al Tribunale Europeo dei Diritti Umani (Strasburgo-Francia) e benché richiesta piú volte, neanche mi hanno risposto di aver ricevuto la mia denuncia, (raccomandata).
APPELLO. SE PER GIULIANA SGRENA SI SONO MOSSI IN 500.000, PERSONALMENTE, FAREI I SALTI MORTALI SE PER ME SI MUOVESSERO IN CINQUANTA (50) O, MEGLIO DI NIENTE, ANCHE IN CINQUE (5), ED INVIASSERO UN SOLLECITO AL NOSTRO MINISTERO DEGLI ESTERI.
Potrebbero farlo simultaneamente ai seguenti e-mails.
Ministero degli Esteri. mim@esteri.it
Farnesina. info@farnesina.it
Amb. D’Italia (Dominicana) ambital@codetel.net.do
Amb. D’Italia (Costa Rica) ambitcr@racsa.co.cr
Consolato Italiano (C. Rica) uffconsit@mail.powernet.com
Ass. Trentini nel Mondo info@trentininelmondo.it
Grazie a tutti. Valerio Tonolli
Aggiornamento mio personale con i Signori MENEFREGHISTI della Farnesina.
Recentemente indirizzai una mia lettera al ministro degli Esteri Fini, rammentandogli certe promesse dei suoi Ambasciatori, Sfara (Dominicana) e Trizzino (C. Rica).
Come al solito...o da copione,... SILENZIO TOTALE!!!!!
Se potessi, a modo mio, “rimarciare su Roma”, lascierei tranquilla la Cittá Eterna, ma la Farnesina la “svuoterei” completamente, “ripulendola” specialmente degli ambasciatori e funzionari altolocati, che praticano nei miei confronti, da anni ormai, un sombolico “capretto mafioso”.
Perché?
Perché nel mio caso, a volte (rarissime) mi sono imbattuto in un funzionario (a) che cercava di aiutarmi ma che, per ovvie ragioni, é sempre stato fatto “rientrare nei ranghi”, al piú presto.
Questo valga per il Dr. Giuseppe Di Filippo in Dominicana, e per la Cancelliere donna Maria Paola Salvini in Costa Rica.
Spero che per accennare a questo non debbano subire alcun danno nelle loro carriere.
Per quel poco che possa intuire, mi sembra di capire che alla Farnesina si “ereditano” le alte cariche a livello di famiglia, col risultato che si é sviluppata una certa degenerazione dell’insieme, visto l’assenza di un sano ricambio.
Altra grande sorpresa da parte mia, é l’aver costatato che i nostri ambasciatori ignorano completamente che anche l’Italia ha sottoscritto la Convenzione di Vienna riguardo alle Relazioni Diplomatiche e Funzionari Consolari. (18 aprile 1961 e 24 aprile 1964)
Tra l’altro, all’Art. 5, i- si legge testualmente; “....SI ADDOTTINO LE MISURE PROVISIONALI DI PRESERVAZIONE DEI DIRITTI ED INTERESSI DI QUEI CITTADINI QUANDO PER ESSERE ASSENTI O PER QUALSIASI ALTRA CAUSA NON POSSA DIFENDERLI OPPORTUNAMENTE”.
A questo riguardo, Sua Eccelenza l’Ambasciatore d’Italia Stefano Alberto Canavesio fu il primo della “serie” nel dirmi (in Dominicana), che lui rappresentava lo Stato Italiano e che per le mie faccende mi cercassi un’avvocato...mandandomi a quel paese e proibendo al Dr. Di Filippo di darmi qualsiasi aiuto.
Siccome questa é la prassi, chissá che anche gli On. Fini e Tremaglia non sono a conoscenza della Convenzione di Vienna. Perché non rivedono quella materia o si rinfrescano la memoria?
Ed a questo proposito, visto che questa é la norma, che chi se la sente, denunci d’ufficio alla Farnesina o chi per lei ed allo Stato Italiano, per mancata e negata (ripetutamente) assistenza ad un cittadino.
Da parte mia ho denunciato lo Stato Italiano al Tribunale Europeo dei Diritti Umani (Strasburgo-Francia) e benché richiesta piú volte, neanche mi hanno risposto di aver ricevuto la mia denuncia, (raccomandata).
APPELLO. SE PER GIULIANA SGRENA SI SONO MOSSI IN 500.000, PERSONALMENTE, FAREI I SALTI MORTALI SE PER ME SI MUOVESSERO IN CINQUANTA (50) O, MEGLIO DI NIENTE, ANCHE IN CINQUE (5), ED INVIASSERO UN SOLLECITO AL NOSTRO MINISTERO DEGLI ESTERI.
Potrebbero farlo simultaneamente ai seguenti e-mails.
Ministero degli Esteri. mim@esteri.it
Farnesina. info@farnesina.it
Amb. D’Italia (Dominicana) ambital@codetel.net.do
Amb. D’Italia (Costa Rica) ambitcr@racsa.co.cr
Consolato Italiano (C. Rica) uffconsit@mail.powernet.com
Ass. Trentini nel Mondo info@trentininelmondo.it
Grazie a tutti. Valerio Tonolli
TROPPO SPESSO, LA FARNESINA, SE NE FREGA DEGLI ITALIANI ALL'ESTERO
L’Espresso opinioni
4 Commento lasciato da valerio tonolli il 20 febbraio 2005 alle ore 09:38AM
DEGLI ITALIANI ALL’ESTERO, TROPPO SPESSO, LA FARNESINA SE NE FREGA....................
Quando, tra l’altro, leggiamo sui giornali le ricorrenti frasi retoriche e banali tipo; “abbandonare ora l’Irak sarebbe un tradimento delle speranze degli iracheni....” o le tirate di Fini come, “l’Italia non tratta con i criminali...”, non si puo fare a meno di ricordare il proverbio, “errare é umano, perseverare diabolico.”
Perché, (in quanto all’Irak) sono diabolici Bush, Berlusconi, Fini, ecc.?
Perché non facendo nemmeno sperare in una eventuale ritirata delle truppe di occupazione, fanno chiaramente capire che loro sono andati lí per rimanerci e non per la difesa e diffusione della democrazia, ma bensí per il Dio denaro, ossia il petrolio, come dire che quello che loro “esportano” non é la democrazia ma la plutocrazia. In Dio confidiamo, si legge ben chiaro sulle banconote USA.
In Irak, (come in qualsiasi altro paese), quello che piú la popolazione desidera, sia sunnita che sciita, é che le truppe di occupazione se ne vadano.
Per il fatto che la partecipazione italiana é puramente simbolica, quale migliore opportunitá di prendere due piccioni con una sola fava?
Col ritiro dei nostri soldati si invierebbe un messaggio di speranza al coraggioso e martoriato popolo iracheno, messaggio dal peso enormemente piú consistente di quello che possa rappresentare la nostra presenza militare in quel paese.
Naturalmente che questo non succederá e che prevarra la “realpolitik”.
Tanto, tra le soldatesse della coalizione non ci sono, ne le gemelle Bush, ne le figlie di Berlusconi.
Se per la liberazione di Giuliana Sgrena si sono mobilitati in 500.000, é probabile che in un eventuale referendum, l’Italia voterebbe per il rientro a casa dei nostri soldati.
Spero vivamente che Giuliana Sgrena, come pure Florence Aubenas, il suo interprete ed altri, siano liberati presto.
Tuttavia, con riferimento alla mia esperienza personale, ricordo a Franco ed Antonella Sgrena, genitori di Giuliana, che troppo spesso la Farnesina se ne frega altamente della sorte degli italiani all’estero.
Perche?
La risposta si trova al Blog,
http://blogs.ya.com/fini-e-tremaglia
Att. Valerio Tonolli
4 Commento lasciato da valerio tonolli il 20 febbraio 2005 alle ore 09:38AM
DEGLI ITALIANI ALL’ESTERO, TROPPO SPESSO, LA FARNESINA SE NE FREGA....................
Quando, tra l’altro, leggiamo sui giornali le ricorrenti frasi retoriche e banali tipo; “abbandonare ora l’Irak sarebbe un tradimento delle speranze degli iracheni....” o le tirate di Fini come, “l’Italia non tratta con i criminali...”, non si puo fare a meno di ricordare il proverbio, “errare é umano, perseverare diabolico.”
Perché, (in quanto all’Irak) sono diabolici Bush, Berlusconi, Fini, ecc.?
Perché non facendo nemmeno sperare in una eventuale ritirata delle truppe di occupazione, fanno chiaramente capire che loro sono andati lí per rimanerci e non per la difesa e diffusione della democrazia, ma bensí per il Dio denaro, ossia il petrolio, come dire che quello che loro “esportano” non é la democrazia ma la plutocrazia. In Dio confidiamo, si legge ben chiaro sulle banconote USA.
In Irak, (come in qualsiasi altro paese), quello che piú la popolazione desidera, sia sunnita che sciita, é che le truppe di occupazione se ne vadano.
Per il fatto che la partecipazione italiana é puramente simbolica, quale migliore opportunitá di prendere due piccioni con una sola fava?
Col ritiro dei nostri soldati si invierebbe un messaggio di speranza al coraggioso e martoriato popolo iracheno, messaggio dal peso enormemente piú consistente di quello che possa rappresentare la nostra presenza militare in quel paese.
Naturalmente che questo non succederá e che prevarra la “realpolitik”.
Tanto, tra le soldatesse della coalizione non ci sono, ne le gemelle Bush, ne le figlie di Berlusconi.
Se per la liberazione di Giuliana Sgrena si sono mobilitati in 500.000, é probabile che in un eventuale referendum, l’Italia voterebbe per il rientro a casa dei nostri soldati.
Spero vivamente che Giuliana Sgrena, come pure Florence Aubenas, il suo interprete ed altri, siano liberati presto.
Tuttavia, con riferimento alla mia esperienza personale, ricordo a Franco ed Antonella Sgrena, genitori di Giuliana, che troppo spesso la Farnesina se ne frega altamente della sorte degli italiani all’estero.
Perche?
La risposta si trova al Blog,
http://blogs.ya.com/fini-e-tremaglia
Att. Valerio Tonolli
Troppo spesso, la Farnesina SE NE FREGA degli italiani all'estero!!!!
Commento lasciato da valerio tonolli il 29 gennaio 2005 alle 00:20AM su L’espresso opinioni
Bravo, bravo dott. Bocca, tenga duro e continui cosí, con l’occhio alla Sua “paesana” Rita Levi Montalcini che, coi suoi 96 ben portati é addirittura “cristallina” nell’esprimersi. Ergo, a Lei che ne ha 84 mancano ancora 12 anni ......per raggiungere donna Rita...piú quelli eventuali successivi. Auguri!
Passando ad un’altro tema, quale metaforica bottiglia con messaggio lanciata in alto mare, con questo appello intendo tentare di raccogliere delle firme per vedere se si riesce a far smuovere ai Signori della Farnesina.
A chi lo frequenta, dica anche all’On. Mirko Tremaglia che un paio di anni fa si “suicidó” in Rep. Dominicana un triestino. Dai commenti dei giornali dominicani letti in Internet, (io me ne ero gia andato via) si leggeva che detto italiano, (il cui nome non appariva sui giornali), etá intorno ai 35 anni, non aveva nessunissima ragione per togliersi la vita. Cosí dissero anche sua moglie (dominicana), amici, conoscenti, ecc.
Infatti a quel “suicida”, andava a gonfie vele, godeva di piena salute, aveva una bella famiglia, ecc., ecc., ed oltre ad avere in provincia un’attivitá legata al turismo, ben avviata, aveva appena finito una bella casa nuova nella capitale di Santo Domingo.
Cosa centra tutto questo?
Centra per il fatto che uno dei cronisti (dominicani) si chiedeva molto perplesso come mai non era stata fatta nessuna indagine, autopsia o altro da parte della nostra ambasciata, e si era proceduto a far cremare, in tutta fretta e furia, al cadavere, mi sembra anche contro la volontá della vedova.
Morale della favola....siccome siamo quasi sessanta milioni....uno piú o uno meno....MA CHI SE NE FREGA!!!!!!
Bravo, bravo dott. Bocca, tenga duro e continui cosí, con l’occhio alla Sua “paesana” Rita Levi Montalcini che, coi suoi 96 ben portati é addirittura “cristallina” nell’esprimersi. Ergo, a Lei che ne ha 84 mancano ancora 12 anni ......per raggiungere donna Rita...piú quelli eventuali successivi. Auguri!
Passando ad un’altro tema, quale metaforica bottiglia con messaggio lanciata in alto mare, con questo appello intendo tentare di raccogliere delle firme per vedere se si riesce a far smuovere ai Signori della Farnesina.
A chi lo frequenta, dica anche all’On. Mirko Tremaglia che un paio di anni fa si “suicidó” in Rep. Dominicana un triestino. Dai commenti dei giornali dominicani letti in Internet, (io me ne ero gia andato via) si leggeva che detto italiano, (il cui nome non appariva sui giornali), etá intorno ai 35 anni, non aveva nessunissima ragione per togliersi la vita. Cosí dissero anche sua moglie (dominicana), amici, conoscenti, ecc.
Infatti a quel “suicida”, andava a gonfie vele, godeva di piena salute, aveva una bella famiglia, ecc., ecc., ed oltre ad avere in provincia un’attivitá legata al turismo, ben avviata, aveva appena finito una bella casa nuova nella capitale di Santo Domingo.
Cosa centra tutto questo?
Centra per il fatto che uno dei cronisti (dominicani) si chiedeva molto perplesso come mai non era stata fatta nessuna indagine, autopsia o altro da parte della nostra ambasciata, e si era proceduto a far cremare, in tutta fretta e furia, al cadavere, mi sembra anche contro la volontá della vedova.
Morale della favola....siccome siamo quasi sessanta milioni....uno piú o uno meno....MA CHI SE NE FREGA!!!!!!





