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Lettere ai Papi
Lettere indirizzate ai Papi a proposito di certi problemi della Chiesa Cattolica Romana
Sindicación
 
LOTTA ALLA PEDOFILIA CLERICALE ENDEMICA TRENTINA! ESPOSTO CONTRO L'ARCIVESCOVO BRESSAN, LA CURIA ECC.,...
Pedofilia clericale trentina

Trento, Città del Concilio, sabato 24 novembre del 2007

Dr. Stefano Dragone
Procuratore Capo della Repubblica in Trento
Largo L. Pigarelli
38100 TRENTO

ESPOSTO

Io, Valerio Tonolli, nato ad Albiano (TN) il 17/3/1938 e residente a Trento, accuso e denuncio all’Arcivescovo di Trento, Mons. Luigi Bressan, a Mons. Ernesto Menghini, a Mons. Ivan Maffeis, Direttore del settimanale della Curia trentina “Vita Trentina”, alla Curia di Trento, coi tanti bravi, zelanti, bigotti, ipocriti cattolici che li difendono e sostengono, accuso tutti loro di fare poco, e in certi casi niente, per combattere la pedofilia endemica che si alberga nel seno del clero cattolico trentino.

Questa denuncia è analoga a quella presentata in questa sede contro Sua Santità il Papa Benedetto XVI, e sempre a proposito della pedofilia clericale cattolica, ma a livello ecumenico. La si può leggere in Internet al blog,
blogs.ya.com/lettere-ai-papi

Ricordo e reitero a tutti loro che il Vangelo di Matteo 18 è addirittura per la pena di morte con riferimento alla pedofilia, se si pensa che il mite Gesu dice chiaro e tondo che; “ meglio che scandalizzare anche uno solo di questi piccoli che hanno fiducia in me, sia legato al collo del colpevole una macina di molino, mossa da asino, e gettato negli abissi del mare”
Per richiamare l’attenzione su questo problema e cercare di “sfondare” questo metaforico muro di omertà, ho recentemente fondato l’associazione col nome “Lotta alla clero-pedofilia trentina” e che si trova anche in Internet al blog,
blogs.ya.com/cleropedofiliatrento

Il fatto che mi sprona a decidermi nel prendere questa iniziativa, è la tragedia e distruzione della famiglia trentina di Sara Bolner, del marito Elio Concadoro e della loro figlioletta di sei anni, Marialisa Concadoro Bolner.

Con riferimento all’uccisione della piccola Marialisa da parte della madre, si sono dette e scritte molte cose, e che anche per mancanza di spazio, non si farà riferimento in questa denuncia.

Tuttavia, circostanze e “dettagli” apparentemente “banali”, in molti casi si rivelano il metaforico cappio della matassa da sbrogliare.

E per forza di cose, anche qui entra in ballo la pedofilia, sicuramente non come certezza, ma senz’altro come possibilità.

Leggo a questo proposito su “l’Adige” del venerdì 09 novembre del 2007, a pagina 30, l’articolo titolato; “I nipoti del prete diffamato, in una lettera: “Pura fantasia”.
Bolner, prima a Borgo e poi in cura ad Arco.
A circa metà articolo si legge:
E mentre per questa mamma si cerca la via migliore per uscire dal dramma interiore, si scopre che c’è ancora tanto dolore attorno alla vicenda. “Sara Bolner, dopo aver ucciso la figlia, dichiara di aver subito abusi sessuali da uno zio sacerdote, ormai defunto, ma perché non parlare prima?” si chiedono in una lettera pubblicata sull’ultimo numero di Vita Trentina, alcuni nipoti del religioso. “Gli psichiatri la dichiarano “incapace di intendere e volere” per giustificare l’omicidio della figlia, però ritengono vero che abbia subito abusi. Gli altri nipoti del sacerdote però non la pensano così. Egli è sempre stato ed è tuttora un uomo stimato da tutti, con un animo buono, gentile e generoso, di grande cultura, visti anche i suoi successi nella vita scolastica. Sicuramente se fosse ancora in vita, cercherebbe di capire il perché di queste false accuse, rimanendo vicino a Sara”.
I nipoti vorrebbero che i familiari difendessero quest’uomo: “ Se veramente avesse fatto cose così terribili – impossibili secondo noi – come hanno fatto, la madre, le sorelle e i fratelli di Sara, ad accoglierlo in casa, ammirarlo, stimarlo e lodarlo per tutti quegli anni? Perché se sapevano non denunciare tutto prima? Perché questo non è emerso nel 1994 quando Sara è stata ricoverata nel reparto di psichiatria dell’ospedale rotaliano? Abbiamo cercato invano con loro dei chiarimenti. C’è solo una risposta a tutti questi perché….perché questa è solo fantasia di una povera mamma, disperata per aver ucciso a coltellate la figlia”.

“Ma perché non parlare prima” si chiedono i parenti del prete in questione. Come se parlare fosse così facile, specialmente nel seno di una società farisaica ed ipocrita come quella trentina.
Infatti, il dramma della stragrande maggioranza degli abusati è che, o non hanno il coraggio di parlare, o che hanno paura di farlo, per svariate ragioni.

Continuano i parenti; “ se veramente avesse fatto cose così terribili – impossibili secondo noi - ….”
Se quei parenti si lasciassero guidare dall’umiltà, potrebbero almeno dire…” improbabili secondo noi”
No! Loro hanno la certezza assoluta (divina?) dell’innocenza del prete “diffamato”. Un tale modo di pensare mi immagino sarà (per deduzione logica?) condiviso anche dell’Arcivescovo Bressan, i monsignori Ernesto Meneghini, Ivàn Maffeis, il Papa Benedetto XVI, in conserva coi cattolici farisaici e bigotti.

E tale modo di fare, piaccia o non piaccia, va smesso! Dobbiamo smetterla di guardare dall’altra parte di fronte a tante tragedie….a volte evitabili!

Da non dimenticare poi, che la legislazione italiana, nei confronti della pedofilia, è veramente “di manica larga”. Basti pensare che per una condanna fino a tre anni, esiste la sospensione condizionale della pena.
E per illustrare in concreto cosa significhi una tale “leggerezza”, leggiamo un altro articoletto, pubblicato sempre su “l’Adige” del venerdì 16 novembre 2007, a pag. 5.

TEOLOGO DI BRESSANONE. (Teologo!?!?!?) Pedofilia: prete condannato.

“Siracusa. Nell’ambito della mega-inchiesta “Video privè”, che nel 2005 coinvolse 186 indagati, il Tribunale di Siracusa ha ieri condannato alla pena di un anno e sei mesi di reclusione (pena sospesa) e a 2000 euro di multa uno dei tre sacerdoti indagati per pedofilia, don Rigger Hansjorg, decano dello studio teologico accademico di Bressanone, dove è professore ordinario. Il sito scoperto dall’inchiesta conteneva films di abusi e torture su bambine tra i 4 e gli 8 anni.”

Avete letto bene. Un simile delinquente è tranquillamente in giro o in casa a guardare su Internet tali nefandezze. Chissà come sarà dispiaciuto di non essere vissuto qualche secolo fa e di aver potuto fare parte dei Tribunali della Santa Inquisizione che, tra l’altro, torturavano sistematicamente o “d’ufficio” visto che se le povere vittime confessavano era il Demonio che le consigliava, mentre che se non confessavano era sempre il Demonio…. IN QUANTO AI TORTURATORI DI BAMBINE DI 4 E 8 ANNI POI, PENA DI MORTE SU TUTTA LA TERRA! E’ il monito dello stesso Gesù Cristo!
Ma per tornare a Sara Bolner, il minimo che si dovrebbe fare è,
a) rivelare il nome di quel prete
b) indagare se ci sono state altre vittime e trarne le dovute conclusioni.

Vale anche fare presente il caso di Ivana Merlo, condannata al carcere-manicomio di Castiglione delle Stiviere (MN), “quale persona pericolosa”.
L’accusa per tale condanna era di aver calunniato un sacerdote professore di religione al Liceo Prati di Trento, che avrebbe abusato sessualmente di varie studentesse minorenni. Recentemente la signora Merlo è stata assolta.
Nella primavera scorsa (2007) chi denuncia o il sottoscritto, ha manifestato, nel pieno centro città di Trento, per ben tre settimane, con cartelli giganti, raccolta di firme, ecc., contro tale abuso da parte della nostra giustizia.
Ho anche scritto una lettera al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e una a Sua Santità Benedetto XVI. Silenzio (istituzionale?) totale!
Cosa chiedevo? Visto che Ivana Merlo è una persona che si vede subito al primo incontro, che non può fare male a una mosca, cha da “pericolosa” si spostasse dal manicomio criminale unico in Italia di Castiglione delle Siviere, dove sono rinchiuse donne condannate per infanticidio ecc., ecc., che si spostasse la signora Merlo a una delle tante strutture alternative disponibili in Trentino, mantenendole l’accusa di calunnia se si voleva…ma non accusarla di “pericolosità”.

Per me che in quella severissima crudele e ingiusta condanna ci entrava la mano lunga della Curia trentina, che mandava un esplicito avviso a chi si azzardava ad “infangare” la cristallina innocenza del clero nostrano…che come nel recente “scaricamento” del Monsignore gay Tommaso Stenico, il Vescovo Luigi Bressan, asseriva che lui (Stenico) non era dei nostri (perché lavora a Roma)….e che “il clero trentino era a posto”.
E si, che per essere originario della Valle di Fassa, Monsignor Stenico è altrettanto trentino DOC come lo può essere un buon piatto di polenta con crauti e lucaniche.

Devo anche dire che non capisco il grande scandalo sollevato dai giornali locali circa l’essere gay di monsign. Stenico. Che si sappia ha avuto a che fare con persone di maggiore età e consenzienti, per motivi economici o altri. Mica è un pedofilo!

Si chiede a questa Spettabile Procura della Repubblica di esaminare la fattispecie esposta, ricercandone gli eventuali estremi di reato.
Si desidera altresì di essere informato ai sensi dell’articolo CPP della richiesta di archiviazione della presente.



Dr. Valerio Tonolli
Consulente Anticorruzione, Antispreco e Antipotere Arrogante.

Questa denuncia è in Internet ai blogs,
blogs.ya.com/cleropedofiliatrento
blogs.ya.com/lettere-ai-papi

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