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Nella Ruzz, una vita con gli animali.
Le angherie sofferte da Nella Ruzz dalle autorità comunali e provinciali trentine.
Sindicación
 
VERTEBRA SCHIACCIATA!!!!!!!!!......
Vertebra schiacciata

“INTERVENTO” dell’otto ottobre del 2003.

Quanto segue a continuazione mi è stato dettato da Nella Ruzz in data sabato 27 maggio del 2006.

Dr. Valerio Tonolli


Trento, Città del Concilio, giovedì 25 gennaio del 2007.

Onorata e paziente Giuria.

ITER GIURIDICO BUROCRATICO OPERATIVO.

1) Nella Ruzz ricevette una lettera dal Dr. Giovanni Segatta, dirigente dell’Ufficio Ecologia urbana del Comune di Trento e che ha come capo ufficio alla dott.ssa Tiziana Fritz. In quella lettera stava scritto o si avvisava che il giorno otto ottobre del 2003, sarebbero arrivati per fare delle pulizie ecc.,
2) Il giorno sette ottobre del 2003, io Nella Ruzz, mi recai dal sindaco di Trento Pacher, accompagnata dal mio avvocato Michele Bertamini e da una amante degli animali ed amica mia, signora Stefania Diana.Fummo ricevuti dal Primo Cittadino di Trento, Dr. Pacher, che mi assicurò che se non c’erano immondizie e topi, avrebbero soltanto controllato e se ne sarebbero andati via subito. In quell’occasione ricordai anche al sindaco Pacher a proposito dell’entrata a casa mia dell’acqua piovana dalla strada di casa mia. Anni prima, era successo che per un abusivismo edilizio del vicino, questi, avendo fatto rialzare la strada, aveva provocato che l’acqua piovana invece di scaricarsi lontano, come sempre era stato, ora entrasse a casa mia che si veniva a trovare più in basso della stessa strada fatta abusivamente rialzare. Siccome al piano terra di casa mia, avevo installato da molto tempo ormai, la cucina per gli animali, il deposito degli alimenti per gli animali e l’infermeria degli stessi, tutta questa infrastruttura venne resa inutilizzabile. Coperto da uno spesso strato di fango, anche il pavimento in legno di quei locali marcì. Il sindaco Pacher rispose che non poteva fare niente perché la strada in questione era privata…al che io risposi che anche la mia casa era privata e che andava protetta e difesa dagli abusivismi edilizi dei vicini.
3) Tra le ore otto e le nove del giorno otto ottobre del 2003, presenti anche il mio avvocato Michele Bertamini e la signora Stefania Diana, arrivarono gli addetti del Comune di Trento. Dirigeva “l’operazione” il vigile urbano Paolo Varneri, degno braccio destro di Lino Giacomoni, Capo dei Vigili Urbani di Trento. Li portai subito nel giardino che si trova di fronte a casa mia e costatarono che non c’erano immondizie.
4) E….,ANCORA UNA VOLTA MI INGANNARONO!!!! In che modo?
5) Mentre ero occupata con loro in giardino, a mia insaputa, divelsero i pilastri e cancello che dava alla proprietà dove è costruita casa mia, dall’altra parte della strada.
6) Accortami di questo ennesimo sopruso, uscì correndo dal giardino, attraversai la strada, e entrai nell’altra particella della mia proprietà.
7) Fermatevi!, gridai, No! Non fate così! Venite a controllare prima! Paolo Varneri mi disse malamente di andarmene fuori dai piedi che lì stavo disturbando, impedendo il loro “lavoro” o “intervento”.
8) Il loro “lavoro”, tra l’altro, era che mi stavano spaccando e rompendo tutto, con una violenza, accanimento e furore inauditi. Pensate che oltre alle casette in legno per i cani del Rifugio Amici degli Animali S. Francesco d’Assisi, si misero a sfondare anche le casette termiche sferiche in plastica (a forma di “igloo”) e che mi costarono mezzo milione di lire ciascuna!!!!!
9) Disperata, piangente e impotente, mi sedetti su di un tronco.
10) Sempre lo stesse violento vigile urbano Paolo Varneri, mi disse de andarmene anche da lì. Io mi alzai e andai in mezzo alle viti e piante da frutto della mia proprietà. L’avvocato Bertamini mi gridò dalla strada; “ti chiedo in ginocchio Nella, vieni fuori!” Io ero distrutta e rimasi dove ero.
11) Allora, arrivarono immediatamente due vigili urbani che, io essendo in piedi, mi presero per i polsi e mi fecero cadere. (Nel 2003 avevo 78 anni, essendo nata nel 1925!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!) Mi trascinarono per tutto il terreno fino alla loro macchina e cercarono di farmi entrare. Siccome io mi resistevo, mi introdussero a calci!…col mio bravo avvocato Bertamini, che assisteva a tutto ciò, che non aprì bocca ne protestò.
12) La mia amica Stefania Diana, testimone di tutto ciò, chiese a Paolo Varneri di poter salire anche lei in macchina per potermi accompagnare ma io le dissi che era meglio se ci veniva dietro sulla sua macchina, e così fece.
13) Partimmo alla volta di Trento, con Paolo Varneri alla guida e le sirene ululanti a tutto volume, forse per il fatto che ero considerata altamente pericolosa ai miei 78 anni di età. Come già scritto, la “Bin Ladessa” o la “Ramba” delle Ghiaie di Gardolo. Fossi nata in Iraq, chissà che non sarei finita ad Abu Graib o magari ai Caraibi, niente di meno che a Cuba….ma non su una bella spiaggia, ma nel Guantanamo di Bush. Durante il tragitto seguì questo ameno colloquio. A un certo momento, Varneri mi gridò; “stronza!!!”, al che io risposi; “al maschile o al femminile?”. Dopo un po’ mi urlò; “troia!!!” Allora dissi ai due vigili tra i quali ero seduta dietro e che mi tenevano forte per le braccia; “avete udito”? e loro a rispondermi; “noi siamo sordi!”
14) Siccome io ero tutta frastornata e confusa non mi rendevo conto bene del tempo che passava. Tuttavia dovemmo girare moltissimo per i dintorni di Trento, a sirene spiegate, se si pensa che saremmo partiti da casa mia intorno alle nove. Quando finalmente entrammo al cortile della sede dei Vigili Urbani di Trento in via F.lli Bronzetti, scendendo dalla macchina chiesi; “che ora è?” E i due “pappagalli” sempre in coro e all’unisono a rispondermi; “ abbiamo gli orologi fermi!” Proprio non mi sarei mai resa conto per quanto tempo avessimo scorazzato in macchina, se, provvidenzialmente, in quel momento non avesse suonato la sirena che annunciava lo scoccare di mezzogiorno.
15) Scesi dalla macchina e subito si riunì intorno a me un nutrito gruppo di baldi vigili urbani, dei gran bravi ragazzi, è proprio il caso di dirlo. Chi mi gridava; “te spuzi!” (puzzi!); un altro; “te gai el cervel marz!” (hai il cervello marcio!) e ancora; “te doveresi eser al manicomio da dese ani!”, (dovresti essere al manicomio da dieci anni!) ecc., ecc., ecc……….Per via della vista difettosa e priva di occhiali non riuscivo a vedere chi mi offendeva e ingiuriava. Stavo malissimo e mi sentivo svenire. Per caso passò una conoscente che più tardi mi disse che aveva provato una gran pena per me e che sembravo un cadavere in piedi. Li pregai ( nel pomeriggio), non so quante volte di lasciarmi andare a casa mia, anche perché non ce la facevo proprio più, visto che tutto era incominciato verso le otto del mattino e in tutte quelle ore non avevo preso ne un caffè, ne bevuto un bicchiere d’acqua, ne prese le mie medicine, ne niente di niente e neanche mi fu offerto niente da quella banda di facinorosi. Intervenne la cara Stefania Diana che chiese loro di lasciarmi andare a casa mia, e loro a rispondere di no, perché sarei tornata a casa mia a fare casino e disturbare “l’intervento”.
16) Poi, verso le 16:00 volevano farmi firmare una carta. Feci chiamare il mio avvocato Bertamini che, per telefono, mi disse di firmare. Poi un vigile urbano mi disse; “ora aspettiamo che controfirmino le competenti autorità, per poi portarti in prigione”. Io mi rassicurai e addirittura ringraziai e dissi loro; “meglio così, perché in questo modo avrò l’onore di poter parlare con un magistrato”. Quella mia frase ebbe l’effetto di un talismano. Rimasero sorpresi e sbilanciati….e mi lasciarono andare. La solidale Stefania Diana mi riportò a casa, più morta che viva.
17) Trovai una devastazione totale. Ancora una volta avevano spaccato tutto, anche quello che ero riuscita a mettere insieme dopo le altre devastazioni o “interventi”.
18) La sera, coricandomi, sentivo grandi dolori alla schiena ed alla testa. La mattina dopo, non facendocela più, mi feci portare al pronto soccorso. Mi fecero tutte le visite del caso, compresa la TAC, che rivelò che avevo una vertebra schiacciata, per via che mi avevano trascinata per i polsi brutalmente, il giorno prima, per la mia campagna. La dottoressa del pronto soccorso insisteva in farmi ricoverare. Anche Stefania Diana mi esortava ad accettare. Io l’avrei anche fatto, perché mi sentivo veramente male, ma non lo feci perché a casa mi aspettavano i miei animali, che, senza di me rimanevano abbandonati.
19) Sempre la generosa Stefania mi riportò a casa….e, altra GRANDE SORPRESA!!! Gli odierni Unni di Attila, erano tornati per completare a dovere la devastazione, iniziata il giorno prima. Come già detto, a parte spaccare tutto con una furia malsana e demente, trovai tutti i cani per la strada. Come mai? Semplice! Da veri imbecilli, e chi più ne ha più ne metta, avevano preso via anche le doppie porte del mio rifugio per animali. Chi comandava e dirigeva tutto ciò? Ma la brava e zelante, (sarà focolarina anche lei?) dottoressa Tiziana Fritz!!!!!! (Per simili personaggi ci vorrebbe proprio il TSO, - Trattamento Sichiatrico Obbligatorio - ). Sempre la Fritz, telefonò ai Vigili del Fuoco, dicendo loro che se qualcuno dei vicini avessero telefonato che c’erano i cani per strada, di non venire, altrimenti si sarebbero reso conto che la colpa di ciò era della imbecille Fritz che aveva ordinato di eliminare le doppie porte del rifugio.
20) Tra le cose che portarono via c’erano; a) i trasportini per portare i gatti dal veterinario; b) una bellissima grande gabbia che serviva per portare dal veterinario le gatte tenute a digiuno dalla sera prima, per essere sterilizzate; c) i vasi dei fiori coi bulbi dei tulipani; d) il lavello in acciaio inossidabile che serviva per lavare le scodelle dei gatti; e) gli addobbi per Natale; f) una moquette nuova; g) il frigorifero per gli alimenti degli animali; h) un bel gazebo vetrato con porta e finestre, che mi aveva regalato la signora Gina Facchini. Per la cronaca, se lo portarono via anche con tutto quello che c’era dentro, come, tra l’altro, un bel quadro con la Madonna di Lourdes, che mia sorella Anna, (quella trovata morta col giornale sulle ginocchia), mi aveva portato di ritorno da un pellegrinaggio a quella città; i) si portarono via anche una gran catasta di legna con la quale cucino e mi riscaldo. Dovetti farmi il caffè per molto tempo utilizzando cartoni; l) la furia demente era arrivata al punto di sfondare anche le cuccie termiche per cani, quelle a cupola, a forma di “igloo”, in fibra di vetro e che mi costarono mezzo milione di lire ogni una!
21) Disperata, feci venire un dottore dell’Azienda Sanitaria perché facesse un controllo. Lui stesso pote costatare che tutto quello che serviva se l’avevano portato via….mentre che quello che non serviva lo avevano lasciato sul posto. Via i mobili buoni, tappeti buoni, attrezzi vari, ecc., ecc., lasciati sul posto, mobili inservibili, tappeti e moquettes marce. Portarono via anche una spina dell’acqua nuova, (nella sua scatola), e che mi costò 85 mila lire; serrature nuove, nelle loro scatole; tre cassette di attrezzi. Una era la cassetta con gli attrezzi e ricambi elettrici. La seconda quella degli attrezzi e ricambi idraulici. La terza era la cassetta degli attrezzi generici. Tra le tante altre cose che si portarono via, c’erano anche dei bei portafiori in ottone lavorati a mano. Spaccarono anche (ma la lasciarono) una gran bella gabbia per uccelli in legno che aveva fatto mio fratello come hobby nelle sue ore libere.
22) I Vigili Urbani ebbero il coraggio di denunciarmi per resistenza passiva, dicendo in tribunale che diedi loro calci, pugni e morsi.
23) Il mio avvocato Michele Bertamini mi disse che Paolo Varneri gli aveva “fatto le coccole” perché non raccontasse quello che aveva visto fare nei miei confronti.
 
LA "MONA", (VULVA), DI NELLA....IN MOSTRA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
La “MONA”, (vulva) di Nella….in mostra!!!

“INTERVENTO” ottobre 1998.

Quanto segue a continuazione mi è stato dettato da Nella Ruzz in data sabato 20 maggio del 2006.
Dr. Valerio Tonolli

Trento, Città del Concilio, giovedì 25 gennaio del 2007.

Onorata e volonterosa Giuria.

Eccoci ancora una volta costì riuniti per esaminare un altro “capitolo” di questo “giudizio” in nome del Popolo Trentino, oltre che Italiano

Finora questo “processo” si è svolto con la presenza di soltanto Voi, volonterosi Giurati popolari.

Infatti, nelle altre sedute non ho mai visto presente a un solo rappresentante delle Istituzioni della Provincia Autonoma di Trento, del Comune di Trento, dei media locali, giornali, radio e televisione, o altre Autorità Istituzionali dello Stato Italiano. E proprio il caso di dirlo….tutti loro, “brillano” per la loro assenza!!!

Siccome quest’assemblea popolare è sempre più numerosa, non vorrei sbagliarmi ma, là in fondo all’aula mi sembra di scorgere, (mescolata ai comuni mortali), la nostra carissima, coraggiosa nonché affascinante Difensore Civico Borgonovo Re.
Spero sia proprio così e di non sbagliarmi confondendola con un sosia.

“INTERVENTO” ottobre 1998.

Riguardo a questo intervento dell’ottobre del 1998 desidero richiamare la Vostra paziente e volonterosa attenzione su un piccolo dettaglio.
Quale? Succede che in quell’occasione, fu sì il sindaco di allora Dellai a far scrivere l’ordinanza in merito…., però, ebbe l’accortezza di non firmarla!
E chi firmò per lui? Il vice sindaco Pacher!

Nella, dopo l’intervento, angosciata e piangente, chiese a Pacher; “ma cosa ho fatto di male per essere trattata così?”
E Pacher a rispondere; “niente!”. E Nella: “ma se non ho fatto niente, perché hai firmato?” E Pacher rispose; “vi sono stato costretto!”

ITER GIURIDICO BUROCRATICO OPERATIVO.

Essendo che, come si è gia visto anteriormente, in praticamente tutto quello che si intraprende contro Nella Ruzz da parte delle Autorità Comunali di Trento, vige l’illegalità istituzionale, vogliamo chiarire quanto segue.

Racconta Nella Ruzz.

1) L’otto ottobre del 1998 ricevetti l’ordinanza firmata dal vice sindaco Pacher. Nella stessa era indicato ben chiaramente, a) che avevo a disposizione trenta giorni per fare ricorso presso il Commissariato del Governo; b) che avevo a disposizione sessanta giorni per fare ricorso al TAR, (Tribunale Amministrativo Regionale).

2) Il nove ottobre del 1998, ossia il giorno dopo, portai personalmente il relativo documento, (redatto da un avvocato), con il quale facevo ricorso presso il Commissariato del Governo, al Comune di Trento, dove venne protocollato.

3) Malgrado ciò, il giorno dopo, ossia il 10 ottobre del 1998 arrivò la “forza d’urto” di prammatica che ormai è consuetudine impiegare contro la pericolosissima Nella (73 anni!!!), specie, o alias di “Bin Laden in gonnella” o se preferite la “Ramba” delle Ghiaie di Gardolo, con in mente al Rambo originale, interpretato da Sivester Stallone.

4) Grande Capo strategico e tattico di questa classica operazione a tenaglia, il Generale, (quante stelle?), Lino Giacomoni.

5) Nella Ruzz fa vedere a Lino Giacomoni la copia del ricorso portato in Comune di Trento e protocollata, il giorno prima, con tanto di timbro e firma di protocollo.

6) Giacomoni, (dittatore?) non prese tale documento nella ben minima considerazione, sicuramente considerandola ancora una volta della carta straccia, utile al massimo, come si faceva tanti anni fa, per essere infilata nel chiodo del cesso….come gia successo nell’”INTERVENTO” del 1996.

7) Allora Nella, sicura del suo diritto, ma sbagliando, mise in scena una specie di mesta pantomima. Andò a prendere un vecchio fucile da caccia arrugginito del marito, (scarico), e tenendolo con le canne verticali, ossia all’insù ed inoffensivo, da dietro il cancello di casa sua, disse a Giacomoni di non azzardarsi ad entrare in quanto avrebbe commesso una violazione di domicilio, totalmente illegale.

8) Un altro vigile urbano che si trovava a fianco di Giacomoni infilò un braccio per il cancello e, con una mano afferrò le canne del fucile che teneva Nella. Poi, con l’altra mano, prese violentemente a Nella per i capelli. Aprirono il cancello e, come da copione, non la fecero uscire, ma la fecero cadere, trascinandola fuori. Siccome Nella ha una pelle molto delicata, ancora una volta si sbucciò ginocchia, gambe e piedi, con sangue dappertutto, anche nelle orme lasciate dove camminava.

9) Non dimenticate attenti Giurati che Nella Ruzz, alias la “Bin Laden “ o “Ramba” delle Ghiaie di Gardolo, nel 1998 aveva 73 anni….!!!!essendo nata nel 1925.

10) Prima che la trascinassero fuori dal cancello, riuscì anche a raggiungere due barattoli vuoti della carne dei cani, che li lanciò contro i vigili urbani. Nella non notò se ferì qualcuno, ma più avanti ricevette un conto di settecento mila lire perché avrebbe ferito ad un labbro un vigile urbano. Nella non pagò.

11) Nella riuscì faticosamente ad alzarsi e fuggì disperata per la strada che va verso Trento.

12) Intanto, tutti loro entrarono, (illegalmente!!!), in casa sua e incominciarono a caricare i cani sul furgone municipale, utilizzando anche, (con raccapriccio di Nella), uno speciale forcone, (spuntato per non trafiggerli), per caricare i cani.

13) Nella, dalla strada rientrò per la parte finale della sua proprietà, facendo tutto il giro tra le viti e le piante da frutto, per non essere vista. Entrò a casa sua dal di dietro. Voleva prendere la macchina fotografica per poter così documentare questo ennesimo barbarico, violentissimo ed illegale “intervento”.

14) Risalendo con grande affanno le scale di casa sua, non riuscì a finire la prima rampa che si sentì venir meno e stava per svenire. Si fermò e si sedette sulle scale, ansimante.

15) Un suo caro e fedele cane, Guglielmo, malgrado l’ambiente d’inferno e gran fracasso tutto intorno, gli si accucciò a fianco tranquillo e scodinzolante, leccandole una mano e guardandola negli occhi. Nella lo accarezzò riconoscente per quella solidarietà incondizionata.

16) Arrivò l’accalappiacani, (Giorgetto), che chiese a Nella; “morde?” No, rispose Nella, “quelli che mordono sono loro”, indicando quattro vigili urbani che risalivano le scale dirigendosi minacciosi verso di lei. Giorgetto si portò via l’inoffensivo, fedele, solidario e mesto Guglielmo, che mentre era portato via, teneva girata la testa verso di Nella continuando a guardarla negli occhi, come chiedendosi; “ci rivedremo ancora”? Nella non lo rivide mai più!!! Tenete sempre in conto, gentili Giurati, che i cani per Nella sono come dei figli, (di quelli desiderati e ai quali si vuole molto bene), e che ogni simile distacco, in tali tragiche situazioni, è per lei una vera tragedia.

17) NELLA CON LA “MONA”, (VULVA), IN MOSTRA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Nella, tutta ansimante, piangente, malmessa e dolorante, e ancora quasi svenuta, se ne stava seduta tranquilla sulle scale, assolutamente inoffensiva, quando fu raggiunta dai quattro vigili urbani menzionati.

18) La afferrarono brutalmente. Un vigile la prese per il polso destro, un altro per quello sinistro. Gli altri due vigili urbani la presero ognuno per una gamba, subito sopra al ginocchio. Invece di farla alzare per scendere piano per le scale, incominciarono a trascinarla giù, come se si trattasse di un sacco di immondizie. (Vedere a Mel Gibson nella sua “Passione di Gesucristo”.)

19) Procedendo in quel modo, la testa della povera e martoriata Nella, sbatteva duramente su ogni scalino, provocandole atroci dolori, ed infatti, da allora soffre spesso di un forte mal di testa.

20) Trascinata giù in quella posizione, attenti e pazienti Giurati, il corpo di Nella veniva a trovarsi maggiormente alzato sul davanti, visto che i due vigili urbani la tenevano per le gambe, subito sopra le ginocchia…….

21) Perciò, per forza di cose o, per la legge fisica della gravità, la sua vestaglia scivolò e andò a finire sul suo ventre….lasciando la sua “MONA” (vulva), con tutto il resto….in bella mostra!!!, il tutto tra le grasse risate dei vigili urbani. (Essendo arrivati presto di mattina, la forza d’urto del “Generale” Lino Giacomoni, Nella non si era ancora cambiata ed era….senza mutande!!!)

22) In quella posizione fu trascinata fuori da casa sua e lasciata in mezzo alla strada, semi svenuta ed umiliata al massimo, nel mezzo delle sghignazzate e sonore risate dei presenti. Qualcuno commentò; “at vist che bela mona pelosa che la ga?” (hai visto che bella vulva pelosa che ha?)

23) Con la forza della disperazione Nella riuscì ad alzarsi tutta barcollante, malsicura e fuggì attraverso i campi a Nord della sua proprietà. Su ordine di Giacomoni la seguì lo zelante e solerte, (e coraggioso), vigile urbano Sergio Job, che continuava a dirle di fermarsi e di sedersi. Con il cuore che sembrava uscirle dal petto, Nella riusciva a rimanere in piedi e cercava di allontanarsi da quel luogo di violenze ed umiliazioni inaudite. Allora, sempre il solerte e ligio al dovere vigile urbano Sergio Job, la prese per un braccio, allo stesso tempo che le faceva uno sgambetto. Nella stramazzò ancora una volta, violentemente per terra!

24) Se ne andarono portandosi via una parte dei cani, ma non tutti, perché nella grande confusione, alcuni erano riusciti a fuggire nelle campagne circostanti. Un po’ più tardi, quei poveri cani impauriti ritornarono. Nella li chiamò e, ubbidienti, rientrarono di nuovo a casa loro, al rifugio dell’Associazione Amici degli Animali S. Francesco d’Assisi. In questa ennesima gloriosa operazione contro Nella Ruzz, era anche presente il capo veterinario del Comune di Trento, Dr. Alberto Mengon che, (come gia scritto), Nella sa da fonte sicura che quando era in servizio in Valsugana ne commise una grossa e fu condannato ad un anno di prigione ed interdetto dai pubblici uffici, ma che per godere di protezione in alto loco, evitò il carcere ed ebbe soltanto un anno di sospensione dalla sua professione.

25) Il fatto di essere stata trascinata giù dalle scale in quel modo, a parte la grande umiliazione, lasciò in Nella due effetti postumi. A) Varie volte mi ha fatto sentire con la mano, dietro la testa, sulla nuca, sotto i suoi folti capelli, una specie di grosso bernoccolo o callo. E il ricordo visibile e toccabile di quel duro sbattimento di testa sui gradini di casa sua, a parte i dolori di testa a che va soggetta dopo di allora, come gia detto. B) Ma il postumo più grave sono i suoi occhi, ossia la sua vista, che è decisamente peggiorata dopo di allora. Perché? Perché è sicuro, (secondo i successivi accertamenti medici), che quei ripetuti colpi di testa sugli scalini di casa mia; “mi abbiano provocato il distacco o scollamento della retina dei miei occhi”, dice Nella.

26) Infatti, passato un po’ di tempo e rimessami un tanto da quella sadica ed umiliante aggressione, la mia vista peggiorò velocemente.

27) Andai dall’ottica MOT di Trento che mi esaminarono e mi diedero un paio di occhiali costati ben un milione duecento mila lire, (1.200.000) ma che non servivano a nulla!

28) Un poco più avanti, dovendo rinnovare la patente di guida, avevo comunque bisogno di un paio di occhiali che mi servissero.

29) Non fidandomi più dell’ottica MOT, andai dall’ottica Romani. Il gentile ottico Romani controllò….e invece di prescrivermi un paio di occhiali mi mandò con grande urgenza all’ospedale, in quanto stavo rischiando di perdere la vista per distacco della retina.

30) Il bravo oculista Dr. Mario Conci controllò e mi praticò cinque lasers, (in varie sedute), come da certificato medico.

31) Chi scrive è di casa anche negli USA. Vedrò di farmi dare qualche contributo dal competente Assessorato provinciale. Per fare che cosa? Mi dirigerò alla volta della California, per incontrare a Mel Gibson, direttore oltre che del recente “Apocalypto”, anche della “Passione di Gesucristo”. Magari mi può dare qualche consiglio in merito, circa un film che narri le vicissitudini di Nella Ruzz, onore e vanto del Trentino, quello sano!!! Non vi preoccupate che non essendo velleitario non penso realizzare un film da immettere nei circuiti distributivi internazionali. No! Sarà solo qualche cosa ad uso locale e per futura memoria.


DIVARIO TRA VERSIONE UFFICIOSA, (VERA) E UFFICIALE ISTITUZIONALE, (FALSA).

A continuazione Onorata Giuria Popolare, vale la pena sottoporre al Vostro giudizio la seguente valutazione.
Quale?
L’enorme, o meglio l’abissale divario esistente tra la versione ufficiosa dei fatti, ossia quella di Nella Ruzz e quella, ufficiale istituzionale raccontata da uno degli squallidi e mediocri giornalucoli provinciali trentini che, invece di informare, disinformano, ossia, “l’Adige”. Ma i giornali “Trentino”, “Vita Trentina”, con radio e televisioni locali non è che siano migliori.
Che non è vero? Portate pazienza e continuate a leggere!

Il giornale trentino “l’Adige” nella sua rassegna stampa del sabato 11 dicembre del 1999 informava.

In tribunale Assoluzione per l’arma da fuoco.
Quattro mesi a Nella Ruzz per la resistenza ai vigili che sgomberavano il canile.

TRENTO. La sua passione per gli animali è costata una condanna in tribunale a Nella Ruzz, 74 anni, la donna nota a Trento per le battaglie in difesa del suo canile abusivo. Per l’ultima “battaglia” – era il 10 settembre del 1998 – la Ruzz è stata condannata a 4 mesi di reclusione per resistenza a pubblico ufficiale. E’ stata invece assolta per la detenzione di armi da fuoco.
Quando i vigili urbani si sono presentati (assieme alla polizia e alle unità cinofile della guardia di finanza) per effettuare lo sgombero del canile, lei non ci ha visto più. Nella Ruzz ha cominciato a tirare sassi e barattoli contro gli agenti, poi ha imbracciato il vecchio fucile del marito colpendo alcuni vigili con il calcio dell’arma. Alla fine i cani – una sessantina, tra cui venti cuccioli – sono stati portati al canile municipale e la donna è stata denunciata.
Ieri al processo in tribunale sono stati sentiti numerosi vigili che nel settembre dell’anno scorso hanno partecipato all’operazione. Lo sgombero era stato sollecitato da numerosi cittadini, infastiditi per la sporcizia della zona attorno al canile. La situazione era arrivata anche al consiglio comunale, dove erano state presentate interrogazioni per sollecitare un intervento dell’amministrazione.
E lei? Ieri era presente in aula – assistita dall’avvocato Alberto Fazio – ed ha dato la sua versione dei fatti: “Sono stati loro, i vigili, ad usare la violenza”. Loro naturalmente non sono d’accordo e hanno spiegato di aver agito con fermezza per dominare una situazione delicata e far rispettare l’ordinanza di sgombero.
Nella Ruzz era accusata anche per la detenzione dell’arma del marito, ma è stata assolta: si trattava di un fucile arrugginito e non funzionante. La donna ha accolto la condanna con amarezza: “ Ho colmato le mancanze dell’ente pubblico nell’assistenza agli animali per più di trent’anni e questo è il ringraziamento? I gatti però me gli hanno lasciati: ne ho un centinaio, evidentemente gli faccio comodo perché quelli non sanno dove metterli…” Poi si infila per scherzo il copricapo lasciato su una sedia da un vigile: “Sa cosa le dico? Il Signore Dio darà a tutti quello che si meritano!”

Non faccio ulteriori commenti onorati Giurati, non fosse che si mi accusi di fare pressione su di Voi. Giudicate un po’ Voi stessi, imparziali ed Onorati Giurati Popolari!

Quanto sopra è in Internet al Blog,
http://blogs.ya.com/nella-e-i-suoi-cani

o potete trovarlo, sempre in Internet, anche su GOOGLE alla voce, nella ruzz

vedere anche il Blog,
http://blogs.ya.com/informaalternativa





 
4 LUGLIO 1996....ALTRA DATA INDIMENTICABILE PER NELLA RUZZ....
1996....”intervento” del quattro luglio del 1996.

Quanto segue a continuazione mi é stato dettato da Nella Ruzz in data sabato 13 maggio del 2006.
Dr. Valerio Tonolli

Onorata e volonterosa “Giuria”, oggi siete chiamati a giudicare il seguente caso e colgo l’occasione per ringraziarVi circa la Vostra buona volontá e disponibilitá.
Dr. Valerio Tonolli.

Quí é doveroso, gentili Giurati inquadrare un pó questa situazione onde renderla piú comprensibile alla Vostra attenzione.

Infatti, la data del quattro luglio del 1996 ha una speciale importanza per la comprensione delle tristi o tragiche situazioni fatte subire a Nella Ruzz dalle autoritá (istituzionali) comunali e provinciali della Provincia Autonoma di Trento.
Per memorizzare meglio tale data da parte Vostra, volonterosa e gentile Giuria, ritengo utile associarla ad un’altra.
Quale? Come ricorderete, il 04 luglio é anche la festa nazionale degli USA e anni fa, un bellisssimo film con Tom Cruise mi sembra, fu “battezzato” proprio cosí, “ Nato il 4 luglio” o “Born the 4th of July” nel suo titolo originale.

Chiedo venia, ma per forza di cose devo tornare indietro e rammentarVi quanto scritto nella lettera diretta alla Dott.ssa Fritz in data 12 settembre del 2006.
Al punto 14 della stessa si legge che il “prode” Costanzo, ridusse a pedate in fin di vita alla povera Nella, (di 71 anni!!!), e che col beneplacito di Tiziana Fritz, malgrado ció, rimase al suo posto.

Nella Ruzz fu portata all’ospedale dove vi rimase per 15 giorni. I medici di servizio la trattarono molto bene e con riguardo e non come una pazza come pretendevano ( e tuttora pretendono), certe autoritá istituzionali trentine, baciapile, benpensanti e che neanche per sogno mancherebbero alla S. Messa della Domenica!

Tra l’altro, i medici riscontrarono in Nella quanto segue.
a) Che per il suo peso normale, (durante quei 17 terribili mesi), era dimagrita di ben venti chili.
b) Che era desidratata quasi totalmente.
c) Che aveva il fegato ingrossato.
d) Che era affetta da calcoli renali.

Tutto quanto sopra era ben specificato sui relativi certificati medici, TRE per la veritá, proprio cosí, tutto nero su bianco!

Di chi erano quei tre certificati medici?
A) Il primo era quello del medico di suo figlio Dario Mosna. Questi, dopo l’aggressione di Costanzo, era stato chiamato dai dipendenti del Canile Municipale. Portó sua mamma a casa sua e chiamó il medico di famiglia.
B) Dopo due giorni Nella continuó a peggiorare e fu portata all’Ospedale Provinciale S. Chiara. I medici, dopo gli accertamenti fecero il rispettivo certificato medico., ossia il secondo.
C) Il terzo certificato medico era quello del medico curante di Nella, che, nel lasciare Nella l’ospedale, prescrisse, tra l’altro, “riposo e tranquillitá assolute per un minimo di trenta giorni”.

Da notare que questo certificato aveva la data del 02 luglio del 1996, come dire due giorni prima della barbara e feroce aggrassione contro Nella.

Faccio ancora appello alla vostra grande pazienza onorevoli Giurati.
Perché?
Qui ci vuole o é d’obbligo, un’ulteriore spiegazione dentro della spiegazione.
Nella Ruzz, nei 17 mesi che gestí il Canile Municipale di Trento. Maso Sembenotti, fu impegnata su ben “due fronti”.
Quali?
I) Il primo fronte era la sua Associazione degli Amici degli Animali, S. Francesco d’Assisi, alla localitá Ghiaie di Gardolo, 166, ossia casa sua. Lí Nella manteneva a proprie spese 130 cani e settanta gatti.
II) Il secondo fronte era il Canile Municipale di Trento, (Cittá del Concilio), Maso Sembenotti.

Non é pertanto difficile capire perché Nella si ridusse, in quanto a salute, nelle condizioni descritte sopra....ai 71 anni d’etá!!!!

Prima de spiegare un pó l’iter burocratico, gentili Giurati, facciamo una simbolica pausa, durante la quale potrete bere qualcosa e sgranchirvi un pó le gambe.

Dopo di ció. Possiamo continuare....

In quell’occasione, (1996), l’allora sindaco Dellai, non mandó a Nella Ruzz un’ordinanza, ma un INVITO di portare tutti i cani dell’Associazione Amici degli Animali S. Francesco d’Assisi, al Canile Municipale di Trento Maso Sembenotti.

Portate pazienza zelanti Giurati, ma ora debbo mettere a prova la Vostra proverbiale pazienza e comprensione.
Perché?
Perché devo dare un’ulteriore spiegazione dentro la spiegazione, a sua volta dentro un’altra spiegazione. Siamo al terzo livello!!!

In veritá che Nella giá un anno prima, (luglio del 1995), essendo la responsabile del Canile Municipale Maso Sembenotti, aveva espresso il desiderio di trasferire tutti i cani dell’Associazione Amici degli Animali S. Francesco d’Assisi e residenti alle Ghiaie di Gardolo, 166, (casa sua), di trasferirli al Canile Municipale, per ovvie ragioni.
Ma il “Grande Pasciá” Enrico Costanzo, che godeva della totale fiducia e appoggio del Comune di Trento, si oppose nel modo piú assoluto, asserendo che i cani della Nella erano ammalati, cosí che, contro la volontá di Nella Ruzz rimasero a casa sua.

Per tutti quelli che sostengono a spada tratta che quello che racconta Nella sono balle, valga quanto segue.

Sempre nel luglio del 1995, provando pena per Nella, l’avv. Gianni Margoni, di sua iniziativa, in una lettera diretta al Comune di Trento, chiedeva si costruisse nel Canile Municipale Maso Sembenotti, (e che fatto ció sarebbe stato piú agevole il trasferimento dei cani dalle Ghiaie di Gardolo),
a) una cucina per i cani.
b) Un deposito per gli alimenti dei cani.
c) Una concimaia.

Tale lettera non ebbe mai nessuna risposta.

Chi scrive ci tiene a far notare che é una vera tradizione presso le autoritá trentine baciapile, ben pensanti e che vanno puntualmente a messa la Domenica ,“organizzare” canili che sono sgangherati al massimo.
Perché? Perché quando Nella mi dettava tutto questo, io la fermai, chiedendole....aspetta un momento....ma tutto quello, (cucina, deposito, concimaia), non c’erano giá al Canile Municipale Maso Sembenotti? Ma no!!!!, mi risponde lei.

Adesso capisco perché nei vari interventi devastatori, dementi, sadici, barbarici e brutali da parte delle autoritá, (istituzionali), comunali e provinciali trentine vige l’abitudine di rompere e spaccare tutto, quando violano e assaltano la casa di Nella.
Aparte che per sadismo, lo fanno anche per invidia, visto che Nella, per i suoi amati animali, ha sempre voluto avere il meglio, senza badare a spese, e sempre pagando di tasca propria.

Adesso capisco anche perché recentemente c’era sul giornale che il grande d’Ingiullo, (ora é diventato l’Autoritá massima cinofila, visto che ha anche un “Master” in materia), ora capisco perché d’Ingiullo “trasferitosi” in quel di Rovereto, parla del suo canile senza acqua ecc. E sí che di soldi ne riceve a palate da varie parti, come per esempio, (tra i tanti) dal Comune di Levico e di Pergine, per i cani randagi che gli mandano pagando per ognuno una buona cifra di denaro. Per via del “Master” di d’Ingiullo poi, penso che Nella, per via di cani ed animali ne sappia almeno venti volte di piú del “masterizzato” d’Ingiullo!!!

Orbene, Onorevoli Giurati, una volta fornite le precedenti spiegazioni, ora possiamo tornare indietro, ossia all’Iter burocratico.

1) Come giá scritto, il sindaco di Trento di allora, (1996) Dellai, mandó a Nella un INVITO di portare i cani al Canile Comunale Maso Sembenotti e non un’ORDINANZA.
2) Essendosi presentato di buon mattino in data 04 luglio del 1996, davanti alla porta della casa di Nella, con tutto lo spiegamento d’urto, al grande capo dei Vigili Urbani di Trento, Lino Giacomoni, Nella gli disse di sentirsi poco bene, di essere appena stata dimessa dall’ospedale e a prova di ció gli fece vedere i tre certificati medici giá menzionati.
3) Giacomoni non li prese nella ben minima considerazione. Per lui erano carta straccia, come quella che si usava tanti anni fa, ossia la carta dei giornali vecchi tagliati a pezzi e che si mettevano nel chiodo del cesso per il dovuto uso....
4) Intervenne il maresciallo dei Carabinieri, Mario Carenzi che riferí a Nella che al Canile Comunale, avevano costruite le tettoie per i cani.
5) Nella rispose che se non le avevano costruite il giorno prima o di notte, non potevano esserci, essendo passata lei in data due luglio al canile.
6) Chiese pertanto di andare a vedere. Il maresciallo la portó in macchina e costatarono che non c’era niente.
7) Tuttavia, prima di recarsi al canile, Nella chiese a Giacomoni se avesse il permesso del Tribunale per entrare a casa sua. Il Comandante (figura istituzionale!!!) Giacomoni Lino rispose seccamente di no!!!
8) Allora Nella chiese a Giacomoni di non entrare a casa sua mentre era momentaneamente assente, e che aspettasse il suo ritorno per farlo.
9) Nella andó col maresciallo Mario Carenzi al canile. Costatarono che non avevano costruito niente....!!!!....e mentre erano ancora lí, arrivó un camion carico dei cani di Nella o dell’Associazione Amici degli Animali S. Francesco d’Assisi.
10) Sgomenta, chiese al maresciallo di riportarla a casa per potersi cambiare ed andare da un magistrato per denunciare la violazione di domicilio.
11) Arrivata a casa sua non poté entrare perché lo stesso eroico Giacomoni la prese violentemente per la vita e la trascinó per terra
12) Con le ginocchia, le gambe ed i piedi tutti insanguinati, Nella riuscí a rimettersi in piedi e si mise a correre per la strada che conduceva a Trento. Le orme dei suoi piedi, erano insanguinate!
13) Lo stesso maresciallo Carenzi le andava dietro e la chiamava, cercando di fermarla, ma lei non gli dava retta.
14) Allora, il maresciallo, (ingannandomi a mia insaputa), si offerse di portarmi dal Magistrato Maferri.
15) Lo ringraziai e salíi sulla sua macchina....che si riveló una trappola!!!
16) Invece che dal Magistrato Maferri, mi portó al pronto soccorso dell’ospedale Provinciale Santa Chiara. Per la cronaca, neanche fossi una “Rambo” o “Ramba” in versione trentina, davanti a noi ci precedevano due Vigili Urbani in motocicletta con le sirene ululanti, al massimo volume.
17) Una volta lí, io ancora in macchina, arrivó l’affabile Dottor Mercurio del reparto psichiatrico dello stesso ospedale. Mi chiese gentilmente, “signora, ha bisogno di qualche cosa”? Posso salire sulla macchina?”
18) Entró in macchina affianco a me e mi chiese: “ signora, che giorno é oggi?” Risposi, vivessi un’ora, un mese, un anno....mai e poi mai dimenticheró il quattro luglio del 1996. Per la veritá che mi sembrava di morire.
19) Poi chiesi; “ Lei é un medico”? Disse di sí. Allora gli chiesi se voleva vedere i certificati medici giá menzionati e che avevo con me per far vedere al Magistrato Maferri. Acconsentí. Il caro dottor Mercurio, li lesse attentamente, aggrottó le cilia, impallidí e, guardandomi fissa negli occhi mi disse; “Nella, quanta cattiveria!!!, ti faccio tanti auguri. Lo ringraziai e se ne andó.
20) Dissi allora al maresciallo di riportarmi a casa, visto che ancora una volta il comandante Giacomoni non era riuscito a farmi ricoverare al manicomio. Da non tralasciare neppure il fatto, che in tutto quel trambusto, il valoroso Giacomoni, continuava a dire a l’infermiera della Croce Rossa, Luisa Tamanini, di cercare di “centrarmi” con una iniezione calmante, per poter portarmi al manicomio o reparto psichiatrico. Il maresciallo Carenzi mi scongiuró di rimanere in ospedale almeno per un paio di giorni, altrimenti lui pensava che per la sera avrei avuto l’arresto. Gliene dissi di tutti i colori!
21) Mi riportó a casa mia, ancora di mattina, e trovai tutta la casa distrutta. Vetri e finestre spaccate, porte sfondate, mobili fatti a pezzi, il mio letto completamente distrutto. (Per un anno e mezzo dovetti dormire per terra e senza riscaldamento. In inverno presto la mattina, con le mani gelate, cercavo di riscaldarmi un poco accendendo un fiammifero dopo l’altro.)
22) Fecero venire anche un guardiacaccia che sparó ai cani nei recinti.
23) Chiamai l’avvocato Gianni Margoni che abbandonó precipitosamente l’ambulatorio del dentista per venire da me. Gli obbligó ad andarsene visto che, giuridicamente, non era un’ordinanza che aveva in mano il comandante Lino Giacomoni, ma un invito, e che pertanto avevano commesso una violazione di domicilio, totalmente illegale!!!
24) SETTE GIORNI dopo arrivó di nuovo il prode ed eroico Comandante dei Vigili Urbani di Trento, Dr. Lino Giacomoni, (che proviene dalla Questura), in possesso di un’ordinanza di perquisizione perché, falsamente, scrisse in Pretura che mi ero barricata in casa e che non avevo permesso lo sgombero...e che per di piú....maltrattavo i cani!!!
25) Non potei fare niente e portarono via tutti i 130 cani dell’Associazione per Animali S. Francesco d’Assisi. I gatti li lasciarono inquanto il Canile Municipale Maso Sembenotti non era attrezzato per loro e non sapevano dove metterli.
26) Non avendo potuto rintracciare a tempo il mio avv. Gianni Margoni, questi arrivó tardivamente e non poté che costatare il fatto compiuto.
27) Dopo due tre mesi, un nutrito gruppo dei miei ex cani o dell’Associazione Amici degli Animali S. Francesco d’Assisi, riuscirono a scappare dal Canile Municipale Maso Sembenotti ed arrivarono a casa mia, ridotti pelle ed ossa!
28) Mi sentíi al colmo della felicitá nel poter rivederli, anche se ridotti in cosí pietose condizioni, e fui contentissima di averli di nuovo con me. Mi rimisi di nuovo al lavoro visto che, come giá detto, loro sono anche “i miei datori di lavoro”, e che, (non per cattiveria), non mi concedono ne fine settimana liberi, ne ferie, ne permessi malattia, ne niente di niente! Per me va benissimo cosí e non saró certo io a lagnarmi presso i loro “sindacati”, sempre che li abbiano.