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proposte per l'utilizzo ottimale dell'area ex Italcementi di Trento Piedicastello
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Trentinità...
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Trento, mercoledì 27 settembre del 2006

SECONDA PROPOSTA O COMPONENTE DEL PROGETTO TRENTO


Civiltà e comunità contadine montane, trentinità con le sue genti , costumi, mestieri e idiosincrazia.

Questa seconda parte, al contrario della prima, non presenta nessuna incognita di fattibilità. Mi sembra sia perfettamente fattibile. A voi giudicare.

Questa parte del progetto dovrebbe svilupparsi sull’area che corrisponde alla tenuta agricola di S. Nicolò che si trova a Sud della ex Italcementi e della Motorizzazione e che appartiene alla Curia di Trento.
Questa proprietà, se un giorno venisse posta in vendita, dovrebbe essere acquistata dalla Provincia Autonoma di Trento. Per farne che? Un insieme di cose, ma principalmente la continuazione o sviluppo naturale del Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina di S. Michele all’Adige.
Perchè questa continuazione o ampliamento? Specialmente per il semplice fatto che l’attuale Museo di San Michele (fondato nel 1968) ha avuto la fortuna di svilupparsi in un tempo relativamente breve e chissà ancora meglio di come poteva avere previsto o sognato il suo geniale creatore, Giuseppe Sèbesta. Proprio dovuto a questa felice situazione, attualmente si trova in uno spazio troppo ristretto e, esagerando un poco, mi fa pensare che ci si illude di far stare in un portafoglio o portamonete tutto quello che invece abbisegnerebbe di una voluminosa valigia.

Premetto che la tenuta S. Nicolò dovrebbe rimanere, grosso modo, come è attualmente, ossia con la quasi totalità del suo vigneto centrale. I visitatori camminerebbero maggiormente ai lati del vigneto su una strada bianca tipo quella di Piazza Dante e che gira tutto intorno al vigneto centrale.
Gli edifici attuali, in parte da ristrutturare, sono più che sufficienti per contenere il nuovo assetto e anzi, in parte dovrebbero essere adibiti a altro.
Questo anche per il fatto che una parte del Museo S. Michele 2 potrebbe essere sistemato piu convenientemente in qualche grande struttura (ristrutturata) della ex Italcementi e che attualmente si pensa di demolire. Ma di questo se ne parlerà a suo tempo ossia quando si faranno le proposte riguardanti la stessa ex Italcementi.

Tuttavia, in questo ipotetico S. Michele 2 si dovrebbero introdurre dei nuovi elementi. Faccio un esempio. Se pensiamo che certe tecniche o tecnologie vecchie di piu di duemila anni hanno smesso di essere utilizzate solo qualche decina di anni fa, come per esempio la forza motrice dei corsi d’acqua, queste tecniche meriterebbero di essere “ricordate” in un modo piu realistico di come lo sono a San Michele. Mi riferisco al mulino, all’officina (con maglio) del fabbro e alla segheria “veneziana”. Queste tre strutture (almeno) dovrebbero essere costruite identiche a quelle di una volta (o smontate, trasportate e rimontate se ce ne fossero disponibili di originali).

Potrebbero venire sistemate una a fianco dell’altra all’entrata (Sud) di S. Nicolò, sulla sinistra, ai limiti del vigneto e all’inizio del bosco che costeggia il ruscello, continuazione della cascata di Sardagna.
Se d’estate (o d’inverno) mancasse l’acqua, niente paura. Si costruiscono a monte e a valle di queste tre strutture due piccoli depositi d’acqua collegati e funzionanti a circuito chiuso per mezzo di una pompa elettrica o al limite, in certe condizioni estreme (freddo e ghiaccio) si possono far funzionare anche con un motore elettrico “mimettizzato”.
Da qui e sempre seguendo il limite del bosco, a monte del vigneto, andando verso la ex Italcementi, si potrebbero sistemare su un lunga striscia verde qualche edificio particolarmente tipico delle vallate trentine, come potrebbero essere “baite” mochene e similari, fienili, stalle, abitazioni. Se si trovano originali, (lasciate andare in rovina) si smontano e si ricostruiscono lì.
Questo insieme di cose, automaticamente, trasformerebbe la tenuta S. Nicolò e relativo museo in un gran bel parco pubblico, alle porte della città.

Tutto questo dovrebbe essere collegato alla ex Italcementi con una strada pedonale e ciclabile che passasse sia sopra la nuova tangenziale che l’autostrada.

COLLEGAMENTO TRENTINITA E RESTO DEL MONDO...

Pensare un settore nuovo che spieghi e illustri in modo sintetico il “collegamento” della civiltà-comunità trentina montanara contadina al resto del mondo.
Grandi carte geografiche e disegni su amplie pareti dovrebbero poter rendere bene l’idea.
Raffigurare schematicamente dove è sparsa la “diaspora” trentina nei cinque continenti, come per esempio i “moleti” o arrotini della Val Rendena coi lori discendenti...ecc., ecc.
La Associazione Trentini nel Mondo potrebbe dare una mano a questo proposito.

C’e poi anche l’Istituto Missionario Trentino. D’accordo, oggi sono quasi scomparse le vocazioni religiose. Una volta però non era così. Non ho dati alla mano, ma probabilmente un secolo fa, in percentuale, il Trentino chissà era al primo posto per missionari inviati per il mondo, in rapporto alla sua popolazione e grandezza territoriale.
Anche questa altra “diaspora” dovrebbe venire raffigurata in qualche modo. Fu una miriade di gente volonterosa che partì per dare una mano ai piu bisognosi e la quasi totalità furono anonimi missionari. E bene ricordare al grande Eusebio Chini, ma anche questo vasto esercito di portatori (o ambasciatori) di trentinità non andrebbe dimenticato.

Altro settore nuovo da creare sarebbe quello relativo ad almeno alcune delle civiltà montane contadine sparse per il mondo, nostri “fratelli” montanari.

Dare un’idea di come loro si sono addattati alla montagna. Tanto per nominarne alcune, illustrare per esempio, le imponenti risaie a terrazza del Nord delle Filippine. Le comunità montanare dei vari paesi del Sud Est asiatico, (Vietnam, Cambogia, Laos, Thailandia , Myanmar). Tibet, Nepal. Ci sono poi le numerosissime comunità montane della Papua Nuova Guinea. L’Asia Centrale. Per arrivare alle Americhe. In quella del Sud, gli andini abitanti nella regione tra il Nord dell’Argentina, passando per Bolivia, Perù, Ecuador e Sud della Colombia, ci hanno regalato le patate...Viaggiando da La Paz, in Bolivia, al Lago Titicaca ho ammirato i piu bei e rigogliosi campi di patate mai visti, con fiori di diversi colori. Sono coltivazioni fatte sui tremila cinquecento metri sul livello del mare...
I montanari della Mesoamerica (America Centrale e Sud del Messico) ci hanno regalato, tra l’altro, i pomodori e sopratutto il maiz....ossia la polenta, che per i trentini polentoni che eravamo un tempo e tutto un dire.

Per concludere, quando possibile, è preferibile che un museo delle genti rappresenti e dia testimonio sia del passato che del presente, prendendo in considerazione anche il futuro.
Con la immigrazione in atto, è bene attrezzarsi per registrare i rispettivi cambiamenti e adeguamenti, di modo che la semplice quotidianità annotata oggi diventi col solo passar del tempo “materiale” da museo di un domani.

Cordiali saluti,

Dr. Valerio Tonolli

Quanto sopra è in Internet al Blog
http://blogs.ya.com/progetto-trento
 
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Trento, giovedì 21 settembre del 2006

Da dove incominciare, come incominciare o, che fare?

Chi propone un progetto come il PROGETTO TRENTO affronta delle grosse incognite. E a ogni incognita corrisponde una domanda o punto interrogativo.
Siccome da qualche parte bisogna pure incominciare, ci tengo a chiarire subito quanto segue.
In un primo tempo ho pensato di “brevettare” il PROGETTO TRENTO quale modo per stabilire ben chiaramente e senza ombra di dubbio che io ne ero l’ideatore o “papà”.
Siccome nel mio caso il “brevettare” presenta grossi inconvenienti, pensa e ripensa, sono arrivato alla conclusione che quale punto di partenza, “registrazione”, o istituzionalizzazione dell’idea PROGETTO TRENTO poteva essere un’Associazione di Promozione Sociale.
E qui sorge subito una prima difficoltà. Infatti, il bravissimo Dr. Stefano Margheri del Centro Servizi Volontariato della PAT (che mi ha aiutato a inquadrare il tutto dentro un marco normativo) mi ha spiegato che il PROGETTO TRENTO, una volta inserito nell’Associazione non appartiene più a me ma all’Associazione. Tecnicamente, è proprio così. Ossia, tra l’altro, che se un domani cambia il Presidente dell’Associazione (che ora sono io) può, in teoria, fare e disfare a suo piacimento. Questo naturalmente, grosso modo in quanto come mi ha spiegato sempre il Dr. Margheri, le cose sono un tanto più complicate.
Faccio anche notare che se avessi avuto un’altra alternativa, io avrei fatto anche a meno dell’Associazione di Promozione Sociale. Magari avrei fondato una società o altro che mi lasciasse totale autonomia decisionale ma, tutto ciò era completamente fuori dalle mie possibilità economiche. E da lì, la scelta meno onerosa per me.

INCOGNITE....

Altra delle incognite di cui si accennava sopra è quanto segue.
A priori, personalmente, non posso stabilire se parte di quanto proposto nel PROGETTO TRENTO sia fattibile o no. Perchè? Per il semplice fatto che detto progetto comprende varie proposte o sottoprogetti che esulano un tanto dalla norma esistente nella città di Trento e d’intorni. Senza poi dimenticare che avendo anche potuto informarmi circa tali fattibilità, avrei svelato prematuramente il contenuto del progetto stesso.
Infatti, benchè il PROGETTO TRENTO consideri come suo centro motore di base e irradiazione alla ex Italcementi di Piedicastello, tuttavia nelle sue adiacenze si propone di associarvi altre realizzazioni. Questo con lo scopo di creare una sinergia che ottimizzi in ogni settore, l’impiego di dette aree o luoghi.
Va precisato che, grosso modo, il PROGETTO TRENTO si propone di inserirsi e svilupparsi dentro di un’area “triangolare” che va da Ravina-Romagnano al Sud, La Vela al Nord, includendo verso l’alto e Ovest tutto il Monte Bondone.
Metaforicamente, come nella strategia e tattica militari, meglio dunque, per incominciare, “tastare” gli “avamposti o periferie” per poterne valutare le reazioni, lasciando da parte il nucleo centrale (Italcementi) (per il momento), di questo simbolico “campo di operazioni”.

PRIMA PROPOSTA DI “ASSAGGIO” e relativa incognita.

DOS TRENTO. Ho alcune idee circa l’insieme del Dos Trento. Tuttavia siccome ce ne sono tante altre di proposte meglio ritrovarsi (eventualmente) a discuterne insieme con i vari proponenti. Meglio dunque fare un passo alla volta. Qui mi riferirò a un solo aspetto riguardante il Dos Trento.
Ho letto sui giornali varie proposte circa l’utilizzo dei due tunnels che passano sotto il Dos Trento e che saranno dismessi una volta entrata in servizio la nuova tangenziale. Di tali proposte ce ne sono varie anche alla pag. 13 del giornale TRENTINO del 20/92006. Di per sè, in teoria almeno, son tutte valide.
Da parte mia, e sempre dopo la dovuta valutazione di fattibilità socio-economica, proporrei che le due gallerie alloggiassero un gran bel acquario di categoria mondiale.....

Cordiali saluti,

Dr. Valerio Tonolli

CONTINUA.....

Quanto sopra si trova in Internet al Blog,
http://blogs.ya.com/progetto-trento
 
PROGETTO TRENTO
Trento, lunedì 18 settembre del 2006

Gentili lettrici e lettori,
desidero informarVi che in data 11/9/2006 è stata costituita l'Associazione di Promozione Sociale denominata PROGETTO TRENTO.

L'Associazione non ha scopo di lucro ed intende svolgere attività di utilità sociale nei confronti degli associati e di terzi nei settori della paesaggistica, dell'urbanistica e dell'architettura, nel pieno rispetto della libertà e dignità degli associati.

A tale fine l'Associazione potrà compiere ogni azione diretta alla valorizzazione dell'area dell' ex impresa Italcementi (Piedicastello-Trento), nell'intento di un funzionale e ottimale utilizzo della medesima.

Il nome di questa Associazione , come già indicato, è PROGETTO TRENTO e io sono il suo fondatore e presidente.

La potete trovare in Internet al sito,
http://blogs.ya.com/progetto-trento


Cordiali saluti

Dr. Valerio Tonolli

E-mail tonollivalerio@hotmail.com
Tel. cellulare, (039) 348 347 30 50
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