CONTENUTO DELLA EX ITALCEMENTI "SOPRAVVISSUTA".
Trento, lunedì 30 ottobre del 2006
CONTENUTO DELLA EX ITALCEMENTI "SOPRAVVISSUTA".
OTTAVA PROPOSTA DEL "PROGETTO TRENTO VALTON".
Nel caso che la ex Italcementi riuscisse a sopravvivere, verrebbe ad essere l'inizio, base, partenza dell'intero PROGETTO TRENTO VALTON.
Specie di "soffio vitale" iniziale ispiratore, anima e motore dell'insieme.
Siccome, tra qualche ora dovrei vedermi col presidente della Federazione Cooperative Trentine, ing. Diego Schelfi, sono curioso di vedere cosa ne penserà in proposito.
Chiarisco subito che in un primo breve colloquio avuto con lui qualche mese fa, mi disse che se era per lui, la ex Italcementi avrebbe dovuto essere rasa al suolo o demolita nella sua totalità.
Consapevole di ciò, la mia vaga o lontanissima speranza è che una volta letto il mio progetto, all'ing. Schelfi, subentri un qualche dubbio circa la sua prima irremovibile decisione.
Non oso sperare che si ravveda alla maniera di Paolo di Tarso, sulla strada per Damasco. Non ho il potere di folgorarlo ne di fargli udire una voce "venuta dall'Alto". Nemmeno potrò farlo cadere da cavallo. Al massimo, se fosse seduto distrattamente, cadrà dalla sedia, leggendo i miei spropositi diametralmente opposti ai suoi progetti. A che santo potrei rivolgermi?
Scherzi a parte, a continuazione esporrò, molto brevemente, alcune idee circa la ex Italcementi, anche perchè non ho nessun piano in mano e per far ciò userò come unica guida una foto scattata dal Doss Trent in data 17/6/2006.
Il capannone più grande, che mi sembra fosse utilizzato come magazzino, mi piacerebbe fosse trasformato in un grande auditorium.
Però, mi sembra un peccato lasciare lì tanto spazio "poco utilizzato" per la maggior parte del tempo.
Su più piani (da definire) ( e sempre all'interno dello stesso) si dovrebbero costruire anche degli ampli balconi corridoi, sui quali esporre, per esempio, parte del materiale del futuro S. Michele Due, come descritto nella proposta numero due.
Da non dimenticare che il museo S. Michele all'Adige, così come è al presente, non va bene. Certe sale sono arredate alla perfezione. Altre però sono assolutamente insufficienti a ospitare dovutamente tanti reperti e più che di un museo danno l'impressione di un vecchio deposito o "pollaio" semi abbandonato.
Insomma, questo ex capannone, una volta ristrutturato, servirebbe da spazio espositivo "sui muri" e da auditorium sul pavimento a base.
Ci sono poi altre tre grandi strutture parallele (capannoni), a questo grande ex magazzino. In altra sede descriverò più dettagliatamente cosa mi piacerebbe farne, anche perchè ci terrei a far partecipare con le loro idee, al più gran numero posssibile di cittadini.
Tutto l'insieme, socialmente ed economicamente parlando dovrebbe essere trasformato in una specie di "fucina di Vulcano" per attività artigianali ed intelettuali, affiancata o "permeata" dalla tipica atmosfera dell'agora di socializzazioene della Grecia di Pericle, ossia centro d'incontro privilegiato per grandi e piccini, donne e uomini e con una "guardia" sia pure ridotta anche notturna per i solitari o depressi....
Un centro, relativamente piccolo magari, ma che non l'avrebbero ne New York, Londra, Parigi, ecc., a meno che non ce lo copiassero!
Quello che mi propongo, è di realizzare un PROGETTO TRENTO VALTON autonomo, che non abbia bisogno di contributi provinciali ne comunali, una volta ultimato.
Sarà possibile? Bisogna provare! Il modello da seguire? Tra gli altri, le Olimpiadi di Los Angeles (USA) del 1984. Furono organizzate e si svolsero alla perfezione e, guarda caso, oltre a pagare tutte le relative spese, gli organizzatori rimasero con un bel gruzzolo di banconote verdi di guadagno! Al Governo USA non costò un centesimo!
Certo, che per arrivare a ciò, (eventualmente) non si può seguire il tradizionale e più che consolidato sistema italiota (e trentino), dove per esempio, tra l'altro, per le passate gloriose Olimpiadi di Torino, si pagarono, non ricordo a chi, circa sette otto cento mila euro, per la sua altissima e specialissima consulenza. Quale? Tracciare (a tavolino) sulla carta geografica italiana la rotta da far seguire alla torcia olimpica! O per rimanere in casa (Trentino), anni fa, dopo lavori di restauro durati dieci anni mi sembra, del castello di Besenello, e costato sul miliardo e mezzo di lirette, qualcuno ebbe la felice idea del lancio pubblicitario dello stesso castello....e che costò svariati centinaia di milioni di lire...Se la Legge me lo permettesse, direi che tali "geniali ideatori" sono dei veri e propri "remenghi".
Ma per essere più chiaro in proposito, di come vedo le cose, prendete il seguente esempio.
Avrete notato che nell'introduzione al progetto, ho segnato Ravina Romagnano come "confine" Sud. Perchè Ravina? Perche a Ravina esiste una "istituzione" forse unica al mondo. Quale? La bottega o laboratorio artigiano di Pierino Navarini, onore e vanto di Ravina e del Trentino
Pierino produce da una vita (ora aiutato dalla sua famiglia) dei bellissimi oggetti in rame, quale cesellatore di alto livello.
E quì, anche se molto lodevole, niente di eccezionale, visto che forse ce ne sono altri bravi o quasi bravi come lui. E allora? Allora, che lui, (in tutta una vita), oltre a mettere su, sin da ragazzo, la sua bella ditta, allevare una famiglia ecc., ecc., ha anche riunito una collezione di pezzi antichi in rame ed altro, che al famoso Museo degli Usi e Costumi di S, Michele, nenche se li sognano! Proprio così!
Pierino rivela una sensibilità e occhio da gran maestro nel selezionare e collezionare i suoi reperti. Potrebbe benissimo dare corsi post universitari di completamento a tanti laureandi e laureati che si occupano del ramo.
Ogni volta che vado da lui è sempre occupatissimo, martellando, cesellando, saldando, stagnando, fondendo, ecc. Se è d'estate e di sera, "si riposa" annaffiando alcune centinaia di vasi di gerani e fiori vari sui vari balconi e terrazze suoi, della moglie dei figli, figlie, nuore, generi....della sua specie di frazione Navarini, composta di varie case.
Alle persone attive come lui mi piace paragonarle a dei castori, che sono sempre in movimento. Tuttavia, Pierino che è magro, mi fa pensare più ad uno scoiattolone laboriosissimo ed agilissimo. Scatta e si muove come una molla oltre che come uno scoiattolo!
Proprio non capisco come arrivi a fare tutto quello che fa. La sola conclusione riassuntiva che mi viene sponanea in mente è che non c'è dubbio che "li ha" come Dio comanda.
Pensare che ha imparato il mestiere alla Vela da ragazzo.
In quanto a studi poi, altra sorpresa! Perchè? Ha concluso a qualche modo la quinta elementare. Come mai? Essendo (a Ravina) la sua famiglia (papà, mamma, ecc) i sagrestani del paese, toccava molte volte a lui correre per sostituire il suo papà che lavorava a Trento pulendo e raccogliendo l'inmondizia col carretto tirato (o spinto) a mano. ...
Ho voluto dare questo esempio di Pierino perchè alla ex Italcementi o eventuale futura Cittadella della Cooperazione del PROGETTO TRENTO VALTON gli chiederei di esporre lì tutti o parte dei suoi numerosissimi e preziosissimi oggetti, ed in cambio gli si "affitterebbe" ad un prezzo simbolico uno spazioso locale dove fabbricare (con vista al pubblico) i suoi prodotti con relativa vendita ai visitatori.
Cordiali saluti.
Dr. Valerio Tonolli
Quanto sopra come pure le altre sette prposte gia pubblicate sono in Internet al Blog,
http://blogs.ya.com/progetto-trento
E-mail tonollivalerio@hotmail.com
Tel. Cel. 348 347 30 50
CONTINUA.......
CONTENUTO DELLA EX ITALCEMENTI "SOPRAVVISSUTA".
OTTAVA PROPOSTA DEL "PROGETTO TRENTO VALTON".
Nel caso che la ex Italcementi riuscisse a sopravvivere, verrebbe ad essere l'inizio, base, partenza dell'intero PROGETTO TRENTO VALTON.
Specie di "soffio vitale" iniziale ispiratore, anima e motore dell'insieme.
Siccome, tra qualche ora dovrei vedermi col presidente della Federazione Cooperative Trentine, ing. Diego Schelfi, sono curioso di vedere cosa ne penserà in proposito.
Chiarisco subito che in un primo breve colloquio avuto con lui qualche mese fa, mi disse che se era per lui, la ex Italcementi avrebbe dovuto essere rasa al suolo o demolita nella sua totalità.
Consapevole di ciò, la mia vaga o lontanissima speranza è che una volta letto il mio progetto, all'ing. Schelfi, subentri un qualche dubbio circa la sua prima irremovibile decisione.
Non oso sperare che si ravveda alla maniera di Paolo di Tarso, sulla strada per Damasco. Non ho il potere di folgorarlo ne di fargli udire una voce "venuta dall'Alto". Nemmeno potrò farlo cadere da cavallo. Al massimo, se fosse seduto distrattamente, cadrà dalla sedia, leggendo i miei spropositi diametralmente opposti ai suoi progetti. A che santo potrei rivolgermi?
Scherzi a parte, a continuazione esporrò, molto brevemente, alcune idee circa la ex Italcementi, anche perchè non ho nessun piano in mano e per far ciò userò come unica guida una foto scattata dal Doss Trent in data 17/6/2006.
Il capannone più grande, che mi sembra fosse utilizzato come magazzino, mi piacerebbe fosse trasformato in un grande auditorium.
Però, mi sembra un peccato lasciare lì tanto spazio "poco utilizzato" per la maggior parte del tempo.
Su più piani (da definire) ( e sempre all'interno dello stesso) si dovrebbero costruire anche degli ampli balconi corridoi, sui quali esporre, per esempio, parte del materiale del futuro S. Michele Due, come descritto nella proposta numero due.
Da non dimenticare che il museo S. Michele all'Adige, così come è al presente, non va bene. Certe sale sono arredate alla perfezione. Altre però sono assolutamente insufficienti a ospitare dovutamente tanti reperti e più che di un museo danno l'impressione di un vecchio deposito o "pollaio" semi abbandonato.
Insomma, questo ex capannone, una volta ristrutturato, servirebbe da spazio espositivo "sui muri" e da auditorium sul pavimento a base.
Ci sono poi altre tre grandi strutture parallele (capannoni), a questo grande ex magazzino. In altra sede descriverò più dettagliatamente cosa mi piacerebbe farne, anche perchè ci terrei a far partecipare con le loro idee, al più gran numero posssibile di cittadini.
Tutto l'insieme, socialmente ed economicamente parlando dovrebbe essere trasformato in una specie di "fucina di Vulcano" per attività artigianali ed intelettuali, affiancata o "permeata" dalla tipica atmosfera dell'agora di socializzazioene della Grecia di Pericle, ossia centro d'incontro privilegiato per grandi e piccini, donne e uomini e con una "guardia" sia pure ridotta anche notturna per i solitari o depressi....
Un centro, relativamente piccolo magari, ma che non l'avrebbero ne New York, Londra, Parigi, ecc., a meno che non ce lo copiassero!
Quello che mi propongo, è di realizzare un PROGETTO TRENTO VALTON autonomo, che non abbia bisogno di contributi provinciali ne comunali, una volta ultimato.
Sarà possibile? Bisogna provare! Il modello da seguire? Tra gli altri, le Olimpiadi di Los Angeles (USA) del 1984. Furono organizzate e si svolsero alla perfezione e, guarda caso, oltre a pagare tutte le relative spese, gli organizzatori rimasero con un bel gruzzolo di banconote verdi di guadagno! Al Governo USA non costò un centesimo!
Certo, che per arrivare a ciò, (eventualmente) non si può seguire il tradizionale e più che consolidato sistema italiota (e trentino), dove per esempio, tra l'altro, per le passate gloriose Olimpiadi di Torino, si pagarono, non ricordo a chi, circa sette otto cento mila euro, per la sua altissima e specialissima consulenza. Quale? Tracciare (a tavolino) sulla carta geografica italiana la rotta da far seguire alla torcia olimpica! O per rimanere in casa (Trentino), anni fa, dopo lavori di restauro durati dieci anni mi sembra, del castello di Besenello, e costato sul miliardo e mezzo di lirette, qualcuno ebbe la felice idea del lancio pubblicitario dello stesso castello....e che costò svariati centinaia di milioni di lire...Se la Legge me lo permettesse, direi che tali "geniali ideatori" sono dei veri e propri "remenghi".
Ma per essere più chiaro in proposito, di come vedo le cose, prendete il seguente esempio.
Avrete notato che nell'introduzione al progetto, ho segnato Ravina Romagnano come "confine" Sud. Perchè Ravina? Perche a Ravina esiste una "istituzione" forse unica al mondo. Quale? La bottega o laboratorio artigiano di Pierino Navarini, onore e vanto di Ravina e del Trentino
Pierino produce da una vita (ora aiutato dalla sua famiglia) dei bellissimi oggetti in rame, quale cesellatore di alto livello.
E quì, anche se molto lodevole, niente di eccezionale, visto che forse ce ne sono altri bravi o quasi bravi come lui. E allora? Allora, che lui, (in tutta una vita), oltre a mettere su, sin da ragazzo, la sua bella ditta, allevare una famiglia ecc., ecc., ha anche riunito una collezione di pezzi antichi in rame ed altro, che al famoso Museo degli Usi e Costumi di S, Michele, nenche se li sognano! Proprio così!
Pierino rivela una sensibilità e occhio da gran maestro nel selezionare e collezionare i suoi reperti. Potrebbe benissimo dare corsi post universitari di completamento a tanti laureandi e laureati che si occupano del ramo.
Ogni volta che vado da lui è sempre occupatissimo, martellando, cesellando, saldando, stagnando, fondendo, ecc. Se è d'estate e di sera, "si riposa" annaffiando alcune centinaia di vasi di gerani e fiori vari sui vari balconi e terrazze suoi, della moglie dei figli, figlie, nuore, generi....della sua specie di frazione Navarini, composta di varie case.
Alle persone attive come lui mi piace paragonarle a dei castori, che sono sempre in movimento. Tuttavia, Pierino che è magro, mi fa pensare più ad uno scoiattolone laboriosissimo ed agilissimo. Scatta e si muove come una molla oltre che come uno scoiattolo!
Proprio non capisco come arrivi a fare tutto quello che fa. La sola conclusione riassuntiva che mi viene sponanea in mente è che non c'è dubbio che "li ha" come Dio comanda.
Pensare che ha imparato il mestiere alla Vela da ragazzo.
In quanto a studi poi, altra sorpresa! Perchè? Ha concluso a qualche modo la quinta elementare. Come mai? Essendo (a Ravina) la sua famiglia (papà, mamma, ecc) i sagrestani del paese, toccava molte volte a lui correre per sostituire il suo papà che lavorava a Trento pulendo e raccogliendo l'inmondizia col carretto tirato (o spinto) a mano. ...
Ho voluto dare questo esempio di Pierino perchè alla ex Italcementi o eventuale futura Cittadella della Cooperazione del PROGETTO TRENTO VALTON gli chiederei di esporre lì tutti o parte dei suoi numerosissimi e preziosissimi oggetti, ed in cambio gli si "affitterebbe" ad un prezzo simbolico uno spazioso locale dove fabbricare (con vista al pubblico) i suoi prodotti con relativa vendita ai visitatori.
Cordiali saluti.
Dr. Valerio Tonolli
Quanto sopra come pure le altre sette prposte gia pubblicate sono in Internet al Blog,
http://blogs.ya.com/progetto-trento
E-mail tonollivalerio@hotmail.com
Tel. Cel. 348 347 30 50
CONTINUA.......
CITTADELLA FEDERAZIONE COOPERATIVE TRENTINE ( CFCT)
Trento, Domenica 22 ottobre del 2006
SETTIMA PROPOSTA O COMPONENTE DEL "PROGETTO TRENTO VALTON".
CITTADELLA FEDERAZIONECOOPERATIVE TRENTINE.
Avrete notato che il "PROGETTO TRENTO" ora si chiama, "PROGETTO TRENTO VALTON". Perchè? Per personalizzarlo un pò di più in quanto, teoricamente, di "PROGETTO TRENTO" ce ne potrebbero essere molti, ma non di "PROGETTO TRENTO VALTON", essendo VALTON l'abbreviazione di Valerio Tonolli.
C'è poi il fatto che in un mondo di furbi non conviene essere troppo sprovveduti!
Infatti, è ormai passato più di un mese da quando ho pubblicato in Internet la prima proposta del "PROGETTO TRENTO". Per ognuna delle sei componenti pubblicate in successione in date diverse, ho recapitato personalmente ai giornali locali, (Vita Trentina, l'Adige, Trentino) copia delle stesse, senza contare quelle lasciate ai vari uffici provinciali, regionali, comunali, curiali, ecc.
Risultato....Silenzio totale!!!! Riguardo ai giornali, neanche il minimo accenno di due tre righe.
A mio modo di vedere (ma potrei anche sbagliarmi), quei giornali non informano e intendo INFORMARE con la I maiuscola. Solo informano a loro discrezione. Ma, portate pazienza, l'informazione di parte non è vera informazione così come la verità parziale non è vera verità.
Ma ritornando ai soliti furbi, un simpatico architetto trentino doc mi disse a suo tempo che sarebbe stato bene che sin dall'inizio un giornale locale mi pubblicasse una specie di intervista circa il progetto e con la quale si mi riconoscesse la "paternità" del " PROGETTO TRENTO VALTON".
Ma forse il "PROGETTO TRENTO VALTON" non ha il ben minimo valore per i sapientoni direttori, redattori e giornalisti di tan illustri ed altolocati giornali (giornalucoli?), che non sprecheranno nemmeno poche righe per informare in merito. Infatti, loro debbono stare attenti all'occulato utilizzo del prezioso spazio disponibile, riempendolo di temi e notizie ben più trascendentali che il PROGETTO TRENTO VALTON", come per esempio informare le gentili lettrici e lettori che a Pergine, " IL PLATANO ILLUMINERA IL NATALE PERGINESE", almeno così si legge in un articolo di mezza pagina (con foto) sul TRENTINO di martedì 17 ottobre, 2006 (pagina 38). Cosa ve ne sembra? Come minimo bisognerebbe reinventare il termine "giornalismo," aggiornandolo come è nei sogni e progetti dei grandi magnate dei media tipo Rupert Murdoch e Silvio Berlusconi, maestri della manipolazione con tendenza al basso.
Per quello che possa valere la mia opinione, per esempio, il nuovo direttore responsabile di l'ADIGE, Dr. Pierangelo Giovanetti dovrebbe vergognarsi. Per non aver accennato al PROGETTO TRENTO VALTON" sul giornale che dirige? No! No! Ci mancherebbe! E allora, vergognarsi di che cosa? Per il semplice fatto che benchè abbia sfogliato con grande attenzione 4-5 volte l'ADIGE di oggi Domenica 22 ottobre 2006, non c'è il ben minimo accenno alla tristissima vicenda della signora Antonella, prigioniera del TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio), messa sotto chiave, senza la sua volontà, al reparto psichiatrico dell'Ospedale Santa Chiara, con tanta di firma del sindaco Pacher.
E questa sarebbe informazione con la I maiuscola? A me sembra disinformazione di parte. Se erro, decidete voi!
E questo preambolo d'obbligo (chiarificatore) serva quale introduzione illustrativa alla settima proposta o componente del "PROGETTO TRENTO VALTON" e che si riferisce alla ex Italcementi vera e propria e no al suo "contorno" complementario delle altre sei proposte.
Questa settima proposta si suddivide a sua volta in tre opzioni.
a) Coservare la totalità della ex Italcementi.
b) Conservarne solo una parte.
c) Eliminarla completamente.
Va da sè che la mia opzione preferita è la prima. Se non venisse accettata, passerei alla seconda e poi alla terza se anche la seconda non andasse bene.
Utopia e realtà.
L'utopia ama sognare e desiderare il migliore dei mondi possibili per il bene di tutti o almeno per la stragrande maggioranza.
La realtà è la situazione con la quale dobbiamo fare i conti giornalmente.
Però, questa realtà, sempre che ci sia consentito partecipare alla sua creazione quali protagonisti, potrà essere molto diversa a seconda di quale sia la nostra utopia o ideale di base o partenza. Può darsi che l'utopia sia umanamente irrealizzabile però, se non altro, è una guida che traccia una via e stabilisce una meta da seguire, irragiungibile magari, ma che ci incoraggiano a camminare in quella direzione.
Un esempio sia che, malgrado i suoi limiti (schiavitù ecc.) l'utopia del mondo greco di più di venticinque secoli fa, seppe organizzare un sistema di vita socio-economico tale, che ancora al giorno d'oggi moltissimi paesi del mondo ignorano e addirittura combattono, respingono e negano.
Realtà e coerenza.
E sempre la realtà mi dice pure che del "PROGETTO TRENTO VALTON" nessuno ne vuol sapere,
Siccome per me è un progetto che merita se non altro di essere preso in considerazione, essendo ignorato totalmente, non mi rimane che sognare con esso. Ma rassegnarmi, mai!
Un saggio proverbio degli USA ricorda che di un milione di sogni, solo uno si avvera....e ancora più saggiamente mia sorella Amelia mi dice che anche meno di uno su un milione di sogni si avverano....
Almeno, così facendo, mantengo la mia libertà d'azione.
In che modo? Autonominandomi (in campo) progettista ideatore del "master plan" del " PROGETTO TRENTO VALTON" come il grande architetto Daniel Libeskind lo è per il progetto "Ground Zero" di New York.
A continuazione un breve schema di come mi piacerebbe fosse la futura CITTADELLA FEDERAZIONE COOPERATIVE TRENTINE (CFCT).
Inserimento.
Dovuto al fatto che la ex Italcementi si trova in un posto non proprio felice, il tutto andrebbe ridimensionato drasticamente o incisivamente con il fine di ottenere un risultato di qualità senz'altro migliore.
Come salvare capra e cavolo?
Essendo che, come indicato nella prima opzione, preferirei conservare la totalità della ex Italcementi, come conciliare il salvataggio del "cavolo" (Ex Italcementi) con l'appetito della "capra?" La capra, ossia la Cittadella della Cooperazione dovrevve "trovare" altrove di che "alimentarsi".
Come? Aumentando la densità degli abitanti del nuovo centro da costruire. Per fare ciò, l'unica via d'uscita è di edificare verso l'alto, "dimenticandosi" del basso o sotto.
Incominciare col costruire una formidabile struttura portante (colonne + travi) addottando la tecnica dei grattacieli.
Allora, sarebbe a partire dal settimo, ottavo o nono piano, ossia al di sopra dell'attuale ex Italcementi che incomincerebbero i piani con uffici ecc., della Federazione Cooperative, della Provincia, del Comune, istituti di ricerca, musei, appartamenti e chi più ne ha più ne metta....
Al di sotto di tutto quello rimarrebbe una specie di enorme "hall" senz'altro originale ma molto pratica e della quale mi occuperò in altra sede.
Eventuale altezza.
Si dovrebbe cercare di stabilire l'altezza ottimale degli edifici (che vada incontro ai bisogni e interessi della cittadinanza più che ai desideri degli eventuali speculatori). Questa altezza ottimale potrebbe trovarsi tra un minimo di venticinque piani ed un massimo di quaranta.
Aree verdi.
Ottenerle tutte dalla parte verde di campagna soprastante alla ex Italcementi e che per il momento non appartengono a questa. Attualmente la zona è utilizzata in parte come maneggio per cavalli.
Forma della "CITTADELLA"
Costruire tre torri con altezze diverse che, quali "bigliettino di presentazione" di Trento e del Trentino, ricordino vagamente al profilo delle Tre Cime di Lavaredo, un pò stilizzate o più "magrette".
Materiali.
Limitare al minimo indispensabile l'utilizzo del vetro. Impiegare il cemento con rivestimento in pietra trentina rosa-rossiccia.
Le finestre farle grandi il minimo indispensabile per garantire una sana illuminazione standard.
Va da sè che andrebbero impiegati materiali e tecniche all'avanguardia, sia per l'isolamento termico ecc., che per il risparmio energetico, ecc., ecc.
Compenso del progettista, ossia io Dr. Valerio Tonolli
Tenuto conto che l'attuale ex Italcementi è un insieme di "rifiuti" ingombranti, questi, dovrebbero essermi regalati dalla Federazione Cooperativa, sua proprietaria.
E sempre la Federazione delle Cooperative Trentine dovrebbe darmi anche un importo di un milione cinquecentomila euro (1.500.000), che, pressapoco, corrispondono al costo aprossimativo dell'eventuale demolizione della ex Italcementi.
Quei soldi li potrei investire sia nella futura "Cittadella della Cooperazione" che nel "PROGETTO TRENTO VALTON", costituendo, tra l'altro, anche una mia società che si occupasse di coordinare il tutto, cercare investitori per le varie componenti del progetto, ecc.
Insomma, da parte mia il costo sarebbe zero per la Federazione Cooperativa, in quanto l'eventuale pagamento del milione e mezzo di euro viane azzerato dalla non demolizione del complesso ex Italcementi.
In un'altra proposta (ottava) di questo "PROGETTO TRENTO VALTON", spiegherò cosa intenderei fare di tutti quegli edifici. Per fare ciò avrei (come minimo) bisogno di un piano di tutto l'insieme, con misurazioni varie ecc., più il permesso di accedervi tutte le volte che lo desiderassi, tenuto conto che fino ad oggi ho potuto dare una breve occhiata di pochi minuti, accompagnato dal geom Zini della Federazione Cooperative.
Cordiali saluti.
Dr. Valerio Tonolli
Quanto sopra come pure le altre sei proposte gia pubblicate sono in Internet al Blog,
http://blogs.ya.com/progetto-trento
E-mail tonollivalerio@hotmail.com
Tel. Cel. 348 347 30 50
CONTINUA.....
SETTIMA PROPOSTA O COMPONENTE DEL "PROGETTO TRENTO VALTON".
CITTADELLA FEDERAZIONECOOPERATIVE TRENTINE.
Avrete notato che il "PROGETTO TRENTO" ora si chiama, "PROGETTO TRENTO VALTON". Perchè? Per personalizzarlo un pò di più in quanto, teoricamente, di "PROGETTO TRENTO" ce ne potrebbero essere molti, ma non di "PROGETTO TRENTO VALTON", essendo VALTON l'abbreviazione di Valerio Tonolli.
C'è poi il fatto che in un mondo di furbi non conviene essere troppo sprovveduti!
Infatti, è ormai passato più di un mese da quando ho pubblicato in Internet la prima proposta del "PROGETTO TRENTO". Per ognuna delle sei componenti pubblicate in successione in date diverse, ho recapitato personalmente ai giornali locali, (Vita Trentina, l'Adige, Trentino) copia delle stesse, senza contare quelle lasciate ai vari uffici provinciali, regionali, comunali, curiali, ecc.
Risultato....Silenzio totale!!!! Riguardo ai giornali, neanche il minimo accenno di due tre righe.
A mio modo di vedere (ma potrei anche sbagliarmi), quei giornali non informano e intendo INFORMARE con la I maiuscola. Solo informano a loro discrezione. Ma, portate pazienza, l'informazione di parte non è vera informazione così come la verità parziale non è vera verità.
Ma ritornando ai soliti furbi, un simpatico architetto trentino doc mi disse a suo tempo che sarebbe stato bene che sin dall'inizio un giornale locale mi pubblicasse una specie di intervista circa il progetto e con la quale si mi riconoscesse la "paternità" del " PROGETTO TRENTO VALTON".
Ma forse il "PROGETTO TRENTO VALTON" non ha il ben minimo valore per i sapientoni direttori, redattori e giornalisti di tan illustri ed altolocati giornali (giornalucoli?), che non sprecheranno nemmeno poche righe per informare in merito. Infatti, loro debbono stare attenti all'occulato utilizzo del prezioso spazio disponibile, riempendolo di temi e notizie ben più trascendentali che il PROGETTO TRENTO VALTON", come per esempio informare le gentili lettrici e lettori che a Pergine, " IL PLATANO ILLUMINERA IL NATALE PERGINESE", almeno così si legge in un articolo di mezza pagina (con foto) sul TRENTINO di martedì 17 ottobre, 2006 (pagina 38). Cosa ve ne sembra? Come minimo bisognerebbe reinventare il termine "giornalismo," aggiornandolo come è nei sogni e progetti dei grandi magnate dei media tipo Rupert Murdoch e Silvio Berlusconi, maestri della manipolazione con tendenza al basso.
Per quello che possa valere la mia opinione, per esempio, il nuovo direttore responsabile di l'ADIGE, Dr. Pierangelo Giovanetti dovrebbe vergognarsi. Per non aver accennato al PROGETTO TRENTO VALTON" sul giornale che dirige? No! No! Ci mancherebbe! E allora, vergognarsi di che cosa? Per il semplice fatto che benchè abbia sfogliato con grande attenzione 4-5 volte l'ADIGE di oggi Domenica 22 ottobre 2006, non c'è il ben minimo accenno alla tristissima vicenda della signora Antonella, prigioniera del TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio), messa sotto chiave, senza la sua volontà, al reparto psichiatrico dell'Ospedale Santa Chiara, con tanta di firma del sindaco Pacher.
E questa sarebbe informazione con la I maiuscola? A me sembra disinformazione di parte. Se erro, decidete voi!
E questo preambolo d'obbligo (chiarificatore) serva quale introduzione illustrativa alla settima proposta o componente del "PROGETTO TRENTO VALTON" e che si riferisce alla ex Italcementi vera e propria e no al suo "contorno" complementario delle altre sei proposte.
Questa settima proposta si suddivide a sua volta in tre opzioni.
a) Coservare la totalità della ex Italcementi.
b) Conservarne solo una parte.
c) Eliminarla completamente.
Va da sè che la mia opzione preferita è la prima. Se non venisse accettata, passerei alla seconda e poi alla terza se anche la seconda non andasse bene.
Utopia e realtà.
L'utopia ama sognare e desiderare il migliore dei mondi possibili per il bene di tutti o almeno per la stragrande maggioranza.
La realtà è la situazione con la quale dobbiamo fare i conti giornalmente.
Però, questa realtà, sempre che ci sia consentito partecipare alla sua creazione quali protagonisti, potrà essere molto diversa a seconda di quale sia la nostra utopia o ideale di base o partenza. Può darsi che l'utopia sia umanamente irrealizzabile però, se non altro, è una guida che traccia una via e stabilisce una meta da seguire, irragiungibile magari, ma che ci incoraggiano a camminare in quella direzione.
Un esempio sia che, malgrado i suoi limiti (schiavitù ecc.) l'utopia del mondo greco di più di venticinque secoli fa, seppe organizzare un sistema di vita socio-economico tale, che ancora al giorno d'oggi moltissimi paesi del mondo ignorano e addirittura combattono, respingono e negano.
Realtà e coerenza.
E sempre la realtà mi dice pure che del "PROGETTO TRENTO VALTON" nessuno ne vuol sapere,
Siccome per me è un progetto che merita se non altro di essere preso in considerazione, essendo ignorato totalmente, non mi rimane che sognare con esso. Ma rassegnarmi, mai!
Un saggio proverbio degli USA ricorda che di un milione di sogni, solo uno si avvera....e ancora più saggiamente mia sorella Amelia mi dice che anche meno di uno su un milione di sogni si avverano....
Almeno, così facendo, mantengo la mia libertà d'azione.
In che modo? Autonominandomi (in campo) progettista ideatore del "master plan" del " PROGETTO TRENTO VALTON" come il grande architetto Daniel Libeskind lo è per il progetto "Ground Zero" di New York.
A continuazione un breve schema di come mi piacerebbe fosse la futura CITTADELLA FEDERAZIONE COOPERATIVE TRENTINE (CFCT).
Inserimento.
Dovuto al fatto che la ex Italcementi si trova in un posto non proprio felice, il tutto andrebbe ridimensionato drasticamente o incisivamente con il fine di ottenere un risultato di qualità senz'altro migliore.
Come salvare capra e cavolo?
Essendo che, come indicato nella prima opzione, preferirei conservare la totalità della ex Italcementi, come conciliare il salvataggio del "cavolo" (Ex Italcementi) con l'appetito della "capra?" La capra, ossia la Cittadella della Cooperazione dovrevve "trovare" altrove di che "alimentarsi".
Come? Aumentando la densità degli abitanti del nuovo centro da costruire. Per fare ciò, l'unica via d'uscita è di edificare verso l'alto, "dimenticandosi" del basso o sotto.
Incominciare col costruire una formidabile struttura portante (colonne + travi) addottando la tecnica dei grattacieli.
Allora, sarebbe a partire dal settimo, ottavo o nono piano, ossia al di sopra dell'attuale ex Italcementi che incomincerebbero i piani con uffici ecc., della Federazione Cooperative, della Provincia, del Comune, istituti di ricerca, musei, appartamenti e chi più ne ha più ne metta....
Al di sotto di tutto quello rimarrebbe una specie di enorme "hall" senz'altro originale ma molto pratica e della quale mi occuperò in altra sede.
Eventuale altezza.
Si dovrebbe cercare di stabilire l'altezza ottimale degli edifici (che vada incontro ai bisogni e interessi della cittadinanza più che ai desideri degli eventuali speculatori). Questa altezza ottimale potrebbe trovarsi tra un minimo di venticinque piani ed un massimo di quaranta.
Aree verdi.
Ottenerle tutte dalla parte verde di campagna soprastante alla ex Italcementi e che per il momento non appartengono a questa. Attualmente la zona è utilizzata in parte come maneggio per cavalli.
Forma della "CITTADELLA"
Costruire tre torri con altezze diverse che, quali "bigliettino di presentazione" di Trento e del Trentino, ricordino vagamente al profilo delle Tre Cime di Lavaredo, un pò stilizzate o più "magrette".
Materiali.
Limitare al minimo indispensabile l'utilizzo del vetro. Impiegare il cemento con rivestimento in pietra trentina rosa-rossiccia.
Le finestre farle grandi il minimo indispensabile per garantire una sana illuminazione standard.
Va da sè che andrebbero impiegati materiali e tecniche all'avanguardia, sia per l'isolamento termico ecc., che per il risparmio energetico, ecc., ecc.
Compenso del progettista, ossia io Dr. Valerio Tonolli
Tenuto conto che l'attuale ex Italcementi è un insieme di "rifiuti" ingombranti, questi, dovrebbero essermi regalati dalla Federazione Cooperativa, sua proprietaria.
E sempre la Federazione delle Cooperative Trentine dovrebbe darmi anche un importo di un milione cinquecentomila euro (1.500.000), che, pressapoco, corrispondono al costo aprossimativo dell'eventuale demolizione della ex Italcementi.
Quei soldi li potrei investire sia nella futura "Cittadella della Cooperazione" che nel "PROGETTO TRENTO VALTON", costituendo, tra l'altro, anche una mia società che si occupasse di coordinare il tutto, cercare investitori per le varie componenti del progetto, ecc.
Insomma, da parte mia il costo sarebbe zero per la Federazione Cooperativa, in quanto l'eventuale pagamento del milione e mezzo di euro viane azzerato dalla non demolizione del complesso ex Italcementi.
In un'altra proposta (ottava) di questo "PROGETTO TRENTO VALTON", spiegherò cosa intenderei fare di tutti quegli edifici. Per fare ciò avrei (come minimo) bisogno di un piano di tutto l'insieme, con misurazioni varie ecc., più il permesso di accedervi tutte le volte che lo desiderassi, tenuto conto che fino ad oggi ho potuto dare una breve occhiata di pochi minuti, accompagnato dal geom Zini della Federazione Cooperative.
Cordiali saluti.
Dr. Valerio Tonolli
Quanto sopra come pure le altre sei proposte gia pubblicate sono in Internet al Blog,
http://blogs.ya.com/progetto-trento
E-mail tonollivalerio@hotmail.com
Tel. Cel. 348 347 30 50
CONTINUA.....
ENERGIA ALTERNATIVA....
Trento, venerdì 13 ottobre del 2006
SESTA PROPOSTA O COMPONENTE DEL "PROGETTO TRENTO".
ENERGIE ALTERNATIVE.
Chiarisco subito che questa sesta proposta, pur essendo in completa "simbiosi" con quanto finora proposto, non la considero una vera e propria componente ma piutosto un complemento necessario di base a tutte le altre proposte che in un certo modo le permea.
Infatti, in tutte le proposte precedenti l'energia elettrica ha un ruolo protagonico e specialmente per quanto riguarda la serra tropicale, l'acquario, ecc., Altrettanto importante sarà l'energia alternativa con riguardo al progetto relativo alla ex Italcementi vero e proprio ma che spiegherò quando affronterò quell'aspetto.
Attualmente, tutti (o quasi) invocano le riduzione dei consumi di energia provenienti da petrolio, gas e carbone, per incoraggiare l'utilizzo delle fonti alternative rinnovabili che accoppiate al risparmio energetico formerebbero l'ambo vincente del futuro.
Rimanendo in Trentino, attualmente si osserva qualche "pioniere" coraggioso che cerca di dare l'esempio agli altri, come Giancarlo Gilmozzi che ha fatto installare sul tetto del suo Eurotel 2000 (Alpe Cermis) 374 metri quadrati di pannelli o moduli fotovoltaici. Impianti simili ne sono stati installati a Javrè, Spiazzo, Aldeno, Cadine e ultimamente a Pergine (Stet). Poche gocce nel mare....
Come gia accennato, in questo cambio di rotta va di pari passo la richiesta di una maggiore efficienza dell'utilizzo energetico.
Attualmente esiste un margine di spreco energetico molto grande nel nostro sistema edilizio (tra l'altro). Edifici costruiti male con i relativi impianti di riscaldamento e isolamento ancora peggiori, dice Pasquale Pistorio, vice presidente della Confindustria. (La Repubblica- venerdì 15 settembre 2006)
E a questo proposito, dal 2004, solo la Provincia di Bolzano, seguendo l'esempio dell'Austria e della Germania, ha reso obbligatoria la classe C di efficienza come livello minimo per le nuove costruzioni.
Nell'ipotesi di potere in futuro applicare questa normativa a tutta l'Italia ne deriverebbe un risparmio del 20% dei combustibili fossili importati. Un'enormità! Da non dimenticare che anche l'attuale Governo Prodi ha inserito nella Finanziaria diversi incentivi con riguardo allo sviluppo energetico alternativo.
Ma cosa centra quanto sopra con il mio "PROGETTO TRENTO" ?
Centra e come!
E per spiegarlo meglio faccio ancora ricorso alla metafora circa le strategie e tattiche militari.
Considerando la logistica quale struttura organizzativa portante fondamentale di ogni azione militare esitosa, dobbiamo per forza includervi l'energia alternativa quale elemento integrante di punta.
Fatto questo, bisogna saper valutare e individuare all'interno di questo "teatro operativo", ossia il Trentino, gli "attori" o elementi meglio preparati e piazzati e con maggiore probabilità di successo.
A seconda delle circostanze saranno o la punta di lancia di penetrazione o gli elementi di traino dell'insieme.
Non mi sembra vi sia ombra di dubbio che in Trentino uno di questi "attori protagonisti" potenziali per eccellenza sia la Federazione Trentina della Cooperazione, col suo "generale" in capo, il presidente ing. Diego Schelfi, con tutto il suo Stato Maggiore e rispettiva "truppa".
I vantaggi? La presenza capillare (ormai secolare) e più che consolidata delle sue "forze" su tutto il territorio provinciale trentino, col conseguente controllo e grandissima possibilità di manovra su questo simbolico scacchiere.
Riguardo allo spirito, ideologia o filosofia del "generale" Schelfi ci possiamo informare mensilmente leggendo i suoi "proclami" o editoriali che vengono pubblicati sulla rivista "Cooperazione Trentina".
Per fare un'esempio, in quello di settembre del 2006 ricorda che; " ...la società capitalista tende alla monopolizzazione e quindi uccide il mercato. Le cooperative no....in quanto hanno l'uomo al centro del loro pensiero e non unicamente il profitto...e pertanto, che continuando a credere nello strumento cooperativo si propone (Schelfi) proseguire nella costruzione di nuove cooperative.
Letto questo, a questo punto mi viene da chiedere all'ing. Schelfi (generale), perchè non utilizzare o impiegare questa formidabile base e presenza cooperativa diffusa su tutto lo "scacchiere" provinciale trentino per promuovere il settore energetico alternativo?
Come? Incoraggiando (per incominciare) la creazione di impianti fotovoltaici e impianti solari termici (acqua calda in genere), su tutto il territorio trentino.
Perchè? Per il semplice fatto che in Italia ci sono solamente quattro metri quadrati di pannelli solari termici per mille abitanti contro i duecento metri quadrati per mille abitanti della Germania, come si legge sempre su Repubblica del 15 settembre del 2006.
Possibile che i tedeschi, così oculati nello spendere, facciano ciò a sproposito? Senz'altro ne traggono alcun tornaconto!
Incominciando da quì si potrebbe costruire in Trentino tutta una politica energetica alternativa (da affiancare a quella gia esistente idroelettrica) con relativo istituto di punta di ricerca (Università con la Facoltà d'Ingegneria) avente anche la Federazione delle Cooperative quale elemento di spinta o trainante.
L'architetto Renzo Piano col fisico Premio Nobel Carlo Rubbia vanno già in questa direzione.
Da qualche mese, loro due, lavorano insieme nel grande progetto di trasformazione e riqualificazione di Sesto San Giovanni alle porte di Milano.
Quella realizzazione si propone di essere il primo prototipo del genere in Italia, ossia una città del futuro con meno inquinamento, maggiori risparmi energetici e una qualità della vita migliore.
Perchè non associarvi a quella esperienza anche la città di Trento (e il Trentino) per mezzo di questo "PROGETTO TRENTO"?
Ma per restare (per il momento) solo ai pannelli solari, coi nostri quattro metri quadrati contro i duecento dei tedeschi è come se (in termini ludici), nell'ultimo Mondiale di Calcio i teutonici ci avessere battuti venti, trenta o più "goals" a zero!
Invece, guarda caso, abbiamo vinto noi!
E allora? Allora, (come minimo), da bravi "orsi trentini" che siamo, dovremmo almeno seguire le orme già tracciate e lasciate dagli "orsi tedeschi e austriaci". Bel risparmio il saper approfittare dell'esempio altrui!
E se un giorno arrivassimo anche solo al "pareggio", ossia 200 a 200 invece di 4 a 200 avremmo (ancora una volta) vinto noi, per la semplice ragione che da noi ci sono più giorni di sole che in Germania e che per un investimento pari otterremmo un profitto maggiore.
Per concludere spero che l'ing. Schelfi (generale) vorrà prendere in considerazione quata proposta. Chissà ci sarebbe da fare qualcosa anche per me quale coordinatore o "intelligence" incaricato di stabilire i primi contatti preliminari tra le parti interessate.
Le premesse sono tutte buone. Al contrario delle operazioni belliche vere e proprie, questa, (simbolica) è incruenta. Il territorio più che conquistato o rubato ad altri va solo consolidato e migliorato. La logistica esiste già ed è operante senza necessità di spese extra. Il morale della "truppa" mi sembra buono.
Chissà, si avvicini il momento decisivo per il "generale" Schelfi e dopo la dovuta ponderata riflessione dia l'ordine di mobilitazione....
Cordiali saluti
Dr. Valerio Tonolli
Quanto sopra come pure le altre cinque proposte anteriori sono in Internet al Blog,
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E-mail tonollivalerio@hotmail.com
Cel. 348 347 30 50
SESTA PROPOSTA O COMPONENTE DEL "PROGETTO TRENTO".
ENERGIE ALTERNATIVE.
Chiarisco subito che questa sesta proposta, pur essendo in completa "simbiosi" con quanto finora proposto, non la considero una vera e propria componente ma piutosto un complemento necessario di base a tutte le altre proposte che in un certo modo le permea.
Infatti, in tutte le proposte precedenti l'energia elettrica ha un ruolo protagonico e specialmente per quanto riguarda la serra tropicale, l'acquario, ecc., Altrettanto importante sarà l'energia alternativa con riguardo al progetto relativo alla ex Italcementi vero e proprio ma che spiegherò quando affronterò quell'aspetto.
Attualmente, tutti (o quasi) invocano le riduzione dei consumi di energia provenienti da petrolio, gas e carbone, per incoraggiare l'utilizzo delle fonti alternative rinnovabili che accoppiate al risparmio energetico formerebbero l'ambo vincente del futuro.
Rimanendo in Trentino, attualmente si osserva qualche "pioniere" coraggioso che cerca di dare l'esempio agli altri, come Giancarlo Gilmozzi che ha fatto installare sul tetto del suo Eurotel 2000 (Alpe Cermis) 374 metri quadrati di pannelli o moduli fotovoltaici. Impianti simili ne sono stati installati a Javrè, Spiazzo, Aldeno, Cadine e ultimamente a Pergine (Stet). Poche gocce nel mare....
Come gia accennato, in questo cambio di rotta va di pari passo la richiesta di una maggiore efficienza dell'utilizzo energetico.
Attualmente esiste un margine di spreco energetico molto grande nel nostro sistema edilizio (tra l'altro). Edifici costruiti male con i relativi impianti di riscaldamento e isolamento ancora peggiori, dice Pasquale Pistorio, vice presidente della Confindustria. (La Repubblica- venerdì 15 settembre 2006)
E a questo proposito, dal 2004, solo la Provincia di Bolzano, seguendo l'esempio dell'Austria e della Germania, ha reso obbligatoria la classe C di efficienza come livello minimo per le nuove costruzioni.
Nell'ipotesi di potere in futuro applicare questa normativa a tutta l'Italia ne deriverebbe un risparmio del 20% dei combustibili fossili importati. Un'enormità! Da non dimenticare che anche l'attuale Governo Prodi ha inserito nella Finanziaria diversi incentivi con riguardo allo sviluppo energetico alternativo.
Ma cosa centra quanto sopra con il mio "PROGETTO TRENTO" ?
Centra e come!
E per spiegarlo meglio faccio ancora ricorso alla metafora circa le strategie e tattiche militari.
Considerando la logistica quale struttura organizzativa portante fondamentale di ogni azione militare esitosa, dobbiamo per forza includervi l'energia alternativa quale elemento integrante di punta.
Fatto questo, bisogna saper valutare e individuare all'interno di questo "teatro operativo", ossia il Trentino, gli "attori" o elementi meglio preparati e piazzati e con maggiore probabilità di successo.
A seconda delle circostanze saranno o la punta di lancia di penetrazione o gli elementi di traino dell'insieme.
Non mi sembra vi sia ombra di dubbio che in Trentino uno di questi "attori protagonisti" potenziali per eccellenza sia la Federazione Trentina della Cooperazione, col suo "generale" in capo, il presidente ing. Diego Schelfi, con tutto il suo Stato Maggiore e rispettiva "truppa".
I vantaggi? La presenza capillare (ormai secolare) e più che consolidata delle sue "forze" su tutto il territorio provinciale trentino, col conseguente controllo e grandissima possibilità di manovra su questo simbolico scacchiere.
Riguardo allo spirito, ideologia o filosofia del "generale" Schelfi ci possiamo informare mensilmente leggendo i suoi "proclami" o editoriali che vengono pubblicati sulla rivista "Cooperazione Trentina".
Per fare un'esempio, in quello di settembre del 2006 ricorda che; " ...la società capitalista tende alla monopolizzazione e quindi uccide il mercato. Le cooperative no....in quanto hanno l'uomo al centro del loro pensiero e non unicamente il profitto...e pertanto, che continuando a credere nello strumento cooperativo si propone (Schelfi) proseguire nella costruzione di nuove cooperative.
Letto questo, a questo punto mi viene da chiedere all'ing. Schelfi (generale), perchè non utilizzare o impiegare questa formidabile base e presenza cooperativa diffusa su tutto lo "scacchiere" provinciale trentino per promuovere il settore energetico alternativo?
Come? Incoraggiando (per incominciare) la creazione di impianti fotovoltaici e impianti solari termici (acqua calda in genere), su tutto il territorio trentino.
Perchè? Per il semplice fatto che in Italia ci sono solamente quattro metri quadrati di pannelli solari termici per mille abitanti contro i duecento metri quadrati per mille abitanti della Germania, come si legge sempre su Repubblica del 15 settembre del 2006.
Possibile che i tedeschi, così oculati nello spendere, facciano ciò a sproposito? Senz'altro ne traggono alcun tornaconto!
Incominciando da quì si potrebbe costruire in Trentino tutta una politica energetica alternativa (da affiancare a quella gia esistente idroelettrica) con relativo istituto di punta di ricerca (Università con la Facoltà d'Ingegneria) avente anche la Federazione delle Cooperative quale elemento di spinta o trainante.
L'architetto Renzo Piano col fisico Premio Nobel Carlo Rubbia vanno già in questa direzione.
Da qualche mese, loro due, lavorano insieme nel grande progetto di trasformazione e riqualificazione di Sesto San Giovanni alle porte di Milano.
Quella realizzazione si propone di essere il primo prototipo del genere in Italia, ossia una città del futuro con meno inquinamento, maggiori risparmi energetici e una qualità della vita migliore.
Perchè non associarvi a quella esperienza anche la città di Trento (e il Trentino) per mezzo di questo "PROGETTO TRENTO"?
Ma per restare (per il momento) solo ai pannelli solari, coi nostri quattro metri quadrati contro i duecento dei tedeschi è come se (in termini ludici), nell'ultimo Mondiale di Calcio i teutonici ci avessere battuti venti, trenta o più "goals" a zero!
Invece, guarda caso, abbiamo vinto noi!
E allora? Allora, (come minimo), da bravi "orsi trentini" che siamo, dovremmo almeno seguire le orme già tracciate e lasciate dagli "orsi tedeschi e austriaci". Bel risparmio il saper approfittare dell'esempio altrui!
E se un giorno arrivassimo anche solo al "pareggio", ossia 200 a 200 invece di 4 a 200 avremmo (ancora una volta) vinto noi, per la semplice ragione che da noi ci sono più giorni di sole che in Germania e che per un investimento pari otterremmo un profitto maggiore.
Per concludere spero che l'ing. Schelfi (generale) vorrà prendere in considerazione quata proposta. Chissà ci sarebbe da fare qualcosa anche per me quale coordinatore o "intelligence" incaricato di stabilire i primi contatti preliminari tra le parti interessate.
Le premesse sono tutte buone. Al contrario delle operazioni belliche vere e proprie, questa, (simbolica) è incruenta. Il territorio più che conquistato o rubato ad altri va solo consolidato e migliorato. La logistica esiste già ed è operante senza necessità di spese extra. Il morale della "truppa" mi sembra buono.
Chissà, si avvicini il momento decisivo per il "generale" Schelfi e dopo la dovuta ponderata riflessione dia l'ordine di mobilitazione....
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Dr. Valerio Tonolli
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MONTE BONDONE TUTTO L'ANNO....
Trento, venerdì 06 ottobre del 2006
QUINTA PROPOSTA O COMPONENTE DEL "PROGETTO TRENTO".
GODERE DEL BONDONE TUTTO L'ANNO O, A SPASSO SUL MONTE BONDONE, PARTENDO DA PIAZZA DANTE, SENZA AUTOMOBILE O CORRIERA.
La continuazione naturale o "fisiologica" della pista pedonale (VALTON) descritta nella Quarta Proposta del "PROGETTO TRENTO" sarebbe una seggiovia o trasporto similare (funicolare?) che colleghi la futura "Cittadella della Cooperazione" e relativo "PROGETTO TRENTO" al Monte Bondone, partendo dall'attuale Motorizzazione Civile per arrivare alle Viote.
Ci tengo a chiarire subito che questa proposta non intende nel modo più assoluto di "rilanciare" il Monte Bondone in termini speculativi, ecc., ecc. No! Semplicemente si tratta di rendere più accessibile al pubblico questo enorme e bellissimo parco naturale che, benchè si trovi alle porte di Trento, rimane fuori dalla portata di un numero troppo grande di cittadini.
L'impianto, grosso modo, dovrebbe partire da dove si trova la Motorizzazione o capolinea della futura pista pedonale (VALTON) descritta nella Quarta Proposta.
Passerebbe per S. Nicolò per continuare sotto la cascata di Sardagna, salirebbe verso Sardagna e su verso i boschi di Costa di Sardagna, Bocca del Lupo, Monte Alto, Dos de la Cros. Vason. Da Campeti e Vason sarebbe da vedere se convenisse di più un trasporto navetta diverso per raggiungere le Viote.
Questa seggiovia di "aggancio" Trento-Piazza Dante - Monte Bondone dovrebbe essere pensata in funzione "sociale" o (mi ripeto) "fisiologica" più che commerciale.
Cosa voglio dire? Prima di tutto dovrebbe essere un mezzo di trasporto che prenda in considerazione i 365 giorni dell'anno.
Il Monte Bondone merita di essere visitato tutto l'anno. Dunque, nei calcoli della sua capacità (trasporto di passeggeri) non andrebbero prese in considerazione le settimane di grandissimo afflusso come Natale, Ferragosto ecc. In Trentino, (e a una relativa breve distanza tra loro) ci sono una miriade di attrezzatissime stazioni turistiche (invernali-estive). Meglio dunque che, per quelle eventuali emergenze, parte degli stessi abitanti di Trento si dirigano altrove piutosto che fare la coda per la seggiovia del Bondone o peggio usufruire di un eventuale mastodontico (e costosissimo) impianto che fosse stato costruito per soddisfare quelle resse stagionali
Godere della Natura. Vivere il Bondone! Tante famiglie, giovani e pensionati amplierebbero enormemente il loro raggio di movimento. Prevedere stazioni intermedie. Magari uno, un giorno dato, si accontenta di rimanere nei boschi appena sopra Sardagna.
O chi ha problemi di pressione si va adattando progressivamente all'altitudine facendo delle tappe e senza arrivare di colpo al Vason.
In un'altra occasione descriverò due nuovi sport che mi sono inventato e a misura del Bondone. Benchè potrebbero essere praticati anche al presente, sarebbero un'alternativa nella (triste) eventualità che in un prossimo futuro (20 anni?) non cadesse più sufficientemente neve sotto i duemila metri.
Una ragione di più per attrezzare "socialmente" il Monte Bondone e passare da un accesso "alluvionale" stagionale di visitatori a uno più fluido, continuato, "fisiologico", per tutto l'arco dell'anno.
E probabile che in questo modo molti più cittadini potrebbero godere in qualsiasi momento dell'anno di questo parco Bondone che passerebbe ad essere parco cittadino di Trento a tutti gli effetti, diventando la "continuazione naturale" degli stessi giardini di Piazza Dante.
Cordiali saluti,
Dr.Valerio Tonolli
Quanto sopra è in Internet al Blog,
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CONTINUA....
QUINTA PROPOSTA O COMPONENTE DEL "PROGETTO TRENTO".
GODERE DEL BONDONE TUTTO L'ANNO O, A SPASSO SUL MONTE BONDONE, PARTENDO DA PIAZZA DANTE, SENZA AUTOMOBILE O CORRIERA.
La continuazione naturale o "fisiologica" della pista pedonale (VALTON) descritta nella Quarta Proposta del "PROGETTO TRENTO" sarebbe una seggiovia o trasporto similare (funicolare?) che colleghi la futura "Cittadella della Cooperazione" e relativo "PROGETTO TRENTO" al Monte Bondone, partendo dall'attuale Motorizzazione Civile per arrivare alle Viote.
Ci tengo a chiarire subito che questa proposta non intende nel modo più assoluto di "rilanciare" il Monte Bondone in termini speculativi, ecc., ecc. No! Semplicemente si tratta di rendere più accessibile al pubblico questo enorme e bellissimo parco naturale che, benchè si trovi alle porte di Trento, rimane fuori dalla portata di un numero troppo grande di cittadini.
L'impianto, grosso modo, dovrebbe partire da dove si trova la Motorizzazione o capolinea della futura pista pedonale (VALTON) descritta nella Quarta Proposta.
Passerebbe per S. Nicolò per continuare sotto la cascata di Sardagna, salirebbe verso Sardagna e su verso i boschi di Costa di Sardagna, Bocca del Lupo, Monte Alto, Dos de la Cros. Vason. Da Campeti e Vason sarebbe da vedere se convenisse di più un trasporto navetta diverso per raggiungere le Viote.
Questa seggiovia di "aggancio" Trento-Piazza Dante - Monte Bondone dovrebbe essere pensata in funzione "sociale" o (mi ripeto) "fisiologica" più che commerciale.
Cosa voglio dire? Prima di tutto dovrebbe essere un mezzo di trasporto che prenda in considerazione i 365 giorni dell'anno.
Il Monte Bondone merita di essere visitato tutto l'anno. Dunque, nei calcoli della sua capacità (trasporto di passeggeri) non andrebbero prese in considerazione le settimane di grandissimo afflusso come Natale, Ferragosto ecc. In Trentino, (e a una relativa breve distanza tra loro) ci sono una miriade di attrezzatissime stazioni turistiche (invernali-estive). Meglio dunque che, per quelle eventuali emergenze, parte degli stessi abitanti di Trento si dirigano altrove piutosto che fare la coda per la seggiovia del Bondone o peggio usufruire di un eventuale mastodontico (e costosissimo) impianto che fosse stato costruito per soddisfare quelle resse stagionali
Godere della Natura. Vivere il Bondone! Tante famiglie, giovani e pensionati amplierebbero enormemente il loro raggio di movimento. Prevedere stazioni intermedie. Magari uno, un giorno dato, si accontenta di rimanere nei boschi appena sopra Sardagna.
O chi ha problemi di pressione si va adattando progressivamente all'altitudine facendo delle tappe e senza arrivare di colpo al Vason.
In un'altra occasione descriverò due nuovi sport che mi sono inventato e a misura del Bondone. Benchè potrebbero essere praticati anche al presente, sarebbero un'alternativa nella (triste) eventualità che in un prossimo futuro (20 anni?) non cadesse più sufficientemente neve sotto i duemila metri.
Una ragione di più per attrezzare "socialmente" il Monte Bondone e passare da un accesso "alluvionale" stagionale di visitatori a uno più fluido, continuato, "fisiologico", per tutto l'arco dell'anno.
E probabile che in questo modo molti più cittadini potrebbero godere in qualsiasi momento dell'anno di questo parco Bondone che passerebbe ad essere parco cittadino di Trento a tutti gli effetti, diventando la "continuazione naturale" degli stessi giardini di Piazza Dante.
Cordiali saluti,
Dr.Valerio Tonolli
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COLLEGAMENTO PEDONALE "CITTADELLA DELLA COOPERAZIONE AL CENTRO.
Trento, mercoledì 04 ottobre del 2006
QUARTA PROPOSTA O COMPONENTE DEL "PROGETTO TRENTO".
COLLEGAMENTO PEDONALE DELLA "CITTADELLA DELLA COOPERAZIONE" E RELATIVO " PROGETTO TRENTO", AL CENTRO CITTA E AI MEZZI DI TRASPORTO PUBBLICI.
Alcuni decenni orsono, il grande Lewis Mumford gridava (nel deserto!) ai suoi concittadini USA di stare attenti. Perchè? Perchè, secondo lui continuavano a costruire e sviluppare una nazione non a misura d'uomo ma delle loro automobili. E così è stato....purtroppo! Una tra le tantissime prove? Attualmente, nella città di Los Angeles (California), l'80% delle persone vanno a lavorare in automobile.
Al contrario, a Bogotà, qualche anno fa, due geniali sindaci (e in un tempo record,) hanno rivoluzionato per il meglio la capitale della Colombia, ormai diventata invivibile, prediligendo l'uomo alla macchina.
Come? Attrezzandola (tra l'altro) con un efficiente sistema di trasporto pubblico. Un esempio tra i tanti? Hanno scartata l'opzione che prevedeva un'autostrada a sei corsie che attraversasse l'intera città. E l'opzione scelta? Al suo posto hanno creato una amplia fascia verde percorsa da decina di chilometri di piste ciclabili e con tante fermate d'autobus strategicamente predisposte.
Cosa centra tutto questo col "PROGETTO TRENTO" ? Come si vedrà centra, ma quì ci tengo a sottolineare che a volte "il mondo meno sviluppato" (Colombia) può insegnare "al mondo più sviluppato" (California).
Dalle reazioni di qualche settimana fa dei dipendenti provinciali riguardo ai loro parcheggi nella città di Trento, (che se capisco bene, da privilegio si è ormai trasformato in diritto...chissà ereditario?), non vi è dubbio che condividono la "filosofia" dei californiani.
Ma il "PROGETTO TRENTO" , cosa centra con tutto questo? Centra e come!
Infatti, nella lontanissima ipotesi che venisse realizzato, sarebbe da prevedere un certo afflusso di visitatori.
E i parcheggi macchina? Nessun (o quasi) parcheggio macchina!
E allora? Allora, gli eventuali visitatori dovrebbero essere incoraggiati e agevolati per arrivarci a piedi. In che modo?
Bisognerebbe costruire una pista pedonale continua, (senza incroci, semafori, scale ecc.) che parta da Piazza Dante. Una delle opzioni possibili potrebbe essere la seguente.
Tra la parte Sud della stazione ferroviaria che delimita con S. Lorenzo, c'è un giardinetto. Da lì potrebbe iniziare la pista pedonale. Salirebbe come una rampa (magari a curva per diminuirne la pendenza) per dirigersi verso l'entrata ai binari. Lì girerebbe a sinistra o verso Sud per seguire il muro che delimita S. Lorenzo col capolinea della ferrovia della Valsugana.Gia a questo punto la pista pedonale dovrebbe aver raggiunto l'altezza delle pensiline dei treni o meglio essere un pò più alta.
Si continua diritti fino in fondo al muro divisorio e con un'amplia curva si gira a sinistra per passare sopra al sottopassaggio delle corriere che entrano nella loro stazione. Andare avanti verso Piazza Dante, e sempre leggermente in salita, fino al raggiungimento dell'altezza necessaria per attraversare, con amplia curva a destra, la strada in salita del cavalcavia ferroviario S. Lorenzo. Portarsi sull'altro lato di questo (a Sud) e seguire oltre il cavalcavia fino ai giardini. Passare sopra la rotonda e continuare sul fianco Sud del ponte S. Lorenzo, per arrivare alla Cittadella della Cooperazione o ex Italcementi.
Questa pista pedonale potrebbe essere predisposta (almeno in quanto a spazio), per un'eventuale installazione futura, nella sua parte centrale, di una specie di tappeto ruotante, come nei grandi aeroporti.
Andrebbe coperta per proteggersi da pioggia, neve e sole.
Cordiali saluti,
Dr. Valerio Tonolli
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QUARTA PROPOSTA O COMPONENTE DEL "PROGETTO TRENTO".
COLLEGAMENTO PEDONALE DELLA "CITTADELLA DELLA COOPERAZIONE" E RELATIVO " PROGETTO TRENTO", AL CENTRO CITTA E AI MEZZI DI TRASPORTO PUBBLICI.
Alcuni decenni orsono, il grande Lewis Mumford gridava (nel deserto!) ai suoi concittadini USA di stare attenti. Perchè? Perchè, secondo lui continuavano a costruire e sviluppare una nazione non a misura d'uomo ma delle loro automobili. E così è stato....purtroppo! Una tra le tantissime prove? Attualmente, nella città di Los Angeles (California), l'80% delle persone vanno a lavorare in automobile.
Al contrario, a Bogotà, qualche anno fa, due geniali sindaci (e in un tempo record,) hanno rivoluzionato per il meglio la capitale della Colombia, ormai diventata invivibile, prediligendo l'uomo alla macchina.
Come? Attrezzandola (tra l'altro) con un efficiente sistema di trasporto pubblico. Un esempio tra i tanti? Hanno scartata l'opzione che prevedeva un'autostrada a sei corsie che attraversasse l'intera città. E l'opzione scelta? Al suo posto hanno creato una amplia fascia verde percorsa da decina di chilometri di piste ciclabili e con tante fermate d'autobus strategicamente predisposte.
Cosa centra tutto questo col "PROGETTO TRENTO" ? Come si vedrà centra, ma quì ci tengo a sottolineare che a volte "il mondo meno sviluppato" (Colombia) può insegnare "al mondo più sviluppato" (California).
Dalle reazioni di qualche settimana fa dei dipendenti provinciali riguardo ai loro parcheggi nella città di Trento, (che se capisco bene, da privilegio si è ormai trasformato in diritto...chissà ereditario?), non vi è dubbio che condividono la "filosofia" dei californiani.
Ma il "PROGETTO TRENTO" , cosa centra con tutto questo? Centra e come!
Infatti, nella lontanissima ipotesi che venisse realizzato, sarebbe da prevedere un certo afflusso di visitatori.
E i parcheggi macchina? Nessun (o quasi) parcheggio macchina!
E allora? Allora, gli eventuali visitatori dovrebbero essere incoraggiati e agevolati per arrivarci a piedi. In che modo?
Bisognerebbe costruire una pista pedonale continua, (senza incroci, semafori, scale ecc.) che parta da Piazza Dante. Una delle opzioni possibili potrebbe essere la seguente.
Tra la parte Sud della stazione ferroviaria che delimita con S. Lorenzo, c'è un giardinetto. Da lì potrebbe iniziare la pista pedonale. Salirebbe come una rampa (magari a curva per diminuirne la pendenza) per dirigersi verso l'entrata ai binari. Lì girerebbe a sinistra o verso Sud per seguire il muro che delimita S. Lorenzo col capolinea della ferrovia della Valsugana.Gia a questo punto la pista pedonale dovrebbe aver raggiunto l'altezza delle pensiline dei treni o meglio essere un pò più alta.
Si continua diritti fino in fondo al muro divisorio e con un'amplia curva si gira a sinistra per passare sopra al sottopassaggio delle corriere che entrano nella loro stazione. Andare avanti verso Piazza Dante, e sempre leggermente in salita, fino al raggiungimento dell'altezza necessaria per attraversare, con amplia curva a destra, la strada in salita del cavalcavia ferroviario S. Lorenzo. Portarsi sull'altro lato di questo (a Sud) e seguire oltre il cavalcavia fino ai giardini. Passare sopra la rotonda e continuare sul fianco Sud del ponte S. Lorenzo, per arrivare alla Cittadella della Cooperazione o ex Italcementi.
Questa pista pedonale potrebbe essere predisposta (almeno in quanto a spazio), per un'eventuale installazione futura, nella sua parte centrale, di una specie di tappeto ruotante, come nei grandi aeroporti.
Andrebbe coperta per proteggersi da pioggia, neve e sole.
Cordiali saluti,
Dr. Valerio Tonolli
Quanto sopra è in Internet al Blog,
http://blogs.ya.com/progetto-trento
CONTINUA....
SERRA O GIARDINO BOTANICO TROPICALE....
Trento, Domenica primo ottobre del 2006
TERZA PROPOSTA O COMPONENTE DEL "PROGETTO TRENTO".
SERRA E GIARDINO BOTANICO TROPICALE.
Anche questa parte del progetto ha la sua incognita.
Perchè? Principalmete per la sua mole. Di che si tratta? Di una enorme serra dove ricreare l'ambiente tropicale.
SCOPI E RAGIONI DI ESSERE PER GIUSTIFICARE COSTI E UTILITA.
A) Farne un centro di ricerca scientifica per la coltivazione specialmente di piante medicinali tropicali in parte in pericolo di estinzione per colpa del progressivo e forsennato degrado ambientale. Questo centro di ricerca andrebbe collegato ai già esistenti bellissimi centri sul Bondone, ossia, il Giardino Botanico Alpino alle Viote, appartenete al Museo Tridentino di Scienze Naturali e il Centro di Ecologìa Alpina.
B) Coltivare piante ornamentali rare (orchidee, ecc.), puntando specialmente su quei fiori e piante rare ricercate dai cultori e appassionati.
C) Luogo di attrazione turistica.
Dove costruirla? Sull'elevazione che domina la Motorizzazione di Trento, c'è una cava della ex Italcementi. Ha una forma circolare abbastanza regolare a forma di imbuto o cono rovesciato.
A questa specie di "scodella" si tratterebbe di adattarle un "coperchio" trasparente che la trasformerebbe in serra.
Ne risulterebbe una struttura per più della metà infossata che abbisognerebbe di meno energìa elettrica per mantenerla alla temperatura adeguata.
Tale energìa, come si vedrà in altro luogo, dovrebbe derivare da pannelli solari o fonti alternative similari.
Sempre che questa serra risultasse fattibile, e tenuto conto della sua enormità, chissà bisognerebbe costruirla per tappe, facendo in modo che la parte costruita producesse utili mentre si costruiscono le parti successive.
In breve, tracciata la struttura di base complessiva, si incomincerebbe a costruire solo una "fetta" o porzione di questa specie di "torta o budino" concava- convessa. Si potrebbe incominciare con un sedicesimo o un ottavo e avanzare così fino al completamento e congiungimento di tutte le parti o "spicchi" della "torta".
Questa colossale serra giardino botanico tropicale converrebbe fosse organizzata o "allestita" "paesaggisticamente" collegando il tutto da un sistema irriguo formato da ruscellini e torrentelli in miniatura, (con cascatelle e laghetti) che scendono "a valle" o fondo occupato in parte da una zona "lacustre", con funzione parziale anche di acquario.
Probabilmente qualche animaletto, rana, pesciolino ecc., potrebbero viverci comodi in un tale ambiente e sarebbe pensabile che almeno le farfalle e i colibrì vi potessero svolazzare liberamente.
Cordiali saluti,
Dr. Valerio Tonolli
Questa terza parte del PROGETTO TRENTO si trova in Internet, Blog
http://blogs.ya.com/progetto-trento
TERZA PROPOSTA O COMPONENTE DEL "PROGETTO TRENTO".
SERRA E GIARDINO BOTANICO TROPICALE.
Anche questa parte del progetto ha la sua incognita.
Perchè? Principalmete per la sua mole. Di che si tratta? Di una enorme serra dove ricreare l'ambiente tropicale.
SCOPI E RAGIONI DI ESSERE PER GIUSTIFICARE COSTI E UTILITA.
A) Farne un centro di ricerca scientifica per la coltivazione specialmente di piante medicinali tropicali in parte in pericolo di estinzione per colpa del progressivo e forsennato degrado ambientale. Questo centro di ricerca andrebbe collegato ai già esistenti bellissimi centri sul Bondone, ossia, il Giardino Botanico Alpino alle Viote, appartenete al Museo Tridentino di Scienze Naturali e il Centro di Ecologìa Alpina.
B) Coltivare piante ornamentali rare (orchidee, ecc.), puntando specialmente su quei fiori e piante rare ricercate dai cultori e appassionati.
C) Luogo di attrazione turistica.
Dove costruirla? Sull'elevazione che domina la Motorizzazione di Trento, c'è una cava della ex Italcementi. Ha una forma circolare abbastanza regolare a forma di imbuto o cono rovesciato.
A questa specie di "scodella" si tratterebbe di adattarle un "coperchio" trasparente che la trasformerebbe in serra.
Ne risulterebbe una struttura per più della metà infossata che abbisognerebbe di meno energìa elettrica per mantenerla alla temperatura adeguata.
Tale energìa, come si vedrà in altro luogo, dovrebbe derivare da pannelli solari o fonti alternative similari.
Sempre che questa serra risultasse fattibile, e tenuto conto della sua enormità, chissà bisognerebbe costruirla per tappe, facendo in modo che la parte costruita producesse utili mentre si costruiscono le parti successive.
In breve, tracciata la struttura di base complessiva, si incomincerebbe a costruire solo una "fetta" o porzione di questa specie di "torta o budino" concava- convessa. Si potrebbe incominciare con un sedicesimo o un ottavo e avanzare così fino al completamento e congiungimento di tutte le parti o "spicchi" della "torta".
Questa colossale serra giardino botanico tropicale converrebbe fosse organizzata o "allestita" "paesaggisticamente" collegando il tutto da un sistema irriguo formato da ruscellini e torrentelli in miniatura, (con cascatelle e laghetti) che scendono "a valle" o fondo occupato in parte da una zona "lacustre", con funzione parziale anche di acquario.
Probabilmente qualche animaletto, rana, pesciolino ecc., potrebbero viverci comodi in un tale ambiente e sarebbe pensabile che almeno le farfalle e i colibrì vi potessero svolazzare liberamente.
Cordiali saluti,
Dr. Valerio Tonolli
Questa terza parte del PROGETTO TRENTO si trova in Internet, Blog
http://blogs.ya.com/progetto-trento





