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proposte per l'utilizzo ottimale dell'area ex Italcementi di Trento Piedicastello
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PROPOSTE ALTERNATIVE AL COSTOSISSIMO (INUTILE E DANNOSO) INTERRAMENTO DI VIA SANSEVERINO
La Lega

Trento, Città del Concilio, Domenica 20 aprile del 2008

Av. Claudia Eccher
TRENTO

Gentile av. Claudia Eccher,
quale compagna e futura moglie del neo eletto senatore Sergio Divina, cerchi di trovare un momento per farsi un giretto fino al lungo Adige di via Sanseverino, e precisamente di fronte alla ex Michelin, dove sorgerà il nuovo quartiere progettato da Renzo Piano.
Questo invito lo faccio per primo a Lei con in mente la maggiore praticità ed intuizione di voi donne.

A CONTINUAZIONE LA RAGIONE DEL MIO INVITO.

È risaputo che il senatore Divina si è da tempo battuto per i bisogni della gente ed è sempre stato acerrimo nemico degli inutili sprechi della gestione Dellai-Pacher.
Il risultato di tutto ciò si è concretizzato nelle recenti elezioni col trionfo della Lega anche in Trentino.
Commenta Paolo Micheletto su “l’Adige” “…dopo la batosta di Mauro Betta al Senato, la Margherita va ricostruita, le valli il centrosinistra se le deve riconquistare, la logica per la quale i trentini diventano propri elettori solo grazie ai contributi deve essere superata.”

In breve, esiste la possibilità che il Suo futuro marito, Sergio Divina, possa battere Dellai alle prossime elezioni provinciali, e che Lei signora Claudia debba “rassegnarsi” a diventare la “first lady” trentina.

Il mio personale eventuale contributo perché ciò avvenga è il denunciare tante spese eccessive, e spesso inutili, delle presenti amministrazioni Dellai-Pacher.

Una di queste è precisamente l’interramento di via Sanseverino. Siccome non mi piace il criticare per criticare, ecco che mi sforzo di proporre alternative più convenienti all’intera comunità.

PROPOSTE ALTERNATIVE AL COSTOSISSIMO (ED INUTILE E DANNOSO) INTERRAMENTO DI UN TRATTO DI VIA SANSEVERINO.

Le tre proposte hanno tutte la finalità di mantenere l’attuale Adigetto, senza per questo arrecare danno al progetto ex Michelin di Renzo Piano.
Ossia, mettere in pratica la buona vecchia e collaudata filosofia contadina polentona trentina di “salvare capra e cavolo.”

A) Invece di costruire il tunnel-sotterramento, il traffico proveniente da Sud andrebbe deviato verso il ponte S. Nicolò, per proseguire verso Nord sulla tangenziale o variante S. S. 12, per poi rientrare verso il centro città, dal ponte san Lorenzo. Con questa opzione il tratto di via Sanseverino corrispondente all’interramento viene eliminato per permettere la continuità del futuro parco ex Michelin con l’Adige, ma senza eliminare l’Adigetto.
B) Lasciare la via Sanseverino, ma rialzarla di uno o due metri nella parte che passa davanti al progetto, per permettere di farvi passare sotto tre passaggi ciclo-pedonali che colleghino il parco del progetto con l’Adigetto, e con l'Adige.
C) Sempre non toccando l’Adigetto, costruire il tunnel (sotterramento) più ad Est della via Sanseverino (ossia sotto il terreno ex Michelin), ma, e SOPRATTUTTO, FARLO A SPESE della Castello Sgr (ex Iniziative Urbane) proprietaria dell’intero progetto, se questa insiste nel volerlo.

SALVAGUARDARE E VALORIZZARE L’ADIGETTO.

Nei tre casi l’Adigetto andrebbe salvaguardato e valorizzato.
In che modo? Creando in “simbiosi” con l’Adigetto una specie di “prolungamento esterno” dello stesso Museo delle Scienze.
Come? Costruendo a cavallo dell’Adigetto (di fronte al progetto) tre leggere costruzioni che servano anche da ponticelli ciclo pedonali che colleghino il progetto ex Michelin con l’Adige. Quali costruzioni?
1) un mulino
2) una segheria veneziana
3) una officina per fabbro, fabbrica di chiodi, maniscalco, ecc.

Tutte e tre con la loro bella grande ruota in legno che raggiunge l’acqua. La forza idraulica è stata per secoli (e millenni) la principale fonte energetica utilizzata dall’uomo, e in questo modo si otterrebbe una sua chiara e concreta dimostrazione.

SEMI SERRA E GIARDINO.

Negli spazi tra questi tre “edifici-laboratori-ponte” andrebbero costruite delle semi-serre, che a loro volta coprano l’Adigetto. Per semi-serre intendo delle strutture che coprono il tutto solo d’inverno, con lo scopo di mantenere una temperatura di qualche grado sopra lo zero. Questa temperatura minima si potrebbe ottenere anche con l’ausilio di pannelli foto-voltaici, se necessario.
Nella bella stagione gli argini dell’Adigetto rimarrebbero in questo modo scoperti, che verrebbero abbelliti con tanti fiori, rosai, arbusti ornamentali vari, ecc., risultando una specie di splendido giardino botanico nella stessa città. Questo giardino potrebbe rimanere alla vista di tutti anche durante le giornate invernali non troppo fredde, per ricoprirlo soltanto di notte.

Se il mulino, segheria, officina si rivelassero “carte vincenti” c’è ancora tanto spazio sull’argine destro dell’Adigetto e vi si potrebbero installare (anche più ridotte) altre attività vecchie di secoli e millenni (falegnameria, rameria, tessitura, ecc.)

Ecco dunque, al posto del “defunto” utile ed umile Adigetto sotterrato, un corso d’acqua valorizzato ed in sinergia con le finalità del futuro Museo delle Scienze.

MAGGIORE IMPATTO NELL’IMMAGINARIO COLLETTIVO.

Penso che nell’immaginario collettivo una tale realizzazione servirebbe quale valido incentivo per la popolarità del futuro museo, (maggiore appeal).
Questo tenendo presente che, fino ad ora, è ancora un tanto nebulosa e confusa una parte non indifferente del contenuto del futuro Museo delle Scienze.
Infatti, leggendo vari articoli sulla stampa locale, nemmeno i giornalisti riescono a farsi (e darci) un’idea chiara di cosa sarà questo futuro museo, e più di un politico dichiara di non riuscire a capire in che cosa consisterà questo futuristico museo, dichiarando testualmente; “vogliamo capire bene cosa sorgerà in quell’area.”

Senza poi parlare di certe dichiarazioni dello stesso direttore del Museo delle Scienze Naturali, Dr. Michele Lanzinger, che a me sembrano veramente poco esplicative o chiarificatrici.
Lui parla di “dualità” o somma (convivenza) tra quello che c’è nel presente museo di via Calepina e le (future, ma non bene precisate) “installazioni interattive e apparati sperimentali”, definizioni che possono dire tutto o niente.

Non pretendo essere un “esperto” in musei ma, avendo visitati per 50 e passa anni, più di cento Paesi sparsi nei cinque continenti, di musei ne ho visitati a centinaia e di tutti i tipi.
Dico questo per ricordare e sottolineare che, solo per incominciare, il futuro Museo delle Scienze (chiavi in mano?) costerà a mamma Provincia (e ai suoi figli contribuenti) ben 37 milioni di euro ai quali vanno aggiunti i dieci milioni per l’interramento, ossia 47 milioni di euro!
È molto probabile poi, che prima che venga consegnata la chiave di questo futuro museo, tra inflazione (lievitazioni), attrezzature e cose varie si potrà arrivare facilmente ai sessanta milioni di euro.

Detto questo, credo di potere affermare che quale ipotetico responsabile di una tale spesa, dovrei anche essere in grado di poter illustrare per filo e per segno in che cosa consisterà un’opera così costosa. E non di giocare a lasciare indovinare una parte importante del contenuto di tale metaforica “scatola chiusa”.

Attentamente,

Dr. Valerio Tonolli

Questa lettera si trova in Internet al blog,

blogs.ya.com/progetto-trento CONTINUA….
 
BLOCCARE E MODIFICARE IL PROGETTO EX MICHELIN DI RENZO PIANO A TRENTO....
Ex Michelin

Trento, sabato 12 aprile del 2008

A FUTURA MEMORIA….

A volte le decisioni dei politici ed amministratori vari, non solo sono inutili per la comunità, ma vi arrecano anche grave danno.
La ragione? Il perseguimento di vantaggi personali o di piccoli gruppi di potere a discapito della grande maggioranza cittadina.
A continuazione un esempio di ciò, tra i tanti.

A proposito del progetto che dovrà sorgere sul terreno della ex Michelin di Trento e firmato da Renzo Piano, possiamo leggere su “l’Adige” del sabato 05 maggio 2007, pagina 23. quanto segue.

UN QUARTIERE DI PRESTIGIO SOLO PER 261
APPROVATO IL PROGETTO ESECUTIVO

VIA SANSEVERINO E ADIGETTO SOTTOTERRA.

“La giunta comunale ha approvato in linea tecnica il progetto esecutivo di interramento di un tratto di via Sanseverino. Legato alla più ampia progettazione del nuovo quartiere sull’area ex Michelin, prevede di mettere sottoterra un tratto di 170 metri di strada che costeggia l’Adigetto. Parallelamente anche il canale verrà coperto, in modo da creare quell’affaccio diretto sul fiume che era e rimane uno degli obiettivi di Renzo Piano.
Interramento e copertura permetteranno il recupero di circa settemila metri quadrati di spazio destinato a verde pubblico, pari al 15% del futuro parco. Il progetto costerà 10 milioni di euro e prevede oltre al tratto interrato, nella zona tra il palazzo delle Albere e via Monte Baldo, la sistemazione dell’intera via Sanseverino per uno sviluppo di un chilometro e 250 metri.
Approvato il progetto ora il Comune dovrà bandire una gara europea. I lavori verranno realizzati probabilmente nel biennio 2009-2010.
L’opposizione di centrodestra si era a lungo battuta contro quest’opera, per la quale ha sempre considerato eccessiva una spesa di 10 milioni. Ma la giunta, dopo un rinvio di un anno, ha deciso di andare avanti”. (Fine dell’articolo.)

Sono pienamente d’accordo con l’opposizione di centrodestra. Non conosco le ragioni della contrarietà del centrodestra a questa parte del progetto, a parte la spesa considerata eccessiva per realizzarla.

Tuttavia, Il mio personale disaccordo si basa sui seguenti punti.

1) Come premessa, penso che quasi sicuramente tale sotterramento “lieviterà” dagli iniziali (gia molti) dieci milioni, per arrivare a 15 o 20.

2) Una delle ragioni addotte a sostegno del sotterramento, è che nei prossimi anni si prevede un grande aumento del numero di automobili che accederanno al centro città, da quella direzione. Per questo la capacità di accesso verso il centro città dell’attuale via Sanseverino va raddoppiata o magari triplicata.
Orbene, di fronte a tali eventualità, la tendenza urbanistica-architettonica mondiale non è quella di allargare per agevolare un maggiore afflusso di veicoli, ma bensì quella di restringere o addirittura di bloccare la potenziale e metaforica futura “marea automobilistica”. A Trento, sono più bravi, col risultato che la giunta di sinistra fa proprio il contrario del resto del mondo.

3) A parte il fatto che si dovrebbe avere gia progettato da tempo ormai dei grandi parcheggi a qualche chilometro dal centro cittadino ( a Nord, Sud, Est, Ovest), dove in futuro si lascerà l’automobile per proseguire con autobus navetta, a parte questo, una delle alternative al carissimo sotterramento di via Sanseverino, potrebbe essere la seguente.

4) L’attuale traffico verso via Sanseverino, una volta effettuati i necessari lavori, verrebbe “deviato” verso il ponte S. Nicolò, per proseguire verso Nord sulla tangenziale o variante S. S. 12, per poi rientrare verso il centro città dal ponte S. Lorenzo.

5) Sistemato il traffico, passiamo all’inutile e costosissimo interramento. (Oltre al prezzo per costruirlo non dimentichiamo il costo per la futura manutenzione, illuminazione, ventilazione, ecc., ecc.) Quale è la sola ragione di Renzo Piano per proporre questo spreco di denaro pubblico? La possibilità per l’intero progetto di potere “affacciarsi” direttamente sul fiume Adige. In che modo? “Scavalcando” per prima la via Sanseverino che vi passa di fronte, per poi “scavalcare” anche l’Adigetto.
In poche parole;
a) verrà eliminata quella parte di via Sanseverino que passa davanti al progetto;
b) si coprirà con una enorme gettata di cemento (7.000 metri quadrati) anche quella parte dell’Adigetto che scorre gentile e tranquillo tra via Sanseverino ed il fiume Adige, gettata che starà sopra ed a fianco dell’interramento. E questo è un vero crimine! Perché?

6) A cosa serve l’enorme e costosa gettata di cemento di 7.000 metri quadrati? Come già spiegato, oltre che da “ponte” di congiunzione ed “affacciamento” con l’Adige, essa farà parte del parco del progetto di Renzo Piano e su di essa verranno realizzati dei laghetti con acqua pompata dal sottosuolo. Gli specchi d’acqua saranno a loro volta contenuti o circondati da giardini formati artificialmente con l’apporto di grandi quantità di terra, scaricati sopra la gettata di cemento. In breve, una versione trentina di giardini pensili.

7) Personalmente penso che l’idea di Renzo Piano di fare “affacciare” il suo progetto al fiume Adige, sia buona. Quello che non mi piace è il come lo pretende fare. In genere, l’ideale da perseguire per uno che, (a torto o ragione) si firma , Consulente Anticorruzione, Antispreco e Antipotere Arrogante è quello (dove sia possibile), di riuscire a “salvare capra e cavolo” (e magari anche l’orso o lupo), con una opzione o alternativa diversa. Quale?

8) Fondamentalmente, l’umile, sereno, bello e simpatico Adigetto dovrebbe rimanere così come è. Ci sono poi tanti modi (economici) per abbellirne ulteriormente il suo aspetto. A parte le due belle file attuali di grossi alberi che vi si rispecchiano, (quella sulla sua sponda sinistra verrebbe eliminata col progetto di Renzo Piano), sulle sue sponde possono essere piantati tanti bei arbusti e fiori. E la congiunzione (“affacciamento”) con l’Adige?
Elementare!
Si costruiscono alcuni pratici e pittoreschi ponticelli ciclo-pedonali. Altro che seppellire l’innocuo, tranquillo e utile Adigetto, con le sue anatre, anatroccoli, folaghe, merli, più altri uccelli e pesci vari, ecc., ecc.

9) Nell’articolo su “l’Adige” citato all’inizio vi si legge che; “interramento e copertura permetteranno il recupero di circa settemila metri quadrati di spazio destinato al verde pubblico….”
Che ca..volata! Perché?
Perché a mio modo di vedere, per ricupero di solito s’intende riabilitare, riscattare, ecc., delle zone degradate come quelle che potrebbero essere una fetente fogna a cielo aperto o un’altrettanto puzzolente discarica. Che, assolutamente, non è il caso del fedele Adigetto. Andate a vedere per credere! In questo caso, ricuperare uno spazio da destinare a verde pubblico, equivale a eliminare, distruggere o “seppellire” uno spazio verde genuino e naturale già esistente per, una volta messavi sopra una enorme “lapide” di 7.000 metri quadrati, ristabilirvi (ricuperato?) uno spazio verde artificiale.

10) E non è tutto! Qui magari centra anche il Diavolo, insuperabile nel fare la pentola ma assolutamente incapace di fare il coperchio.
Sarebbe a dire? Portate pazienza, ma vedete un po’ voi. Se non mi sbaglio, quei settemila metri quadrati “ricuperati” a un prezzo altissimo, anche a spese del contribuente per via del sotterramento, vengono regalati e integrati (gratis!) al progetto Michelin di Renzo Piano.
Mica male come trovata! Voi mi direte che vero è che il risparmio è una virtù e che nel risparmiare eccellono sia i liguri, che gli scozzesi o quelli della Val di Non, in Trentino. Magari, nella Società Iniziative Urbane, proprietaria del progetto ex Michelin, c’è anche qualche buon “noneso” che mantiene vive le buone e sane tradizioni.

11) Continua….